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Articoli filtrati per data: Wednesday, 29 Dicembre 2021

Per i lavoratori Unes supportati dal Si Cobas si preannuncia un fine 2021 e inizio 2022 di lotta.

Lunedì 27 dicembre 2021 è tornata la polizia in assetto antisommossa per cercare di fermare la mobilitazione dei lavoratori iscritti al Si Cobas ai magazzini Unes di Trucazzano, vicino Milano. Due notti prima erano ripartiti i blocchi dopo l’annuncio della coop Lgd del licenziamento di oltre una quarantina di lavoratori. Da qui la protesta, con blocco dei camion in ingresso. E’ poi arrivata in massa la celere che – dopo una lunga resistenza dei lavoratori – ha spostato fisicamente gli operai, sdraiati a terra, dalla strada d’accesso al magazzino. “Lgd – denuncia il sindacato di base – vuole eliminare il Sì Cobas, il sindacato scelto dai lavoratori, per imporre lo sfruttamento che già c’è a Vimodrone, sempre al magazzino Unes, con il lavoro a cottimo e l’accondiscendenza della Cisl per aumentare i suoi profitti”.

Ai nostri microfoni Alessandro Zadra, Si Cobas. Ascolta o scarica.

Da Radio Onda d'Urto

 

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Secondo le Nazioni Unite, nel 2021, 342 palestinesi sono stati uccisi da Israele in tutta la Palestina, inclusi 86 bambini.

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Di Jessica Buxbaum – 22 dicembre 2021

Immagine di copertina: Palestinesi trasportano il corpo di Mohammad Hamayel, 15 anni, ucciso dalle forze israeliane, durante il suo funerale nel villaggio di Beita, in Cisgiordania, l’11 giugno 2021. Majdi Mohammed | AP

Nablus, Cisgiordania occupata — Il 10 dicembre, Jamil Abu Ayyash, 31 anni, è stato colpito alla testa da soldati israeliani durante le manifestazioni anti-insediamento a Beita, un villaggio a sud di Nablus, nella Cisgiordania occupata. Abu Ayyash è deceduto per le ferite riportate.

Tre giorni dopo, a Nablus, l’esercito israeliano ha sparato mortalmente alla testa a Jamil al-Kayyal, anche lui 31enne, durante un’incursione all’alba.

E l’inizio di dicembre è stato segnato da altri due omicidi a distanza di due giorni l’uno dall’altro. Il 4 dicembre, la polizia di frontiera israeliana ha sparato e ucciso Mohammed Shawkat Salameh, 23 anni, dopo aver accoltellato un uomo israeliano alla Porta di Damasco. E il 6 dicembre, le guardie di sicurezza israeliane hanno sparato a morte al sedicenne Mohammad Nidal Younis dopo essersi schiantato con la sua auto contro il posto di blocco militare di Kafriat in Cisgiordania.

L’ultima serie di uccisioni da parte delle forze israeliane segue lo stesso schema prevedibile della violenza di Stato israeliana contro i palestinesi, ma con una distinzione significativa. La violenza di Israele si sta intensificando, poiché il 2021 si sta rivelando il più letale per i palestinesi dal 2014.

La violenza delle forze israeliane si intensifica

Nel suo ultimo rapporto sulla protezione dei civili, l’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA) ha affermato che quest’anno più di 70 palestinesi sono stati uccisi dalle forze israeliane in Cisgiordania e a Gerusalemme Est. Questa cifra è in netto contrasto con gli anni precedenti. Nel 2020, 24 palestinesi sono stati uccisi in Cisgiordania e nel 2019 ne sono stati uccisi 27.

“Permangono preoccupazioni per l’uso eccessivo della forza da parte dei soldati israeliani che ha causato l’uccisione o il grave ferimento di palestinesi, nonché la mancanza di responsabilità per tali violazioni del diritto internazionale”, ha scritto l’OCHA nella sua Panoramica sui Bisogni Umanitari del 2022 per i Territori Palestinesi Occupati. “Nel 2021, oltre 1.000 palestinesi sono stati feriti da munizioni letali”.

