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Articoli filtrati per data: Saturday, 16 Ottobre 2021

Il 16 ottobre 1972 poco dopo le 22, Wael Abdel Zwaiter, intellettuale e dirigente palestinese con passaporto giordano, viene assassinato a Roma da un commando del Mossad mentre sta rientrando nel suo appartamento di Piazza Annibaliano, perché l’intelligence israeliana lo ritiene vicino al gruppo Settembre Nero che ha compiuto l’attentato alle Olimpiadi di Monaco.

Zwaiter sarà il primo di altre eliminazioni, Majed Abu Sharar nel 1981, Kamal Hussein e Nazih Matar nel 1982, sono questi i nomi di altri dirigenti palestinesi assassinati a Roma nel giro di dieci anni. Nei giorni successivi all’omicidio, nonostante, alcuni giornali israeliani affermarono che era stato “colpito l’uomo giusto” non sono mai emersi elementi rilevanti che potessero avvalorare il suo coinvolgimento nell’attentato di Monaco. Quanti l’avevano frequentato in vita lo hanno sempre ritenuto estraneo al gruppo Settembre Nero e lo ritenevano incapace di compiere azioni di quel genere, tra questi c’erano vari intellettuali di origine ebraica, tra cui Alberto Moravia, con il quale aveva compiuto un viaggio in Medio Oriente e che gli dedicò un epitaffio sulla rivista «L’Espresso».

Wael Abdel Zwaiter è stato sepolto a Damasco, essendo stata impedita dalle autorità israeliane la sepoltura a Nablus. Il 17 dicembre del 1980 la Corte d’Assise di Roma condanna in contumacia alcuni agenti del Mossad per il suo omicidio.

 

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Le riprese video recentemente pubblicate riprese all’interno dei tunnel utilizzati dai combattenti curdi che da aprile sono in conflitto con le forze armate turche da sollevano nuovamente interrogativi sul presunto uso di gas chimico da parte della Turchia.

Le riprese video appena emerse che secondo quanto riferito sono state girate ad agosto da combattenti curdi e recentemente pubblicate da Medya Haber TV mostrano che i tunnel in montagna che i combattenticurdi hanno utilizzato sono riempiti con una sorta di gas di colore verde. Il filmato mostra come la visibilità nei tunnel sia diminuita fino a mezzo metro a causa del denso gas di colore verde.

I combattenti curdi per potersi muovere nei tunnel sono stati visti utilizzare maschere antigas e luci .Non è noto quale tipo di gas o sostanze chimiche causino il fumo verde nel video. Ci sono state ripetute affermazioni secondo cui la Turchia diffonde gas chimico nel Kurdistan iracheno:secondo l’agenzia Mesopotamia solo nell’ultimo mese 548 persone che vivono nelle vicinanze di Kanimasi sono state portate negli ospedali di Duhuk e in altre città della regione a causa di problemi di salute e sintomi sospetti che possono essere stati causati da gas chimici. Tutti gli individui che sono stati ricoverati in ospedale hanno mostrato sintomi associati a una sorta di gas chimico, tra cui bruciore agli occhi, visione offuscata, cecità temporanea, mal di testa acuto, sangue dal naso, mancanza di respiro ed eruzioni cutanee.

Secondo quanto riferito, i lavoratori degli sportelli di crisi formati dal Partito democratico del Kurdistan (KDP) hanno trasferito coloro che sono giunti negli ospedali con tali sintomi per essere curati nelle strutture ospedaliere da campo situate nella base militare dell’esercito turco a Bamernê.

Ci sono stati anche precedentemente diversi rapporti incentrati sulle affermazioni sull’uso di armi chimiche da parte della Turchia nelle operazioni transfrontaliere in corso nel nord dell’Iraq.

Il 1° ottobre il Christian Peacemaker Teams (CPT) ha pubblicato un aggiornamento sull’impatto dell’operazione militare turca “Claw-Lightning” nel Kurdistan iracheno, con una nota significativa che fa riferimento a rapporti che suggeriscono che la Turchia il 4 settembre abbia utilizzato armi chimiche o fosforo bianco in un attacco mirando ai terreni agricoli .

Riferendosi ad alcuni dei filmati e delle immagini pubblicate scattate nel Kurdistan iracheno e pubblicate a sostegno delle accuse secondo cui la Turchia utilizza gas chimici nella regione, la dott.ssa Gisela Penteker dell’International Physicians for the Prevention of Nuclear War ha affermato:

“Non siamo specialisti in armi chimiche, guardando quelle immagini, ovviamente, non ci sono prove. Ma ci sono molti, molti segnali che ci fanno pensare che siano usate armi chimiche, e ovviamente ci uniamo al popolo curdo nel chiedere agli organismi internazionali di dimostrarlo”. Se un membro della NATO usa armi chimiche ha osservato la dottoressa: “Non possiamo tacere su questo. Quello che possiamo fare è chiedere sempre, e ancora lasciate che il personale dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche vada lì e controlli e lo dimostri, o dimostri che non è vero.

Da Rete Kurdistan

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Alle prime ore del mattino del passato 12 ottobre ci hanno informato sulla distruzione di tre camion, tre fuoristrada e quattro macchine forestali, ai confini tra i comuni di Lumaco e Traiguén, luogo che l’impresa forestale implicata chiama il “fondo Santa Lidia”, che si trova nel nord del Wallmapu.

