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Articoli filtrati per data: Sunday, 05 Dicembre 2021

Una giornata di protesta nazionale è stata lanciata per questo sabato 4 dicembre 2021 da una ampia fetta del sindacalismo di base (ADL COBAS, CLAP, COBAS CONFEDERAZIONE, COBAS SARDEGNA, CUB, FUORI MERCATO, ORSA, SGB, SIAL COBAS, UNICOBAS, USB, USI-CIT) che intende portare in piazza la protesta contro le misure economiche del governo Draghi, in particolare la manovra economica, oltre che il tema della libertà di manifestare, diritto azzoppato dalle recenti direttive del Viminale.

Una giornata nella quale i promotori invitano “tutti i movimenti e le realtà sociali e politiche a costruire la mobilitazione in forma unitaria e condivisa” e che sarà caratterizzata “da cortei regionali che avranno l’obiettivo di difendere la libertà di manifestare contro ogni odioso divieto a sfilare sotto i palazzi delle istituzioni”.

La diretta con Stefano di Adl Cobas Emilia Romagna dalla manifestazione a Bologna. Ascolta o Scarica.

Ci presenta l’iniziativa di Milano Roberto di Usb. Ascolta o Scarica.

Ne parliamo con Guido Lutrario, dell’esecutivo nazionale USB. Ascolta o scarica

Di seguito l’appello lanciato per costruire la giornata di mobilitazione.

Contro le misure economiche del governo Draghi Contro licenziamenti, privatizzazioni, delocalizzazioni e carovita Cortei regionali nelle principali città: la libertà di manifestare è un diritto democratico non negoziabile

La Legge di Bilancio prodotta dal governo Draghi conferma il nuovo e pesante attacco alle condizioni di vita dei settori sociali più deboli del paese mentre stanzia ulteriori risorse per le grandi imprese e le rendite finanziarie.

Si conferma la linea politica dell’aumento delle disuguaglianze, anziché invertire rotta.

Gli aumenti dei prezzi delle materie prime e dell’energia provocano un rincaro delle bollette e del caro vita che colpiscono lavoratori e lavoratrici, che hanno salari bloccati da contratti non rinnovati, pensionati e ancor peggio gli strati più poveri della popolazione, come i pensionati al minimo o i percettori del reddito di cittadinanza.

Sulle pensioni si mantiene il famigerato impianto della Fornero, quindi un rialzo dell’età pensionabile, anche se per ammorbidire si propone quota 102 per il prossimo anno, sempre molto al disotto delle aspettative anche per garantire un necessario ricambio generazionale. 

Sul Reddito di Cittadinanza si introducono misure per restringerne la platea e per forzare i percettori ad accettare qualsiasi lavoro: part time, a tempo determinato e a grande distanza dalla residenza. Sul fisco si preannuncia l’abolizione dell’IRAP, cioè dell’unica tassa ineludibile per le imprese, mentre le riduzioni per i lavoratori verranno indirizzate verso i redditi medio-alti (tra i 28 e i 55mila euro).

In una fase in cui è ormai operativo lo sblocco totale dei licenziamenti, crescono i morti sul lavoro e sono ancora visibili gli effetti pesantissimi della crisi pandemica, la manovra economica concentra le risorse sulle grandi imprese, esattamente con la stessa logica con cui si è elaborato il PNRR, e non si pone il problema drammatico della riduzione delle fortissime disuguaglianze sociali attraverso la redistribuzione del reddito.  Quasi inesistenti gli investimenti pubblici nei settori chiave della vita sociale, come sanità, scuola e trasporti urbani, fondamentali anche per contrastare, oltre ai necessari vaccini, la diffusione della pandemia. Non ci sono né sono previsti interventi per rialzare i salari in un paese dove è in forte crescita il lavoro povero. Viene inoltre riesumato il pericolosissimo progetto di autonomia differenziata, destinato ad aumentare le differenze territoriali e sociali. E ancora una volta non ci sono interventi sulla drammatica questione abitativa per incrementare l’offerta di alloggi popolari, né ci sono risposte al dramma degli sfratti.

