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Articoli filtrati per data: Thursday, 07 Ottobre 2021

I legali di Emilio hanno presentato oggi il ricorso in Cassazione per la sentenza della Corte d’Appello di Torino che, il 29 settembre, ha decretato la concessione dell’estradizione per Emilio allo Stato francese.

Come molte volte abbiamo detto durante tutto questo percorso, non lo lasceremo certamente solo in questo momento di attesa così delicato per lui e la sua famiglia.
Da giovedì 7 ottobre, dalle ore 11, ci ritroveremo sotto casa di Emilio per costruire insieme un presidio per attendere insieme a lui la risposta del Tribunale della Cassazione che deciderà del suo prossimo futuro.

Una pratica, questa, che il Movimento No Tav ha potuto sperimentare in questi lunghi anni per sostenere e stare al fianco di tutte quelle persone che, con generosità, si sono spese non solo per la battaglia valsusina contro la grande opera, ma anche per altre lotte sociali fondamentali per tutte e tutti, e che si sono trovati di fronte al grande moloc della magistratura italiana.
Emilio, Dana, Mimmo Lucano, Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi (link all’altro articolo), sono solo alcuni esempi e, nel guardare la loro storia, risulta immediatamente evidente come le reazioni del mondo politico e giudiziario, rispetto a quelli che vengono definiti reati dalla legislatura corrente, e che noi invece leggiamo come un generoso tentativo di stare dalla parte giusta della storia, siano quasi alla stregua di una punizione dell’antiquata istituzione scolastica.
Come vecchi maestri, governi e magistratura, utilizzano il proprio potere per togliersi qualsiasi responsabilità dell’evidente fallimento del sistema che portano avanti, richiedendo così, per chi cerca di portare avanti un’alternativa, “punizioni esemplari” come provvedimenti giudiziari decisamente fuori misura rispetto ai reati che vengono contestati.

Ma lo sappiamo bene qui in Valle di Susa che la “legalità”, quella che vogliono spacciare per sacro valore della democrazia, non fa quasi mai rima con Giustizia, quella vera, quella sociale, quella che non porta solo povertà, sfruttamento e devastazione della Terra, quella per cui Emilio, insieme a tanti altri, ha deciso di portare avanti le sue battaglie con coraggio e senza piegare la testa.

Non lasciamo solo Emilio in questo momento! Stringiamoci intorno a lui e alla sua famiglia per gridare ancora una volta un no forte e chiaro alla sua estradizione!

Invitiamo tutte e tutti a passare sotto casa di Emilio da domani, giovedì 7/10 dalle ore 11, e nei giorni a seguire.

Forza Emilio!

Da notav.info

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Stamattina al Tribunale di Torino una nuova udienza del processo che vede Maya, giovane compagna torinese, imputata ma anche parte lesa per i fatti della notte dell’8 giugno 2017, quando fu fermata e portata in commissariato da una volante della Polizia per essersi fermata a osservare la perquisizione di un ragazzo migrante. In commissariato Maya fu insultata e picchiata da uno degli agenti che l’avevano fermata. Proprio l’agente in questione sarà interrogato stamattina dalla pm Pedrotta. Il 29 ottobre toccherà a Maya.

All’esterno del Palazzo di Giustizia di Torino in corso un presidio solidale della campagna “Io sto con Maya” dove abbiamo raggiunto Sara  Ascolta o scarica

SOSTENIAMO MAYA CON PRESIDI DI SOLIDARIETA’ DAVANTI AL TRIBUNALE DI TORINO!
Il 16 marzo scorso si è tenuta la prima udienza del processo a Maya, conclusasi con un rinvio che ha permesso ai poliziotti presenti la notte del suo fermo di costituirsi parte civile, andando a difendere chi l’ha picchiata e insultata. Eravamo in tante e tanti sotto il tribunale di Torino quel giorno ma questa storia non è finita qui e il mese di ottobre vedrà due date importanti di questo vergognoso processo: il 6 ottobre il poliziotto verrà interrogato e il 29 ottobre Maya sarà interrogata dalla pm Pedrotta. Non la lasceremo sola neanche questa volta!
Ricordiamo che nella notte dell’8 giugno 2017, Maya una ragazza di 19 anni viene fermata dalla polizia e portata nel commissariato di via Veglia.
La sua “colpa”? Non aver tirato dritto di fronte a una perquisizione della polizia a danno di migranti, ma essersi fermata a guardare. Maya è stata successivamente picchiata e insultata da uno degli agenti di polizia che aveva eseguito il fermo. L’accanimento già pesante nei suoi confronti si è poi aggravato quando la giovane è stata riconosciuta come attivista e militante politica di questa città.
Ciò che è accaduto ci ha visto muovere in assemblee, cortei, iniziative non solo di solidarietà e vicinanza ad una nostra compagna, ma anche di denuncia della violenza poliziesca e dei tribunali. Questa vicenda ci ha fatto riconoscere un matrice sistemica di genere in questa violenza, così come abbiamo rivendicato l’attraversabilità delle strade che percorriamo quotidianamente, a cui non vogliamo delegare alla polizia la sua “sicurezza”
Crediamo sia urgente e necessario alla vigilia di questi due nuovi interrogatori, esprimere tutta la nostra solidarietà a Maya e non lasciarla sola, ma anche per rifiutare questo tipo di violenze che arrivano dai Tribunali, dalla polizia e per organizzarci assieme rispetto alle risposte da dare e far sì che episodi di questo tipo non si ripetano.
In questo come in molte altre situazioni, la Procura e il Tribunale di Torino hanno dimostrato la follia delle sue procedure, il suo accanimento violento sulle donne che rifiutano il loro ruolo di vittime e decidono di portare i propri aggressori davanti alla “legge”, dimostrando ancora una volta che non è dalle istituzioni che possiamo aspettarci giustizia o prese di posizione dirette a cambiare le cose.
Solo insieme possiamo costruire la forza per non accettare queste violenze e ribaltarle!

Da Radio Onda d'Urto

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Abbiamo deciso di riproporre nello spazio informativo di Blackout un approfondito reportage radio sulla lotta del collettivo di fabbrica della GKN, curato da Lukas e Sara, compagnx italianx a spasso in giro per l’Europa.


Interviste, audio dai cortei, canti corali… Questo reportage non vuole tanto aggiornare sugli ultimi sviluppi della lotta scaturita dal licenziamento “antisindacale” dei 442 lavoratori di Campi Bisenzio, quanto dare spazio alle questioni ampie e trasversali che si impongono sullo sfondo della vertenza sindacale. Le voci delle persone coinvolte in questa lotta si intrecciano in una preziosa riflessione collettiva sui mutamenti della condizione operaia nel mondo contemporaneo, dall’invasività con cui i ritmi produttivi (e il loro improvviso venir meno) strutturano il ritmo di vita in fabbrica all’irrisolto e conteso rapporto tra capitale, lavoro e natura, la cui attualità si impone sempre più sotto le spinte sistemiche alla transizione ecologica. Vissuti e mobilitazioni che eccedono la semplice difesa dei propri posti di lavoro.
Buon ascolto!

Da Radio Blackout

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