ssssssfff
Articoli filtrati per data: Tuesday, 15 Settembre 2020

Cesare Battisti,  ex militante dei Proletari Armati per il Comunismo, è stato trasferito nel reparto Alta Sicurezza AS2 del carcere di Rossano, in Calabria. Ha lasciato il penitenziario di Massama, Oristano, sabato sera. Ne danno notizia i suoi legali, gli avvocati Davide Steccanella e Gianfranco Sollai. Nei giorni scorsi, il Dap ha respinto, il ricorso dei difensori per un regime detentivo più mitigato da scontare a Roma o Milano. Gli avvocati hanno così annunciato che il 23 settembre prossimo è fissata l’udienza davanti al Tribunale di sorveglianza di Cagliari sull’istanza di revoca dell’isolamento, che di fatto viene però revocato con il trasferimento in Calabria, dopo la quarantena legata al Covid.

Da giorni Battisti è entrato in sciopero della fame, contro il perdurare dell’isolamento, nonostante questa pena accessoria rispetto agli ergastoli sia scaduta oltre un anno fa. Il trasferimento a Rossano, de facto, aggira l’isolamento, ma i problemi comunque non mancano, come sottolineano gli stessi difensori: “a Rossano Battisti andrebbe a finire in alta sorveglianza con un gruppo di detenuti per reati connessi allo jihadismo: la finalità risocializzante e rieducativa della detenzione viene messa nel cassetto, i principi costituzionali non si rispettano. Quanto al mantenimento della classificazione in Alta sorveglianza 2, c’è da chiedersi quali sono gli elementi che fanno ritenere al Dap che Battisti, dopo oltre 40 anni dai fatti, sia tuttora pericoloso”.

L’intervista all’avvocato Davide Steccanella, uno dei legali di Cesare Battisti. Ascolta o scarica

Da Radio Onda d'Urto

 

Informazioni aggiuntive

  • notizia Live normale

Rappresaglia per l’assassinio di due bambine per mano dell’Esercito.

L’ex vicepresidente del Paraguay tra il 2012 e il 2013 e ricco proprietario terriero, Oscar Denis Sánchez, è stato sequestrato dall’Esercito del Popolo Paraguayano (EPP) insieme ad un lavoratore della sua tenuta nel nord di questo paese. Gli investigatori collegano questo fatto con l’assassinio di due bambine argentine durante l’attacco dell’Esercito all’EPP, un gruppo armato che opera in Paraguay dal 2008.

La scomparsa di Denis Sánchez, di 74 anni, e Adelio Mendoza, è stata confermata dopo che il suo fuoristrada è stato trovato abbandonato nel dipartimento di Concepción, a circa 500 chilometri a nordest della capitale Asunción, secondo quanto ha confermato il presidente del Senato, Oscar Salomón.

Un portavoce della polizia ha precisato che il fuoristrada di Denis è stato trovato dai lavoratori della sua tenuta con le porte aperte e dei volantini della guerriglia al suo interno, nel cammino che porta alla sua azienda conosciuta come Tranquerita.

0009781454

Nel messaggio, il gruppo denominato Brigata Indigena dell’EPP avverte possidenti, amministratori, fattori, impresari della soia e cittadini mennoniti che aggrediscono e abusano delle comunità indigene “non rimarranno senza punizione”.

Giovedì, Beatriz Denis, figlia dell’ex vicepresidente, ha specificato in una conferenza stampa che all’interno del veicolo è stato trovato al lato del conducente l’orologio e la fede matrimoniale dell’ex politico, mentre in quello dell’accompagnatore hanno trovato un mazzo di chiavi.

Il fatto avviene un settimana dopo l’assassinio di Lilian e María Villalba, ambedue di 11 anni, di nazionalità argentina e probabilmente figlie dei due principali capi di questo gruppo. Questo crimine è avvenuto il 2 settembre scorso, durante un attacco della Forza di Operazione Congiunta (FTC) paraguayana ad un accampamento della guerriglia.

Un altro dei dati che portano a questa congettura è che il veicolo di Denis Sánchez era a circa 20 chilometri dal luogo dove è avvenuta una settimana fa la sparatoria tra uomini in divisa e il gruppo clandestino.

Il sequestro è stato confermato mentre i senatori ricevevano in sessione riservata un rapporto del governo paraguayano e dei responsabile della FTC sul caso della morte delle bambine, che discolpava gli assassini. La sessione è stata immediatamente interrotta.

Oscar Denis è un dirigente del Partito Liberale Radicale Autentico (PLRA), forza politica per cui fu eletto deputato, senatore e successivamente governatore di Concepción. Si allontanò dalla vita politica dopo essere giunto alla vicepresidenza dopo essere stato nominato dal Congresso in sostituzione di Federico Franco, che assunse la presidenza dopo la destituzione di Lugo. È uno dei proprietari terrieri più ricchi del Paraguay, che si distingue per il sistematico furto di terre indigene.

