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Articoli filtrati per data: Thursday, 28 Ottobre 2021

L’obbligo di Green Pass negli ambienti lavorativi (15 ottobre 2021) ha ridato fiato alla protesta contro il dispositivo governativo. Alcuni porti, come Trieste e Genova, se pur in maniera diversa, sono scesi in mobilitazione permanente e in tante città ci sono state mobilitazioni ampie. La lotta contro il Green Pass è socialmente più ampia dell’area “No Vax” ed è attraversata anche da chi si è vaccinato, anche con convinzione. 

Le manifestazioni e la protesta ha aperto anche ad un dibattito pubblico, con diverse posizioni, sull’opportunità o meno di prendere parte (e nel caso come) a ciò che in diverse città si è mosso. Dibattito che spesso si polarizza senza lasciare spazio alle contraddizioni nonostante la complessità e ampiezza del contendere.

Vi proponiamo un confronto tra Sergio Bologna, storico studioso dei movimenti operai e sociali, e l’economista Guido Viale, autore di diversi articoli a favore delle mobilitazioni contro il Green Pass Ascolta o scarica

Da Radio Onda d'Urto

 

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Chiunque passi per il campus in questi giorni noterà al primo sguardo che qualcosa è cambiato.

Ieri notte, infatti, durante la serata di Halloween, gli studenti e le studentesse, stanchi delle carenze strutturali di spazi, hanno deciso di costruire con le loro mani una nuova aula accessibile a tutti/e.

In questi due anni di pandemia la nostra vita è cambiata profondamente: molti di noi hanno perso quei lavoretti iper-sfruttati e precari che caratterizzavano la nostra routine prima della pandemia; chi di noi è fuorisede è dovuto tornare a casa non riuscendo più a pagare i costi di una vita universitaria sempre più cara, dalle tasse agli affitti.

La “Torino città universitaria” tanto sbandierata dal rettore, si è rivelata per quello che è: un modello di università escludente e incapace di rispondere a qualsiasi nostra esigenza, in grado solo di inseguire ranking di competitività tra atenei che nulla dicono di cosa significa davvero essere studenti.

Essere studenti durante la pandemia ha significato, dapprima, inseguire i tempi e i malfunzionamenti della didattica a distanza che, nei fatti, ha ulteriormente ridotto gli spazi di discussione e scambio con i/le compagn* di corso, in una fase in cui la principale preoccupazione dell’università sembrava essere quella di controllarci agli esami attraverso i sistemi di proctoring.

Ora, con il graduale ritorno alla “normalità”, ci troviamo immersi in una realtà, se possibile, peggiore di quella pre-pandemia. Adesso essere student* universitar* significa passare la giornata in coda per un posto in biblioteca oppure seduti per terra a lezione siccome nessuno si è preoccupato di ampliare gli spazi per permettere un rientro effettivo in presenza; significa dover consumare il proprio pasto all’aperto, con il freddo che inizia a farsi sentire, siccome in tutto il campus non c’è una lunch room, dal momento che l’accoppiata questura&rettore ha pensato bene di chiudere l’unico spazio (l’aula break) che gli student* avevano deciso di aprire per rispondere a questa esigenza.

Tutto ciò senza considerare che l’accesso all’università si è trasformato in un percorso ad ostacoli con continui controlli che sembrano tanto essere il risultato del voler far vedere che si sta facendo qualcosa ma che, in realtà, non corrispondono minimamente ai nostri bisogni e non ci fanno sentire più sicur*

Per questi motivi ieri notte, durante una bella serata di socialità in cui tutt* insieme ci siamo ripresi i luoghi dell’università che ci appartengono, abbiamo deciso che il tempo dell’attesa era finito.

Abbiamo deciso di iniziare a costruirci da soli uno spazio in un’università in grado di rispondere ai nostri bisogni.

Uno spazio accessibile a tutt*, in cui studiare, discutere, condividere esperienze e contrastare una routine universitaria che ci vede rincorrere i tempi sempre più frenetici degli esami e dell’asettica accumulazione di Cfu; routine che non fa altro che generare ansie e paure che, se vissute da soli, ci schiacciano, ma che, tutt* insieme, possiamo provare a ribaltare.

