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Articoli filtrati per data: Tuesday, 14 Dicembre 2021

Alle latitudini valsusine non ci si stupisce mai di nulla quando si parla di politica e cemento. Tanto meno quando si tratta di qualche esponente del Partito Democratico che negli anni si è distinto per la sua battaglia in prima fila a favore della grande opera inutile ed ecocida.

Il sistema delle porte girevoli collegate al Tav Torino – Lione lo si vede in opera continuamente nella città subalpina, con ex magistrati del pool anti-notav che diventano commissari per l’emergenza Covid, e madamine Si Tav che si lanciano in politica. Ma più che queste macchiette, che rappresentano in qualche grado il folklore della Torino sabauda tra fascisti in doppio petto e borghesia progressista che alla bisogna si tengono per mano, in certi casi in cui le stesse figure istituzionali che governano la città hanno interessi comuni con la lobby del tondino vale la pena spendere qualche parola in più.

Se stupisce poco che Lo Russo abbia manifestato la volontà di riportare la città di Torino dentro quell’organo farsesco che è l’Osservatorio sulla Torino – Lione, quello che fa pensare un po’ di più è che questo sia il primo atto ufficiale della sua amministrazione. A fronte di una crisi pandemica e di una città piena di problemi, l’attenzione primaria del neosindaco è dedicata alla restaurazione del vecchio binomio grandi opere – grandi eventi.

Ma la storia d’amore tra Lo Russo ed il TAV Torino – Lione inizia molto prima della sua candidatura in consiglio comunale: il nostro infatti da Professore del Politecnico laureato in Scienze Geologiche ha seguito per due anni, tra il 2015 e il 2017 una ricerca commerciale (cioè finanziata dalla ditta proponente dell’opera) per conto di Telt sulla “Valorizzazione risorse geotermiche Tunnel di base del nuovo collegamento ferroviario Torino-Lione”.

Lo Russo al tempo era assessore all’urbanistica del Comune di Torino, sotto la Giunta Fassino, e dopo la vittoria di Chiara Appendino nel 2016 è tornato a rivestire il ruolo di capogruppo del PD in consiglio comunale, posizione che gli ha permesso di lanciare lo sprint per la candidatura a sindaco, favorito da tutti i maggiorenti piemontesi del partito.Il Politecnico di Torino dunque grazie a Lo Russo (che ha continuato ad esercitare la professione durante i suoi mandati politici) ha ricevuto da TELT per la sua ricerca la modica cifra di 130mila euro.

Lo russo soldi

Ironia della sorte lo studio del neosindaco trattava di uno dei temi “caldi” di questi giorni sull’impatto ambientale della Torino – Lione: cioè le risorse idriche coinvolte dal tunnel di base della Maddalena. Infatti ad inizio ottobre la stampa aveva dato notizia dell’allagamento, causato da un guasto alle pompe di drenaggio, verificatosi nel cunicolo esplorativo per il TAV Torino-Lione. Il guasto, minimizzato da TELT, ma indicativo della fragilità ingegneristica del cantiere e degli enormi problemi tecnici che l’opera sta affrontando, ha riportato in auge il tema dello spreco idrico nel cantiere della Val Clarea.

Il “Bilancio ambientale del cunicolo esplorativo de La Maddalena” predisposto da TELT sas nel 2019[1], riguardante il periodo marzo 2014 (inizio dei lavori) – dicembre 2018, riportata la quantità d’acqua in uscita dal depuratore a valle del cunicolo (al netto delle piogge). Nel periodo in esame risultano fuoriusciti dalla montagna 9 milioni m³, pari ad una media annua di 1,85 milioni m³.

Per rendere un’idea dei volumi, si tratta del consumo d’acqua annuo di 23.000 persone (considerando il dato Istat sul consumo pro capite di 220 litri/giorno).

L’acqua che fuoriesce è in gran parte inutilizzabile per scopi di cantiere e viene immessa nella Dora Riparia. Stante le impurità presenti e le temperature elevate, deve essere purificata e raffreddata per non alterare l’equilibrio naturale del fiume, come prevede la legge in vigore.

