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Articoli filtrati per data: Tuesday, 29 Settembre 2020

Jalil Muntaqim è detenuto da più di 49 anni dopo essere stato arrestato e successivamente condannato per l'omicidio di due agenti di polizia ad Harlem nel 1971. Al momento dell'incidente di Harlem, era un membro clandestino dell'ala sotterranea delle Pantere, l'Esercito di liberazione nera, che rivendicava la responsabilità dell'attacco. Jalil Muntaqim è stato appena rilasciato sulla parola dopo almeno dieci precedenti tentativi falliti prima del Parole Board dello Stato di New York. 

Secondo i termini della sua libertà vigilata, deve essere rilasciato dal carcere di massima sicurezza di Sullivan a nord di New York entro il 20 ottobre. Il rilascio di Muntaqim è stato contrastato con forza dal sindacato di polizia di New York, il PBA, e dalla vedova di uno degli ufficiali giustiziati.

In un'udienza tenutasi all'inizio di questo mese - almeno la sua decima apparizione nel tribunale da quando ha ottenuto la condizionale nel 1998 - Muntaqim ha espresso il suo rimorso per l'uccisione di Joseph Piagentini e Waverly Jones e i due commissari per la libertà vigilata della commissione hanno accettato la sua espressione di rimorso come genuina.

Muntaqim aveva due coimputati al processo per l'uccisione degli agenti di polizia di Harlem.

 

Albert Washington è morto in prigione nel 2000, e Herman Bell è stato rilasciato sulla parola nell'aprile 2018.

 

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Segnaliamo la mozione conclusiva della grossa assemblea dei lavoratori e delle lavoratrici combattivi/e tenutasi domenica scorsa a Bologna.

 

L'incontro ha lanciato la partecipazione all'importante corteo di sabato a Modena, una data di mobilitazione diffusa nei territori per il 24 ottobre, e la prospettiva di uno sciopero generale da costruire processualmente nei prossimi mesi, oltre ad articolare un discorso complessivo di opposizione di classe .

 

MOZIONE CONCLUSIVA DELL’ASSEMBLEADEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI COMBATTIVI/E

Questa è la versione definitiva con i contributi e le richieste di modifica ed aggiunte.

L’assemblea nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi del 27 settembre 2020 a Bologna assume il testo e i propositi contenuti nell’appello d’indizione.

Gli scenari delle ultime settimane confermano come la perdurante crisi sanitaria esasperi una crisi strutturale dell’economia capitalistica, con un impoverimento generalizzato e un peggioramento delle condizioni di vita per milioni di lavoratori e lavoratrici (esacerbando anche le pessime condizioni di salute e sicurezza, con il tragico ripetersi di continui infortuni e morti sul lavoro).

Il prossimo termine della moratoria sui licenziamenti e la sempre più pressante offensiva padronale su questo terreno ne sono un segno evidente.

La Confindustria di Bonomi, il governo Conte (prono agli interessi del padronato) e l’UE (ambito di mediazione degli interessi della borghesia continentale) stanno usando l’emergenza per ottimizzare i profitti e socializzare le perdite, anche alimentando il razzismo sul piano culturale e su quello istituzionale.

In questo quadro, le richieste di patto sociale (sostenute da Recovery Plan e un’espansione del debito che ricadrà su lavoratori e classi popolari) nascondono il sostegno alle ristrutturazioni produttive e l’aumento dello sfruttamento, oggi richiesti dal padronato.

All’attacco a salari e diritti dobbiamo allora contrapporre una piattaforma generale di lotta che su scala nazionale e internazionale sappia rilanciare le parole d’ordine storiche del movimento operaio:

riduzione generalizzata dell’orario di lavoro a parità di salario; patrimoniale sulle grandi ricchezze per far pagare la crisi ai padroni; salario medio garantito a tutti i proletari occupati e disoccupati, eliminando contratti precari e paghe da fame; eliminazione del razzismo istituzionale a partire dall’abolizione delle attuali leggi sull’immigrazione e da una regolarizzazione di massa slegata dal ricatto del lavoro.

È quindi evidente che la risposta sindacale non può limitarsi a una mera difesa sul piano aziendale o di categoria, ma deve porre le basi di una controffensiva di massa, capace di parlare all’insieme della classe e di mobilitarla in nome dei suoi interessi generali.

