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Articoli filtrati per data: Sunday, 28 Novembre 2021

Plaza de Mayo è straripata per una moltitudine di manifestanti appartenenti a diverse organizzazioni sociali che sono riuniti nell’Unità Piquetera. Questa volta, l’obiettivo principale puntava a contestare il FMI e il pagamento del debito estero che il governo vuole continuare ad “onorare” a detrimento della grave situazione di fame e miseria che subisce più del 50 per cento della popolazione.

Le organizzazioni piquetere combattive e indipendenti dello stato si sono riunite, con blocchi, in diversi punti dell’Avenida 9 de Julio, nel cuore portegno, per dirigersi poi a Plaza de Mayo per contestare il patto con il FMI e gli aggiustamenti, e per chiedere un lavoro genuino, una tredicesima e alimenti.

La marcia ha avuto tre punti di partenza, con colonne che si sono riunite nell’Avenida de Mayo e la 9 de Julio, l’Obelisco e l’Avenida Belgrano, per poi mobilitarsi e chiudersi alle ore 14,00 a Plaza de Mayo.

Una volta nella Plaza, hanno parlato vari rappresentanti delle organizzazioni e hanno dato un saluto anche diversi referenti politici di sinistra e dell’Autoconvocazione per la Sospensione del Pagamento del Debito.

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Comunicato del Coordinamento per il Cambiamento Sociale

Le truffe non si pagano, no all’accordo con il FMI!

Martedì 2 novembre alle ore 11.00 dall’Obelisco a Plaza de Mayo e a Livello Nazionale

Il prossimo martedì 23 novembre dalle ore 11,00 noi organizzazioni che facciamo parte del Coordinamento per il Cambiamento Sociale ci riuniremo all’Obelisco per poi dirigerci a Plaza de Mayo e confluire con l’Unità Piquetera, con l’obiettivo di contestare una volta di più l’accordo con il FMI che porterà altra miseria e fame per il nostro popolo.

Alcune settimane fa Mauricio Macri ha detto apertamente che il debito era stato usato per pagare le banche commerciali che se ne volevano andare via per paura del ritorno del kirchnerismo. A voce alta ci brucia questa truffa milionaria e lo fanno con una totale impunità. È imbarazzante che, nonostante questo, l’attuale governo del Fronte di Tutti sia disposto a scaricare un brutale aggiustamento sui lavoratori, i bambini, i giovani, le donne e la comunità LGBTI, solo affinché organismi come il FMI e le banche continuino ad arricchirsi a spese nostre.

Anni fa dicemmo che il vero debito è con il popolo. Fino a quando ci saranno milioni di persone che non possono accedere a una casa degna, fino a quando continueranno a saccheggiare la terra e la natura per continuare ad aumentare i loro profitti, fino a quando l’educazione e la salute cadono a pezzi, fino a quando quasi la metà della popolazione si trova al di sotto della linea della povertà e dell’indigenza, fino a quando quasi il 10% non trova un lavoro e coloro che sono danneggiati da questa realtà sono le giovani e le donne, lesbiche, trans, travestiti e persone binarie, in un paese dove il 63% dell’infanzia è povera e non può soddisfare le proprie necessità basilari o andare a studiare, in un contesto dove uccidono una di noi ogni 24 ore e il governo non promuove nessuna effettiva politica per combattere la violenza di genere, è inammissibile e indignante che ci chiedano di portare a peggiori livelli di povertà e precarizzazione solo per continuare a beneficiare un pugno di banche e organismi truffatori.

Accettare le condizioni che impone il FMI è ipotecare il nostro futuro per più di un decennio come minimo e questo lo farà l’attuale governo con la complicità di tutto l’arco politico che vota il piano pluriennale che Alberto Fernández invierà al Congresso nelle prossime settimane. Non possiamo permettere che questo furto passi inosservato. Per affrontare questo brutale aggiustamento abbiamo bisogno di essere migliaia nelle strade, per questo facciamo appello a tutti i settori della classe lavoratrice a mobilitarsi per contestare l’accordo con il FMI. Solo l’organizzazione e la lotta dal basso ci permetterà di resistere alla perpetuazione di questa truffa.

– Le truffe non si pagano, no all’accordo con il FMI! Il debito è con il Popolo!

– Basta aggiustamenti e precarizzazione!

– Lavoro genuino!

– Nessun lavoratore al di sotto del paniere basico di $75 mila pesos!

– Tredicesima completa dei lavoratori del Potenziare Lavoro!

– Assistenza integrale alle mense popolari!

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Foto e video Julia Mottura

23 novembre 2021 

Resumen Latinoamericano

Da Comitato Carlos Fonseca

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I dipendenti di Amazon in tutto il mondo mobilitate e mobilitat durante uno dei giorni di shopping più affollati dell’anno, il cosidetto Black Friday. “Make Amazon Pay” è una coalizione di lavoratori e attivisti che porta avanti le proteste durante il Black Friday.

L’obiettivo è quello di chiedere al gigante della vendita al dettaglio di aumentare i salari, pagare più tasse e ridurre la sua impronta di carbonio, secondo il suo sito web.

“La pandemia ha messo in luce come Amazon colloca i profitti davanti ai lavoratori, alla società e al nostro pianeta“, ha affermato Make Amazon Pay in una nota. “Amazon prende troppo e restituisce troppo poco“. Gli scioperi avranno luogo in fabbriche, magazzini, data center, uffici aziendali e raffinerie di petrolio in tutto il mondo. Uno sciopero globale che comprenderà oltre 20 Paesi, dagli USA alla Gran Bretagna e diversi stati in Europa. Anche in Italia, dove il sindacato di base Si Cobas ha organizzato un picchetto davanti al magazzino Amazon di Castel San Giovanni, nel piacentino.

Make Amazon Pay ha pubblicato un elenco di 25 richieste sul suo sito Web che includono l’aumento dei salari e l’estensione del congedo per malattia retribuito, l’accesso ai sindacati ai siti di lavoro di Amazon, l’impegno a zero emissioni entro il 2030.

Infine, tra le richieste, anche il pagamento delle tasse per “porre fine all’abuso fiscale attraverso lo spostamento degli utili, scappatoie e l’uso di paradisi fiscali, e fornendo piena trasparenza fiscale“.

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Gli scioperi in Italia hanno l’ulteriore obiettivo del contrasto al “modello di lavoro precario promosso dalla multinazionale Amazon – evidenzia il sindacato – e in via di estensione nel mercato del lavoro”.

Sono per questo previsti scioperi e blocchi in tutti i siti Amazon in Italia, compreso quello di Piacenza, in cui già dalla mattina più di un migliaio di manifestanti è giunta davanti ai cancelli di Amazon. “Lo sfruttamento diretto da Amazon crea un precedente per tutto il territorio italiano – aggiunge il sindacato -, ponendo le basi per la rovina di una intera generazione di lavoratori”.

La corrispondenza con Carlo, compagno dei Si Cobas ,dai cancelli di Amazon a Castel San Giovanni, in provincia di Piacenza: uno degli hub più importanti del Nord Italia. Ascolta o Scarica.

Da Radio Onda d'Urto

 

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