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Articoli filtrati per data: Monday, 18 Gennaio 2021

Lo strascico della battaglia di Capitol Hill investe direttamente anche i social come campo di battaglia politica e mette in discussione molti degli assunti su cui questi mezzi di socializzazione (nonchè aziende private) hanno basato la loro fortuna. Il ban di Trump dai maggiori social della silicon valley sta scatenando un fitto dibattito tra chi ne sostiene la necessità e chi lo avversa più o meno strumentalmente. Intanto a latere si illumina la zona d'ombra in cui prosperano alcuni esperimenti alternativi alle piattaforme mainstream utilizzati ed alimentati dall'estrema destra. Lo scontro si fa insieme più confusionario e più chiaro nel frattempo la frontiera del web diventa sempre più circoscritta e controllata. Per provare ad orientarci in quanto sta succedendo vi proponiamo queste due interessanti trasmissioni, la prima di Radio Onda Rossa e la seconda di Radio Blackout che fanno il punto sulla situazione.

STAKKASTAKKA 92 – POUR PARLER DI WHATSAPP E DINTORNI

Torniamo con un tris di approfondimenti da battaglia: l’attacco a Parler dopo il colpo di stato più pazzo del mondo, l’aggiornamento ai Termini di Whatsapp che ha sconcertato persino vostra zia e dei succosi dettagli sull’attacco a SolarWinds e al governo americano.

Un’ora di trasmissione con chicche imperdibili alternate da balli e canti neomelodici gentilmente offerti dai nostri mariachi lisergici, risate e divertimento assicurato per tutta la famiglia!

Link di approfondimento L’attacco a Parler 1 Il dump su archive Dettagli vari presa HackerNews (eh che ci volete fare) Dettagli da una protagonista del dumpmappa interattiva con i video e gli audio di parler Whatsapp e le sue soffocanti policy Articolo di Ars Technica Le FAQ di Whatsapp SolarWinds Parte Seconda Come Solar Winds è diventata lo zimbello della sicurezza IT E il nostro eroe vince il premio come parassita dell’anno (per davvero).

Trump scaricato: la censura che non è di StatoTrump scaricato: la censura che non è di Stato di Le Dita nella Presa

Dopo il tentato colpo di statotentato colpo di stato, Trump viene bannato da molti social network e da varie aziende, i contenuti che invocano la frode elettorale bloccati da Facebook. È in questo modo, e non attraverso ordinanze federali, che Trump sta venendo estromesso dalla scena politica statunitense. Senza in nessun modo difendere Trump, dovremmo tuttavia chiederci come mai discorsi complottisti, autoritari e oppressivi siano così floridi sui social network; una riflessione che potrebbe portarci a scoprire che la censura non è il modo più efficace di affrontare il problema, e che forse è la forma della comunicazione online odierna ad essere problematica.

Dopo ciò, Trump si sposta su Parler, social network assai amichevole con gli utenti di estrema destra. Probabilmente il più usato dai suoi supporter che hanno tentato il coup kux klan. Questo ha scatenato molte reazioni contro Parler: l'app di Parler è stata eliminata dall'app store di Apple e dall'omologo di Google; Amazon ha revocato i servizi di cui Parler si avvaleva attraverso AWS; Twilio gli ha revocato l'account che utilizzavano per verificare gli indirizzi email degli iscritti. Ancora più importante, vari hacker attaccano Parler e riescono ad ottenere un dump piuttosto corposo contenente tutti i dati della piattaforma. Si scoprono così informazioni personali sugli iscritti, i luoghi da cui parlavano, si possono recuperare anche messaggi che gli utenti avevano apparentemente cancellato. Se vuoi approfondire l'argomento anche nei dettagli tecnici, ascolta il podcast di StakkaStakka su RadioBlackout. Noi facciamo invece delle riflessioni su come un servizio possa (o no) essere soggetto alla censura da parte delle aziende a cui si affida, più che a quella di Stato.

Cambiando argomento, parliamo di WhatsApp, che aggiorna i suoi termini di servizio con una mossa comunicativa poco riuscita. La verità è che non cambia moltissimo, che WhatsApp ha alcune pratiche antipatiche, ma che le aveva anche prima.