Occorre riprendere l’iniziativa sui CCNL: da una parte il loro mancato rinnovo, dall’altra il perpetuarsi del patto di fabbrica (con l’estensione del welfare aziendale) imporrebbero infatti il dominio della contrattazione locale, le gabbie salariali, una liberalizzazione del caporalato istituzionalizzato.

Il settore della scuola, della sanità, del trasporto pubblico, come quello più generale dei diritti sociali, saranno in questi mesi un banco di prova in tal senso.

Serve la stabilizzazione dei precari e l’internalizzazione degli appalti, un piano straordinario di ricostruzione dei servizi universali contro ogni autonomia differenziata che divide i lavoratori.

La dinamica di lotta nei diversi settori di classe si presenta in ogni caso ancora articolata: segnata da cicli diversi di resistenza.

In alcune categorie più combattive, come i Trasporti e la logistica, possono già esser mature le condizioni per giungere nell’immediato a uno sciopero nazionale.

In altre iniziano ad affiorare significative resistenze ai rinnovo-bidone frutto della concertazione. In altre ancora, nonostante l’evidenza del disastro, prevale ancora la confusione e l’incapacità di sviluppare proteste di massa.

Si tratta quindi di attraversare queste controtendenze, spingere per diffonderle e soprattutto cercare di farle convergere in una lotta generale e di massa.

È necessario anche contrastare l’attacco senza precedenti ai diritti e alle agibilità sindacali, che si innesta nel quadro oramai decennale di repressione, criminalizzazione e discriminazione del sindacalismo conflittuale e dei lavoratori combattivi.

Come avvenuto al maxiprocesso contro centinaia di lavoratori della logistica e del settore alimentare per la vertenza Italpizza: per questo motivo l’assemblea aderisce alla manifestazione contro la repressione, contro i decreti sicurezza e per la difesa del diritto di sciopero indetta per il giorno 3 ottobre a Modena (in cui anche il Comitato 23 settembre, che raccoglie compagne di diverse organizzazioni e realtà di lotta, partecipa con un proprio spezzone di lavoratrici e donne delle classi sfruttate).

Nella tempesta della crisi economica e sanitaria, le donne lavoratrici e le donne senza privilegi sociali pagano il costo più alto.

Un costo doppio: come lavoratrici e come donne.

Per questo l’assemblea ritiene non più prorogabile lo sviluppo di un’iniziativa e di una campagna centrata sui diritti e sui bisogni delle donne:

a) per il diritto al lavoro, contro la precarizzazione e le discriminazioni salariali e contrattuali; b) per il potenziamento del welfare, contro la logica della conciliazione tra lavoro domestico ed extra-domestico; c) per il diritto di aborto, alla contraccezione medicalmente assistita e all’autodeterminazione delle donne; d) per la piena regolarizzazione delle lavoratrici immigrate; e) contro il sessismo e la violenza domestica.

Nessuna ripresa delle mobilitazioni potrà avere reali possibilità di successo se non sarà capace di collegarsi al movimento di classe su scala internazionale e internazionalista: le lotte in corso negli Usa in risposta alle violenze poliziesche, suprematiste e razziste e ai brutali omicidi di questi mesi, i movimenti di opposizione alla devastazione ambientale prodotta dal capitalismo, che hanno animato e continuano ad animare milioni di giovani ai quattro angoli della terra, le lotte di resistenza e le vere e proprie sollevazioni contro gli effetti delle guerre di spartizione imperialistiche e contro le politiche dei regimi nazionali asserviti alle borghesie occidentali.

Alla luce di tutto ciò, l’assemblea del 27 settembre propone:

1) di attraversare le diverse iniziative di lotta e di sciopero che dovessero svilupparsi nelle prossime settimane, anche costruendo percorsi di convergenza e unificazione con le mobilitazioni di disoccupati, gli strike contro la devastazione ambientali e per lo sviluppo delle reti di solidarietà;

2) di organizzare una giornata di iniziativa nazionale per il prossimo 24 ottobre, sviluppandola nei diversi territori e nelle diverse realtà attraverso l’iniziativa di assemblee e coordinamenti locali, che nasceranno sulla base dell’assemblea di oggi;

