ssssssfff
Articoli filtrati per data: Monday, 28 Settembre 2020

A un anno dalla sua uscita, rendiamo disponibile gratuitamente il libro "Il campo di battaglia urbano. Trasformazioni e conflitti dentro, contro e oltre la metropoli" a cura del Laboratorio Crash! di Bologna. 

 

Il volume, che sarà discusso nel contesto dell'evento Périphérique a Ex Centrale a Bologna giovedì 1 ottobre, uscito per la casa editrice Red Star Press, presenta una serie di traiettorie di ricerca politica e di ipotesi di intervento elaborate tra il 2017 e il 2018, che ci pare possano stimolare una riflessione critica anche sull'attualità e il futuro della metropoli post-Covid 19. Di seguito indice e introduzione. Per scaricare il testo, cliccare su "Download allegati" nella parte destra della pagina.

Buona lettura!

 

 

INDICE

 

INTRODUZIONE

LA MILITANZA AUTONOMA ALL’ASSALTO DELLA METROPOLI - Laboratorio Crash!

ISTANTANEE DI LOTTA - Foto a cura di Michele Lapini e Sandro Pellicciotta

 

SEZIONE 1: #TEORIE E PERCORSI

UNA CITTÀ-PIANETA? - Introduzione alla traduzione di Quand la ville se perd dans la métamorphose planétaire di Henri Lefebvre

QUANDO LA CITTÀ SI DISSOLVE NELLA METAMORFOSI PLANETARIA - Henri Lefebvre

TUTTO UN PROGRAMMA DI RICERCA - Raffaele Sciortino

LA VIOLENZA DEI RICCHI E L’INTELLIGENZA DELLE PERIFERIE - Sonia Paone e Agostino Petrillo

INVENTARE IL PASSATO, ESTRARRE BELLEZZA. PER UNA CRITICA ALL’ESTETICA DELL’URBANO - Giovanni Semi

 

SEZIONE 2: #L’URBANO OGGI

APPUNTI SU CITTÀ E PIATTAFORMA. DENTRO E OLTRE LA METAFORA - Alberto Valz Gris

PROMESSE, CONTRADDIZIONI E SFIDE DELLA CITTÀ-METROPOLI NEL CAPITALISMO HIGH-TECH - Ugo Rossi

CRITICA DELL’URBANIZZAZIONE DIFFUSA - Tiziana Villani

DONNE NELL’URBE. EMERGENZA SECURITARIA, VIOLENZA E INTERDIZIONE DEGLI SPAZI NEL DISCORSO PUBBLICO SULLA CITTÀ CONTEMPORANEA - Silvia Pitzalis

 

SEZIONE 3: #CONFLITTI

POLITICITÀ DEL RIOT - Simona de Simoni

TERRITORI SUBALTERNI, CITTÀ GLOBALIZZATE E AUTONOMIE. PER UNA CRITICA PARTIGIANA DELLO SPAZIO CAPITALISTICO - Emilio Quadrelli

L’EFFETTO CONTAGIO DEI MOVIMENTI URBANI GLOBALI - Intervista a David Harvey

UNA METROPOLI URBANA E SOCIALE - Felice Mometti

 

SEZIONE 4: #ANALISI MILITANTI

DENTRO I PANORAMI DELL’URBANIZZAZIONE PLANETARIA - infoaut.org

IL DIVENIRE HUB DELLA CITTÀ GLOBALIZZATA - infoaut.org

IL DIRITTO ALLA CITTÀ: UN CAPITOLO MANCANTE, ANCORA DA SCRIVERE? - infoaut.org

OTTO TESI SULLA TURISTIFICAZIONE - infoaut.org

 

---

 