11/09/2020

La Haine

 

Da Comitato Carlos Fonseca

Informazioni aggiuntive

  • notizia Live normale

Di questo si tratta, la sentenza che ha colpito Dana è il frutto di un vero e proprio processo alle idee. Ad indicarlo chiaramente sono le motivazioni, non ancora depositate ma trapelate, che la giudice Elena Bonu ha addotto nel rifiuto delle misure alternative al carcere, ma è anche la natura stessa della pena comminata.

Una pena evidentemente spropositata: due anni per aver partecipato ad un'iniziativa durata 10 minuti, in cui la "colpa" di Dana sarebbe stata quella di spiegare ad un megafono i motivi della protesta.

Il movimento No Tav all’epoca dei fatti era in mobilitazione permanente da lunedì 27 febbraio, in seguito alla caduta di Luca dal traliccio. Giorni di rabbia e dolore, ma anche di determinazione, nonostante le cariche e gli scontri che continuavano a susseguirsi.

I No Tav quel giorno avevano deciso di liberare i caselli di una delle autostrade più care d’Italia, la Torino Bardonecchia, che dal lunedì della stessa settimana fino al giovedì era già stata occupata in maniera permanente dal movimento. Il senso di quella iniziativa era, ancora una volta, sottolineare l'enorme sperpero di denaro pubblico destinato alla costruzione dell'opera.

Il reato di Dana non è stato tanto quello di aver partecipato alla liberazione dei caselli, di per sé un reato trascurabile (sono centinaia i casi in cui processi che riguardavano iniziative del genere si sono risolti in pene modeste o addirittura in assoluzioni), ma è evidentemente quello di essere parte con determinazione e protagonismo di una delle lotte popolari più longeve ed efficaci del nostro paese, che ha messo in discussione governi e assetti istituzionali e che è la bestia nera di chi specula e devasta l'ambiente. La sua "responsabilità" è quella di essere stata per anni uno dei volti pubblici, una delle voci con cui il movimento ha parlato, ha gridato le proprie accuse verso un sistema ingiusto che ignora i reali bisogni dei territori.

Una delle motivazioni della sentenza con cui sono state rifiutate le misure alternative è che Dana non si sarebbe allontanata nè dal movimento No Tav nè dal territorio continuando a vivere in valle a Bussoleno. Lei è colpevole dunque di non aver abiurato le sue idee, di non essersi fatta intimidire dalle persecuzioni che quotidianamente colpiscono gli attivisti e le attiviste del movimento e di aver continuato a lottare con generosità, senza risparmiarsi. E' colpevole di non aver voluto lasciare un territorio dove risiedono i suoi affetti, dove resistono le montagne che ha imparato ad amare e conoscere: un territorio che viene dipinto come un tessuto criminogeno. Gli abitanti della valle che si schierano contro il TAV in questa narrazione vengono considerati alla stregua di banditi invece che cittadini preoccupati per il proprio futuro e quello del territorio, già ferito, in cui vivono. Un processo alle idee che ricorda altri tempi, tempi in cui in giro per la valle venivano affissi cartelli con scritto "achtung banditen", tempi in cui le donne che si opponevano al potere costituito erano soggette alla "caccia alle streghe".

Ora come allora i persecutori, i carnefici si travestono da burocrati, nascondono la loro vigliaccheria dietro una presunta oggettività del diritto. Un'oggettività del diritto che condanna sempre i più deboli, condanna chi resiste ed è supina ai ricchi, ai potenti. La politicizzazione del Tribunale di Torino, e in particolare di alcuni magistrati e di alcuni giudici che qui esercitano ormai è cristallina. La giudice Elena Bonu, conosciuta tra le aule per il suo sadismo, la pm Pedrotta che ha fatto della incriminazione verso i No Tav la sua ragione di vita, sono i degni eredi di Rinaudo (promosso nell'Unità di crisi della Regione Piemonte, al servizio di Cirio nella sua devastante gestione della pandemia), Padalino (invischiato negli scambi di favori, nelle nomine pilotate e nel peggiore marcio del sottobosco della magistratura), Caselli (vero iniziatore della strategia di intimidazione verso chi lotta in Val Susa). Un tribunale che, lavorando in piena sintonia con questura e carabinieri, è diventato a tutti gli effetti il braccio armato di Telt per portare avanti un'opera della cui inutilità ormai ne parla apertamente non solo la popolazione della valle ma persino l'analisi costi benefici dello scorso governo e la Corte dei Conti Europea.

In un'epoca come questa, sconvolta dai cambiamenti climatici e dalla pandemia di Coronavirus, ci si aspetterebbe che le ragioni della vita prevalessero sulle ragioni del denaro. Ma se c'è qualcosa che abbiamo imparato in questi trent'anni di resistenza è che solo la determinazione dei popoli, la forza e la dignità di chi si oppone possono mettere un freno all'egoismo, all'arroganza, alla prepotenza di chi amministra e gestisce il potere.