3) di dare continuità a questo percorso aperto e collettivo di convergenza tra diversi settori e soggettività di classe, ponendosi il problema di sviluppare entro la fine dell’anno un processo di generalizzazione delle lotte e quindi anche di sciopero generale, per contrastare l’offensiva padronale che ha un carattere generale sul fronte dei contratti, della scuola e della sanità come delle più generali politiche economiche del governo;

4) di lanciare un appello ai lavoratori e alle lavoratrici combattivi e agli organismi di lotta di tutta Europa per un’iniziativa comune a partire da tre temi principali: riduzione drastica e generalizzata dell’orario di lavoro a parità di salario per far fronte a licenziamenti e disoccupazione; uniformità degli ammortizzatori sociali elevando il trattamento economico; patrimoniale sulle grandi ricchezze; difesa strenua del diritto di sciopero e delle agibilità sindacali, eliminazione delle politiche europee di controllo sull’immigrazione.

Bologna, 27/09/2020

P.S.: Sono stati approvati dall’assemblea anche altri 4 ordini del giorno che pubblicheremo successivamente (per un iniziativa e proposta ai lavoratori d’Europa, per una chiara presa di posizione in solidarietà con il movimento Black Live Matters, per una piattaforma unitaria delle donne lavoratrici, per combattere le stragi sul lavoro e per la sicurezza sui luoghi di lavoro).

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Salvini chiama a raccolta tutti i leghisti a Catania? Ricordiamogli che la Sicilia non li vuole! Dall'1 al 3 ottobre iniziative e momenti di confronto in cui si parli una lingua diversa da quella che, non solo la lega, ma i vari governi in questi anni hanno parlato. Incontri e dibattiti ed infine un grande corteo per la mattina del 3 ottobre.

Il 3 Ottobre Salvini sarà a Catania come imputato in un processo con l’accusa di sequestro di persona. Nel luglio del 2019, quando era in carica come Ministro dell’Interno, negò l’autorizzazione allo sbarco della nave Gregoretti che aveva salvato 135 migranti. E non era la prima volta. Anche nell’agosto del 2018 Salvini da Ministro dell’Interno aveva impedito lo sbarco alla nave della guardia costiera Diciotti che aveva soccorso 190 persone, bloccandone anche l’equipaggio e sequestrando di fatto la nave al porto di Catania. Già in quella occasione da tutta la regione in poche ore oltre 3.000 persone si radunarono a Catania per protestare contro un evidente abuso di potere ingiusto e disumano.


Salvini ha dichiarato di voler trasformare il processo in un caso nazionale ed ha chiamato a raccolta i legisti di tutta Italia per 3 giorni (dall'1 al 3 ottobre).
Abbiamo deciso di mobilitarci perché noi non dimentichiamo.
Non dimentichiamo le ripetute politiche razziste, che non sono una scelta strategica solo della Lega, ma dell' intera classe politica del nostro paese, da Minniti alla Meloni. In particolar modo Salvini, prima da Ministro e poi da Senatore, non ha mai perso occasione di fomentare odio sulla pelle dei migranti e delle migranti della comunità musulmana e della comunità nera che vivono in questo paese, additandoli quotidianamente come nemici interni e minacce.


Noi non dimentichiamo che il 3 ottobre è la giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione. Nata in seguito alla strage del 3 ottobre 2013, quando morirono in mare, a Lampedusa, 368 donne, uomini e bambini. Quella tragedia fu l’inizio della crescente blindatura dei confini della Fortezza Europa, che portò alla militarizzazione delle coste e del Mediterraneo, moltiplicando i finanziamenti ai peggiori regimi liberticidi del Nordafrica e del Medioriente. La strage del 18 aprile 2015, con oltre 800 vittime, spinse i governi europei e la micidiale agenzia Frontex a ridurre i soccorsi in mare delegando ed armando sempre più le bande criminali della cosiddetta Guardia Costiera Libica. Per chiudere il cerchio bisognava impedire che le navi umanitarie proseguissero le uniche e preziose operazioni di salvataggio. E tutto ciò è puntualmente avvenuto dal 2017 “grazie” alla Procura di Catania, a Frontex, ed ai ministri Minniti, Salvini e Lamorgese.


