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Articoli filtrati per data: Sunday, 12 Dicembre 2021

Condividiamo questa importante infografica di China Files che fa chiarezza su uno dei temi caldi della geopolitica della transizione. A prescindere il problema di interrompere il vortice della crescita infinita si pone come nodo, ma senza un ragionamento serio sulla redistribuzione delle risorse si rischia di avere uno sguardo monco.

Attualmente, Pechino e New Delhi sono le uniche a precedere Washington per carbone prodotto e numero di centrali, ma la Cina da sola emette un terzo della CO2 globale: più di Usa, Ue e India messi insieme. Tuttavia, la gran parte delle emissioni attuali sono state accumulate da Europa e Nord America negli ultimi secoli.

Dal 1960, migliaia di imprese hanno delocalizzato prodotti ed emissioni a oriente, mentre buona parte delle 20 imprese più inquinanti sono occidentali. Ad oggi, considerando che il subcontinente indiano e la Repubblica popolare ospitano il 35% della popolazione mondiale, il dato pro-capite mostra come, in media, un cinese inquini la metà di uno statunitense, mentre un indiano inquini un terzo di un italiano.

Nel 2019, il global footprint network calcolò che se tutti vivessimo come un americano servirebbero 5 pianeti Terra, 2,7 per gli italiani e 2,2 per i cinesi. Infine, diverse grandi potenze consumano più energia di quanta ne producano, importando grandi quantità da paesi meno avanzati. E così, mentre molti Paesi asiatici chiedono tempo o supporto finanziario, l’alternativa è l’abbandono del target climatico o della crescita economica.

Due soluzioni critiche, soprattutto per le aree più economicamente ed ecologicamente svantaggiate.

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Nel pomeriggio di sabato 11 dicembre 2021 l’area di Crescenzago, nell’hinterland milanese, è stata attraversata da un corteo contro la cementificazione. Un’impresa edile sta distruggendo uno degli ultimi pezzetti di verde pubblico rimasti nella zona per costruire l’ennesimo palazzo.

Un’area dove, tra l’altro, si trovano le sedi di diverse associazioni come l’Anpi locale, Legambiente, la storica banda musicale di Crescenzago. Il Consiglio di zona, in passato, aveva deliberato all’unanimità affinchè quell’area verde diventasse una piazza, dunque uno spazio pubblico attraversabile da tutte e tutti. Una richiesta rimasta inascoltata da parte dell’amministrazione comunale meneghina guidata da Sala, nonostante questa ami prodigarsi in roboanti proclama per una città “smart” e “green”. Centinaia di abitanti dell’ex comune, oggi quartiere periferico del secondo Municipio di Milano, hanno dato vita a una manifestazione e promettono di proseguire la mobilitazione fino a quando il progetto non sarà ritirato. La corrispondenza dalla manifestazione con il nostro collaboratore milanese Andrea De Lotto e Giuseppe Natale, rappresentante della sede locale dell’Anpi. Ascolta o scarica.

Da Radio Onda d'Urto

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Gaza – Palestine Chronicle. Martedì, Israele ha annunciato di aver completato la costruzione di una “barriera” sotterranea attorno alla Striscia di Gaza.

La barriera di 65 chilometri è stata descritta come un “muro di ferro” ed è dotata di una recinzione esterna alta sei metri, sopra il livello del terreno, oltre a sensori, radar e telecamere, secondo quanto riportato dall’agenzia stampa Reuters.

Il muro è stato completato dopo tre anni e mezzo di costruzione, ha affermato il ministero della Difesa israeliano in una nota.

Il ministro della Difesa israeliano, Benny Gantz, ha affermato che il muro “impedisce a Hamas [di usare] una delle loro capacità”, secondo quanto si legge nella dichiarazione ufficiale.

“Da prima della sua creazione sulle rovine della Palestina storica, Israele ha aderito alla mentalità del ‘muro di ferro’, credendo che i muri, reali o immaginari, avrebbero represso la resistenza palestinese e avrebbero garantito a Israele pace e sicurezza, a spese dei nativi oppressi e occupati di quella terra”, ha commentato il giornalista palestinese ed editore di The Palestine Chronicle, Ramzy Baroud.

“Ma [ciò] non è mai successo”, ha aggiunto Baroud, che è nato e cresciuto in un campo profughi nella Striscia di Gaza. “I palestinesi continuano a resistere, e nessun […] cemento o filo spinato riusciranno mai ad alterare quest’equazione. Purtroppo Israele non impara mai”.

Gaza, con una popolazione di 2 milioni di abitanti, è sotto un assedio ermetico israeliano dal 2006, quando Hamas vinse le elezioni legislative democratiche nella Palestina occupata. Da allora, Israele ha condotto numerose campagne di bombardamenti e diverse grandi guerre, che hanno provocato la morte di migliaia di persone.

Da infopal

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Oggi siamo in cammino, con un lungo serpentone che si snoda da Borgone, tra case e prati, verso il cantiere di San Didero.
Quel giorno, fermati a suon di manganellate al Bivio dei Passeggeri, scendemmo su Venaus attraverso i viottoli dei boschi, fino alle recinzioni del cantiere appena sorto e subito smantellato dall’impeto di una lotta popolare che muoveva i primi passi.

Di Nicoletta Dosio

Allora una marea di passi volti e voci, abbattute le reti che cingevano i terreni espropriati, si riprese terra e diritti .
Ora quelli che erano poco più che nastri colorati sono diventati muri e cancelli sormontati da filo spinato, protetti da mezzi militari e da un esercito in assetto antisommossa, ma la lucida rabbia di quel tempo ormai lontano è sempre viva. Ad alimentare questa nostra lotta di lunga durata ci sono il vigore e l’entusiasmo dei nostri figli e nipoti che, non solo metaforicamente, hanno preso la testa del corteo.
Lasciato l’abitato, avanziamo nella campagna.
La neve cade lenta su un paesaggio dolcissimo di prati, boschi, piccole cascine. Anche questa bellezza è in pericolo : tra le “opere di compensazione” TAV è stata inserita una nuova strada, che passerebbe proprio qui, a cancellare il presidio di Borgone nato su questi terreni, quando, nei primi mesi di quel lunghissimo e indimenticabile 2005, la società promotrice della Torino-Lyon tentò invano il primo esproprio per iniziare le trivellazioni. La piccola costruzione di legno fu ridotta in cenere da un incendio doloso, ma subito ricostruita dal Movimento NO TAV che si prepara a difenderla ancora.
La manifestazione, iniziata sotto una fitta nevicata, finisce sotto l’acqua degli idranti e la pioggia dei lacrimogeni.
Il piazzale antistante il presidio di San Didero si trasforma rapidamente in un mare di fumo velenoso, mentre i proiettili CS piovono spessi sui gruppi che tentano di avvicinarsi al fortino, sulla folla di manifestanti che continua ad arrivare, sulle auto nei parcheggi, sulla statale bloccata da cordoni di scudi e manganelli, sulla piccola accampata di tende che distribuiscono caldarroste e vin brulé.
Intanto, nella sera che si rasserena, emergono le montagne innevate presto inghiottite dall’ombra.
Dall’alto la falce di luna crescente guarda, assorta.

 

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