Alcune ore dopo l’Organo di Resistenza Territoriale Pelontraru, appartenente al Coordinamento Arauco Malleco, ha rivendicato l’azione di sabotaggio dichiarando: “l’ORT Pelontraro, CAM, ha effettuato un’azione di sabotaggio contro un lavoro forestale in risposta alla decisione del governo di Sebastián Piñera che ha decretato lo stato d’emergenza in tre regioni menzionate come macrozona sud, che corrispondono ad una parte del Wallmapu. Il risultato di questa azione è la distruzione totale di almeno 10 macchine al servizio dell’impresa forestale”.

In questo modo una parte del movimento mapuche manifesta la sua opposizione all’incursione militare che è cominciata a seguito del decreto di stato d’emergenza emesso dal  presidente Sebastián Piñera, specificatamente nei territori dove c’è una maggiore presenza di popolazione mapuche.

Radio Kurruf

15 ottobre 2021

tratto da Desinformémonos

Da Comitato Carlos Fonseca

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Ieri pomeriggio, la Corte di Appello di Torino, ha depositato le condanne a carico di 13 No Tav accusati in seguito ai fatti accaduti durante il corteo del 28 giugno 2015, quando, migliaia di manifestanti, partendo dal comune di Exilles, raggiunsero le reti del cantiere di Chiomonte.

All’apertura del processo le richieste del PM Rinaudo, ormai prossimo alla pensione e in evidente difficoltà, all’indomani di un’inchiesta per corruzione che vedeva coinvolto in pieno l’entourage del PM Padalino – l’altro procuratore del pool anti-No Tav – lasciavano già presagire la voglia di dare una lezione alla Valle che Resiste. Infatti, le richieste di pena, in alcuni casi, arrivarono addirittura a 7 anni di carcere per la feroce violenza esercitata contro le innocenti barriere poste a difesa del cantiere. Ridimensionate le condanne, in conclusione del primo grado, il tribunale di Torino procedette con l’assoluzione di 3 manifestanti e ne condannò 16 a 31 anni e 10 mesi di carcere complessivi.
Tra loro giovani No Tav e storici volti valsusini da sempre in prima linea contro il folle progetto della Torino-Lione, con condanne che colpirono persone dai 26 ai 72 anni.

Ebbene, ieri é arrivata la sentenza della Corte d’appello di Torino che vede l’assoluzione di altri 3 imputati per non aver commesso i fatti mentre per gli altri 13 ha ridimensionato le condanne arrivando comunque a chiedere 17 anni e 10 mesi di pene totali.

Quel 28 giugno vide la partecipazione di tantissimi attivisti arrivati da tutta la Valsusa e da tutta Italia, determinati a raggiungere le reti del luogo simbolo della devastazione, il cantiere Tav della Maddalena. Partiti da Exilles, e dopo aver percorso un pezzo molto breve di quello che doveva essere il tragitto della manifestazione, i No Tav si trovarono la strada sbarrata da imponenti jeresy difesi a vista dalle forze dell’ordine. Ma la voglia di proseguire verso i luoghi occupati e martoriati dal fortino di Chiomonte era molta e sicuramente non sarebbero state quelle barriere a fermarla: per ore, accompagnati dalla ormai nota testardaggine che contraddistingue la gente di montagna, si cercò di tirare giù quelle le reti e per ore la polizia cercò di disperdere il corteo attraverso l’utilizzo dei gas lacrimogeni e degli idranti.

Il corteo decise dunque di tornare indietro e, percorrendo la statale che collega Exilles a Chiomonte, passando per lo stesso centro abitato, arrivò ad assediare il cantiere anche al suo varco principale, quello della centrale idroelettrica. Anche in questo caso venne loro bloccato il cammino dalle solite barriere che, però, questa volta, non sopportarono la pressione dei No Tav che si erano nuovamente lanciati all’abbordaggio del mostro: i grandi blocchi di cemento iniziarono a dondolare sotto l’effetto delle tante braccia e mani che unite iniziarono a tirare con forza le corde attaccate ai jersey che, con un grande a fragore, caddero a terra tra l’entusiasmo e gli applausi di tutti i presenti.

Anche in quell’occasione, ovviamente, la reazione delle forze dell’ordine non si fece attendere ma la risposta in un primo momento fu confusionaria e scomposta, accompagnata da una carica nei confronti dei manifestanti e da un fitto lancio di lacrimogeni.

Al termine del corteo la DIGOS di Torino, per rifarsi dell’onta appena subita, procedette al fermo del furgone che aveva accompagnato tutta la manifestazione con l’impianto di amplificazione denunciando e ponendo in stato di fermo tre No Tav tra cui Marisa, signora di 73 anni, conosciuta in tutta la Val di Susa per le sue celebri e pericolose frittelle.

È ormai tristemente nota la tendenza della Procura di Torino ad inventare fantasiosi e assurdi impianti accusatori che vengono quasi sempre smontati e ridimensionati nei vari gradi di giudizio ma si conferma anche la volontà del tribunale di punire chi, in questi anni, non ha voluto abbassare la testa e che denuncia dopo denuncia, processo dopo processo, continua ad opporsi a quest’opera ecocida che, soprattutto in un momento storico come quello che stiamo vivendo, non dovrebbe essere una delle priorità del nostro Paese.

Come è anche nota, però, nonostante i molteplici tentativi della controparte di fermare questa lotta, la grande determinazione del Movimento No Tav di continuare questo cammino che parla di difesa dell’ambiente e della propria terra, per un futuro migliore per le generazioni future

Avanti no tav, fino alla vittoria!

Da notav.info

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