Nella nostra regione, ancora oggi, si muore durante la detenzione nel CPR di Caltanissetta come il tunisino Aymed nello scorso gennaio; o per fuggire dalla vergogna degli hot spot galleggianti come il tunisino Bilal nel maggio scorso a Porto Empedocle; o per essere solidale con i connazionali pakistani sfruttati dai caporali nel giugno scorso a Caltanissetta come Siddique Adnan; o per scappare dall’arbitraria detenzione a Siculiana(Ag) pochi giorni fa come l’eritreo Anuwar Seid.


Non dimentichiamo un modello permanente di attacco alle donne (migranti e non): dalla gerarchia degli stupri a seconda di chi li commette e di chi li subisce, alla violenza dei confini e all’utilizzo dei social come clava per disciplinare personalità dissidenti ( da Carola Rackete alle giovanissime giovanissime studentesse). Senza dimenticare gli attacchi alla salute riproduttiva e al diritto all’aborto, lo scampato pericolo del ddl Pillon, strumento feroce di disciplinamento e complice con mariti e padri violenti e la funzione di ponte che in Italia la Lega crea sia col mondo delle destre reazionarie di tutta Europa che con la galassia integralista andata in scena a Verona che vuole imporre un modello di famiglia funzionale alla produzione e riproduzione di un ordine patriarcale e di gerarchie sociali e di genere.


Non dimentichiamo una strategia fondata sull’odio sociale e razziale che divide i lavoratori e le lavoratrici e colpisce a colpi di denunce proprie le avanguardie che dentro i posti di lavoro lottano ogni giorno per migliorare le condizioni di tutte e tutte e colpevolizza la povertà e il bisogno.
Non dimentichiamo anni di insulti ai "terroni". Adesso la Lega ha deciso che i voti dei e delle meridionali sono utili al carroccio e così prende il via il reclutamento di mercenari della politica sui nostri territori.
Gente che sotto l'effige del " Patriota" svende la nostra terra a chi l'ha schifata per anni ed adesso la vuole sfruttare.
Un esempio su tutti: l' Autonomia Differenziata. Un volano per muovere facilmente più risorse per le regioni del Nord, già più ricche, a scapito di tutte le altre.
Esistono una infinità di ragioni che ci impongono di scendere in piazza per dire che qui la Lega, Salvini e, più in generale, la brutalità di una politica ottusa e criminale non passano.
Attraverseremo le strade e le piazze con i nostri corpi e le nostre voci anche per ricordare che il 3 ottobre non è un giorno qualsiasi, ma la Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione, in ricordo del naufragio del 2013 a Lampedusa, definito “tappeto di carne umana” fatto di 368 corpi di donne, uomini, bambine e bambini. Un evento non isolato, dato che dal 2013 si contano almeno 15.000 tra morti e dispersi/e.
Per il 3 ottobre non vogliamo le vuote celebrazioni del governo regionale che proprio con il sostegno di Salvini ha emanato la folle ordinanza dell’amico Musumeci sulla chiusura di ogni hotspot e centro di accoglienza, per questioni di becera propaganda.


Non vogliamo le vuote celebrazioni di un governo nazionale che non vuole rinnegare le leggi razziste leghiste, che ha rinnovato gli accordi con la Libia, che continua a finanziare la guardia costiera libica colpevole di torture e uccisioni, che lascia invariati i “decreti in-sicurezza”, che blinda i confini della Fortezza Europa, che militarizza le coste e il Mediterraneo, continuando la vergognosa campagna di criminalizzazione delle ONG.
Saremo a Catania soprattutto per raccontare e rappresentare una Sicilia ben diversa da quella che Musumeci vuole svendere alla Lega.
Contro ogni politica di odio, sfruttamento, violenza e discriminazione: nessuno spazio a parassiti come Salvini e la Lega!

