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Articoli filtrati per data: Friday, 31 Luglio 2020

APPELLO A TUTTI GLI ATTORI DELLA LOTTA SOCIALE, ANTICAPITALISTA E ECOLOGICA IN CORSO. ABBIAMO BISOGNO DI VOI

Minaccia di sgombero del Villaggio del Popolo a Donges (Loira Atlantica)
 
A Donges, sull'estuario della Loira, a ovest di Nantes vicino a Saint Nazaire, un "villaggio del popolo" è occupato. Un progetto ancora piu ambizioso di un centro sociale, alcuni edifici e una parte di bosco sono auto requisiti e autogestiti per l'accoglienza, le lotte, gli incontri e per preservare il territorio. Questo angolo ancora incontaminato nel mezzo di un'area industriale è sotto sgombero e chiede aiuto. Non esitate a passarci. Ecco il loro testo : " è da piu di un anno che il Villaggio del Popolo resiste allo sgombero per proteggere una parte degli ultimi spazi naturali sul litorale nei pressi di Saint Nazaire. Da tutto questo tempo uomini e donne si prendono il rischio sul piano giuridico per evitare che i 50 ettari di terra che occupano spariscano sotto il cemento a profitto di un progetto industriale mortifero, in una regione che attesta gia dei tassi di tumore molto elevati. La posta in gioco è alta: proteggere la terra, la fauna e la flora - tra cui anche specie rare - presenti sul territorio e gli abitanti della regione.Durante questo anno di lotta, si sono organizzate molte iniziative. Sono stati fatti incontri, sono nati dei bambini, si sono creati dei legami che non si sarebbero potuti creare nella normale quotidianità - o per meglio dire la normalità anormale della nostra società.

Molte persone che sono nel bisogno, in situazioni di vulnerabilità materiale o psicologica a causa del funzionamento del sistema, trovano qui un posto per ricostruirsi.Sono nati molti progetti, con l'obiettivo di fare del Villaggio del Popolo una fattoria pedagogica o con l'idea di sperimentare, condividere e diffondere un modo di vita verso il quale è assolutamente necessario guardare se vogliamo evitare di essere totalmente distrutti dalla catastrofe ecologica in corso.Questo luogo è un crocevia: di vita, di incontri e di scelte da fare per il futuro. È un terreno di resistenza, indispensabile nel momento in cui i progetti del capitale non nascono nemmeno piu la loro natura mortifera. È infine ma soprattutto un luogo della lotta : un luogo dove la resistenza collettiva contro i sistemi di dominazione, per salvare le forme di vita e la terra, si gioca realmente.Abbiamo bisogno di tutte le persone in lotta pronte a investirsi, di tutti i talenti che si possano mettere a disposizione, di tutti i giornalisti che si occupano di lottare per un'informazione che sia di interesse pubblico. La battaglia entra ora in una fase decisiva: sono in arrivo i procedimenti penali, a meno che non ci sia una reazione collettiva piu forte. Molto probabilmente saremo a rischio sgombero a partire da inizio ottobre, avremo la data nei prossimi quindici giorni. Ci appelliamo dunque a tutte le persone con forte motivazione. Ecco alcune delle azioni che possono aiutare il movimento:

1) La diffusione mediatica: informare, attraverso tutti i canali, far emergere la situazione sia tramite le reti militanti che sulla scena mediatica. Articoli, video, reportage, condividere sui gruppi fb.. tutto è ben accetti. Organizzeremo presto una conferenza stampa, sulla quale vi terremo informati.

2) Appelliamo alla presenza e all'azione : venite a mettere la vostra tenda al villaggio per scoprire il territorio e incontrarci, partecipate a uno dei cantieri di attività previsti o alla vita del luogo, venite a lottare al nostro fianco. Se ci fossero dei collettivi che organizzano dei gruppi per venirci a dare sostegno, sarebbe magnifico. Se voi stessi o avete degli amici che lavorano in ambito giuridico, giornalistico ecc.. pronti a stare dalla nostra parte, non esitate a contattarci.

3) Far passare la voce: avremo bisogno di un massimo di persone sul posto e pronti a mostrare il loro sostegno sul luogo a partire da fine settembre inizio ottobre.4. Tutte le altre idee di sostegno, di progetto, di azione che potreste mettere in atto nel luogo in cui siete ( manifestazione pubblica o altro..) Ogni tipo di sostegno sarà il benvenuto. Ogni articolo condiviso, qualsiasi petizione, ogni persona che passa per incontrarci o darci una mano è un aiuto prezioso.Trovate in allegato il volantino di lotta che permette di immergersi nel dettaglio della nostra lotta.

Ecco i nostri contatti:

blog : https://levillagedupeuple.noblogs.org/

Indirizzo mail : Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Telefono : 07 49 42 53 50

Facebook : Le Village du peuple

E infine la petizione: Sperando di ritrovarci numerosi attorno al fuoco e di fronte alle ruspe.

Le Village du Peuple Lieu dit "La petite lande", Donges (44) »

Tradotto da Nantes Révoltée

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Omicidio di Stato in Grecia

Vassilis Maggos è stato trovato morto nella sua stanza dalla madre la sera del 13 luglio 2020.

La madre ha cercato di rianimare il figlio e ha avvisato i servizi di emergenza, ma era già tardi". La polizia si è precipitata sul posto ed ha esaminato la zona, escludendo qualsiasi attività criminale e ha richiesto un'autopsia - necroscopia per determinare le cause della morte del 27enne Vassilis Maggos. Il giovane era stato filmato, durante una protesta di solidarietà, mentre la polizia in antisommossa lo aggrediva brutalmente fuori dai tribunali di Volos.

