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Articoli filtrati per data: Saturday, 02 Gennaio 2021

Qualche giorno fa il Governo ha presentato il testo del decreto Milleproroghe. Spicca l’inaspettata assenza della riconferma della moratoria alle nuove autorizzazioni di concessioni di ricerca ed estrazione di idrocarburi. Le trivellazioni continuano, per intenderci.

Sparito l’articolo che fermava le trivellazioni

I ministri 5 Stelle, che proprio due anni fa avevano voluto e promosso con forza lo stop alle trivellazioni in mare e sulla terraferma, hanno fatto un clamoroso passo indietro. I movimenti NO Triv e le comunità avevano fatto un sospiro di sollievo per quell’apparente passo in avanti rispetto all’utilizzo dei combustibili fossili. Ma niente da fare; l’articolo è stato rimosso.

I governi succedutisi negli ultimi 10 anni avevano dimostrato, a più riprese, il totale asservimento alle logiche dell’industria fossile.
Non è un mistero che Renzi e i suoi sodali abbiano schierato un poderoso arsenale propagandistico nella guerra dichiarata ai comitati contro le trivellazioni. Nonostante questo, tuttavia, la coscienza ambientale nei territori è cresciuta al punto che i politicanti, pur mantenendo un atteggiamento prono nei confronti dei petrolieri, sono stati costretti a mascherare le loro azioni, rivendendo come provvedimenti “verdi”, norme che, in realtà, hanno sostanzialmente continuato a garantire ampi margini di agibilità a ENI e soci. Lo stesso stop alle ricerche e alle trivellazioni del 2018 era stata una grande vittoria dei movimenti in difesa dei territori.

Il clamoroso voltafaccia del M5S

Non si era mai arrivati, però, a un voltafaccia come quello delle ultime ore: il decreto Milleproroghe conteneva un articolo che prevedeva lo stop a «permessi di prospezione o di ricerca ovvero di nuove concessioni di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi». La ratio era quella di mantenere i permessi esistenti fino alla loro scadenza senza la possibilità di ulteriori rinnovi. Il testo che però è giunto al Consiglio dei Ministri, non solo non contiene tale misura, ma approva addirittura un piano di sostegno all’industria di raffinazione. Evidentemente i petrolieri non hanno gradito la presa di posizione di qualche voce “stonata” e l’hanno subito mandata a dire al governo che ha risposto obbedendo e facendo un ulteriore regalino alle compagnie petrolifere.
Se dovesse essere mantenuto l’impianto del provvedimento, questo significherebbe, per la Sicilia, la possibile ripresa – o per meglio dire la prosecuzione – in grande stile dell’attività estrattiva, sia a terra che in mare, con effetti che è facile intuire. Sono infatti 84 le richieste di nuove trivellazioni presentate al ministero dello sviluppo economico, molte in fase avanzata e con minacce multi-milionarie di risarcimento da parte delle compagnie in caso di rigetto.

84 le richieste per la Sicilia 

Solo in Sicilia le richieste pendenti per piattaforme marine sono 24 e tutte concentrate tra l’Adriatico e il Canale di Sicilia: davanti alla costa tra Gela e Licata la società inglese Northern Petroleum ha presentato una richiesta di trivellazione per una superficie di 279 chilometri quadrati, mentre Eni ed Edison in società vorrebbero concessioni per due impianti, il primo per 60 chilometri quadrati, l’altro per 450 chilometri quadrati. Accanto Pantelleria è la società piemontese Audax Energy ad aver chiesto un permesso di ricerca per 345 chilometri quadrati.
Altre 54 richieste riguardano invece ricerche in terraferma. In Sicilia, l’Eni ha puntato gli occhi sul territorio di Modica e Ragusa, ma anche nella piana di Vittoria, nella zona tra Caltagirone, Gela e Mazzarrone e sulle Madonie nell’area di Petralia Soprana; la Mac Oil ha presentato domanda di ricerca tra Enna, Caltanissetta e Agrigento; il gruppo Alcanna Italia nella zona del Belice.