Adesioni:
- Catania
Catania Bene Comune
Cobas Ct
Collettivo Autonomo Studentesco
Comitato Nomuos/No Sigonella
Coordinamento Universitario
Comunità Resistente Piazzetta/Colapesce
C.s.a. Officina Rebelde
Femministorie
I Siciliani Giovani
Liberi Pensieri Studenteschi
LILA-LHIVE Catania
Movimento Universitario Autorganizzato
Non Una di Meno - Catania
P.C.I. Federazione Catania
Potere al Popolo - Catania
Rete Antirazzista
Sinistra Anticapitalista
Spazi Sociali Catania
- Gela
Giovani Arcobaleno
- Messina
Liberazione Queer + Messina
Potere al Popolo - Messina
Rete No Ponte
- Palermo
Forum Antirazzista Palermo
Potere al Popolo - Palermo
- Siracusa
Siracusa Ribelle  
Stonewall Siracusa
Associazione culturale Dahlia
Antudo
Cobas Scuola Sicilia    
Lotta Continua Sicilia
Partito della Rifondazione Comunista - Sicilia
USB Sicilia
Gruppo Fb: La Sicilia non si Lega
Gruppo Fb: Sleghiamo la Sicilia

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Salvini a Catania: Manifestazione Regionale

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Nello stesso modo in cui la scuola tende a paralizzare l’apprendimento autonomo e il trasporto intralcia il camminare a piedi, la medicina è divenuta uno dei piu grandi ostacoli alla capacità di curarsi da sé. I prodotti di ciascuna di queste istituzioni sono in competizione con un valore d’uso di cui la gente usufruiva da sempre in maniera autonoma.

Ivan Illich, La convivialità, 1973

Avevamo introdotto così una costellazione di puntate di Congiunzioni (https://www.facebook.com/Congiunzionihttps://radioblackout.org/shows/congiunzioni/), trasmissione radiofonica su salute, cura, sanità e pandemia. L’intento dei vari appuntamenti era quello di tracciare delle linee d’inchiesta, analisi e confronto: sulla responsabilità politica per l’emergenza coronavirus, sulla riappropriazione del sapere medico scientifico allo scopo di sua maggiore accessibilità, sui tentativi di leggere il territorio in cui si abita anche per capire i limiti che lo attraversano. Da una parte, abbiamo voluto evidenziare come la crisi covid-19 abbia stravolto il sistema sanitario (non solo) nazionale classico e la maniera in cui esso istituzionalizza il rapporto tra i medici e i/le pazienti o i loro cari, rendendo impossibile ai primi un rapporto di cura adeguato e continuativo e ai secondi di avere un sostegno in prossimità nei momenti di maggiore sofferenza. La nostra idea di condurre un programma radio nasce proprio con l’idea di poter costituire un potenziale strumento di rottura della silenziosa solitudine delle terapie intensive.1 Dall’altra parte, ci sembrava necessario, in un frangente di messa in questione radicale dell’esistente e dei suoi rapporti, fornire degli spunti su come risignificare i concetti di salute, cura, prevenzione, territorio.

Viaggio indietro nel tempo a qualche mese fa 

All’alba dell’inaugurazione della fase 2, le perplessità di molteplici esponenti del settore medico sanitario sul rischio per la regione Piemonte di seguire lo stesso ritmo di riapertura che s’imponeva nel resto d’Italia erano forti e venivano espresse, ma rimanevano tuttavia inascoltate dalla dirigenza. Un appello del sindacato regionale Anaao-Assomed non bastò a dissuadere Cirio e compagnia dall’idea della ripartenza.2 Così, ai primi di maggio, chi ancora un lavoro ce l’aveva è tornato a lavorare, chi era rimast* a casa aspettava invano la cassa integrazione, chi era student* continuava a non essere pres* in considerazione, stesso destino per titolari di partite iva e altri settori produttivi. Tutto faceva pensare che con l’aumento della circolazione delle persone e delle merci l’andamento dei contagi non sarebbe rallentato, bensì avrebbe condotto ad un’inversione di tendenza. Allo stesso tempo, si sapeva che questo non avrebbe condizionato le scelte di politica economica della Regione Piemonte, dietro la quale si celano (e neanche troppo bene) responsabilità criminali: totale incapacità di gestione dell’emergenza sanitaria, con punte memorabili quali la strage nelle RSA a inizio pandemia3, decenni di privatizzazioni, ingenti tagli alle risorse per i servizi sanitari e assistenziali.