Anche l’Ufficio delle Nazioni Unite dell’Alto Commissario per i diritti umani (OHCHR) ha espresso preoccupazione per l’esecuzione di Salameh alla Porta di Damasco all’inizio di questo mese, definendola una “apparente esecuzione extragiudiziale”. In un post su Facebook, l’OHCHR ha chiesto:

“Le uccisioni extragiudiziali come questa sono la conseguenza del ricorso regolare alla forza letale da parte del personale di sicurezza israeliano ben armato e ben protetto contro i palestinesi, e la quasi totale mancanza di responsabilità per le uccisioni e le lesioni dei palestinesi da parte delle forze israeliane. Ci sarà responsabilità in questo caso?”

In risposta, il Ministero della Giustizia israeliano ha chiuso l’indagine sui due agenti della Polizia di Frontiera che hanno ucciso Salameh il 9 dicembre, accettando le testimonianze degli agenti secondo cui avevano agito per legittima difesa.

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Uomini portano il corpo di un bambino ucciso in un attacco aereo israeliano su un edificio residenziale a Gaza, 16 maggio 2021. Khalil Hamra | AP

A Gaza, il numero delle vittime civili è altrettanto allarmante.

Uno studio di Airwars, un’organizzazione no-profit che monitora i danni ai civili, ha rivelato che gli attacchi israeliani su Gaza hanno ucciso fino a dieci volte più civili durante il suo assalto di 11 giorni a maggio rispetto alla sua campagna di bombardamenti di otto anni contro le forze legate all’Iran in Siria. I ricercatori hanno scoperto che gli attacchi aerei israeliani hanno ucciso tra 151 e 192 civili a Gaza, un terzo dei quali erano bambini.

L’esercito israeliano ha spesso giustificato le sue azioni militari a Gaza come mirate a colpire i militanti. Ma Airwars ha scoperto che in oltre l’80% degli attacchi contro i civili, non è stato riscontrato il ferimento o l’uccisione di nessun membro di Hamas.

Secondo i dati delle Nazioni Unite, il 2021 ha registrato il maggior numero di vittime palestinesi dal 2014, quando Israele ha lanciato una guerra contro Gaza nota come Operazione Protective Edge. Nel 2021 ad oggi, 342 palestinesi sono stati uccisi da Israele in tutta la Palestina.

A Beita, la resistenza palestinese incontra i proiettili israeliani

La violenza di Stato israeliana di quest’anno deriva principalmente dall’assalto israeliano a Gaza a maggio e dalle continue proteste anti-insediamenti in corso a Beita.

Abu Ayyash è stato il nono palestinese da maggio ad essere ucciso dai soldati israeliani durante le manifestazioni settimanali. Il Centro Palestinese per i Diritti Umani (Palestinian Centre for Human Rights – PCHR) ha affermato che la morte di Abu Ayyash è stata provocata da un uso eccessivo della forza, scrivendo in un comunicato stampa che l’esercito israeliano “ha deliberatamente mirato alla testa del civile palestinese”. Nella sua dichiarazione, il PCHR ha specificato che un testimone oculare ha riferito al ricercatore sul campo del PCHR che:

“Un soldato israeliano ha sparato 2 proiettili da 40/50 metri sulla cima del monte; uno dei proiettili è andato a vuoto mentre l’altro ha colpito Jamil Abu Ayyash, che si trovava davanti al soldato cercando di tornare indietro e fuggendo. Nel frattempo, Abu Ayyash Che non rappresentava alcuna minaccia imminente per la vita dei soldati, è stato colpito alla nuca ed è caduto a terra”.

Il PCHR ha ribadito:

Questi crimini riflettono l’uso eccessivo della forza in circostanze in cui non vi era alcuna minaccia imminente per la vita dei soldati e dimostrano l’elasticità è la permissività delle regole d’ingaggio delle Forze di Occupazione Israeliane contro i civili palestinesi.

Il vicesindaco di Beita, Mousa Hamayel, ha descritto le proteste contro l’istituzione dell’avamposto di Evyatar come “marce pacifiche”.

“Non abbiamo usato nessun tipo di arma contro i coloni. Tutto ciò che accade sulla montagna è una resistenza pacifica e popolare”, ha detto Mousa. “Bruciamo semplicemente pneumatici e usiamo alcune torce e luci”, ha spiegato Mousa, riferendosi al metodo di protesta delle manifestazioni notturne. Questa forma di dimostrazione incorpora suoni e luci per disturbare i coloni vicini. “Poiché Israele è convinto dell’importanza di questo avamposto per la parte israeliana, usa la violenza”, ha aggiunto Mousa.