I trattamenti di depurazione e raffreddamento comportano un rilevante dispendio energetico, con ulteriori emissioni di inquinanti. Si tratta solo di un tunnel di base che rappresenta una percentuale infima dell’opera e già mette in pericolo il ciclo dell’acqua del territorio circostante rischiando di alterare l’equilibrio della fauna e della flora e di lasciare a secco i comuni circostanti come denuncia il Comitato Acqua Pubblica. Ma tanto ci vivono quei muntagnin dei No Tav e le loro caprette, quindi qui s’en fout.

La ricerca di 72 pagine di Lo Russo dal titolo “Acqua: energia dal tunnel di base. La risorsa geotermica come opportunità di sviluppo green” dovrebbe proporre delle soluzioni per utilizzare le acque ad alta temperatura presenti nel cuore della montagna come fonte di energia. Ovviamente ci troviamo di fronte alla solita trappola retorica in cui la devastazione e desertificazione del territorio viene fatta passare come una soluzione innovativa per risolvere tecnologicamente il problema dell’inquinamento. Problema causato in parte dalla stessa devastazione e desertificazione, si pensi all’impronta ecologica di CO2 dell’opera (le ormai famigerate 10 milioni di tonnellate di CO2), oppure al quantitativo di energia che sarà necessario per raffreddare l’ambiente del tunnel di base (a temperature molto alte) nel caso in cui l’opera venga realmente realizzata.

Grottescamente, rispetto a quanto appena detto, nel capitolo introduttivo del paper della ricerca dal titolo “Tuteliamo il territorio” (sic) ci si complimenta con Telt, cioè i finanziatori della ricerca (ri-sic) affermando che: “lo studio condotto dall’Ateneo torinese conferma l’elevata qualità progettuale del cunicolo geognostico della Maddalena, le cui previsioni in termini di impatto sul patrimonio idrico della Valle si sono rivelate ancora più cautelative di quanto effettivamente riscontrato nei lavori. Lo ha confermato anche la commissione di VIA – Valutazione Impatto Ambientale – del Ministero dell’Ambiente che, esprimendo un giudizio positivo sul tunnel esplorativo, ha specificato come in alcuni casi le condizioni reali siano risultate “ancora migliori delle previsioni progettuali, soprattutto per gli aspetti geomeccanici e idrogeologici”. Ehm, forse sarebbe stata appropriata un po’ più di cautela nell’esprimersi.

Ora sarebbe da aprire un intero capitolo sulle patnership tra università e lobbies del tondino, ma non è questo il luogo, ci limitiamo a notare che la promiscuità tra questi due ambienti è molto spesso sistematica. Ad esempio si può osservare come nel Comitato Scientifico della rivista GEAM dell’Associazione Georisorse ed Ambiente, popolato da diversi esponenti del Politecnico di Torino tra cui il nostro Lo Russo, siede anche l’ingegnere capo di TELT, cioè Lorenzo Brino e Shu Lin Xu di GEODATA azienda che tra le altre cose è stata coinvolta nel 2005 nella progettazione del tunnel del TAV Torino – Lione, del sottopasso dell’AV a Bologna e in quelli della Salerno – Reggio Calabria. Telt peraltro è socia e membro del Consiglio Direttivo di GEAM. I rappresentanti di GEODATA e Telt sono gli unici nel Comitato Scientifico della rivista ad essere esterni agli ambienti accademici, piuttosto peculiare come cosa, no?

Sarebbe gretto ipotizzare che questo primo atto di Lo Russo da neosindaco di Torino abbia a che fare con i precedenti rapporti con Telt, certo però che è strano che presto o tardi si scopre che tutti i vari sostenitori del Tav Torino – Lione qualche interesse diretto nell’opera e nel suo indotto ce l’hanno (vi ricordate la vicenda della madamina che faceva da ufficio stampa?).  Giachino, speriamo che qualcosa ti torna anche a te, altrimenti non si capisce chi te la fa fare.

