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Articoli filtrati per data: Wednesday, 03 Marzo 2021

Appello di solidarietà per i 9 antirazzisti napoletani imputati .

L'11 marzo del 2017 più di 10.000 persone scendevano in piazza per contestare la kermesse del leader della Lega Matteo Salvini alla Mostra d'Oltremare.

Era la prima volta che la Lega si presentava a Napoli in maniera strutturata, dopo anni di insulti ai meridionali e in particolare ai napoletani, nel maldestro tentativo di raccattare qualche voto.

[email protected] noi ricordiamo quella dell'11 marzo 2017 come una grande e partecipata giornata di lotta.

Non abbiamo paura di dirlo: rivendichiamo con forza quella giornata, crediamo - a distanza di quattro anni - che fosse fondamentale riempire quella piazza.

È per questo che in questi anni abbiamo sempre espresso con ogni mezzo necessario la nostra solidarietà ai 9 antirazzisti che rischiano di pagare un prezzo altissimo per aver partecipato a quella manifestazione.

La persecuzione del dissenso, l'uso politico del reato di devastazione e saccheggio, la criminalizzazione delle mobilitazioni di piazza non sono cosa nuova per noi.

Dinanzi a questo scenario, abbiamo deciso di costruire un grande e partecipato presidio per il 22 aprile, giorno in cui è fissata la prossima udienza del processo a danno dei 9 antirazzisti che insieme a [email protected] hanno contribuito alla costruzione di quei giorni di mobilitazione nel Marzo del 2017.

Chiediamo a tutt* i/le soldidal* di mobilitarsi in occasione dell'11 marzo entrante, a distanza di quattro anni da quella partecipatissima manifestazione.

Chiediamo di prendere parola anche fuori dalla nostra città perché siamo [email protected] che la solidarietà sia uno strumento fondamentale e soprattutto trasversale, che oltrepassa i confini cittadini.

Troppo spesso la repressione ha colpito - e continua a colpire - chi frappone il proprio corpo alla barbarie, perseguendo con ogni mezzo necessario una trasformazione totale dello stato di cose presenti.

Il prossimo 11 marzo a Napoli daremo vita ad iniziative diffuse sui territori, per riportare alla memoria collettiva le ragioni che portarono alla costruzione di quel corteo, per essere concretamente al fianco di chi rischia la propria libertà.

Chiediamo a chiunque si riconosca nelle immagini, nei cori e nelle pratiche di quella giornata, di fare lo stesso.

Rete Antifascista Napoli

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“E’ un copione. Non certo originale. Ormai non li contiamo più i disastri annunciati nel nostro paese. Inizia tutto con l’attività di una cava di estrazione di marna. Scarsa valutazione dei rischi, deroghe, proroghe. Poi arriva la puntuale denuncia degli ambientalisti. Risale al ’85 la battaglia di Democrazia Proletaria che ne denunciò la pericolosità. A quel punto ne nasce un can can tra imprenditoria del cementificio e amministratori locali con poca lungimiranza, l’accusa agli ambientalisti è quella di penalizzare i lavoratori e di non voler dare futuro a quel territorio.

La cava continua a lavorare, gli imprenditori si arricchiscono, le istituzioni locali incassano un po’ di oneri da reinvestire nell’amministrazione e una o due generazioni di cittadini godono dei vantaggi derivati dall’occupazione. Ora però la montagna sta presentando il conto, la sua continua erosione sta portando una parte consistente a cedere e crollare nel lago con un effetto tsunami che potrebbe creare non pochi problemi. E’ una modalità di gestione del territorio che non funziona, non esiste programmazione, si ragiona solo in prospettiva di guadagni a breve termine, perché in sostanza sono quelli che contano non il bene comune. Un sistema che però ora letteralmente crolla. Non abbiamo soluzioni da offrire. Le soluzioni le hanno già proposte gli ambientalisti 30/40 anni fa. Oggi possiamo solo dire che questo modello di sviluppo ci sta crollando addosso e che abbiamo il dovere di giocare questa sfida al cambiamento”.