INTRODUZIONE

Il volume che avete in mano è un punto di arrivo e di partenza allo stesso tempo, e raccoglie alcuni dei numerosi contributi che hanno composto un percorso di ricerca collettiva durato un paio d’anni. La selezione dei testi è dunque solo il parziale resoconto di un dialogo in fieri sviluppatosi tra docenti, ricercatori e ricercatrici, militanti e attivist* sul tema delle trasformazioni dell’ambiente urbano ai giorni nostri. Dal numero di significati ampio, quasi sterminato, i concetti di “urbanizzazione” e di “metropoli” proprio a partire da questa elusività ci sono sembrati tra i più adeguati per indicare una territorialità agita da tensioni centrifughe e centripete allo stesso tempo. Un’organizzazione dello spazio sempre differente da contesto a contesto, ma che allo stesso tempo presenta alcune significative invarianze. I processi di urbanizzazione e il divenire metropoli dell’intera superficie planetaria sono da concepire sempre più come figure instabili. Queste si definiscono tra l’aumento esponenziale dei flussi e l’incessante posa di nuovi confini, attraverso i continui tentativi di mettere in forma tali dinamiche e costanti de-bordamenti. Il tutto all’interno di un percorso di costante ridefinizione, in cui i soggetti che abitano queste nuove territorialità le ridisegnano senza sosta così come ne sono a loro volta disegnate.

Questo dialogo collettivo è nato dalla volontà e dalla necessità di affinare l’analisi sulle trasformazioni profonde in corso di un urbano che fuoriesce da se stesso quale passaggio strategico del contemporaneo. Cambiamenti dovuti a fattori endogeni ed esogeni, a transizioni nei modelli di governance e all’economia globalizzata, al mutamento nelle relazioni tra le università e le città, all’impatto sempre più forte del turismo e alla ristrutturazione in nome della “razionalità logistica” del tessuto produttivo e riproduttivo e tanti altri processi ancora. Questa serie di smottamenti ha dato l’innesco al percorso, che ha trovato spinta anche dal doversi subito confrontare su dati prettamente materiali. Nei panorami urbani emergenti infatti le dinamiche politiche e dei movimenti sono profondamente coinvolte in un vortice di mutamenti che procede in simultanea con quanto appena indicato, necessitando di trovare nuovi ancoraggi analitici e nuovi riferimenti teorici. Cambia infatti il significato politico delle pratiche e dei percorsi di lotta urbana che meritava a nostro avviso di essere messo in rilievo all’interno di una dimensione di dibattito come quella costruita per produrre questo libro.

* * *

Come leggere l’esplosione di applicazioni di home sharing come Airbnb senza legarla alla sempre più forsennata corsa al rialzo dei prezzi delle case? Come situare l’attacco frontale al movimento per il diritto all’abitare senza definire un ambiente politico-istituzionale mosso dalla volontà di mettere a profitto interi quartieri all’insegna della rendita? Come leggere la disgregazione nel tessuto sociale delle periferie se non attraverso i processi di marginalizzazione, di espulsione dai centri e l’assoluto disinvestimento in termini di welfare e prestazioni sociali nelle zone esterne alle aree turistiche? E ancora, come non poter collegare l’esplosione del lavoro nero o sottopagato dentro le catene del food delivery, o nelle migliaia di esercizi di ristorazione, con la narrazione del cibo come brand con cui dall’alto si cerca di costruire nuove immagini delle città? Come descrivere la situazione nelle periferie cittadine senza soffermarsi sul ruolo sempre più importante degli interporti o dei grandi magazzini di aziende multinazionali della logistica, teatri di numerosissimi conflitti sul tema del salario dove quotidianamente migliaia di operai e operaie passano gran parte della loro vita?

A queste e altre domande si è cercato di abbozzare qualche risposta attraverso l’organizzazione di due convegni a Bologna. Il primo, tenutosi il 3 ottobre 2017 al Naut/ilus Autogestito, dal titolo “Città, spazi abbandonati, autogestione”. Il secondo, tenutosi il 30 e 31 maggio 2018 al Laboratorio Crash!, intitolato “Per una critica della città globalizzata”. In questi due appuntamenti abbiamo cercato di descrivere alcune delle coordinate del dibattito, provando a immaginare i convegni non solo come momenti di esercizio teoretico, ma anche come strumenti per la pratica politica.