A completare il piano di Draghi c’è invece il disegno di legge del governo sulla concorrenza che prepara una privatizzazione selvaggia di tutto ciò che resta ancora di pubblico nel nostro paese: dai trasporti locali all’energia, dall’acqua all’igiene ambientale, dai porti fino alla liberalizzazione dei taxi e ad un rilancio in grande stile della sanità privata. È l’apertura liberista definitiva alla ferrea legge del mercato, in spregio a qualsiasi preoccupazione per i diritti sociali, la salvaguardia dei beni comuni, il riequilibrio e la giustizia sociale. Una conferma della vuota retorica governativa in materia di salvaguardia dell’ambiente e di lotta al cambiamento climatico poiché mettere i beni comuni, a cominciare dalle risorse idriche ed energetiche, nelle mani delle grandi società private non potrà che favorire nuovi disastri ambientali ed abbassare ulteriormente le tutele in materia di salute e sicurezza di lavoratori e cittadini.

Con la legge di bilancio e il disegno di legge sulla concorrenza Draghi sta realizzando i diktat dell’Unione Europea e soddisfacendo tutte le richieste di Confindustria, senza incontrare alcuna vera opposizione sul piano politico e con il silenzio complice di Cgil, Cisl, Uil.

Forte del sostegno che ha da parte dell’intero arco parlamentare questo governo marcia compatto nella direzione di ridurre i diritti della classe lavoratrice, utilizzando le tecniche repressive del decreto Salvini e dando copertura alle azioni illegali da parte del padronato quando utilizza le squadracce pagate per picchiare lavoratori e lavoratrici in sciopero.

Il riuscito sciopero generale dell’11 ottobre, promosso da tutto il sindacalismo conflittuale e di base, con la sua piattaforma di lotta ha individuato con precisione i temi sui quali proseguire la mobilitazione. No ai licenziamenti e alle privatizzazioni. Lotta per il salario e il reddito garantito. Cancellazione della Legge Fornero, contrasto al carovita e ai diktat dell’Unione Europea. Rinnovi contrattuali e lotta alla precarietà per la piena occupazione. Forti investimenti per scuola, sanità, trasporti e previdenza pubblica, contro le spese militari e le missioni all’estero, a favore di una necessaria spesa sociale. Per un fisco equo che aggredisca le rendite e riduca le disuguaglianze sociali. Il programma di lotta dell’11 ottobre oggi esce rafforzato dai nuovi provvedimenti presentati da Draghi, che ne confermano l’indirizzo fortemente antipopolare.

È dunque urgente la costruzione di un vasto movimento popolare che contrasti con la mobilitazione e la lotta questo disegno autoritario destinato ad approfondire le disuguaglianze e ad aumentare la povertà.

Il sindacalismo di base propone e si impegna a costruire una Giornata di protesta nazionale per il prossimo 4 dicembre denominata “No Draghi Day” e invita, pertanto, tutti i movimenti e le realtà sociali e politiche a costruire la mobilitazione in forma unitaria e condivisa. La Giornata sarà caratterizzata da cortei regionali che avranno l’obiettivo di difendere la libertà di manifestare contro ogni odioso divieto a sfilare sotto i palazzi delle istituzioni.

ADL COBAS, CLAP, COBAS CONFEDERAZIONE, COBAS SARDEGNA, CUB, FUORI MERCATO, ORSA, SGB, SIAL COBAS, UNICOBAS, USB, USI-CIT

Da Radio Onda d'Urto

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La Svimez (Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno) ha presentato il rapporto del 2021 che riguarda la ripresa economica del territorio italiano nel primo periodo considerabile “post” pandemico. È evidente che la famosa ripartenza assuma sin da subito una doppia velocità tagliando l’Italia in due e ricalcando la storia di un’economia strutturalmente divisa tra nord e sud. La crescita del Pil è in aumento, l’Istat ha stimato +6,2%, ma la precarietà lavorativa, la disoccupazione, i definanziamenti dei servizi pubblici restano concretamente un ostacolo.