I comitati, le associazioni e i cittadini che da anni si battono contro le trivelle, da Noto a Licata, sono in allerta per seguire l’evolversi della vicenda e, di certo, non sono disponibili a restare a guardare.

Da antudo.info

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Cile è lo scenario di una nuova repressione e di scontri.

Lunedì, a Santiago del Cile (capitale) si sono registrati scontri tra i carabinieri (polizia militare) e manifestanti che partecipavano alla commemorazione del primo anniversario della morte di Mauricio Fredes, che alla fine di dicembre 2019 perse la vita; mentre sfuggiva a una carica della polizia, fu spinto in una fossa con acqua e cavi elettrici e fu folgorato.

Secondo i media locali, nonostante che la convocazione all’omaggio fosse stata affollata, i carabinieri hanno represso con violenza, e in risposta ci sono state barricate erette dai manifestanti.

Con gas lacrimogeni e camion lancia acqua, gli agenti della polizia militare del Cile hanno cercato di disperdere i manifestanti, che percorrevano la strada principale della capitale, l’Alameda.

La manifestazione ha provocato, inoltre, il blocco del traffico nella zona, così come la chiusura di alcune stazioni della metro di Santiago de Cile, secondo quanto informa Radio Cooperativa.

Nell’ottobre del 2019 scoppiarono le proteste nel paese sudamericano per rifiutare le draconiane politiche del presidente di ultradestra, Sebastián Piñera. L’approvazione del mandatario scese in picchiata e il suo gabinetto deve affrontare critiche per la cattiva gestione della pandemia del coronavirus e le violazioni dei diritti umani commesse dai carabinieri.

Di fatto, il motivo iniziale delle proteste fu l’aumento del prezzo dei trasporti. Più avanti, si aggiunsero altre richieste, come miglioramenti sociali e lavorativi, la rinuncia di Piñera, così come la redazione di una nuova Magna Carta, eredità della dittatura di Pinochet, tra le altre.

Le mobilitazioni continuano a seguito dello scontento popolare di fronte all’atteggiamento di Piñera e alla violenza dei carabinieri che hanno represso i manifestanti con un uso eccessivo della forza.

30/12/2020

La Haine

Da Comitato Carlos Fonseca

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Nel pomeriggio di ieri è stata portata in carcere Fabiola, attivista No Tav, che stava già scontando da alcuni mesi agli arresti domiciliari i 2 anni di condanna definitiva per l’iniziativa No Tav del 2012 chiamata “Oggi Paga Monti”.

La stessa che ancora oggi vede in carcere Dana, prima di lei Nicoletta e tanti altri agli arresti o con misure restrittive che limitano la loro libertà.

Nel frattempo è arrivato un cumulo di pene definitive legate al suo attivismo sociale per un totale di oltre 3 anni e il magistrato di sorveglianza, nonostante la complessità del momento legato all’emergenza covid che si somma al già sovraffollamento del carcere di Torino, ha disposto il mandato di arresto detentivo il 30 dicembre, eseguito il 31 pomeriggio per l’appunto.

Un’altra volta la Procura di Torino non perde occasione di presentare il conto sotto le feste, un momento che tutte e tutti vorremmo vivere accanto ai nostri cari.

Fabiola, da sempre esposta in prima persona nelle lotte torinesi delle occupazioni, contro gli sfratti e in solidarietà ai detenuti, non ha fatto mancare il suo contributo anche in val di Susa in alcuni momenti importanti per il movimento No Tav.

Non lasceremo sola Fabiola, anche in questo momento difficile continueremo ad essere con lei.
Facciamole arrivare la nostra solidarietà e il nostro calore scrivendole.

Per scrivere a Fabiola:
FABIOLA DE COSTANZO
Via Maria Adelaide Aglietta, 35
10151 – Torino

Da notav.info

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo video di ieri sera al cantiere di Chiomonte…pare che i folletti della Clarea abbiano dato, alla moda dei No Tav, il loro benvenuto al nuovo anno con l’augurio che sia ancor di più di lotta e resistenza.

Da notav.info

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