Secondo un post dell'allora "Assemblea del popolo contro l'incenerimento dei rifiuti", il 14 giugno 2020, il giovane è stato picchiato selvaggiamente davanti ai passanti nel centro di Volos ed è stato portato al Dipartimento di Polizia di Magnesia.

Nell'auto che lo trasportava, secondo la testimonianza del padre, la polizia continuava a picchiarlo e ad abusare di lui. I gravi pestaggi sono continuati all'interno della sede della polizia. Lo picchiarono senza pietà, rompendogli le costole fino a quando il giovane gridò "Non riesco a respirare". Alla fine lo rilasciarono perché potesse essere portato in ospedale perché aveva bisogno di cure mediche immediate. Le sue condizioni erano così terribili che i medici temevano che le sue ossa rotte potessero perforare gli organi vitali".

Il video che vedrete mostra il brutale attacco della polizia contro il 27enne Vassilis Maggos domenica 14 giugno 2020 nella città greca di Volos, durante una manifestazione di solidarietà ai detenuti della protesta del giorno precedente (13/6) contro i rifiuti inquinanti bruciati dalle aziende LAFARGE / AGET e contro la creazione di una fabbrica SRF da parte del Comune di Volos.

                                                                                                       ---

 

Riguardo la morte di un giovane militante greco, siamo stati contattati da amiche e compagni del ragazzo che ci hanno fatto pervenire queste considerazioni:

“Vasilis Maggos è spirato nel suo letto il 13 luglio 2020 a causa di un edema polmonare acuto. Un mese prima era andato in ospedale 7 fratture polmonari, danni al fegato e cisti, causate dal feroce pestaggio dei MAT (antisommossa) durante un corteo a Volos contro l'azienda che si occupa di incenerire i rifiuti. Dicono che siano due cose slegate tra loro. Forse a livello giuridico sì, ma a livello etico no. E' cieco chiunque non veda le conseguenze fisiche, ma soprattutto psicologiche, che un tale evento possa procurare. Xrisokoidis, l'attuale ministro per la protezione civile, ha subito dichiarato che chiunque provi a incolpare i poliziotti è nel torto. Non ha aspettato neanche i referti, non ha accennato al bullismo vissuto da Vasilis o all'azione della polizia. Ha subito creato i soliti campi di noi e gli "altri", quel meccanismo statale che da sempre genera violenza e indifferenza rispetto a questo tipo di eventi. Vasilis lascia dietro di sé un mondo ingiusto. Un mondo in cui l'ambiente in cui viviamo è vissuto con un dettaglio, così come l'arbitrarietà della polizia."

I compagni di Vasilis vogliono quindi chiarire che non vi è una diretta correlazione fra il pestaggio subito (avvenuto oltre un mese addietro) e la morte, chiarendo che “non siamo di fronte a un nuovo Alexis”. Al contempo, però, tengono a rimarcare lo stretto legame fra le condizioni psicologiche in cui era precipitato il ragazzo e la sua morte, frutto di quella violenza arbitraria delle divise che anche in Italia questa settimana è tornata alla ribalta dopo i fatti della caserma di via Caccialupo a Piacenza. Paradigmatico che le botte e l’arresto fossero avvenute proprio in occasione di una manifestazione per l’ambiente, tema portato agli onori delle cronache negli ultimi anni dai Fridays For Future ma rispetto al quale tutti i governi si sono sempre ben guardati dal produrre significativi cambiamenti, incentivando anzi la repressione violenta delle proteste che esondavano dal piano del simbolico.

Di seguito il comunicato inviatoci dagli amici d Vasilis e il link a Indymedia Grecia riguardo al caso:

https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=1161046700948248&id=100011287866526 https://athens.indymedia.org/post/1606323/

 

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Ha finito di scontare l’ingiusta pena ad una anno in regime di semilibertà Luca Abbà, militante No Tav che a settembre 2019 si era visto imporre questa misura da un giudice di sorveglianza nonostante la difesa avesse chiesto di applicare una misura alternativa al carcere – a cui possono accedere tutti i condannati ad una pena inferiore ai 4 anni – come l’affidamento in prova o gli arresti domiciliari con la possibilità di lavorare, per permettere a Luca di mantenersi.

Una misura insolita e fortemente afflittiva  nei confronti chi deve scontare una pena breve, come nel suo caso. Ma una decisione che dimostra ancora una volta l’accanimento giudiziario che subisce costantemente il movimento No Tav Valsusino.

Lo abbiamo intervistato. Ascolta o scarica

Di seguito anche i pensieri che ha scritto e diffuso dopo aver ritrovato la libertà:

Si conclude oggi la mia esperienza detentiva cominciata il 14 settembre scorso. Terminata il 30 giugno la licenza Covid di 3 mesi, l’ultimo mese è stato piuttosto pesante rientrare: tra lunghe e faticose giornate in campagna, poco sonno, lunghi viaggi serali e caldo afoso negli ultimi giorni. Ringrazio calorosamente chiunque mi abbia sostenuto e aiutato in vari modi. Grazie anche a chi ha mantenuto viva la mobilitazione contro il progetto TAV negli ultimi mesi. Un caro abbraccio a chi ancora è sottoposto a restrizioni,e a chi lo sarà prossimamente, per la sua attiva militanza.
Non è stato facile rimanere saldo e forte in questo ultimo anno, ma credo che questa esperienza carceraria abbia contribuito alla crescita delle mie convinzioni sulla degenerazione di questa società umana. Seguiranno altre riflessioni, ma intanto mi godo questa ritrovata libertà.

Da Radio Onda d'Urto

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