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Articoli filtrati per data: Friday, 05 Febbraio 2021

«L’organizzazione rivoluzionaria 17 Novembre non esiste più. Toccava a me, di quell’organizzazione, parlare, riempire il vuoto del silenzio. In questa lunga lotta non importa se si cade, importa trovare un’altra mano per poter continuare. Le strade cambiano, i tempi cambiano, i modi cambiano, ma lo scopo è lo stesso» – Dimitris Koufondinas


Il 22 dicembre 2020 il rivoluzionario imprigionato Dimitiris Koufondinas è stato prelevato dalla sua cella e trasferito dai sotterranei del carcere di Korydallos, dove era detenuto, al carcere di Domokos. L’8 gennaio ha iniziato uno sciopero della fame esigendo di il ritorno a Korydallos, dove avrebbe dovuto essere secondo una legge che il governo ha adottato. In solidarietà, anche gli anarchici imprigionati Nikos Maziotis e Giannis Dimitrakis sono in sciopero della fame dal 16 gennaio. Altri prigionieri, Vaggelis Stathopoulos e Polikarpos Georgiadis, hanno fatto uno sciopero della fame della durata di cinque giorni. Sono già passati 26 giorni da quando Dimitris Koufondinas ha iniziato lo sciopero e la salute del nostro compagno è peggiorata notevolmente a causa del fatto che non è la prima volta che affronta uno sciopero della fame. È stato portato in ospedale e posto in isolamento totale. È ovvio che lo Stato greco non ha nessuna intenzione di cambiare la propria decisione, imponendo passivamente una condanna a morte non ufficiale. Dall’inizio di questo sciopero della fame molte persone hanno mostrato il loro sostegno. Quella che segue è una serie di azioni pubbliche che sono avvenute da quando il nostro Koufondinas è in sciopero della fame.

— Intervento presso l’Associazione degli Avvocati ad Atene.
— Intervento fuori dalla casa di Arios Pagos (Corte Suprema di Cassazione).
— Intervento presso l’ufficio dell’avvocato, membro del Consiglio Centrale Scientifico Penitenziario e stretto collaboratore della Segreteria Generale della Polizia Anticrimine, che è uno dei principali responsabili del trasferimento di Koufontinas.
— Molti compagni che stanno a fianco di Koufontinas hanno occupato gli uffici del partito al governo (Néa Dimokratía) e in seguito interrotto una conferenza del Ministro della Protezioni dei Cittadini (corrispettivo del ministro per l’ordine pubblico) a Patrasso.

Durante tutto questo tempo, quasi ogni giorno, sono state fatte scritte murali, affissi striscioni in ogni angolo delle città e scritti testi a sostegno della lotta di Koufondinas. Si sono verificati molti attacchi contro molteplici obiettivi (banche, entità capitaliste, politici, ecc.). Due giorni di azione hanno già avuto luogo in varie città della Grecia, dove la polizia ha attaccato violentemente per fermare qualsiasi movimento di solidarietà con Koufondinas.

Nel mezzo della pandemia, la repressione dello Stato sta evolvendosi nella forma più sfrenata e regolare che abbiamo sperimentato negli ultimi anni. Sulla base di quanto detto e del fatto che la salute del nostro compagno è in pericolo a causa dello sciopero della fame, è imperativo che ogni uomo e donna in lotta sia informato e stia accanto a Koufondinas, perciò auspichiamo che la voce solidale con Dimitris Koufondinas raggiunga ogni angolo del mondo.

Compagni greci coinvolti nel movimento di solidarietà per Koufontinas 

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In India il 26 gennaio c’è stato il quarto sciopero generale in due mesi. La mobilitazione dei contadini contro la legge che li vuole scaraventare nelle fauci della concorrenza internazionale ha raggiunto proporzioni gigantesche.

In quel giorno, diversi cortei concordati sono partiti da tutti gli accampamenti ai confini di Delhi e hanno sfondato i blocchi della polizia avanzando in città. Il culmine è stato l’assedio del Forte Rosso proprio il giorno dell’Indipendenza: i contadini hanno letteralmente cacciato la polizia. Nonostante la censura dei media non riconosciuti ufficialmente, e quindi la scarsa copertura mediatica della notizia, i contadini sono riusciti ad ottenere 11 incontri con il governo. Nel decimo e undicesimo è stata proposta la sospensione della legge per 1 anno e mezzo, cosa che i contadini hanno ovviamente rifiutato. Dopo l’episodio del Forte Rosso, la mobilitazione infatti è ancora molto viva e grande, ci sono iniziative e cortei solidali ogni giorni e i contadini vogliono di più. Ne abbiamo parlato con Luca Mangiacotti, giornalista.

Ascolta la diretta:

Da Radio Blackout

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Che Telt non sia la benvenuta in Valsusa lo sappiamo ormai da diversi anni. Da oggi però il messaggio diventa ancora più chiaro anche in quel di Torino. Lancio di immondizia e scritte sui muri della sede cittadina della società che si occupa della realizzazione del tratto transfrontaliero della linea ad Alta Velocità Torino – Lione, hanno ribadito quanto la contrarietà all’ecomostro sia oggi quanto mai attuale e viva.

Ricondividiamo il testo uscito oggi sul sito radionotav a proposito delle azioni di protesta contro Telt e Sitaf.

RIPRENDETEVI LA VOSTRA IMMONDIZIA

Sitaf e Telt sono tra le imprese in Valsusa che stanno guadagnando maggiormente dai tentativi di realizzazione e successiva gestione dei cantieri del Tav .

Telt (Tunnel Euroalpin Lyon Turin), società italo-francese, è responsabile della realizzazione della sezione transfrontaliera della tratta ferroviaria Torino-Lione.

Sitaf-Spa (Società Italiana Traforo Autostradale del Frejus) da 60 anni lucra in Valsusa grazie alla creazione della A32, una fra le autostrade più care d’Italia.

Oggi davanti agli uffici di Sitaf e Telt è stata lasciata una minuscola parte dell’immondizia raccolta nei terreni dove 40 anni fa venne realizzato il primo progetto dell’autoporto di San Didero, uno scheletro di cemento volutamente abbandonato e quindi mai utilizzato, né terminato, per essere presto sostiuito da quello attuale situato a Susa.

Questi terreni sono stati per decenni inquinati da fumi e materiali di scarto dell’acciaieria che sorge di fronte, oltre ad essere stati utilizzati come discarica abusiva. Questo luogo è l’emblema di uno sviluppo basato sulla devastazione ambientale; il Tav e tutto il sistema della grandi opere rientrano in questa logica, che ha come obiettivo il profitto di pochi a discapito della terra e della collettività.

Qui Sitaf e Telt, invece di prevedere un’opera di bonifica ed un uso collettivo dell’area, intendono continuare l’opera di distruzione che da decenni portano avanti in Valsusa, attraverso la militarizzazione e la cementificazione di altri 70.000 metri quadrati nel cuore della Valle.

Non possiamo permettere alle aziende che da decenni speculano sulla terra valsusina di continuare a sfruttarla seguendo questa logica predatoria. I danni ambientali che hanno causato e che intendono ancora causare torneranno loro indietro: oggi, un po’ dello scempio è stato riconsegnato al mittente.

La terra è di chi se ne prende cura, chi la distrugge in nome del profitto ci troverà a difenderla!

No Tav!

Da notav.info

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