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Articoli filtrati per data: Sunday, 26 Luglio 2020

Markéta Všelichová e Miroslav Farkaš sono due internazionalisti accusati di aver combattuto contro Daesh nelle file di YPG e YPJ.

Finalmente i due internazionalisti cechi condannati per aver combattuto contro Daesh nelle file di YPG e YPJ sono stati rilasciati dopo 4 anni di prigionia, apprendiamo la notizia con gioia, dopo la conferma della condanna da parte della corte suprema turca.

 Martedì 24 luglio la Corte suprema turca ha confermato la condanna a sei anni e tre mesi di carcere. La coppia ceca non può quindi più ricorrere in appello contro questa sentenza in Turchia.

Il verdetto finale della Corte Suprema suggerisce che i 2 internzaionalisti cechi dovranno effettivamente scontare almeno la metà della loro pena in Turchia, furono arrestati dalle forze di sicurezza turche nel novembre 2016 e condannati nel 2018 a sei anni e tre mesi di carcere per "terrorismo".

 

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Un giovane compagno del Laboratorio Occupato Morion è stato manganellato alla schiena da due carabinieri venerdì sera durante il suo rientro a casa. La colpa di Jacopo, questo il nome del compagno, sarebbe stata quella di aver rivolto ai due una scherzosa battuta sui fatti di Piacenza.

Quanto successo evidenzia ancora una volta che i militari dell'Arma si sentono leggittimati ad agire nella totale impunità. Dimostra che quanto è successo a Piacenza è solo la punta dell'iceberg di un più generale attegiamento di prepotenza e violenza nei confronti della popolazione che viene sistematicamente messo in campo dalle forze dell'ordine.

Esprimiamo piena solidarietà a Jacopo

Riportiamo di seguito il comunicato del Laboratorio Morion:

UN NOSTRO COMPAGNO È STATO AGGREDITO QUESTA NOTTE DA DUE CARABINIERI.
NON SI PARLI DI MELE MARCE: È IL SISTEMA CHE NON FUNZIONA

Avevamo appena scoperto – senza peraltro stupirci – del sistema di violenze e abusi che la caserma Levante di Piacenza aveva messo in piedi quando abbiamo avuto la conferma che, come dice Ilaria Cucchi, le mele marce non esistono, ma sono parte di un sistema più ampio.
Nella notte tra il 24 e il 25 luglio tre compagn* stavano facendo ritorno a casa dopo la chiusura dello spazio sociale. Sul vaporetto erano presenti anche due carabinieri in uniforme. Mentre i tre scendono dal battello, i carabinieri sentono che stanno parlando dei fatti di Piacenza: si fiondano sul gruppo e chiedono a Jacopo i documenti provando a bloccarlo. Per una frazione di secondo il nostro compagno si divincola cercando di continuare ad andare verso casa ed è allora che uno dei due carabinieri estrae il manganello e a freddo, alle spalle, lo colpisce.
Vogliamo continuare a raccontarci la storia di qualche caso raro, isolato, quando parliamo di abusi in divisa? Vogliamo continuare a berci la favola per cui gli assassini di Cucchi, di Uva, di Aldrovandi, i macellai di Genova hanno agito per cause di forza maggiore? Una reazione come quella contro un nostro compagno ieri sera non è in alcun modo tollerabile, è un fatto agghiacciante e di una gravità estrema, che testimonia il sentimento di onnipotenza e impunità che provano le forze dell’ordine. Manganellare un ragazzo per strada perché ha osato fare una battuta su quello che è successo a Piacenza non è normale, non può succedere: il prossimo passo quale sarà, estrarre la pistola? Trascinare in caserma chiunque nutra un sanissimo sentimento anti-divisa? Quanto dobbiamo sopportare ancora prima di renderci conto che la storia degli abusi in divisa è un fatto endemico, una malattia da estirpare con decisione una volta per tutte?
Non siamo più disposti a tollerare in silenzio fatti di questa gravità: quello che è successo non può accadere ancora e non può passare per un errore!

 

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“Questo dimostra chiaramente che a Israele non interessano le vite dei palestinesi. Non riescono nemmeno a concederci i nostri diritti basilari per l’assistenza sanitaria in modo da poter curare la nostra gente dal coronavirus”. – Tayseer Abu Sneineh, Sindaco di Hebron

English version

Di Alan Macleod – 22 Luglio 2020

La decisione israeliana di demolire un nuovo ospedale da campo COVID-19 e centro di analisi a Hebron in Cisgiordania, è stata severamente condannata da attivisti, gruppi per i diritti e organizzatori. “Perché demolire un centro di test COVID-19 è assolutamente il modo migliore per Israele di spendere fondi in questo momento”, ha scritto CODEPINK, gruppo contro la guerra guidato da donne, “Seriamente, questa ossessione di distruggere la Palestina, anche a spese dei finanziamenti del coronavirus israeliano, è malata.”

