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Articoli filtrati per data: Tuesday, 07 Dicembre 2021

Éric Zemmour è il nuovo prodotto elettorale di estrema destra partorito dal laboratorio francese. La sua candidatura esprime l'ennesimo tentativo dell'ultradestra di tradurre a livello mainstream alcuni assunti ideologici di carattere reazionario, nazionalista e xenofobo. Il partito lanciato dal giornalista conservatore si chiamerà ‘Reconquête’ ed avrebbe come obbiettivo quello del ritorno ad una presunta "Grande Francia" del passato, portando avanti un'operazione di revisionismo storico e maquillage politico. Il 5 dicembre Zemmour ha tenuto un primo comizio al Palazzo Esposizioni di Villepinte, a nord di Parigi, sulle note della Marsigliese davanti a diverse migliaia di sostenitori. Oltre 2000 manifestanti antirazzisti hanno sfilato invece contro la sua candidatura, con scontri e tafferugli diffusi. Di seguito riportiamo la cronaca di quanto accaduto a cura di ACTA e un'intevista di Radio Onda d'Urto.

Dopo la cancellazione dell'incontro parigino di Zemmour e la sua trasferta al centro espositivo di Villepinte, da ieri circolavano diversi appelli antifascisti per interrompere il lancio della campagna elettorale del candidato di estrema destra. Verso le 12, circa un centinaio di persone, la maggior parte delle quali arrivate raggruppate dalla RER (Servizio Ferroviario Urbano e Suburbano, ndt) da Parigi, si sono radunate all'uscita della stazione, mentre le forze dell'ordine, inizialmente discrete, sono cresciute a vista d'occhio. Abbastanza rapidamente, questo primo gruppo è stato costretto a partire in un corteo selvaggio per evitare di essere circondato e intrappolato. Ma mentre i manifestanti non hanno praticato la minima offensiva, sono stati immediatamente inseguiti dal BRAV (Brigate motorizzate di polizia che intervengono durante le manifestazioni, ndt) e hanno visto il loro corteo disperdersi meno di dieci minuti dopo la sua formazione. Dietro la polizia, decine di attivisti neonazisti sono venuti a dare la caccia ai manifestanti di sinistra. Eclatante illustrazione dell'epoca: i fascisti fanno gli ausiliari della polizia nazionale che a sua volta protegge l'incontro di un candidato di estrema destra inseguendo chiunque voglia opporvisi. Le ore che seguirono furono solo la ripetizione di questo schema iniziale: gruppi di manifestanti a volte si radunavano a volte sparsi per la stazione, costantemente vessati da un gonfiato dispositivo di polizia, con il BRAV in prima linea. I video che mostrano giornalisti presi di mira e picchiati a terra sono circolati su Twitter mentre la prefettura ha riferito di circa 50 arresti tra gli oppositori della manifestazione.

 

Se da un lato va accolta la mobilitazione di circa 200-300 persone che hanno risposto a una chiamata trasmessa solo 24 ore prima, è chiaro che l'incontro di Zemmour non è stato gravemente interrotto né tanto meno bloccato. Gli organizzatori del parallelo evento parigino, dal canto loro, hanno ritenuto opportuno mantenere la loro iniziativa fino alla fine - il percorso che li conduce a La Villette reso ancora più assurdo dall'annullamento dell'incontro parigino di Zemmour - mentre la presenza di diversi centinaia di persone in più a Villepinte avrebbero potuto permettere che venisse esercitata una pressione reale intorno al Parc des Expositions e che si spostassero i rapporti di forza.

La giornata odierna ha confermato un dato già noto, ovvero che la polizia non esiterà a dispiegare tutti i mezzi necessari per tutelare la campagna di un candidato apertamente suprematista e razzista (tra cui l'annuncio della creazione di 'un partito chiamato Reconquest conferma la prospettiva di un guerra civile aperta), mentre gli attivisti di estrema destra svolgeranno il loro ruolo di supplenti della repressione ogni volta che una mobilitazione popolare tenterà di opporsi a Zemmour in strada. Ma questa domenica 5 dicembre rivolge anche una domanda urgentissima a tutto il nostro campo: qual è la strategia più efficace da adottare per affrontare Zemmour e il suo mondo? Organizzare una manifestazione impotente come segno di ammissione di debolezza a diversi chilometri di distanza oppure tentare di smantellare concretamente la campagna del polemista-neo-candidato, ad esempio immaginando blocchi logistici derivanti da possibili alleanze tra sindacalisti, gilet gialli e giovani in lotta? Ricordiamo a chi ha dimenticato che anche il sabotaggio fa parte della tradizione del movimento operaio da più di un secolo. Non possiamo permetterci il lusso della divisione. È solo al costo di una risposta coerente e unificata che saremo in grado di fermare l'ascesa reazionaria del potere e progettare un'alternativa.

Da Parigi Andrea Mencarellli attivista di Potere al Popolo ai microfoni di Radio Onda d'Urto:

 

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Si è concluso ieri nel pomeriggio il week end organizzato dal movimento No Tav al presidio permanente dei Mulini. I Mulini, situati ormai a pochissime decine di metri dalle reti del cantiere di Chiomonte visti i recenti avanzamenti, brulicano di un lavorìo quotidiano, di incontri e di memoria condivisa. In questi mesi autunnali non si sono fermati i lavori per la costruzione di nuovi spazi e per il miglioramento continuo di un luogo fondamentale per la lotta del movimento No Tav. Un luogo che, oltre ad essere un avamposto sul territorio che Telt e il governo vogliono devastare, restituisce spunti di lotta e riflessione a tantissime persone che in questi due anni sono passate di là. Dall’esperimento dell’orto di Ecologia Politica, alle conoscenze storiche che derivano dai muri e dalla terra di questo angolo di valle, dalla possibilità per tantissimi giovani di sentirsi protagonisti una Storia molto più vecchia di loro.