Ci vediamo oggi alle 18 per un’assemblea di inaugurazione della nuova aula e per continuare a parlare di cosa vuol dire essere studenti oggi, cosa ci manca e cosa vorremmo.

Da Collettivo Universitario Autonomo - Torino

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in SAPERI

Continua lo stato d’assedio a El Estor.

Domenica 24 ottobre, dopo due giorni di brutale repressione da parte della Polizia Nazionale Civile (PNC) e dell’esercito contro la popolazione Q’eqchi’, che in modo pacifico si oppone alle attività illegali dell’impresa russo svizzera Solway, lo stato guatemalteco ha decretato lo stato d’assedio nel municipio di El Estor, dipartimento di Izabal. La stessa domenica, la polizia ha perquisito le installazioni della Difensoria Q’eqchi’ e della radio comunitaria Xyaab’ Tzuultaq’a, imponendo la censura e ledendo il diritto di informazione dei media non governativi.

L’ultima offensiva dello stato contro il popolo Q’eqchi’ organizzato a El Estor, è iniziata venerdì scorso 22 ottobre, quando la PNC e l’esercito hanno represso con abbondanza di violenza e facendo uso di gas lacrimogeni sulla popolazione organizzata di decine di comunità Q’eqchi’. Queste comunità hanno mantenuto per venti giorni una protesta pacifica all’entrata del municipio, per evitare il passaggio di camion carichi di carbone di cui la miniera ha bisogno per operare; chiedendo, in questo modo, che sia rispettata la risoluzione della Corte Costituzionale (CC), che ordina la sospensione dell’attività della miniera e che siano inclusi nelle attività di preconsultazione.

La repressione si è prolungata sabato 23 e domenica 24, con la perquisizione già menzionata delle installazioni della Defensoría Q’eqchi’ e della radio comunitaria Xyaab’ Tzuultaq’a e l’imposizione dello stato d’assedio per 30 giorni, durante i quali verrà limitato il diritto di manifestazione e le forze di sicurezza potranno effettuare arresti senza un ordine giudiziario.

La repressione poliziesca e militare è stata accompagnata, inoltre, da diversi attacchi e lesioni del diritto all’informazione dei mezzi di comunicazione alternativi e comunitari, che sono stati minacciati, intimiditi, censurati in varie maniere, quando cercano di offrire una versione differente da quella ufficiale, che tenta di criminalizzare la popolazione Q’eqchi’ e di renderla responsabile di un contesto di violenza che è di esclusiva responsabilità dello stato, il quale permette ed è complice dell’attività illegale della miniera usando la violenza per reprimere la popolazione che si oppone pacificamente a questa illegalità.

Noi IM-Defensoras chiediamo l’immediata cessazione della violenza dello stato a El Estor, la sospensione dello stato d’assedio e l’immediata cessazione dell’attività illegale della miniera gestita dall’impresa Solway, rendendo responsabile lo stato guatemalteco di qualsiasi lesione alla vita e all’integrità delle persone appartenenti al popolo Q’eqchi’ che si mantiene in resistenza per chiedere che sia rispettata la risoluzione della Corte Costituzionale. Allo stesso tempo, chiediamo che sia rispettato il diritto di informare di tutte le persone che lavorano per i mezzi comunitari o alternativi.

Le Autorità Indigene e Ancestrali si sono pronunciate sul bilancio 2022 che sarà approvato dal Congresso nelle prossime settimane. Chiedono più risorse per ridurre la denutrizione e migliorare l’educazione di bambine e bambini.

Da parte della gioventù e di differenti territori si ripudiano gli atti di repressione contro il popolo Maya Q’eqchi’ di El Estor, Izabal, e solidarizzano con il popolo che difende la vita.

Abbracciamo, riuniamo e riconosciamo il lavoro e la forza delle compagne difensore e del Consiglio ancestrale Maya Q’eqchi’ che si mantiene nella prima linea della resistenza, esponendo i propri corpi e le proprie vite per difendere l’acqua e proteggere il lago Izabal e la rete della vita di fronte all’industria della morte e alla complicità dello stato con la medesima.

Facciamo un appello alla comunità internazionale a solidarizzare con loro e con le loro comunità, denunciando la situazione, unendosi alle loro richieste e mantenendosi vigili sugli avvenimenti.

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25 ottobre 2021

Resumen Latinoamericano

Da Comitato Carlos Fonseca

 

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