L’ipotesi di guardare alle mutazioni dell’urbano a partire da uno sguardo partigiano che si attestasse nei suoi bordi mobili della mutazione urbana ha poi portato alla costruzione di un ulteriore momento di dibattito, “Peripherique”. Svoltosi anch’esso negli spazi del Laboratorio Crash!, tra il 16 e il 17 novembre 2018, ha permesso di affinare ulteriormente alcuni ragionamenti e di confrontare anche ipotesi politiche derivanti da ambienti spaziali e politici differenti su scala transnazionale.

Una sintesi dei lavori di tutti i convegni è stata poi riportata su infoaut.org, sotto forma di due ebook riassuntivi. Sul portale si possono inoltre trovare ulteriori contributi, preliminari e successivi ai convegni. Il quadro che crediamo ne derivi è che alcune delle trasformazioni in atto abbiano un significato che va ben oltre la dimensione locale delle città. Declinazioni analoghe di simili processi ci conducono all’idea che quello che, forse in modo improprio, continuiamo a chiamare città, sia un fenomeno sempre più globalizzato, leggibile alla stregua di una piattaforma per l’estrazione di valore e per la sua privatizzazione a beneficio di un numero esiguo di individui che si riproduce simultaneamente a molteplici latitudini.

* * *

L’idea della città come campo di contesa, come terreno di un continuo confronto a intensità variabile tra differenti classi sociali, ha nutrito lo sviluppo del dibattito. L’ipotesi di una sempre maggiore separazione e divaricazione tra differenti settori dell’urbano in termini di ricchezza, possibilità, stili di vita, si è confrontata con la scoperta di confini non rigidi tra le varie parti, ma piuttosto mobili, porosi, finalizzati all’estrazione di plusvalore. Il moltiplicarsi dei contrasti tra le periferie e i centri, concetti intesi entrambi in termini sociali e politici più che meramente spaziali, e la progressiva emersione di nuove forme di “operaietà metropolitana”, ci paiono oggi indicare ritmi della lotta di classe del nuovo millennio tutti da indagare e coi quali sincronizzarsi. Ciò detto, in questo testo chiaramente non è possibile andare più in là dell’indicazione di una serie di tracce di ricerca per chi, all’interno del disordine dei territori d’oggi, intende muoversi per un loro completo stravolgimento e continua ostinatamente a cercare prospettive di autonomia e liberazione.

È a partire da questa direzione che il libro si apre con un contributo a cura del Laboratorio Crash! che, corredato da un apparato fotografico, sviluppa alcune riflessioni sulla militanza autonoma nei territori d’oggi e formula una serie di ipotesi d’azione e di lavoro politico per il futuro. Vengono in seguito proposte quattro sezioni. La prima, Teorie e percorsi, comprende interventi capaci di restituire un primo inquadramento teorico ai temi affrontati. I testi riguardano l’evoluzione di concetti come quello di “diritto alla città” all’interno della progressiva traiettoria di urbanizzazione planetaria, nelle parole di uno dei più grandi teorici dell’urbano, Henri Lefebvre; una presa di posizione di Raffaele Sciortino sulla corsa alla riorganizzazione degli spazi urbani e sulla contemporanea messa a valore da parte della finanza della produzione e della riproduzione sociale; alcune considerazioni di Sonia Paone e Agostino Petrillo sul rapporto centro-periferia dal punto di vista delle diseguaglianze prodotte dallo sviluppo capitalistico, dei meccanismi di messa al lavoro e marginalizzazione delle periferie, ma anche delle possibilità di queste ultime di poter scagliare contro i centri la loro “intelligenza”; infine, una riflessione di Giovanni Semi sulla progressiva costruzione di una particolare estetica dell’urbano, basata su gentrificazione, brandizzazione e utilizzo creativo della storia dei territori.

