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Articoli filtrati per data: Wednesday, 24 Novembre 2021

3000 manifestanti contro il bacino artificiale si incontrano a Mauzè-sur-le-Mignon e smontano un “serbatoio della vergogna” e il suo sistema di pompaggio.

Comunicato di Soulèvements de la Terre, della Confèdèration Paysanne e di Bassines Non Merci.

Da expansive.info

Sabato 6 Novembre, più di 3000 persone e 20 trattori si sono incontrati a  Mauzè-sur-le-Mignon  per fermare i cantieri del mega bacino artificiale nella regione del Marais poitevin.

La manifestazione è stata chiamata da Bassines Non Merci (Coordinamento contro i bacini artificiali), la LPO (Lega per la protezione degli uccelli),  la Confèdèration Paysanne (Coordinamento agricoltori) e Soulèvements de la terre (Coordinamento contro le nocività), ed ha vinto la sua scommessa nonostante le intimidazioni della prefettura, che aveva vietato l’evento, e di FNSEA  (Sindacato degli imprenditori agricoli), che ha organizzato una contro manifestazione per impedire l’azione di protesta.

Agricoltori che vogliono proteggere le loro terre, amanti della flora e della fauna, abitanti dei territori che si stanno inaridendo hanno riempito la piazza del Comune, poi si sono mossi insieme per le strade di Mauzé, formando un corteo di più di 3000 persone. I manifestant e le organizzazioni per la difesa dell’ambiente hanno constatato al loro passaggio il prosciugamento del fiume Mignon, una situazione che potrebbe diventare permanente se i progetti del bacino artificiale si concretizzassero.

I manifestanti hanno poi collettivamente raggiunto il sito di un mega bacino artificiale illegale di 5 ettari (180000 m3), nonostante un forte dispositivo di polizia. Gli anti-serbatoio hanno dovuto passare dai campi, evitare i gas lacrimogeni e le manganellate, attraversare a piedi un corso d’acqua e superare vari sbarramenti di polizia ma sono infine riusciti ad entrare nel sito del “bacino artificiale della vergogna”, un serbatoio già condannato 5 volte dai tribunali.

Il sistema di pompaggio che alimenta il serbatoio attingendo direttamente alla falda acquifera è stato smontato e portato via da alcuni agricoltori. I manifestanti sono poi saliti sull’argine del bacino e ne hanno tolto il rivestimento telato, per renderlo “inoffensivo”.

Il serbatoio è stato svuotato e l’acqua restituita alla falda!

Dall’altra parte, solo qualche centinaio di persone ha risposto all’appello del FNSEA. di JA (Organizzazione di giovani imprenditori) e della Coordination rurale per… proteggere, altrove, un serbatoio vuoto , secco e morto come la loro visione dell’agricoltura, che distrugge i territori e il futuro dei nostri contadini.

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Per Nicolas Girod, portavoce della Confederation paysanne, questa è “una completa e clamorosa vittoria, una dimostrazione  del fatto che siamo un movimento popolare numeroso  e forte, che si batte per un territorio dinamico e un progetto di società giusta a livello sociale ed ecologico.

Vogliamo avvertire i promotori di questi progetti di bacini artficiali: la nostra determinazione a batterci per una giusta ripartizione delle risorse idriche resta forte ed è tempo per voi di abbandonare i vostri progetti, altrimenti torneremo sempre all’attacco.

A Mauzé come altrove continueremo a sostenere che l’acqua è un bene comune e che il suolo non deve più essere avvelenato.

NO BASSARAN!

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La recente denuncia dell’associazione Antigone sulle condizioni inumane di detenzione al Sestante, il repartino psichiatrico del carcere delle Vallette, ha riaperto la questione dei manicomi criminali, poi ospedali psichiatrici giudiziari, chiusi per far posto alle REMS – residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza. Formalmente, pur essendo strutture chiuse, le REMS non sono più carceri, perché la competenza è passata dal ministero di giustizia a quello della sanità.