Digressione sul concetto di salute 

«In Nemesi Medica sostengo che a causa di una medicalizzazione ad alta intensità della nostra società, e del monopolio medico di diagnosi e terapia, la gente impara quello che sente attraverso ciò che in proposito le viene insegnato dal medico. Non ci sono dubbi che la relazione della società moderna con la medicina è passata nel corso della mia vita attraverso due spartiacque fondamentali. nel periodo tra i primi anni trenta e la metà dei cinquanta, i medici espropriavano sempre più il paziente della coscienza di sé. Portavano il paziente in ospedale e, con i nuovi metodi diagnostici individuati, definivano un quadro clinico. Poi curavano il quadro clinico e ne stabilizzavano i parametri. Quando il quadro clinico era buono, spesso senza nemmeno dare un’occhiata al paziente - ovviamente sto esagerando - gli dicevano di alzarsi e andare a casa, e di tornare a farsi controllare in seguito per valutare se fosse il caso di ricoverarlo un’altra volta o meno. Sto descrivendo la cosa nel modo più crudo possibile. Poi, a partire dalla fine degli anni cinquanta e dai primi anni sessanta, l’ambiente medico è stato attraversato da un movimento di riforma che ha dato al medico la consapevolezza di dover curare il paziente più che i suoi sintomi. E la buona medicina è stata identificata con l’insegnare alla persona malata che si reca dal medico a riconoscere la malattia come fonte del proprio malessere, a eleggere se stesso come paziente di un medico, condividendone le responsabilità e dando sostanza insieme a lui a quella strana cosa che è la SALUTE».4

La transizione 

Se sul piano economico era evidente che il ritorno alla «normalità» fosse una chimera, nell’ambito della salute le conseguenze non sono state così immediate. La norma in questo sistema è affrontare qualunque evento che ne metta in crisi il funzionamento in maniera emergenziale; le contraddizioni di questa gestione si palesano con tempi diversi sia nella sfera produttiva che in quella riproduttiva. Negli anni, i progetti che hanno impiegato fondi e risorse per la sanità riguardano principalmente la costruzione di grandi poli di eccellenza, vere e proprie cattedrali nel deserto - facili passerelle elettorali5 - che scontano l’enorme limite di lasciare intorno a sé un territorio completamente abbandonato, senza risorse, senza personale e senza alcuna possibilità di adempiere il ruolo per cui il sistema sanitario territoriale è pensato, ossia quello di prevenzione e cura. A conseguenza di questa gestione, vi sono alcuni ambiti della salute che, nel corso della pandemia e anche successivamente, sono stati cancellati dalla lista delle priorità. I pazienti che vi afferivano sono stati dimenticati o lasciati a loro stessi in una condizione extra-ordinaria che avrebbe necessitato di cure ancora più approfondite.

Noi, dal programma, abbiamo intercettato due ambiti di questa sorte: quello relativo alla salute mentale e quello della prevenzione, soprattutto sessuale.

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«[...] eravamo appena usciti da un periodo in cui si è stati tenuti a passare due mesi tra le mura domestiche, spesso in situazioni di stress di convivenza, se non addirittura di violenza. Spesso in solitudine, e magari nel frattempo si è pure perso il lavoro, si è minacciati dal proprietario di casa o i propri figli e figlie hanno abbandonato quel software che si definisce “scuola” per mancanza di mezzi o motivazione».6

La cura del benessere psichico non è una priorità dell’agenda politica. Il disagio causato da tutti gli elementi in gioco in questo periodo di interruzione, perdita e paura è finito per essere delegato alla disponibilità degli sportelli del terzo settore e di professionisti a pagamento. Le persone che già erano seguite in psicoterapia hanno perso in alcuni casi il servizio, in altri la presenza di chi li stava seguendo, tutti quanti la propria routine riabilitativa. Non indifferente a tal proposito è stato il senso di perdita di un futuro costruito sulle fragili certezze che precedevano la pandemia. Sono state le recrudescenze di un isolamento che non ha fatto altro che esasperare la solitudine e l’individualismo che caratterizzano il vivere in una società neoliberista. È stata la sindrome da stress post-traumatico che tanti operatori e operatrici sanitarie hanno manifestato dopo mesi di sforzi, in balia di richieste impossibili, scarsezza di dispositivi e senso di colpa per essersi resi vettori di contagio per pazienti e parenti.

Le conseguenze dell’emergenza Covid sulla psiche degli individui mostrano con chiarezza quanto risulti paradossale occuparsi della salute mentale senza tenere conto della vivibilità stessa del nostro ecosistema, dell’ecologia e di un sistema capitalista che sta progettando la sua stessa fine a colpi di epidemie, guerre e disastri ambientali.