Secondo un articolo apparso sul Manifesto, dal titolo Rapporto dal Sud, la povertà aumenterà soprattutto in Meridione, nonostante i fondi che verranno versati in vari settori tramite il Pnrr. Pare chiaro il motivo, nonostante le istituzioni a vario titolo e grado puntino il tutto e per tutto sul Piano di Ripresa e di Resilienza come manna dal cielo capace di risanare buchi risalenti a decenni fa. Non saranno questi finanziamenti, o per meglio dire questi prestiti, a salvare il salvabile, soprattutto se verranno destinati a priorità sbagliate.

La povertà al sud è sostanzialmente data da tre fattori: dal definanziamento dei servizi pubblici come la sanità e i trasporti, dalla bassa spesa pro capite per le cure sanitarie, dalla disoccupazione e dalla precarietà specificatamente femminili. I dati Istat parlano di un’occupazione principalmente maschile, in un anno sono stati occupati 390 mila uomini contro 118 mila donne, per la maggior parte per lavori precari. L’occupazione femminile su tutto il territorio italiano è ferma, nel mese di ottobre i 35 mila nuovi assunti sono tutti uomini. Oltre a questo, al sud si aggiunge il fardello del “blocco sociale” radicato nelle istituzioni locali che implica una gestione dei fondi secondo una dinamica clientelare che si riprodurrà anche per quanto riguarda il Pnrr.

Abbiamo commentato questo articolo con Francesco Festa, ricercatore indipendente di Storia Contemporanea e curatore per Derive Approdi dei volumi sulle autonomie meridionali. Abbiamo dettagliato una lente di analisi per leggere la realtà odierna che si radica in una storia ben più antica. Infatti, la crisi economica e sociale che sta esplodendo oggi è un fenomeno che si manifesta a due velocità sin dagli ultimi venticinque anni di storia recente. Nella storia dell’economia fordista gli interventi economici al sud si sono iscritti in misure eccezionali che riguardavano grandi investimenti nel pubblico e le grandi industrie. Negli anni 80 si è iniziata ad accentuare la differenza tra nord e sud per due motivi in particolare, da un lato una progressiva finanziarizzazione dell’intervento pubblico mentre al nord si poteva contare su un maggiore accesso al credito, su un’imprenditoria diffusa e su una pubblica amministrazione maggiormente funzionante. La crisi si estende dagli anni 90 in poi attraverso la promozione di piani europei che soppiantano gli investimenti pubblici, fino ad arrivare all’oggi in cui il pnrr si iscrive perfettamente in questa parabola.

Da Radio Blackout

 

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La squadra, che spera di qualificarsi per l’Amputee Football Club, si è allenata giovedì, il giorno prima della Giornata internazionale delle persone con disabilità.

Fonte: english version

The New Arab Staff- 3 dicembre 2021

Immagine di copertina: La nazionale è stata formata da cinque club per amputati di Gaza [Sameh Rahmi/NurPhoto/Getty]

Giovedì i giocatori della Striscia di Gaza assediata hanno usato stampelle e protesi per fare stretching, correre e dribblare, allenandosi, come  prima squadra nazionale palestinese che spera di qualificarsi per la Coppa del mondo di calcio per amputati.

La squadra si è allenata al Palestine Stadium di Gaza City sotto la supervisione del Comitato Internazionale della Croce Rossa.

I 20 giocatori sono stati selezionati tra i cinque club di Gaza per giocatori che hanno perso gli arti.

Il giocatore Hassan Abu Kareem, 38 anni, ha detto che la sua gamba è stata amputata dopo essere stato ferito in un raid israeliano nel campo profughi di Al-Maghazi nel 2006.

“Dal momento dell’infortunio, la mia vita non è cambiata”, ha detto all’AFP.