La chiusura degli OPG e la nascita delle REMS non ha tuttavia reciso il legame tra psichiatria e reclusione. Anzi.
I prigionieri delle REMS sono sedati chimicamente, non possono uscire, spesso sono legati ai letti.
In carcere, già prima della nascita delle REMS, sono stati aperti repartini dedicati alle persone psichiatrizzate. Veri e propri manicomi all’interno delle carceri. Come i vecchi manicomi criminali sono luoghi dove, ancor più che nei reparti “normali”, vige l’arbitrio e la violenza delle guardie. Celle buie, materassi marci, gabinetti intasati, persone incapaci di muoversi e parlare perché sedate con dosi massicce di psicofarmaci. La gabbia chimica e quella di mattoni si uniscono in questi nuovi manicomi. Il manicomio si è polverizzato in tante e diverse strutture più piccole, ma la reclusione psichiatrica resta l’orizzonte concreto per moltissime persone.
Oggi un detenuto su quattro è in terapia psichiatrica, nel 2020 c’erano 174 persone rinchiuse in carcere in attesa di venire imprigionate in una REMS.


La contenzione fisica, dentro e fuori dal carcere è aumentata, mentre si allunga l’elenco delle persone morte, dopo essere rimaste legate mani, piedi e spalle al letto. L’ultimo morto di cui si ha notizia è rimasto per quasi tre settimane crocefisso alla sua branda nel repartino dell’ospedale di Livorno. Due anni fa Elena Casetto, inchiodata da legacci al suo letto, morì atrocemente, bruciata viva, prima che qualcuno intervenisse. Per questa vicenda atroce sono indagati i vigili del fuoco: gli psichiatri non sono mai entrati nell’inchiesta.
La contenzione fisica, che, assieme alla gabbia chimica, è una vera forma di tortura, è stata abolita in numerosi paesi europei. In Italia solo 17 ospedali su 320 hanno deciso di buttare legacci e corde.
Ne abbiamo parlato con Alberto del Collettivo antipsichiatrico “Antonin Artaud” di Pisa

Da Radio Blackout

 

 

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Martedi 23 novembre nuova occupazione a Roma. Gli studenti del liceo Righi hanno occupato l’istituto. Salgono quindi a 16 le scuole occupate a Roma: Morgagni, Vittoria, Colonna, Orazio, Aristifane, Nomantano, Pacinotti-Archimede, Machiavelli, Tasso, Ripetta, Rossellini, Albertelli, Virgilio, Visconti e Manara. Tutti condividono le stesse richieste, e chiedono un modello di scuola diverso, più inclusivo e improntato all’ascolto delle istanze degli studenti dei vari istituti con la parola d’ordine “Vogliamo una scuola a misura di studente”.

“Abbiamo deciso di occupare le nostre scuole per contestare la gestione dell’istruzione pubblica italiana degli ultimi anni e per proporre una scuola a misura di studentə, aperta, sicura, accessibile ed inclusiva, che sappia ascoltarci, formarci e supportarci – si legge in una nota condivisa diffusa dalle scuole occupate del III Municipio – Abbiamo il diritto ed il dovere di avere un ruolo nel dibattito pubblico in qualità di studenti e studentesse e futuro di questo Paese”.

Da Radio Onda Rossa la voce di uno studente che racconta l’occupazione dal Liceo Righi Ascolta o scarica

Da Radio Onda d'Urto

 

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in SAPERI

Verso il 25 Novembre 2021 Giornata Internazionale contro la violenza maschile sulle donne.

In occasione di questa data vogliamo rendere pubbliche le violente e vergognose parole dette durante le udienze del processo che ha coinvolto Maya, una ragazza che non si è voltata dall’altra parte davanti a un’ ingiustizia e per questo è stata fermata dalla Polizia.

Quella notte in commissariato ha ricevuto un pugno da un poliziotto. Da allora, grazie alla coraggiosa scelta di denunciare quanto successo, è iniziato un processo che l’ha vista come parte lesa ma anche come imputata.

Come succede ogni volta che una donna decide di denunciare una violenza di un uomo la giustizia si pone come accusatrice, inquisitrice e colpevolizzante.

Vogliamo che questa doppia violenza non passi sotto silenzio, vogliamo evidenziare come il Tribunale di Torino si schieri sempre dalla parte dei poteri forti di questa città. Le parole dette dentro quelle aule devono risuonare nelle strade e nelle piazze perchè noi questa violenza non vogliamo più subirla, vogliamo ribaltarla. Insieme, solidali e più forti.

Parteciperemo alla piazza organizzata da Non Una di Meno - Torino durante il Presidio contro femminicidi e transicidi domani alle 18:30 in Piazza Castello proietteremo questo video in cui raccontiamo come é andata.

Qui per il primo video racconto della vicenda di Maya: https://www.facebook.com/Iostoconmaya/videos/245355630418723

 

Da Io sto con Maya - Se toccano una, toccano tutte

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Ieri il nuovo Prefetto di Torino, Raffaele Ruberto ha attirato in Prefettura, con una mossa in pieno stile “Mangiafuoco”, un gran numero di Sindaci valsusini per mostrare i balocchi della nuova tratta nazionale del TAV Torino-Lione.