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in SAPERI

 

A quasi un anno dalle rivolte che hanno incendiato le carceri italiane, dai pestaggi inflitti come ritorsione e dalla morte di 14 detenuti, occorre non dimenticare e rinnovare la voglia di lottare. Questo è un piccolo contributo da far girare come meglio si crede, tra amici, compagne e compagni, solidali e parenti dei detenuti e delle detenute.

Un contributo anche per sostenere i cinque detenuti che hanno deciso di esporsi per fare luce sulla morte di Sasà Piscitelli, avvenuta dopo ripetuti pestaggi e dopo il trasferimento dal carcere di Modena a quello di Ascoli.

Da Osservatorio RepressioneOsservatorio Repressione

 

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Ancora pestaggi e insabbiamenti da parte dell'arma dei Carabinieri.

Dentro le caserme di tutta Italia, da Roma, passando per Piacenza ed arrivando ad Albenga l’impunità delle forze dell’ordine non ha limiti.

Il 4 dicembre Emanuel Scalabrin, agricoltore 33enne con problemi di dipendenza, una compagna e un figlio di 9 anni, viene arrestato, nell’ambito di un’operazione antidroga, e condotto dai carabinieri nella caserma di Albenga, da cui sarebbe dovuto essere trasferito al carcere di Imperia, viene invece trovato senza vita in una cella di sicurezza della caserma di Abenga, in provincia di Savona, il giorno successivo al suo arresto.

La vittima, da mezzogiorno, orario del suo arresto, viene trattenuto in cella fino al giorno dopo, quando, intorno alle 11, viene trovato morto nella cella di sicurezza. Il medico legale stima il suo decesso attorno alle 8 del mattino ma fino alle 11, orario in cui il corpo senza vita di Emanuel viene ritrovato, vi è un black out di 3 ore non giustificato.

Sono le 3 ore durante le quali la vittima avrebbe dovuto essere monitorato da una telecamera, ma il sistema era privo di hard disk.

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Non essendoci immagini, sono importanti le testimonianze. Alla luce dell’indagine per omicidio colposo, in attesa dei risultati dell’autopsia sul corpo di Emanuel, emerge la testimonianza di un altro uomo in caserma n quel momento.

 

L’uomo racconta: “A metà pomeriggio sono stato prelevato dalla mia cella e portato in sala d’attesa. Mi ero convinto che mi volessero rilasciare. A un certo punto ho sentito delle urla provenienti dalla cella di Scalabrin. Diceva “Aiuto!Aiuto!Basta!”, lo tesso riferisce di essere stato vittima di aggressioni: “Mi hanno preso a calci e pugni sul costato. Un militare, che ricordo bene, mi ha colpito con un bastone avvolto in un giornale rosa. Ho perso anche un dente“.

 

Molto forte la testimonianza di Giulia, compagna di Emanuel, secondo la quale il suo compagno si trovava nella loro casa di Ceriale, assieme a lei, quando, uscito dalla porta di casa per verificare un guasto elettrico, sarebbe stato spintonato nella sua abitazione da alcuni militari in borghese, appostati per fare irruzione.

Emanuel, stando al racconto di Giulia, sarebbe stato gettato sul materasso e colpito in ogni parte del corpo, mentre implorava ai carabinieri di fermarsi, per poi essere condotto nella caserma di Albenga, affidato alla Guardia Medica in quanto non si sentiva bene.

Dopo la visita di un’ora, riportando pressione alta e tachicardia, per la vittima è scattata la richiesta di trasferimento al Pronto Soccorso di Pietra per accertamenti sulle sue condizioni cliniche ma la visita sarebbe durata solo 5 minuti.

La permanenza nell'ospedale è uno degli elementi oggetto di approfondimento dell'inchiesta del pm Chiara Venturi. Il referto segnala l'ingresso alle 22.57, l'apertura della cartella clinica alle 22.59 e la chiusura della cartella clinica alle 23.02, una visita piuttosto breve quella dell’uomo in pronto soccorso.

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