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«Al contrario di ciò che ci viene chiesto, il nostro corpo non può essere costantemente in forma, bello, magro, depilato, desiderabile, senza carenze né lividi. Può essere stanco, avere degli alti e bassi di ormoni, delle dipendenze. A volte può essere ferito. Il nostro corpo deve poter riprendere fiato. Ci appartiene, è il nostro migliore strumento: noi lo vogliamo in buona salute, capace di difendersi, e libero».7

Questo estratto viene dal volume Notre corps Nous memes, Ecrit par des femmes pour les femmes. È un progetto collettivo nato in Francia, per opera di alcune donne che hanno riscritto insieme un manuale femminista storico degli anni ‘70, uscito negli Stati Uniti e in Francia, Our Bodies, Ourselves. Quando il libro è uscito, nel 1977, ancora non si parlava di AIDS, di omosessualità, il termine violenza ostetrica non esisteva e lo stupro coniugale non era riconosciuto. Nel corso degli anni 80 numerosi erano gli scritti di medici ed esperti che davano consigli alle donne sulla loro salute, così facendo rimpiazzando la parola delle donne in prima persona.  Oggi è ancora difficile accedere a un’informazione libera, fidata e senza pregiudizio per quanto riguarda la salute e il benessere delle donne, la prevenzione di malattie e tumori, la sessualità. Nel nostro tessuto cittadino esistono alcune esperienze che hanno l’obiettivo di occuparsi della salute sessuale in maniera diversa da quella che spesso si subisce nel contesto ospedaliero. Se poi si guarda ad altri pezzi di mondo, vi sono organizzazioni sociali che non concepiscono la salute come qualcosa di cui occuparsi solo quando incomincia a vacillare, quindi cercano di fare in modo che la salute delle donne e la prevenzione non implichi una mera delega al personale medico. Nei nostri ospedali bisognerebbe parlare di «violenza ostetrica», un concetto che si potrebbe allargare all’intero ambito della salute per come approcciata nel contesto ospedaliero, visto il tipo di rapporto che si instaura tra personale medico e paziente. La gravidanza in particolare è un processo di cura che, coinvolgendo entrambe le parti, necessita di attenzione, cura, relazione, prevenzione, lavoro sul territorio. 

La risposta

In molte città italiane, nei mesi di maggio e giugno, sono stati organizzati presidi sotto le rispettive Regioni per portare le rivendicazioni del comparto medico. Questo, partendo da istanze specifiche, arriva unitamente all’obiettivo di volere una trasformazione reale del SSN che durante la pandemia ha mostrato tutti i suoi limiti, mentre dovrebbe essere una garanzia di tutela alla salute di tutti e tutte. Se prima della pandemia le lacune del sistema sanitario venivano colmate dalla buona volontà dei lavoratori e delle lavoratrici, durante la pandemia questa buona volontà si è tradotta in manifesto sfruttamento: più ore, più turni, più responsabilità gestionali, tutto sotto il ricatto di dover salvare vite umane. Ancora adesso, il comparto sanitario - medici, infermier*, camici grigi etc.. - continua a chiedere riconoscimento in termini di retribuzioni e di miglioramento delle condizioni lavorative, accompagnandolo alla richiesta di conferimento di una maggiore dignità alla medicina sul territorio, per il suo ruolo cruciale di cura a lungo termine sulla persona, nonché della sua importanza nel campo della prevenzione.

E oltralpe? 

Anche la Francia, reduce da un anno di movimento sociale tinto di giallo, che ha scardinato tradizionali pratiche di lotta e ha coinvolto interi settori della società tra i più eterogenei, ha visto il personale sanitario scendere in piazza per sottolineare alcuni punti essenziali. Les soignants en lutte con cui siamo riuscite a parlare ribadivano che gli ospedali dovessero tutelare la salute anziché il profitto, si dovessero aumentare i salari e il materiale ospedaliero, occorresse un radicale miglioramento del rapporto tra personale sanitario e utenti.

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Del Covid che cosa ci narriamo? Cosa ricordiamo, cosa cancelliamo? 