Così, tutti seduti hanno presenziato non ad un dibattito e nemmeno ad un confronto perché ieri è stata solo l’ennesimo episodio di una serie già vista. Si è sempre partiti dall’assunto che il Tav Torino – Lione non è in discussione, si apprende ieri che nessun elemento del percorso è minimamente in discussione.

Della serie: il confronto sì, l’importante è che non serva a nulla.

L’unico sorridente e fiero di questo incontro è stato il Sindaco di Torino, Stefano Lo Russo che non vedeva l’ora di far ritornare la Città nella scuderia del Tav Torino – Lione.

Infatti, a presenziare l’incontro, il nuovo Commissario del Governo per la Tratta Nazionale del Tav, Calogero Mauceri ha dichiarato che sono “interventi già inseriti nel quadro della “Decisione di esecuzione” in sede europea” riferendosi alla tratta tra Avigliana e Orbassano, un percorso indicato di circa 24 chilometri che da Avigliana si congiungerebbe alla linea esistente di accesso al nodo di Torino con, inoltre, una parte sotterranea che partirebbe da Rivoli. Questo, un percorso che in buona parte dovrebbe correre in galleria, quindi con ulteriori scavi e devastazioni ambientali annesse, ai danni della collina morenica e che il governo non ha intenzione di mettere in discussione, proprio perché “darà la possibilità all’Italia di partecipare al bando europeo acquisendo il cofinanziamento del 40% per la realizzazione delle tratte nazionali di accesso” ha aggiunto Mauceri.

Ma non finisce qui, infatti, il Commissario Mauceri ha continuato dicendo che “c’è spazio per la valutazione di eventuali aggiustamenti per rendere l’opera più inserita nel territorio ma è necessario completare la progettazione definitiva entro il 2022 e di avviare i cantieri nel 2023 per terminare i lavori in linea con l’apertura del tunnel di base internazionale”. Insomma, Mauceri che si definisce un tecnico e non un politico, ha certamente tutte le carte in regola per andare a braccetto con i politicanti dell’oggi a cui noi No Tav siamo ultra abituati e quindi quello che Mauceri definisce come “spazio di valutazione di eventuali aggiustamenti” è la cifra che corrisponde al fantomatico confronto con i Sindaci della Valsusa. L’ennesimo specchietto per le allodole dove di fatto la possibilità di incidere per il fermo dell’opera, secondo le direttive, sta a zero.

Ai sindaci la misera possibilità di chiedere micro-aggiustamenti che di fatto non modificano minimante l’ordine delle cose per chi poi quei territori li deve vivere ogni giorno, tra camion che attraverseranno su e giù l’intera valle, inquinando in modo cieco in un contesto già in evidente difficoltà, in completo contrasto con le avvisaglie relative ai cambiamenti climatici.

Senza alcuna vergona, il Commissario del Governo per la Tratta Nazionale ha affermato a gran voce che “l’obiettivo comune è di approfondire, confrontarsi e condividere le scelte progettuali in una dichiarata e chiara cornice di piena sostenibilità ambientale, economica, sociale e di governance, che sia anche in grado di assicurare il raggiungimento di obiettivi di innovazione, qualità e affidabilità”. È importante però chiarire che per il potenziamento della linea storica sono già stati stanziati 200 milioni di euro, di cui 81 già disponibili.

Quindi, ricapitolando, tutto questo fare la barba di Mauceri ed RFI per camuffare un confronto per un progetto che non ha alcuna intenzione di essere variato nella sua matrice originaria per cui Rfi ne ha già realizzata la stesura preliminare che prevede l’adeguamento della linea storica tra Bussoleno e Avigliana, dove – si legge da “La Repubblica Torino” di oggi – saranno eliminati i due passaggi a livello a Borgone, poi l’adeguamento delle stazioni di Borgone, Sant’Ambrogio e Bruzolo, punti di interscambio per treni merci lunghi 750 metri, il rifacimento delle linee elettriche e la posa di barriere antirumore – e la parte in galleria fino alla scalo merci di Orbassano.

1,7 miliardi è il costo stimato e quindi serenamente lievitabile tant’è che Mauceri aggiunge “credo che andrà adeguato”.