Anche Ape Bergamo interviene con questo comunicato sulla questione dell’allarme frana del Monte Saresano dulla sponda bergamasca del Sebino e del possibile tsunami che potrebbe investire Montisola. Nel comunicato si fa riferimento alle lotte che gia’ nell’85 i comitati e cittadini del posto portarono avanti per denunciare la pericolosita’ delle attivita’ estrattive: “Quello che va detto, alla faccia dei tanti che fanno finta di nulla o che hanno la coscienza sporca, è che tutto questo era stato previsto, denunciato, contestato ai tempi della lotta contro le smodate attività estrattive della marna di cemento. Lotta iniziata nel 1985, com’è ampiamente documentato anche a mezzo stampa, tramite decine di incontri, proteste di piazza, volantinaggi, manifestazioni in sede istituzionale, interrogazioni provinciali, regionali, parlamentari” ricorda Ezio Locatelli, già attivista e promotore del comitato contro la miniera di Parzanica e ai tempi segretario di Democrazia Proletaria.

“Una lotta portata avanti ininterrottamente per oltre 15 anni, non poche volte tra minacce e aggressioni eterodirette, dal comitato contro la miniera di Parzanica, comitato di cui sono stato promotore e attivista in prima persona. Lo sono stato insieme a un gruppo di persone animate dal rispetto e dall’amore per il proprio territorio. Va detto che quando parliamo di attività estrattive non si deve fare riferimento solo alla miniera vera e propria ma anche della nuova strada Tavernola Parzanica realizzata dal Cementificio con la scusa di offrire un nuovo collegamento alle comunità locali. Una strada il cui tracciato abbiamo sempre contestato essere una miniera mascherata oltre che occasione di speculazione edilizia”.

“Ciò che abbiamo sempre sostenuto, documentato, è che lo scempio perpetrato da attività estrattive dissennate avrebbe compromesso irrimediabilmente il territorio non solo dal punto di vista del suo pregio ambientale e paesaggistico, ma della sua stabilità, della sua tenuta. Avevamo non una ma cento ragioni. Deve essere chiaro che in tanti sono responsabili dell’attuale situazione di dissesto e di pericolo per l’incolumità delle persone. Responsabile è il cementificio che ha fatto solo ed esclusivamente i suoi interessi, responsabile è chi doveva garantire la difesa del territorio e non l’ha fatto, responsabili sono le forze politiche compiacenti. Io spero che il peggio sia evitato ma detto ciò, chi pagherà per i danni arrecati all’ambiente dalla casta del cemento?”

Ascolta la trasmissione con l’intervista a Ezio Locatelli, già attivista e promotore del comitato contro la miniera di Parzanica ex consigliere provinciale, regionale e parlamentare a Bergamo e le interviste realizzate con gli abitanti della zona Ascolta o scarica

Da Radio Onda d'Urto

 

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Rafael Calcines Armas

Il Cile chiude la settimana con un aumento della violenza nel sud del paese che oggi mantiene il governo impantanato nello scegliere una soluzione politica o militare ad un conflitto con profonde radici storiche.

Nei giorni precedenti si sono moltiplicati nell’Araucanía e in altre zone incendi di terreni e macchinari di imprese forestali, abitazioni e veicoli, perpetrati da sconosciuti armati che le forze di polizia sembrano incapaci di catturare.

Di fronte ad una tale crisi il presidente Sebastián Piñera lunedì ha annunciato misure per combattere quelli che ha giudicato come atti terroristici, tra le quali la priorità di vari progetti legislativi e un Accordo Nazionale con le forze politiche e sociali contro la violenza.

Il mandatario ha fatto questi annunci dopo essersi riunito con il Ministro dell’Interno e alti rappresentanti dei Carabinieri, della Polizia Investigativa e delle Forze Armate, che il giorno seguente ha inviato nel sud del paese per coordinare possibili azioni punitive.