Sicuramente Lo Russo sarà uno tra quelli sinceramente convinti dell’utilità del TAV Torino – Lione, che come Virano da piccolo giocava con i trenini (o con i diorami delle centrali geotermiche nel suo caso), e crederà veramente che le magnifiche e progressive sorti del Piemonte dipendano da quest’opera vetusta e inquinante. In questo caso sarebbe da interrogarsi su qual è la sua visione trasportistica… Ah già nel 2013 presentava in consiglio comunale una mozione per privatizzare la GTT (l’azienda del trasporto pubblico locale torinese), salvo sotto campagna elettorale dirsi contrario alla privatizzazione. Magari la vecchiaia porta con se un po’ di senno?  Bah, staremo a vedere.

Per essere No Tav non serve essere valsusini, basta essere onesti ed informati. E per essere SI Tav cosa serve?

Da notav.info

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Centinaia di migliaia di manifestanti si sono mobilitati nel pomeriggio di questo sabato a Plaza de Mayo e in tutto il paese contro il patto con il FMI e il pagamento del debito estero. Nella piazza è stato letto un documento sottoscritto dai partecipanti che segnala, tra vari punti, che “mediante il patto con il Fondo arriva un nuovo aggiustamento economico e fiscale sulle spalle delle maggioranze popolari, quando l’Argentina ha tagliato totalmente l’assistenza per la pandemia, in un momento in cui più del 40% della popolazione sta al di sotto della linea della povertà e cresce l’indigenza. Un aggiustamento che colpisce anche l’educazione, la salute, i salari e l’accesso alla terra, all’acqua e alla casa”.

A sua volta, afferma che “il debito che reclama il FMI fu contratto dal Governo di Macri per favorire coloro che fanno fuggire i capitali e le multinazionali (…) Ma l’attuale Governo lo riconosce integralmente per farlo pagare a noi, senza neppure completare un’indagine né sanzionare i responsabili”. Critica il “piano pluriennale” di Alberto Fernández, che “punta a sottomettere per decenni tutto il popolo argentino (e) ad avere come priorità fondamentale quella di raccogliere dollari per il pagamento di un debito illegittimo e fraudolento”.

Alla mobilitazione in Plaza de Mayo hanno partecipato sindacati, commissioni interne e gruppi sindacali, organizzazioni piquetere, della gioventù, delle donne e delle diversità, dei diritti umani, e della difesa dell’ambiente. Sono accorsi anche i partiti e i rappresentanti del Fronte di Sinistra-Unità, che ha convocato una plenaria al Parco Lezama dove si è cominciata a mettere in moto l’attività.

La piazza contro il patto con il FMI ha segnato un acuto contrasto con quella del governo di venerdì scorso, il cui orientamento va in senso esattamente contrario.

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Nora Cortiñas, pugno in alto contro il FMI (Prensa Obrera)

Dopo la lettura del documento, c’è stata un emozionante chiusura da parte di Nora Cortiñas, delle Madri di Plaza de Mayo Linea Fondatrice, che ha detto: “Da questa Piazza dove siamo venuti 45 anni fa a incontrare i nostri figli e figlie, i 30 mila che continuano ad essere scomparsi, continuiamo ad esigere l’apertura degli archivi affinché nessuna madre o padre che se ne va da questa Terra se ne vada senza sapere che successe ai propri figli o figlie; affinché i giovani che non conoscono la propria vera identità sappiano chi sono, da dove vengono e chi sono le loro famiglie. Da questa Piazza dove abbiamo resistito ad abbassare le braccia insieme a tutti coloro che sono venuti anno dopo anno ad accompagnarci, da questa Piazza che ha una sua magia, da questa Piazza uscirà per sempre il rifiuto del Fondo Monetario. Le truffe non si pagano, le truffe si rifiutano”.