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Sono stati raccolti circa 250.000 dollari per finanziare il nuovo centro, che è stato costruito in memoria del nonno dell’ingegnere 35enne Raed Maswadeh, la cui famiglia ha donato la terra a tale scopo. Il nonno di Masawadeh era recentemente morto proprio a causa del coronavirus. Maswadeh ha riferito ai giornalisti di Middle East Eye che i soldati israeliani hanno osservato la sua costruzione per mesi senza dire nulla. Poi, la scorsa settimana gli è stato ordinato di esibire i permessi di costruzione per l’ospedale da campo (qualcosa di praticamente impossibile da ricevere dal governo israeliano), altrimenti sarebbe stato distrutto.

Tayseer Abu Sneineh, sindaco di Hebron, era indignato. “Siamo nel bel mezzo di una crisi globale. Questa è una situazione di emergenza, si poteva pensare che avrebbero mostrato un po’ di empatia, o concesso alle persone un certo margine di manovra, ma non gli interessa”, ha detto. “Questo dimostra chiaramente che ad Israele non interessano le vite dei palestinesi. Non riescono nemmeno concederci i nostri diritti basilari per l’assistenza sanitaria per poter curare la nostra gente dal coronavirus.”

La mancanza di una risposta da parte dei governi occidentali ha fatto arrabbiare molti. Ali Abunimah, co-fondatore di the Electronic Intifada, ha denunciato che l’Unione europea non ha “detto una parola” sulla demolizione dell’ospedale di emergenza. “Non permettete all’Unione Europea di smacchiarsi dalla sua complicità e il sostegno ai crimini di guerra israeliani con briciole di carità lanciate ai palestinesi”, ha aggiunto.

La pandemia da coronavirus nella regione sembra essere fuori controllo. Avendo solo apparentemente gestito con successo l’epidemia, Israele ha inconfondibilmente subito una seconda ondata di infezioni, molto peggio della prima. Al culmine dell’epidemia all’inizio di aprile, il paese faceva una media di circa 600 nuovi casi al giorno. Ieri 2.039 israeliani sono risultati positivi al coronavirus. Anche la Palestina sta perdendo il controllo della situazione, con 57 su un totale di 64 palestinesi deceduti a luglio. Ieri Nickolay Mladenov, coordinatore speciale delle Nazioni Unite per il processo di pace in Medio Oriente, ha avvertito che il drammatico aumento dei casi potrebbe avere conseguenze pericolose per la regione, e richiedere nuove “misure straordinarie” per combattere la diffusione del virus. La distruzione delle cliniche sanitarie era, presumibilmente, esattamente l’opposto di ciò che intendeva.

Anche se forse sconcertante, l’ultima mossa di Israele non ha sorpreso molti curiosi esperti. A marzo, Le forze israeliane hanno fatto la stessa cosa con un nuovo ospedale da campo nella comunità di Khirbet Ibziq in Cisgiordania, demolendo edifici e confiscando forniture mediche e materiali da costruzione. “Mentre il mondo intero combatte una crisi sanitaria senza precedenti e paralizzante, l’esercito israeliano sta dedicando tempo e risorse per perseguitare le comunità palestinesi più vulnerabili in Cisgiordania, che Israele ha tentato di scacciare dall’area per decenni”, ha scritto il gruppo locale per i diritti umani B’Tselem, “Chiudere un’iniziativa comunitaria di pronto soccorso durante una crisi sanitaria è un esempio particolarmente crudele degli abusi regolari inflitti a queste comunità e va contro i principi umani e umanitari fondamentali durante un’emergenza”.

Il governo di Benjamin Netanyahu ha recentemente annunciato piani per annettere formalmente fino a un terzo della Palestina, compresa gran parte della fertile Valle del Giordano, il granaio della Palestina. Lanciato da Trump e dal genero Jared Kushner, e nominato “Affare del Secolo”, il piano americano avrebbe posto oltre 70.000 palestinesi sotto la piena giurisdizione israeliana. L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, ha dichiarato i piani di annessione sia “illegali” che “disastrosi”.

Il dottor Ramzy Baroud, un giornalista palestinese-americano ha recentemente dichiarato a MintPress che le persone in Cisgiordania “sono già sotto il completo controllo israeliano e tutti i movimenti e tutte le libertà sono già limitate per i palestinesi”, ma che il piano Trump-Netanyahu peggiorerebbe ulteriormente la situazione. “Sarà la pietra tombale del cosiddetto processo di pace”, ha avvertito.

Alan MacLeod è uno scrittore dello staff di MintPress News. Dopo aver completato il suo dottorato di ricerca nel 2017, ha pubblicato due libri: Cattive notizie dal Venezuela: venti anni di notizie false, dichiarazioni false e propaganda nell’era dell’informazione: Ancora consenso alla produzione.

Ha collaborato anche con correttezza e accuratezza con  The Guardian, Salon, The Grayzone, Jacobin Magazine, Common Dreams, American Herald Tribune e The Canary.

Trad: Beniamino Rocchetto – Invictapalestina.org

 

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