La seconda sezione, L’urbano oggi, individua alcuni elementi su cui poter costruire ulteriori prospettive di analisi sul tema. Queste possono essere declinate nel senso di un ambiente urbano sempre più gestito e organizzato sul modello di una piattaforma, come descritto nel contributo di Alberto Valz Gris; a cui segue l’intervento di Ugo Rossi, che ci mostra come lo sviluppo delle tecnologie digitali trasformi le città in senso capitalisticamente smart, conducendo all’emergere di nuove forme di estrazione di profitti e pratiche di sfruttamento – spesso nascoste sotto il velo di definizioni ingannevoli come quella di sharing economy. Ma si ragiona anche nel senso della critica all’imporsi di una processualità unica delle trasformazioni urbane, tutta giocata sul senso della perimetrazione e dell’esclusione sociale, come descritto da Tiziana Villani. Narrazioni che hanno dunque un impatto anche sui soggetti e sulle forme di disciplinamento che questi subiscono anche a partire dalle trasformazioni dell’ambiente urbano: esempio ne è la descrizione dell’essere “donna nell’urbe” a cura di Silvia Pitzalis.

La terza sezione, Conflitti, si sviluppa iniziando dall’intervento di Simona de Simoni sulla necessità di leggere in chiave fortemente politica numerosi esempi di esplosione di conflitti, talvolta anche molto duri, dentro e contro le città. Città intese come spazi in cui si esprime una violenza strutturale, sistemica, a cui il riot è spesso una “naturale” risposta. Prosegue con le considerazioni di Emilio Quadrelli sulla messa a valore dello spazio urbano, in cui “territori del nulla” si giustappongono ai centri che direzionano le forme di sfruttamento e privatizzazione della ricchezza sociale. Uno scontro che riguarda ovviamente anche le soggettività aderenti all’uno e all’altro progetto delle classi in scontro. A seguire, un’intervista a David Harvey, in cui si tracciano a partire dalla ricostruzione della traiettoria intellettuale dello stesso Harvey alcune coordinate con cui guardare al fenomeno dell’urbanizzazione planetaria. E, con questa, all’esplosione di movimenti urbani su scala transnazionale. Chiude la sezione un testo di Felice Mometti, dove si affronta un’analisi dei principali processi che stanno ridefinendo la produzione nello spazio urbano, dalla soggettività migrante ai processi di gentrificazione, passando per la sempre maggiore messa a valore della dimensione riproduttiva anche attraverso la sussunzione della cooperazione sociale informale.

La quarta sezione, Analisi militanti, comprende invece una serie di testi pubblicati sul portale di movimento InfoAut. Nei contributi si riprende la quasi totalità dei temi discussi nelle altre sezioni, provando a mettere in fila una serie di ipotesi di lavoro per l’azione politica. Dal ruolo che gli spazi sociali nel territorio urbano hanno e possono avere divenendo luoghi centrali nell’organizzazione di conflitti, all’analisi dei meccanismi di funzionamento su chiave transnazionale dei processi di turistificazione in vista di una loro possibile messa in discussione, i contributi si muovono all’interno dello spazio globale di urbanizzazione dell’esistente, provando a ibridare l’idea del diritto alla città sviluppata da Lefebvre con riflessioni sviluppate al giorno d’oggi, in cui le città diventano sempre più globali. Città dove convivono sempre più forme di organizzazione dello spazio derivanti da contesti differenti, e che sono sempre più sconvolte, trasformate da nuovi progetti di messa a valore. Ma anche da nuove possibilità per i soggetti che subiscono l’impatto di queste innovazioni di agire e ribaltare i rapporti di forza ora ad essi avversi.

 

Informazioni aggiuntive

  • notizia Live normale

 

Riprendiamo l'appello alla mobilitazione del Si Cobas contro l'assurda operazione messa in campo dalla procura di Modena contro gli operai che hanno lottato per la propria dignità di fronte ai cancelli di Italpizza.

