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Articoli filtrati per data: Saturday, 06 Febbraio 2021

Oggi l’imposta convivenza con la pandemia implica continuare a lavorare e produrre mettendo a rischio la propria salute da un lato e, dall’altro, concretizza il ricatto su cui poggia il sistema economico e politico attuale: la sua possibilità di esistere si basa sullo sfruttamento del lavoro considerato “essenziale” di tutti e tutte.

Salute e lavoro sono campi di battaglia di cui abbiamo degli esempi di lotte agite da chi non vuole sottomettersi a questo ricatto.

Gli scioperi alla Fedex-TnT di Piacenza, dei quali abbiamo parlato con Gianluca dei SiCobas, contro il taglio al personale e per la tutela del diritto alla salute sul posto di lavoro sono stati significativi. Non sono stati tentativo di negoziazione ma espressione di un’autonomia che ha reso visibile lo sfruttamento, il razzismo e la capacità di ristrutturazione del sistema capitalista in questa fase pandemica. La violazione delle più elementari misure di prevenzione, la sanificazione insufficiente, il mancato tracciamento dei contagi, la mancanza di distanze di sicurezza, la fine dei presidi sanitari all’esterno dei magazzini per rilevare la temperatura del personale sono solo alcune delle reali condizioni di lavoro. Significano morti sul lavoro dimenticate. Per tutto questo i lavoratori di questa multinazionale appoggiati dal sindacato di base hanno stilato un protocollo per la salute.

Lo sfruttamento si estende anche al di fuori dei luoghi di lavoro. Ne sono un esempio gli scioperi delle operaie della multinazionale Yoox di Bologna in risposta alla decisione dell’azienda di flessibilizzare gli orari dei turni con la giustificazione di dover applicare misure di sicurezza antiCovid. Questa scelta ha implicato una serie di conseguenze devastanti per la vita di tutte le donne che vi lavorano. Di questa lotta ne abbiamo parlato con Paola Rudan, attivista di Non Una Di Meno Bologna. Questa vicenda è l’emblema della contraddizione che lega salute, lavoro e lavoro di cura, in particolar modo per chi viene considerata essenziale nel sostentamento di tutta la macchina produttiva e riproduttiva. Ricordando le tappe salienti della mobilitazione viene sottolineata l’importanza dell’avvicinamento alla data dell’8 marzo, momento in cui lo sciopero diventa una pratica di lotta che assume molteplici significati e che rende visibile il fatto che “se ci fermiamo noi si ferma il mondo”.

Da Radio Blackout

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Ancora una volta l'Università degli studi di Torino e TELT, l'azienda appaltatrice del TAV, si fanno promotrici di uno scempio ambientale.

Non solo l'università, che dovrebbe rappresentare l'ente più importante della ricerca ha stretto accordi con un'azienda che ha come solo interesse quello di cementificare e distruggere tutto quello che le impedisce di raggiungere i propri scopi ma addirittura cercano di farci credere che sia in nome di un bene superiore e a tutela delle biodiversità presenti all'interno della Val Clarea.

L'esistenza di questi accordi, dimostra quanto ad oggi la ricerca universitaria sia sempre più indirizzata a piegarsi agli interessi di aziende private, e sempre meno invece al benessere collettivo della popolazione.

Questo é l'effetto prodotto da anni e anni di riforme dell'istruzione che non hanno fatto altro che diminuire i fondi pubblici alle università e alle scuole italiane, rendendo così la privatizzazione e l'aziendalizzazione dell'università sempre più pesante.

In un momento di crisi economica come quello che stiamo vivendo, Unito continua a dare priorità agli accordi con telt e non al diritto allo studio dei suoi studenti.

Per questo, come studenti di Unito No Tav vogliamo opporci a questi accordi che non fanno i nostri interessi ma soltanto quelli di un'azienda che devasta l'ambiente della Val Susa!

 

Comitato Giovani No Tav

Collettivo Universitario Autonomo - Torino

Noi Restiamo Torino

Extinction Rebellion Torino

Fridays For Future Val Susa - Italy

Fridays For Future Torino

Beagle - Collettivo di Biologia e Scienze Naturali

 

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Continua la guerra ai poveri, a Torino non è cosa nuova e l’amministrazione a Cinque Stelle prosegue indisturbata l’antica usanza.

A una settimana dalle odiose dichiarazioni di Emiliano Bezzon, capo della polizia municipale di Torino, che, ricordiamolo, esortava i cittadini a negare l’elemosina ai senzatetto poiché molto rischioso, a detta sua, paragonando il Centro a un bancomat per senzatetto, il Comune di Torino vuole vietare ai senzatetto di avere accanto a sé animali indiscrezionalmente, una scelta mossa da quelle che chiamano ‘nuove sensibilità’. L’unica discrezionalità è lasciata al buon cuore del vigile urbano. 

L’assessore alle politiche sociali ha rincarato la dose: «Molti di loro percepiscono il reddito di cittadinanza»

L’Appendino non solo si schiera con Bezzon, ma ne rivendica l’idea, ‘lo dissi già nel 2018’. 

Dopo averlo annunciato fra le righe ieri si è passati ai fatti con lo sgombero dei senzatetto dalle vie del centro lasciando alla discarica le loro masserizie.

Commentiamo la notizia con Daniela, ricercatrice a Torino:

Da Radio Blackout

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