La pandemia in cui stiamo vivendo ha approfondito in noi la consapevolezza che prendersi cura di chi ci sta vicino, dei posti in cui viviamo è la priorità assoluta. In fondo quando diciamo "Si parte e si torna insieme" è questo che intendiamo. Quindi abbiamo deciso di non lasciare sola Dana ad affrontare le prepotenze del potere, ma di farle sentire tutta la nostra solidarietà e vicinanza con un presidio permanente sotto casa sua, in Via Pietro Ravetto 38 a Bussoleno, in maniera che sia grande la vergogna di chi si presenterà per provare a tradurla in carcere.

 

Invitiamo tutti e tutte a portare solidarietà a Dana e testimoniare la propria indignazione verso questa assurda decisione.

Domani, mercoledì 16, il presidio permanente sarà animato dalle seguenti iniziative:

WhatsApp Image 2020 09 15 at 13.46.39

Da Notav.info

 

Informazioni aggiuntive

  • notizia Live normale

L'eccidio di Buggerru il 4 settembre 1904 con la morte di tre minatori durante una protesta, nel Sulcis, fu uno spartiacque nella storia del movimento operaio italiano.

Il 9 settembre la Camera del Lavoro di Monza voterà un ordine del giorno secondo cui a una nuova strage di lavoratori si sarebbe risposto con lo sciopero generale; l’11 settembre la Camera del Lavoro di Milano lancerà un appello a tutti i lavoratori per uno sciopero da svolgersi nei successivi otto giorni con la richiesta di una legge sul disarmo delle forze dell’ordine in occasione di conflitti del lavoro. Sorsero contrasti tra il sindacato e il Partito Socialista circa l’opportunità e gli obbiettivi dello sciopero e si susseguirono diverse riunioni. Ma il 14 settembre arrivò notizia dell’ennesimo eccidio: a Castelluzzo in provincia di Trapani i carabinieri spararono sui contadini e ci furono due morti e dieci feriti.

Non c’era più tempo per attendere. La Camera del Lavoro di Milano, il 15 settembre, proclamò lo Sciopero Generale dal 16 settembre al 20 Settembre. L’uso delle armi da parte della forza pubblica riaccese i ricordi di Milano del 1898 e lo sdegno tra i proletari fu enorme. Già il 15 Settembre a Sestri Ponente (GE) vi furono dei disordini, e nello stesso giorno, la Camera del Lavoro di Milano proclamò, sotto la spinta dei socialisti marxisti di Arturo Labriola, che si contrapponevano alla linea riformista di Turati, uno sciopero generale, che fu il primo sciopero di questo tipo non solo in Italia, ma anche in Europa!

Lo sciopero, divenuto nazionale, durò dal 16 al 21 Settembre, coinvolgendo praticamente tutto il Paese. La borghesia spaventata lo considerò come un tentativo insurrezionale, e Giolitti, Presidente del Consiglio, alla richiesta dei socialisti rivoluzionari che il governo prendesse posizione sugli eccidi, chiese al re lo scioglimento delle Camere, sostenendo che un fatto così grave andasse giudicato direttamente dagli elettori.

Lo sciopero di fatto non portò a dei risultati, non ottenendo il provvedimento che facesse cessare la repressione sanguinosa, ed anzi Giolitti ne approfittò, indebolendo i socialisti e facendo aumentare i contrasti tra riformisti e rivoluzionari.

Alla fine del XIX° secolo, parallelamente all’avanzare dell’industrializzazione, era aumentato considerevolmente il numero degli scioperi, in un clima di tensione sociale, e il Governo Giolitti tentò di inserire i movimenti sindacali sulla scena politica e sociale del Paese, integrandoli nel quadro istituzionale. In questo contesto, i sindacati maturarono una crescente inclinazione al riformismo nella teoria e nella pratica, nonostante la presenza attiva di una minoranza di sindacalisti rivoluzionari, che certamente non avevano né la forza, né la capacità, e forse nemmeno la concreta possibilità sul piano soggettivo, di innescare un processo rivoluzionario.

Comunque queste manifestazioni cominciarono ad avere un respiro nazionale e furono, di fatto, la preparazione alla costituzione, nel 1906, della CGIL. Solo la rivoluzione bolscevica in Russia, con la costituzione dei Soviet dei contadini e degli operai, indicherà poi la strada, applicando una corretta linea di classe, per coinvolgere masse di lavoratori all’abbattimento del sistema di sfruttamento.

Informazioni aggiuntive

  • notizia Live normale

Infoaut 2017 - Facciamo Movimento per il Movimento infoaut 

Licenza Creative Commons