Ma la risposta al mandatario da parte dell’opposizione e dei partiti governativi è stata di segnalare il fallimento del Governo nel trovare una via d’uscita alla crisi, anche se hanno presentato delle proposte diametralmente differenti su una possibile soluzione.

Così, la candidata presidenziale socialista Paula Narváez ha considerato che il problema non si risolve con misure di sicurezza e militari ma con accordi politici con il popolo mapuche.

Sulla medesima linea il sindaco comunista Daniel Jadue, la figura più stimata dentro l’opposizione, ha segnalato che il governo non ha fatto nulla per saldare il debito con le nazioni originarie.

In cambio, il Partito Repubblicano, di estrema destra, ha considerato che la soluzione della crisi “non la troveranno i politici, ma le Forze Armate e dell’Ordine”, e il suo presidente, José Antonio Kast, ha minacciato Piñera “a mettersi i pantaloni”.

Su questa posizione di forza si sono aggiunti anche dei deputati di Chile Vamos, la coalizione di Governo, che hanno anche chiesto al presidente di imporre nell’Araucanía lo stato d’assedio.

Di fronte a queste pressioni il governante giovedì si è riunito con i presidenti dei partiti di destra, per affrontare la crisi, e secondo notizie diffuse si è rifiutato, almeno per ora, di applicare questa misura di forza nei territori meridionali.

Da ultimo, questo venerdì ha sostenuto un incontro con rappresentanti del Parlamento, della Giustizia e della Corte dei Conti, tra gli altri, con l’obiettivo -ha detto- di cercare accordi e un coordinamento affinché queste istituzioni facciano “il loro migliore sforzo per contribuire alla soluzione del problema”.

Ma anche lì le differenze sono rimaste latenti, perché dopo la riunione, la presidente del Senato, Adriana Muñoz, ha ritenuto inaccettabile un intervento militare nell’Araucania, dove, ha ricordato, non c’è solo un conflitto per la violenza, “ma anche per una storica richiesta di diritti del popolo mapuche al quale non è stata data alcuna attenzione”. 

Fonte: Prensa Latina

27 febbraio 2021

Resumen Latinoamericano

Da Comitato Carlos Fonseca

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Come hanno segnalato alcuni quotidiani (https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/02/27/marco-minniti-si-dimette-da-deputato-del-pd-guidera-la-fondazione-di-leonardo/6115573/), l’ex-ministro degli interni Marco Minniti è approdato a capo della una nuova fondazione di Leonardo Med-Or. Il fatto va al di là della mera scelta di un ruolo sicuramente più redditizio e più promettente delle sue chances di carriera politica a breve scadenza. Forse la promozione di Cingolani da dirigente di Leonardo a ministro avrà anche suggerito a Minniti un percorso più conveniente che quello di aspettare tempi migliori nel gioco politico, visto che il PD sembra perdere colpi e lui sembra aver perduto possibilità di ascesa a ruoli più gratificanti di quello a cui era stato ridotto.