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Lacrimogeni lanciati dalle forze israeliane prendono di mira un’ambulanza durante una protesta in Cisgiordania, 4 giugno 2021. Foto | Activestills

L’esercito israeliano ha cercato di reprimere le proteste con gas lacrimogeni e proiettili di gomma, che secondo Mousa sono diretti alle parti superiori del corpo dei manifestanti, comprese le loro teste. La Convenzione delle Nazioni Unite sulle Armi Chimiche del 1993 ha vietato l’uso di agenti antisommossa come i gas lacrimogeni in guerra. E le linee guida di Ginevra del 2018 stabiliscono che i proiettili di gomma dovrebbero essere sparati verso le parti inferiori del corpo e non alla testa. Tutti e nove i palestinesi uccisi a Beita quest’anno sono stati colpiti da armi da fuoco alla testa, al petto o all’addome. L’esercito israeliano non ha risposto alle richieste di commento sull’uso di proiettili di gomma contro i residenti di Beita.

Mousa teme che la violenza dell’esercito israeliano contro i palestinesi a Beita peggiori. “In realtà, ciò che è evidente è che nell’ultima settimana i soldati israeliani stanno compiendo sempre maggiori incursioni in città”, ha detto. “Dopo sette mesi di proteste pacifiche, stanno intensificando l’uso della violenza contro le persone qui”. Dieci sono rimasti feriti, con cinque manifestanti colpiti da proiettili di gomma, durante la protesta di venerdì scorso, secondo la Mezzaluna Rossa Palestinese, un’organizzazione di assistenza umanitaria.

Mousa ha descritto come le forze israeliane non stiano solo sparando ai palestinesi nella loro violenza contro Beita. Secondo Mousa, l’esercito israeliano sta distruggendo strade, bloccando l’accesso all’acqua, danneggiando le infrastrutture idriche e chiudendo gli ingressi ai mercati cittadini e alle strade.

Oltre ai manifestanti uccisi, Beita ha visto uccidere anche persone non coinvolte nelle manifestazioni. In uno di questi casi, l’idraulico e consulente per gli affari idrici Shadi Omar Lufti Slaeem è stato ucciso il 27 luglio vicino all’ingresso principale di Beita mentre stava riparando le valvole dell’acqua della città.

Un anno letale per i bambini palestinesi

La documentazione dell’organizzazione non governativa Difesa Internazionale dell’Infanzia – Palestina (Defense for Children International Palestine – DCIP) riporta che “86 bambini palestinesi sono stati uccisi nei Territori Palestinesi Occupati da gennaio, rendendo il 2021 l’anno più letale mai registrato per i bambini palestinesi dal 2014”.

Secondo DCIP, le forze israeliane hanno ucciso 76 bambini palestinesi: 61 a Gaza e 15 in Cisgiordania e Gerusalemme Est. Le forze israeliane hanno ucciso 17 bambini palestinesi usando munizioni letali nel 2021, con almeno nove uccisi durante manifestazioni o scontri. Nel suo comunicato stampa, DCIP ha scritto:

Secondo il diritto internazionale, la forza letale intenzionale è giustificata solo in circostanze in cui è presente una minaccia diretta alla vita o il pericolo di lesioni gravi. Tuttavia, le indagini e le prove raccolte dal DCIP suggeriscono che le forze israeliane usano la forza letale contro i bambini palestinesi in circostanze che possono equivalere a uccisioni extragiudiziali o intenzionali.

Ayed Abu Eqtaish, direttore del programma di responsabilità presso DCIP, ha aggiunto:

“La mancanza di volontà politica da parte della comunità internazionale di ritenere responsabili i funzionari israeliani garantisce che i soldati israeliani continuino ad uccidere illegalmente e impunemente i bambini palestinesi”.

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Un poster di Mohammad Hamayel e una corona commemorativa adornano la sua classe nel villaggio di Beita, 14 giugno 2021. Majdi Mohammed | AP

Saeed Hamayel comprende il dolore di perdere un figlio. Il padre di cinque figli ha perso il suo primogenito, Mohammad Saeed Hamayel, l’11 giugno quando i soldati israeliani hanno sparato al petto del sedicenne durante le proteste a Beita. Said ha descritto come il singolo proiettile che ha colpito Mohammad gli ha causato danni al cuore e ai polmoni, fratturato parti della gabbia toracica e dilaniato il suo corpo. “Gli hanno sparato con l’intenzione di ucciderlo”, ha detto Saeed. “È stato un omicidio intenzionale”.