Pensiamo ai discorsi di partito, ai racconti di Confindustria, a Bergamo is Running8. Se si mettono questi discorsi a confronto con la percezione dei soggetti che nella bergamasca hanno visto i loro parenti morire a distanza di pochi giorni sembrano due mondi completamente diversi. Altro mondo ancora è quello riservato alla «scienza» che nel corso della pandemia è stata assunta al rango di una professione di fede: sulla salute dei propri cari fino ai dati su tutta la popolazione, si chiedevano (e si chiedono ancora) risposte a medici e scienziati. Abbiamo visto come in cambio si siano avuti una tempesta di bollettini e titoli di giornale, di dubbia attendibilità (dubbia in quanto non verificabile) e talvolta in reciproca contraddizione. Che tipo di interlocuzione il Covid ha aperto tra il senso comune e il mondo della scienza? Si può continuare ad affidare la propria tutela biologica ad un ambito che non consiste solo in un metodo esatto, ma i cui processi di produzione hanno a che fare con interessi politici, aziendali e culturalmente condizionati? Che tipo di assistenza si darà ai famigliari delle vittime?

Ricominciamo

La pandemia di Covid è stata solo il primo avviso su scala globale di un ciclo storico in cui più si lascerà spazio a chi lucra sullo sfruttamento e alla devastazione dei territori, più si ignorerà l’inquinamento atmosferico, più il diritto alla salute verrà messo da parte per i diritti delle aziende, tanto più la morte e la paura di morire saranno all’ordine del giorno a qualsiasi latitudine.

E qui torniamo al TAV, la linea alta velocità torino-lione, oltre 10 miliardi di euro spesi per un’opera che prevede il disboscamento di oltre 5000 alberi, l’emissione di più di 10 mila tonnellate di anidride carbonica, nonché la distruzione di un ecosistema alpino. Oltretutto nella montagna è accertata la presenza di amianto e si aspetta solo di sapere quali saranno i terreni fortunati in cui verrà stoccato lo smarino. In un contesto territoriale in cui le risorse per potenziare ambulatori e presidi sanitari territoriali non sono sufficienti, ecco un esempio concreto di come unire distruzione del territorio, spreco di risorse ed eliminazione di servizi sanitari sul territorio a favore di un ben poco funzionale, per non dire letale, accentramento ospedaliero. Il paradigma del tav, del modello di sviluppo che vuole imporre il governo con la costruzione di questa grande opera inutile, è l’emblema del fatto che chi ha il compito di amministrare le risorse da questa pandemia non ha imparato nulla. 

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1) La prima mezz’ora di apertura del programma si era pensato come uno spazio in cui parenti e amic* di persone ricoverate nei reparti di terapia intensiva a torino avrebbero potuto mandare saluti e dediche da trasmettere negli stessi reparti.

 

2) https://www.anaaopiemonte.info/anaaopiemonte/fase-due-siamo-sicuri/

3) https://ilmanifesto.it/strage-nelle-case-di-riposo-in-piemonte-il-grido-dei-sindaci-la-regione-latita/. Problema che, anche con migliaia di decessi sulla coscienza e un probabile ritorno della pandemia, non è stato ancora preso in carico dall’amministrazione Cirio: https://www.lastampa.it/topnews/edizioni-locali/torino/2020/08/04/news/coronavirus-nelle-rsa-la-strage-era-evitabile-l-inchiesta-dei-sindacati-1.39

 

4) David Cayley, Conversazioni con Ivan Illich. Un archeologo della modernità, 1994.

 

5) https://www.wired.it/attualita/politica/2020/05/15/ospedale-fiera-milano-26-milioni/

 

6) Estratto da una puntata di Congiunzioni.

 

7) Contrairement à ce qui nous est demandé, notre corps ne peut pas être constamment en forme, beau, maigre, épilé, désirant, sans carence ni hématome. Il a des coups de pompe, des baisses et des montées d’hormones, des addictions. Il est parfois blessé. Notre corps doit pouvoir reprendre son souffle. Il nous appartient, il est notre meilleur instrument : nous le voulons en bonne santé, capable de se défendre, et libre.

 

8) Per chi ha contratto in prima persona il Covid o a causa di esso ha avuto decessi tra i propri cari si avverte che la visione di questo video è indescrivibilmente disturbante: https://twitter.com/confindustriabg/status/1233388247398658048.

 

 

 

 

 

 

 

 

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