Siamo tutte/i colpevoli di sciopero!

Il 3/10 manifestazione nazionale contro la repressione a Modena

A Modena il sindacato è sotto processo: sono almeno 477 gli imputati – operai, sindacalisti e solidali – per gli scioperi nel modenese, senza contare fogli di via, avvisi orali, irruzioni nella sede sindacale, arresti illegali e violenze poliziesche.

Fallita la montatura giudiziaria contro Aldo Milani, adesso questura e procura mettono alla sbarra l’intero sindacato.

Sotto processo è una parte di città sana, solidale, che non piega la testa. Sotto processo è la storia stessa del movimento operaio e le sue pratiche.

Occorre stringersi, farsi ancora più uniti per respingere l’attacco padronale.

Lo abbiamo fatto in passato, lo faremo anche oggi.

Non un passo indietro!

Avanti S.I. Cobas!

S.I. Cobas

Questo è l’evento della manifestazione nazionale contro la repressione a Modena il 3 ottobre:

Maxiprocesso contro gli scioperi in Italpizza a Modena: cambiano i governi, non cambia l’odio antioperaio dello stato dei padroni

Italpizza. Dov’è la legge?

Inizia un procedimento penale per 67 persone che si sono trovate a difendere un principio di giustizia davanti ai cancelli di Italpizza.

Ricordiamo alcuni passaggi:

A dicembre del 2018 viene comunicata la costituzione del sindacato SI-Cobas presso due delle cooperative che gestiscono le quasi mille persone impiegate nel cantiere Italpizza che lavorano con il contratto “Pulizie – Multiservizi”; sono le 10,00 del mattino e la pec parte dall’ufficio del legale, perché si contestano anche diversi illeciti; Alle ore 12,00 di quello stesso giorno tutte le donne iscritte al sindacato ricevono una comunicazione di spostamento della sede di lavoro: la maggior parte debbono andare a Bologna per “improrogabili esigenze di servizio”; Quello stesso pomeriggio il SI-Cobas apre lo stato di agitazione, lamentando che lo spostamento richiesto si configurava come un licenziamento mascherato, data l’impossibilità per diverse di loro di effettuare quel tipo di spostamento, aggravato dall’assenza di ogni tipo di preavviso perché l’ordine arriva oggi per domani.

L’attacco padronale è immediatamente durissimo, con un padrone che non intende sedersi ad alcun tavolo di trattativa che non sia presso la prefettura, in cui le lavoratrici ed i lavoratori vengono reintegrati nel cantiere.

Tuttavia, dato che i lavoratori chiedono di avere il contratto alimentari (sembrava che nessuno sapesse che facevano pizze), vengono tutte e tutti messi a fare pulizie, alcune degradanti, altre a rischio vita, poiché le donne vengono mandate sul tetto a pulire i vetri senza nessuna imbragatura di sicurezza nel periodo della neve, quindi della massima scivolosità della struttura.

Lavoratrici e lavoratori reagiscono ai soprusi con la resistenza passiva, per poi scoprire che i poliziotti che li gasavano, dotati di manganelli, scudi, parastinchi, strutture atte ad affrontare i corpo a corpo sono stati misteriosamente sopraffatti da donne e uomini seduti a terra.

Un tempo in questa città operaie ed operai erano una categoria rispettata ed ascoltata: oggi sono diventati criminali da processare? Perchè sono ormai quasi quattrocento le operaie e gli operai indagati nel tribunale di Modena.

Cosa è successo?

E soprattutto: Vi sembra giusto?

3 settembre

S.I. Cobas nazionale

 

Informazioni aggiuntive

  • notizia Live normale

Riportiamo il comunicato di Deliverance Project sullo sciopero che ha avuto luogo venerdì 25 settembre contro il nuovo contratto stipulato dalle compagnie del food delivery e UGL che conserva il sistema del cottimo.