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Cronaca dalla Piazza

Fin da molto presto c’era un’atmosfera, che la Piazza sarebbe stata “strapiena” di gente: enormi colonne del Polo Obrero, di Barrios de Pie, del Coordinamento per il Cambio Sociale, dei partiti legati al Fronte di Sinistra e di un’infinità di organizzazioni di quartiere, sindacali e studentesche, hanno incominciato ad occupare i grandi viali che sboccano in Plaza de Mayo.  Con cartelli giganteschi o cartoncini scritti a casa, tutti coincidevano sul rifiuto del FMI e anche di coloro che dal Governo gli fanno la corte per finire firmando un accordo che significherà maggiore consegna al Fondo.

Plaza pacto FMI

Indubbiamente varie organizzazioni sociali hanno subito un taglio di molti militanti per la mancanza di treni su tutte le linee sud, ma altrettanti si sono ingegnati per giungere alla Città Autonoma di Buenos Aires con ogni tipo di trasporto, dai pulmini collettivi che venivano pieni fino ad alcuni che hanno osato percorrere grandi distanze in bicicletta per essere presenti. La rabbia verso coloro che dal Governo hanno decretato che non ci fossero treni si è fatta sentire da tutte le parti. Logico: l’apparato ufficiale ha fatto appello ad un mezzo sibillino degno di governi conservatori di un’altra epoca.

Nella nutrita colonna del Coordinamento per il Cambio Sociale, ha richiamato l’attenzione di molti fotografi una grande galera dello Zio Sam con la frase “FMI uguale MORTE”, con cui il Fronte Culturale Che Adelita ha voluto dimostrare la propria opinione, davanti alla bandiera della OLP-Resistir y Luchar, su una così nefasta istituzione finanziaria. In un altro spezzone della marcia un’altra opera ingegnosa portata da un gruppo di giovani: il teschio di un dirigente che portava una valigetta del FMI.

Nel palco centrale, dirigenti di tutte le organizzazioni convocanti soddisfatti di aver realizzato una gigantesca manifestazione a pochi metri dalla Casa del Governo, per mandare un messaggio molto chiaro, diventato parola d’ordine, a coloro che la abitano: “Fuori, fuori, fuori il Fondo fuori”.

Foto: María Torrellas di Resumen Latinoamericano

11 dicembre 2021

Resumen Latinoamericano

Da Comitato Carlos Fonseca

 

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Inizio settimana di occupazioni negli istituti superiori romani, come ormai da due mesi a questa parte: oggi, lunedì 13 dicembre, gli studenti si sono barricati al classico Augusto di via Gela, zona Appio Tuscolano così come al liceo Farnesina. Più o meno negli stessi minuti anche il Montale, classico e linguistico di Bravetta, porta a termine la stessa forma di protesta. Sono ormai oltre quaranta le scuole che in quasi sessanta giorni hanno occupato, in una protesta che si è allargata a macchia d’olio interessanto tutti i quadranti della Capitale, dal centro alle periferie più estreme.

Tentata occupazione anche al classico Plauto, in zona Spinaceto. Sul posto la polizia che ha aggredito gli studenti, spintonando e gettandone a terra alcuni. Scene analoghe all’Argan. E’ arrivata però la risposta studentesca, con Osa e un’assemblea di tutte le scuole in agitazione a Roma (ormai una quarantina) all’istituto Pilo Albertelli. “Due mesi – denunciano gli studenti – e più di 40 scuole occupate non hanno ricevuto nessuna risposta dal governo. Manganelli, spintoni e repressione è quello che riceviamo dal governo come si è visto stamattina all’occupazione all’Argan e al Plauto”. Proprio al Plauto due studenti sono stati fermati. A seguito del silenzio assordante di istituzioni e media, viene lanciata una manifestazione di piazza per questo venerdì 17 dicembre. In collegamento da Roma Simone, di Osa, studente del Rossellini (la prima scuola occupata) e tra gli studenti fermati questa mattina. Ascolta o Scarica.