Inoltre, è stato ben specificato che se i tempi saranno rispettati si potrà accedere al contributo europeo del 40%. Quindi una corsa contro il tempo visto che la progettazione dovrà risultare definitiva entro il 2022, se si vogliono accaparrare i fondi della Comunità Europea; mentre la fine dei cantieri andrà di pari passo con quelli del tunnel di base, tra il 2030 e il 2032.

A questo primo tavolino (di finto confronto) non poteva mancare anche il Ministro alle Infrastrutture Giovannini, che in video collegamento ha dichiarato: “Stiamo trasformando il nostro Paese e non è possibile farlo senza il coinvolgimento delle comunità locali. Per questo ho voluto potenziare la commissione del dibattito pubblico. Cambia il modo di progettare e realizzare le grandi opere e la sostenibilità è al centro di questo cambiamento. È un processo che richiede soluzioni condivise”.

Ma com’è possibile parlare di confronto se si parte già con degli assunti non modificabili? Come può il Ministro Giovannini affermare che ha “voluto potenziare la commissione del dibattito pubblico” se al contempo il suo uomo in campo, il Commissario Mauceri afferma che si tratta di “interventi già inseriti nel quadro della “Decisione di esecuzione” in sede europea”.

Qualcosa non torna oppure c’è la malizia di voler intortare i Sindaci di un’intera valle che da 30 anni e più si oppone ad un’opera, per cui migliaia di persone sono indagate e centinaia sono state già denunciate e condannate.

Sulla carta si legge “confronto” ma in realtà, per essere eticamente sinceri, bisognerebbe chiamarla imposizione perché di fatto è questa cosa qui.

Detta in parole povere, proviamo a parafrasare le magiche parole del Commissario Mauceri che avrebbe serenamente potuto affermare così: “Cari Sindaci, il vostro margine di modifica è pari circa allo 0,000000001% dell’intero progetto Tav Torino – Lione (nazionale e internazionale). Potreste ad esempio modificare il tipo di piastrelle da utilizzare nelle stazioni, così siete contenti e vi sentite partecipi, così poi non potrete mica dire che non avete posto il vostro contributo a questo incredibile dibattito pubblico. Vedete come siamo democratici e soprattutto attenti al futuro e all’ambiente noi che vogliamo bucare una montagna, distruggendo di fatto ettari di terra viva, e abbiamo anche il coraggio di definire l’opera in piena sostenibilità ambientale”.

Il Commissario Mauceri ha poi dichiarato che “già a inizio dicembre inizierò gli incontri con i sindaci, per entrare nel dettaglio del progetto e confrontarci sulle migliori soluzioni”. Lo scopo è quello di fare una prima tornata di consultazioni già verso metà dicembre, nell’ambito della Commissione intergovernativa, alla quale sembrerebbe partecipare anche la coordinatrice europea della Tav Iveta Radicova, che ad ottobre aveva già tirato le orecchie al Ministro Giovannini per i ritardi clamorosi accumulati sull’intera tratta.

Il Movimento No Tav è fatto di migliaia di persone comuni che hanno sinceramente a cuore il proprio futuro e quello delle generazioni più giovani, per cui restituiamo ai mittenti le loro parolette magiche capaci di accalappiare solo degli stolti, ma certamente non chi su quei sentieri di montagna ha scritto la storia di un popolo resistente che non ha alcuna intenzione di retrocedere, nemmeno di un centimetro.

Ricordiamo, quindi, a tutti i Sindaci della Valsusa che l’unica opzione sostenibile per la nostra valle e per tutte le persone che si riconoscono nel Movimento No Tav, è “l’opzione zero”: zero devastazioni ambientali, zero sperperi economici di miliardi di euro per un’opera ecocida a discapito di servizi di primaria necessità per tutte e tutti.

L’8 dicembre si avvicina e, come abbiamo fatto per 30 anni, continueremo a lottare senza timori e senza alcuna remora.

Avanti No Tav!

Da notav.info

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“Oltre le parole, oltre i loro “BLA BLA BLA” ci siamo noi, i nostri corpi e le nostre terre. Ci aspetta un percorso lungo i fortini dell’alta velocità, partendo dai mulini della val Clarea fino a San Didero, attraversando i piccoli paesi con assemblee e cortei per spingerci fino alle recinzioni delle zone militarizzate. Ci aspetta una settimana ricca di iniziative e occasioni di incontro che sapranno accogliere tutti e tutte coloro che da anni lottano, a partire dalle proprie realtà, per la salvezza del pianeta. 

E’ dunque arrivato nuovamente il tempo di prendere in mano l’agenda No Tav..Che lotta sia!”

da https://www.notav.info/ 

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