Venerdì 25 settembre i lavoratori e le lavoratrici del food delivery hanno scioperato per far sentire la propria voce e ribadire la necessità del riconoscimento delle tutele piene del lavoro subordinato. I e le rider si sono mossi in corteo per le strade che percorrono quotidianamente, bloccando il servizio dei ristoranti e coinvolgendo colleghi e passanti.

Nonostante ogni piattaforma si sia adoperata a mettere a disposizione turni e ad offrire incentivi per limitare lo sciopero numerosi rider si sono uniti alla mobilitazione, segno che chi questo lavoro lo vive ogni giorno non è rappresentato dai lenti concertamenti ministeriali o dagli accordi sottobanco tra padroni e sindacati.

Ancora tanta è la disinformazione sull'accordo stipulato tra l'associazione delle compagnie di food delivery e UGL, soprattutto per i voluti fraintendimenti creati da aziende e sindacato rispetto alla retribuzione. Il minimo garantito di 10 euro l'ora sbandierato a favor di telecamere e giornali in realtà non esiste e la possibilità di guadagnare rimane legata sempre e solo alle consegne, non al tempo. Il cottimo e punteggio rimangono! UGL, forte del sostegno di rider vicini agli intenti delle aziende, vuole, con un improprio CCNL mantenere lo status quo, conservare il sistema del cottimo e difendere l'autonomia favorendo solo gli interessi delle app a scapito di migliaia di rider. Fare chiarezza rispetto al ruolo di UGL attraverso un intervento al megafono di fronte alla sede di regionale di UGL Piemonte e attraverso l'affissione di uno striscione, che recitava "ma quale CCNL, questo accordo è una truffa", era il minimo che ieri potessimo fare.

Se questo per qualche sindacalista è un contenuto denigratorio o la nostra manifestazione è stata cagione di tanto spavento allora è un ulteriore sintomo del fatto che i rappresentanti di Ugl sono più avvezzi a frequentare i salotti dei datori di lavoro piuttosto che le piazze dove trova espressione la preoccupazione e la rabbia di chi lavora per guadagnarsi il pane.

Lo sciopero e l'iniziativa di ieri sono solo l'inizio delle proteste che porteranno in strada le nostre rivendicazioni e la nostra rabbia contro chi specula sulle nostre vite.

Come già accade in molte altre parti del mondo, pretendiamo di decidere del nostro futuro, che ci siano riconosciute piene tutele, che sia abolita ogni forma di punteggio e che sia garantita a tutti la possibilità di lavorare con contratti utili al rinnovo del permesso di soggiorno.

Non ci fermeremo finché non otterremo ciò che ci spetta.

P.s. le scritte sui muri della squallida e poco frequentata sede di UGL sono lì da settimane, addirittura da prima che fosse siglato il vile e miserabile accordo con Assodelivery.

Nessuno si era dato sinora la pena di ripulire e neanche aveva mai fatto recriminazioni. Viene da pensare che adesso però sia molto comoda la maschera della vittima.

A scanso di ulteriori strumentalizzazioni tocca anche ricordare che quando la CGIL aveva tentato di strumentalizzare le lotte dei rider a Torino anche i muri della loro sede avevano dissentito per iscritto...

Informazioni aggiuntive

  • notizia Live normale

La notte scorsa è esploso nuovamente il conflitto sul Nagorno-Karabakh che vede contrapporsi dal 1991 Armenia e Azerbaigian. Un conflitto che viene da lontano e che ha già fatto più di trentamila morti, con diverse schermaglie nel passato recente, ma che oggi assume un'intensità inedita almeno dalla guerra degli anni 90.

Ma da dove viene questo conflitto?