Da Radio Onda d'Urto

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in SAPERI

«Venerdì sera un nostro nucleo di guerriglia ha attaccato con il compito di ledere 2 spacciatori di eroina, Maurizio D. G. detto ‘il negro’ e C. C. detta ‘Cinziona’.

Come già trattato nel precedente comunicato, l’eroina è considerata dalla nostra organizzazione come uno dei punti più importanti di attacco del padronato contro il proletariato. Il maggior veleno oggi usato contro i proletari per sottrarli al loro naturale ingresso nell’esercito comunista rivoluzionario. Perché, dopo gli spacciatori in doppio petto, questi? Essi rappresentano l’altra faccia, forse quella più pericolosa sotto il punto di vista dell’infiltrazione nei settori proletari: C. C., ex militante di organizzazioni comuniste, e quindi traditrice cosciente del movimento rivoluzionario, si è fatta portatrice di uno dei mezzi che lo Stato usa per uccidere i potenziali rivoluzionari sfruttando la possibilità di muoversi liberamente nell’ambito dei comunisti. In questo ultimo periodo è riuscita a crearsi intorno un traffico tale che le ha fruttato parecchi milioni, approfittando anche del fatto che, quando la Giustizia Proletaria ha colpito Giampiero Cacioni*, ha risparmiato le decine di milioni di cui era debitrice. Maurizio D. G., il quale lavora nel giro dell’ero da parecchi anni, prima indossando le vesti dell’agnello vendendo dosi (per pagarsi le sue) come tossico-dipendente, panni che però gli andavano stretti ed è passato rapidamente al giro grosso, smettendo di bucarsi, e indossando le vesti del commerciante a livelli di oltre 2 kg di ero all’anno e diretto finanziatore di viaggi.

Il fatto che sono sfuggiti alla loro punizione, in particolare Cinziona che si è fatta scudo con il Donati**, non vuol dire che l’esecuzione è rimandata a domani, tutto dipenderà dal loro comportamento nel futuro come nemici del movimento di resistenza.

Tutto questo non significa che è nostra intenzione porci come partito dell’antieroina, giacché il nostro programma è assai più vasto, come ben conoscono i proletari attraverso la stampa rivoluzionaria e clandestina, né tantomeno aiutare gli organi di polizia dello Stato nel loro lavoro che con notevole humor viene definito di lotta contro il crimine, mentre più seriamente si potrebbe chiamare di ‘rappresaglia controrivoluzionaria’.

Per quanto riguarda il Donati, il fatto che sia morto (non era nostra intenzione colpirlo) non ci deve far dimenticare che nonostante il suo ruolo di secondo piano egli non era estraneo a un certo giro (aveva fatto spesso l’appoggio al Cacioni e al D. G;) e comunque la sua morte deve servire di monito a tutti i giovani per non frequentare, assolutamente, nemmeno a parole, personaggi come quelli (ma anzi evitarli come la peste). È finita dunque a Roma l’epoca del libero spaccio dei derivati dell’oppio. Da oggi in avanti le sostanze oppio – eroina – metadone ed altri derivati naturali o sintetici sono considerati mezzi di tentato sterminio capitalistico ai danni del proletariato.

Il comando di guerriglia comunista stabilisce che nella fascia compresa fra i quartieri proletari di Roma è vietato qualunque tipo di spaccio delle sostanze sopraindicate.

Chiunque specula sulla pelle dei proletari con questi mezzi per arricchirsi verrà punito in base al danno che avrà arrecato al movimento di resistenza!

N.B. La mancata pubblicazione del testo del comunicato a mezzo stampa verrà considerato attacco aperto contro la nostra organizzazione e punito con la rappresaglia».

 

* Per Giampiero Cacioni vedi p. 404 di: Progetto memoria, La mappa perduta, Roma 1994, Sensibili alle foglie.

**Per Enrico Donati vedi p. 413 di: Progetto memoria, La mappa perduta, Roma 1994, Sensibili alle foglie.

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