Saeed ha detto che l’esercito israeliano non ha mai dato una spiegazione per l’uccisione di suo figlio. L’esercito israeliano non ha risposto alla richiesta di commento sui minori uccisi durante le proteste di Beita.

La vita è diventata insopportabile per Saeed dalla morte di suo figlio. Ha lasciato il lavoro perché era troppo depresso per lavorare. Ora ha una barba folta e i suoi capelli un tempo neri sono diventati per lo più grigi e bianchi. “Il proiettile che ha ucciso nostro figlio non ha ucciso solo lui,” ha detto Saeed. “Ha ucciso tutta la famiglia”.

Ha descritto la sua casa come un luogo infernale pieno di sconforto e disperazione. “Non si può più vivere nella nostra casa a causa dei ricordi. Vediamo Mohammad in ogni angolo della nostra casa, ovunque”, ha detto Saeed. “Abbiamo perso il suo sorriso. Abbiamo perso la sua gioia. Lo abbiamo perso per sempre”.

Mentre Saeed parlava di suo figlio, una lacrima gli scese dall’occhio. Perdere Mohammad, ha spiegato, ha significato perdere i sogni e le ambizioni di suo figlio e quindi perdere il futuro della famiglia.

Ha descritto suo figlio come uno studente eccellente che desiderava studiare diritto internazionale come sua madre. Quando suo padre gli chiese perché il diritto internazionale, Saeed ricorda che Mohammad gli diede questa ragione:

“Perché so che i nostri figli in Palestina stanno davvero soffrendo per l’esistenza dell’occupazione. È nostro dovere difendere i diritti del nostro popolo. È dovere di ogni essere umano nel mondo difendere i diritti di qualsiasi popolo oppresso ovunque nel mondo”.

Jessica Buxbaum è una giornalista corrispondente da Gerusalemme per MintPress News che copre Palestina, Israele e Siria. Il suo lavoro è apparso su Middle East Eye, The New Arab e Gulf News.

Traduzione: Beniamino Rocchetto – Invictapalestina.org

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La co-presidente dell’Assemblea del popolo del campo di Makhmur, Pakistan Bilen, ha dichiarato che, in linea con la richiesta della Turchia il campo è chiuso con recinzioni di filo metallico e che le persone vi si oppongono.

Le forze irachene vogliono chiudere l’area intorno al campo profughi di Makhmur, istituito dalle Nazioni Unite (ONU) nel 1998 vicino al distretto di Makhmur della provincia di Mosul in Iraq. Circa 12mila persone vivono nel campo di Makhmur che ora è chiuso da reti di recinzione.

La maggior parte dei cittadini che hanno dovuto migrare a causa delle “politiche di sicurezza” attuate dalla Turchia a Şırnak e ad Hakkari negli anni ’90 vive nel campo di Makhmur. I cittadini hanno protestato contro il bombardamento del campo da parte dei veicoli aerei senza equipaggio armati (SİHA) appartenenti alla Turchia, ed i tentativi di chiudere il campo con recinzioni di filo metallico.

Questo è inaccettabile

Ricordando che il governo iracheno vuole chiudere il campo con reti metalliche, Pakistan Bilen, la copresidente dell’Assemblea del popolo del campo di Mahmur, ha sottolineato che tale questione non è mai stata all’ordine del giorno nei loro incontri con il governo iracheno. Affermando che non è accettabile chiudere il campo con reti metalliche, Bilen ha affermato: “Vogliono trasformare il nostro campo in una prigione aperta”. Sottolineando che si tratta di un tentativo su incarico dalla Turchia, Bilen ha dichiarato: “Lo stanno facendo su richiesta della Turchia. Abbiamo avuto un incontro con i funzionari iracheni su questo problema. Le persone che vivono nel campo non permetteranno che il campo venga chiuso con recinzioni di filo.

È stato lanciato un presidio

Affermando che hanno installato le tende e hanno vigilato per non permettere alle forze irachene di recintare il campo, Bilen ha dichiarato: “Il nostro sit-in continuerà fino a quando il governo iracheno non tornerà indietro da questa decisione sbagliata”.

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