Il Nagorno-Karabakh è una regione a maggioranza armena che, insieme al Naxçıvan, fu al centro di una sostanziale contesa tra Armenia e Azerbaigian già all'alba dell'Unione Sovietica. Se inizialmente la disputa sulla frontiera tra i due paesi sembrava risolversi in favore dell'Armenia, nel 1921 un trattato tra Turchia e URSS, nella persona di Stalin, concesse definitivamente questi territori all'Azerbaigian. Da allora le due regioni contese, seppur con una significativa autonomia amministrativa, rimasero sotto controllo azero. Almeno fino alla fine della pax sovietica. Con il crollo dell'URSS infatti riemerse immediatamente questo conflitto sopito. Lamentando l'azerificazione forzata della regione operata da Baku, la locale popolazione armena, con il supporto ideologico e materiale dell'Armenia stessa, cominciò a mobilitarsi per riunire la regione alle madrepatria.

Nel settembre 1991 il soviet locale dichiarò la nascita di una nuova repubblica. Seguirono un referendum ed elezioni, ma nel gennaio dell'anno seguente vi fu una dura reazione militare azera che portò a una guerra devastante per la regione e senza termine. Infatti la guerra si interruppe nel 1993 con un cessate il fuoco mediato dal Gruppo di Minsk, ma nessun trattato di pace è stato firmato fino ad ora. Il Nagorno-Karabakh continuò ad essere formalmente parte dell'Azerbaigian, ma di fatto è in gran parte sotto il controllo della Repubblica dell'Artsakh, Stato a riconoscimento limitato nato dopo la dichiarazione d'indipendenza del 1991 e sotto l'influenza dell'Armenia. Da allora ciclicamente il confine è luogo di tensioni e schermaglie tra l'esercito dell'Azerbaigian e quello della Repubblica supportato dagli Armeni.

Come mai è riemerso proprio adesso?

Difficile fare delle ipotesi compiute, certamente però l'area del Caucaso è una zona di contesa strategica tra potenze tanto regionali quanto mondiali. L'Azerbaigian è tradizionalmente legata alla Turchia, mentre l'Armenia è alleata alla Russia e all'Iran proprio in funzione anti-turca (in questo senso è necessario ricordare il genocidio degli armeni operato dall'Impero Ottomano nel 1915 che ha causato 1,5 milioni di morti e che non è stato mai riconosciuto dalla Turchia). Oltre alle questioni di carattere storico nell'area sussistono tensioni di carattere economico legate ai cosiddetti Corridoi del Gas. L'Azerbaigian ad esempio è la fornitrice del gas estratto nel Mar Caspio attraverso piattaforme offshore che dovrebbero rifornire il TAP - TANAP, oltre al Gasdotto Trans-Caspico. Viceversa l'Armenia è rifornita di gas naturale attraverso un impianto di 140 kilometri che la collega all'Iran.

Alcuni sostengono che la ripresa del conflitto dipenderebbe da uno scenario internazionale particolarmente favorevole per l'Azerbaigian: da un lato un sostegno più netto della Turchia, dall'altro la crisi istituzionale dell'OSCE, l'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa. Infatti i rappresentanti dei 57 Stati che compongono l'organismo, nel corso della riunione dello scorso luglio a Vienna non sono riusciti a trovare il consenso sull’estensione dei mandati del Segretario generale e dei vertici dei principali organi dell’organizzazione: il Rappresentante per la libertà dei media, l’Alto commissario per le minoranze nazionali ed il direttore dell’Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani.

Nel frattempo la Turchia ha espresso il suo massimo sostegno all’Azerbaijan e nella giornata di ieri c'è stata una conversazione telefonica tra il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov, con la controparte armena, Zohrab Mnatsakanyan: Mosca ha chiesto vengano immediatamente fermati i combattimenti.

Mentre i media italiani trattano marginalmente l'ennesimo conflitto esploso ai confini dell'Europa uno scenario a tinte fosche si fa avanti, ancora una volta dettato dagli intrecci tra imperialismi, interessi economici e giochi di potenza, di cui a farne le spese sarà solamente la popolazione e il suo diritto all'autodeterminazione.

Informazioni aggiuntive

  • notizia Live normale

Infoaut 2017 - Facciamo Movimento per il Movimento infoaut 

Licenza Creative Commons