Questo approdo è significativo perché è non solo il compimento di un percorso politico ma anche la conferma di un processo che ha portato l’ex-sinistra italiana ad abbracciare la causa degli affari militari e di polizia. Va infatti ricordato che il percorso di Minniti è stato rilevante in quella che in altra occasione (http://effimera.org/appunti-epistemologia-della-conversione-liberista-della-sinistra-salvatore-palidda/http://effimera.org/appunti-epistemologia-della-conversione-liberista-della-sinistra-salvatore-palidda/) abbiamo chiamato la conversione liberista del PD nel campo degli affari militari e di polizia. Di fatto, si può dire che ha svolto un ruolo importante nel far diventare il PD il principale referente della lobby militare e di polizia, insieme a Luciano Violante, attuale presidente della Fondazione Leonardo (1), e a Massimo D’Alema (2), che hanno dato un contributo decisivo in questo campo. È anche grazie a loro che l’ex-capo della polizia Gianni De Gennaro, celebre per il suo operato in occasione delle violenze e torture durante i fatti del G8 di Genova nel luglio del 2001, è approdato prima a capo dei servizi segreti e poi a presidente di Finmeccanica (ora Leonardo). Ed è particolarmente significativo che nel 2009 Minniti abbia creato con l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga la Fondazione Icsa, dotata di un comitato scientifico composto da militari, agenti dei servizi segreti e alcuni accademici embedded (3). Va inoltre ricordato che Minniti si è distinto come il Ministro degli interni che di fatto, con i suoi decreti sicurezza, ha anticipato e spianato la strada a Salvini, riscuotendo non a caso una popolarità stupefacente nella platea dei militanti del partito della Meloni (4), ed è stato artefice del baratto con la banda libica per proteggere gli impianti e la produzione dell’Eni in nome anche dello stop all’emigrazione verso l’Italia che questa banda avrebbe garantito (5). Non solo, ma Minniti pare essere stato anche decisivo nel promuovere l’attività di vendita di armamenti italiani ben esposti nella fiera internazionale di Abu Dhabi (6) e nell’aver sponsorizzato l’ascesa dell’on. Pinotti a ministra della difesa.

Non sorprende quindi il suo approdo a presidente di Med-Or, la nuova fondazione che vuole fare da ponte «economico, industriale e culturale» tra l’Italia e gli altri Paesi del Mediterraneo, dell’area subsahariana, del Medio e Estremo Oriente. Oltre a Minniti alla guida della fondazione ci saranno rappresentanti del mondo dell’industria, dell’università e della ricerca (e sarà interessante sapere chi sono).

L’approdo di Minniti a Leonardo è in perfetta armonia con lo spirito liberista del governo Draghi: il futuro sta in una netta ibridazione fra pubblico e privato (a favore del secondo) e la più importante multinazionale italiana è Leonardo, che a modo suo copre tutto: dallo sviluppo della produzione di armamenti sempre più sofisticati alle nuove tecnologie fruibili anche in diversi campi, sino al cosiddetto greenwhashing (come del resto pretendono praticare l’Eni, l’Enel e altre grandi imprese). Con la Fondazione Med-Or, Leonardo (più che lo Stato italiano) vuole giocare un ruolo di punta fra Europa, Mediterraneo e Oriente, area da sempre sognata dalle ambizioni italiane, che, peraltro, probabilmente non avranno uno sviluppo in termini di autonomizzazione dall’alleato dominante (gli Stati Uniti) anche perché in questi campi la ricerca e la produzione italiane restano sempre subalterne a quelle statunitensi (notoriamente via joint-venture).

Oggi più che mai i gruppi dominanti e i loro personaggi sono proiettati nella transnazionalizzazione più che nella difesa coerente dell’interesse dello Stato di diritto democratico. Che si tratti di migranti destinati ad essere alla mercé di un’agenzia come Frontex, in sfacciata combutta (peraltro illecita) con i mercanti di armamenti e con la violazione dei diritti umani (7), o che si tratti di difendere le multinazionali “italiane”, i governi di centro-destra o di centro-sinistra e ora di “unità nazionale” non lesinano lo spreco di missioni e spese militari e di polizia che di fatto servono a difendere interessi privati (quali appunto quelli di Leonardo, Eni, Enel ecc.). Ed è difficile sperare in una maggiore trasparenza sull’operato dei servizi segreti e degli intermediari a volte criminali di cui le multinazionali italiane non hanno esitato a chiedere prestazioni, fatti quasi sempre finiti in scandali di effimera durata (8).