“Ho continuato a cercare di realizzare la mia ambizione e il mio grande obiettivo nella vita, ovvero rappresentare la Palestina e raggiungere un traguardo, anche personale, nello sport”.

La portavoce della Croce Rossa Suhair Zakkout ha affermato che i giocatori hanno raggiunto un nuovo primato dopo la formazione della prima squadra locale, nel 2019

“Oggi questi giocatori fanno la storia formando la prima squadra nazionale di calcio per amputati”, ha detto.

Zakkout ha affermato che i giocatori si stanno ora allenando per le partite di qualificazione che si terranno nel marzo 2022 in Iran. Se la squadra avrà successo, andrà alla Coppa del mondo di calcio per amputati, che si terrà in Turchia alla fine del 2022.

Fuad Abu Ghaliun, presidente della Palestine Amputee Football Association, ha affermato che il suo gruppo ha fatto domanda per unirsi alla World Amputee Football Federation nel 2019. La loro candidatura è stata accettata all’inizio di quest’anno.

Venerdì 3 dicembre è la Giornata internazionale delle persone con disabilità.

L’allenatore Simon Baker, lui stesso un amputato, ha detto che sta lavorando con i giocatori “in modo che le persone vedono il gioco, e non la persona con disabilità”.

“Vogliamo che le persone rispettino i giocatori e li vedano come  Ahmed o chiunque altro  e non come disabili. Vogliamo fare di questi giocatori degli eroi”, ha detto Baker, che ha fondato l’Irish Amputee Football Association.

La squadra si trova nella Striscia di Gaza assediata, i cui due milioni di residenti  vivono sotto uno schiacciante blocco israeliano da quando il movimento islamista Hamas ha preso il controllo nel 2007.

Le restrizioni e il blocco di Gaza da parte di Israele sono stati ampiamente descritti come punizioni collettive illegali.

Ahmed Abu Nar, 34 anni,  usa le stampelle e ha detto di essere stato ferito nel 2018 dalle forze israeliane che hanno brutalmente represso le proteste di Gaza conosciute come la “Grande Marcia del Ritorno”.

“Prima dell’infortunio ero una persona, e dopo l’infortunio sono diventato qualcun altro”, ha detto all’AFP. “È iniziata una nuova vita, sono iniziati nuovi obiettivi e nuove ambizioni e nuove sfide, e ora le sto raggiungendo”.

Traduzione Grazia Parolari “Tutti gli esseri senzienti sono moralmente uguali” -Invictapalestina.com

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Nato a Bolzano il 10 aprile 1961 frequentò il liceo dei Francescani di Bolzano, e dopo il diploma nel 1980 si iscrisse ad alcune scuole di teologia dapprima a Londra, poi nei Paesi Bassi.

 

A ventitré anni Michael entrò nel seminario gesuita di Cochabamba, in Bolivia, ma lo abbandonò per iscriversi alla facoltà di sociologia dell'università di La Paz. Nello stesso periodo si impegnò politicamente e socialmente in favore degli strati più sfruttati del popolo boliviano fino a scegliere di aderire alla lotta armata, nelle file della Comision Nestor Paz Zamora, legata all'Esercito di Liberazione Nazionale, dove era conosciuto come Comandante Miguel.

 

L'11 giugno 1990 il gruppo comandato da Nothdurfter rapì il presidente della locale sede della Coca-Cola, Jorge Lonsdale, chiedendo per il rilascio un riscatto da 500.000 dollari americani. Sei mesi più tardi, il 5 dicembre, le forze speciali boliviane, nel tentativo di liberare l'ostaggio dall'appartamento di La Paz dov'era tenuto segregato, uccisero Nothdurfter e due suoi compagni, ed anche Lonsdale perse la vita (secondo la versione ufficiale, ucciso dai guerriglieri, ma secondo approfondimenti successivi rimasto ucciso nella sparatoria dai poliziotti boliviani).

 

Guarda THE WAY OF A WARRIOR Online:

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