Curare questo luogo significa darsi la possibilità di lottare e resistere da vicino, ma anche di dimostrare sempre che le truppe di occupazione che militarizzano illegittimamente la Val di Susa non sono affatto le benvenute. Così come è successo sabato sera che, a seguito della consueta battitura ai cancelli del cantiere, polizia, guardia di finanza, alpini, militari, cacciatori di sardegna non hanno potuto condurre sonni tranquilli poiché disturbati dai fuochi d’artificio che hanno illuminato il cielo No Tav. Ai Mulini poi, non poteva mancare la polentata per riscaldarsi e passare insieme una domenica di sole, in barba alla questura che ha provato a fermare i No Tav tramite i soliti ostacoli lungo il cammino per raggiungere il presidio. Ma come sempre, nessuna rete può respingere chi ha dalla sua parte la determinazione e la natura.

Proprio a partire da questi giorni, inaugurati venerdì con l’apericena ai cancelli della centrale di Chiomonte, ci si avvicina attraverso nuove iniziative come l’apericena al presidio di San Didero di domani sera alle 19, alla grande Marcia Popolare dell’8 dicembre da Borgone a San Didero. Anche qui, l’intenzione del movimento No Tav è quella di non dimenticare proprio nessuna responsabilità degli scempi che la controparte ha messo in atto da mesi a questa parte. Ci ricordiamo tutti che i lavori al cantiere di San Didero sono iniziati all’insaputa dei sindaci dei Comuni interessati e che, quando avvenne lo sgombero del presidio all’interno dei terreni su cui ora sorge il cantiere, non furono nemmeno avvisati. Anzi, si svegliarono all’alba davanti ad un’usurpazione manu militari in atto, senza che fosse stato interpellato nessuno di chi su quei territori avrebbe legittimità decisionale. Anche per questi motivi i sindaci saranno presenti alla Marcia dell’8 dicembre a sfilare insieme al movimento No Tav e a tutti coloro che pensano che in questo mondo non ci sia spazio per progetti inutili, dannosi e che non saranno la militarizzazione e le vendette repressive a intimorire il movimento No Tav. Ne sono un esempio tutti e tutte le No Tav privati della loro libertà, ne sono un esempio chi lotta da più di trentanni sulle montagne, ne sono un esempio i giovani che si sono appropriati di questa battaglia.

Verso un 8 dicembre di lotta e di resistenza!

Per la libertà dei e delle No Tav!

Da notav.info

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In questa giornata, un anno fa, iniziavano gli arresti domiciliari per Mattia, generoso e determinato attivista No Tav.

Nei giorni scorsi, abbiamo ripetuto tante volte che per il Movimento l’8 dicembre, da sempre, ha un significato ben preciso: ricordo di quel grande momento di resistenza di un popolo in lotta e esempio per continuare la battaglia contro il Treno ad Alta Velocità Torino-Lione.

Un sentire comune che ci ha permesso di continuare a contrastare quest’opera inutile e dannosa e che, in questi giorni, rende ancora più concreta la grande assenza di compagne e compagni che, come Mattia, fin dai primi momenti, si sono dedicati anima e corpo nella lotta per la difesa del territorio.

Con la mente e il cuore proiettati alla giornata dell’8 dicembre e alla marcia popolare che come ogni anno attraverserà la Valsusa, vogliamo oggi mandare un grande abbraccio a Mattia e a tutte e tutti i/le No Tav che si vedono privati della loro libertà con la sola colpa di aver difeso la propria terra.

Mattia Libero! Libertà per i/le No Tav!

 

Da notav.info

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A Modena prosegue la repressione contro lavoratori e lavoratrici attivi nel sindacato di base e conflittuale Si.Cobas.

Nella giornata di questo 6 dicembre 2021 si è tenuta la seconda udienza del maciprocesso  che vede imputati 86 lavoratori iscritti al Si Cobas per aver preso parte agli scioperi davanti ai cancelli della Alcar Uno, grande azienda del gruppo Levoni che tratta la macellazione di carni (nella foto una delle giornate in cui la polizia attaccò il picchetto fuori dalla azienda).

Una lotta per ottenere i propri diritti di fronte all’utilizzo spregiudicato di contratti a chiamata, orari di oltre 12 ore continuative e buste paga fasulle, grazie alle quali le cooperative riuscivano anche ad evadere parte delle tasse, ha denucnaito il Si.Cobas.

 Il processo è stato però rinviato a nuova udienza tra alcuni mesi, visto che l’aula predisposta non poteva garantire l’agibilità necessaria in tempi di pandemia, ma nel frattempo la repressione messa in campo contro questi lavoratori si amplia anche fuori dalle aule di tribunale.

Infatti sempre il Sindacato Si.Cobas denuncia come la Questura locale stia tentando di intimidire chi lotta facendo leva sui rinnovi delle carte di soggiorno: il caso specifico riguarda un lavoratore che si è visto togliere la carta di soggiorno e tornare al permesso di soggiorno di due anni perchè attivo nelle lotte e negli scioperi di questi ultimi anni. Ce ne parla Enrico Semprini, del Si.Cobas di Modena.Ascolta o scarica

Da Radio Onda d'Urto

 

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