NOTE:

(1) https://fondazioneleonardo-cdm.com/it/fondazione/.
(2) È col Governo D’Alema che l’Italia ebbe un ruolo importante nella guerra contro la Serbia (vedi Il governo D’Alema nacque per rispettare gli impegni Nato di Carlo Scognamiglio Pasini, già ministro della Difesa: Il Corriere della Sera, 7 giugno 2001, ripreso da https://www.peacelink.it/storia/a/6575.html). Con tale Governo l’Arma dei Carabinieri fu promossa quarta forza armata, il che si è tradotto nel dare l’egemonia a questa forza rispetto alle altre forze di polizia e in un processo di ri-militarizzazione del comparto sicurezza.
(3) http://www.fondazioneicsa.info/2017/06/23/767/http://www.fondazioneicsa.info/2017/06/23/767/; www.fondazioneicsa.info/consiglio-scientifico/www.fondazioneicsa.info/consiglio-scientifico/.
(4) https://www.youtube.com/watch?v=9uIt5GHO95A.
(5) Secondo alcune fonti Minniti avrebbe autorizzato agenti dei servizi segreti italiani a dare più di 10 milioni di dollari al capo dei trafficanti (anche di petrolio rubato all’Eni), Ahmed Dabbashi e al fratello, due noti criminali della banda chiamata «milizia 48». Dabbashi avrebbe incontrato gli agenti italiani nell’hôtel Gammarth di Tunisi:  https://www.corriere.it/video-articoli/2017/09/08/migranti-scafisti-cosa-accade-davvero-libia/979f2c26-94a3-11e7-add3-f41914f12640.shtml; https://www.mediapart.fr/journal/international/020917/migrants-en-libye-le-pacte-pourri-entre-rome-les-garde-cotes-et-les-trafiquants; https://blogs.mediapart.fr/salvatore-palidda/blog/110917/la-sale-affaire-italo-libyenne-sur-le-dos-des-migrants.
(6) Si chiama Isex la fiera internazionale degli armamenti dove accorrono tutti i produttori e commercianti di armi fra cui gli italiani: ultima edizione il 21-25 febbraio 2021 (https://idexuae.ae/wp-content/uploads/2021/02/7.-IDEX-2021_Program-of-Event_Online-Version-2.pdf e https://idexuae.ae/exhibitor/exhibitor-list/). Alla 23ª edizione della fiera Intersec, su “Sicurezza, Cybersecurity, Safety & Fire protection”, a gennaio 2022, saranno presenti 1400 espositori e visitatori di 135 paesi.
(7) Come ha segnalato Le Monde il 5 febbraio 2021, il canale pubblico tedesco ZDF, con la collaborazione dell’ONG Corporate Europe Observatory (CEO), ha svolto un’indagine sui legami tra Frontex e l’industria della sorveglianza e degli armamenti. Decine di documenti dimostrano violazioni delle regole delle istituzioni europee sul lobbismo, una mancanza di trasparenza e una quasi totale assenza di preoccupazione per il rispetto dei diritti umani: https://www.osservatoriorepressione.info/frontex-agenzia-europea-della-guardia-delle-frontiere-associazione-mercenari-la-guerra-alle-migrazioni/.
(8) Fra altri vedi: https://www.africa-express.info/2020/09/12/eni-shell-scandalo-corruzione-pozzo-petrolifero-nigeria-chiede-109-miliardi/; https://www.ildubbio.news/2018/01/09/scandalo-finmeccanica-altro-flop-tutti-assolti/; https://espresso.repubblica.it/attualita/2018/04/06/news/eni-nuovo-scandalo-africano-ecco-chi-sono-gli-italiani-che-controllano-il-giacimento-in-congo-1.320382; https://www.limesonline.com/cartaceo/armi-droga-mafia-la-guerra-come-affare?prv=true; https://www.repubblica.it/esteri/2015/04/10/news/indagavano_su_un_traffico_d_armi_per_conto_della_cia_l_ultima_verita_su_ilaria_e_miran-111572631/; https://www.lastampa.it/cronaca/2019/03/20/news/a-25-anni-dall-omicidio-in-somalia-ilaria-e-miran-la-verita-che-nessuno-puo-scrivere-1.33689124; http://www.ilariaalpi.ithttp://www.ilariaalpi.it.

Di Salvatore Palidda per Volere la luna

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