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Articoli filtrati per data: Tuesday, 21 Luglio 2020

Nei giorni scorsi abbiamo ricevuto e pubblicato un video inviato da alcuni escursionisti della Val Clarea che, andando per funghi, si sono imbattuti in una vasta rete di telecamere nascoste cablate sotto le rocce e dissimulate dalla polizia in pieno lockdown per spiare i valsusini. Nei video recuperati dai notav si vedono la dirigenza della digos di Torino farsi selfie con le nuove apparecchiature durante la scampagnata e alcuni tecnici che li aiutano nell’istallazione dei dispositivi.

Se sulla figura di palta della mitica polizia politica del capoluogo piemontese non c’è molto da dire visto che ha fatto già sganasciare la metà della rete, vale la pena spendere due parole in più sul profilo dell’azienda che li accompagnava, la Area spa, tra le principali ad aver investito il mercato in piena espansione dei dispositivi per la sorveglianza di massa e protagonista di diversi affari con regimi dittatoriali di tutto il mondo.

In Italia, un pugno di società private si dividono il mercato delle intercettazioni telefoniche e web. Una delle più importanti è un’azienda del varesotto, l’Area spa, specializzata nei dispositivi cosiddetti dual use, apparecchi di spionaggio utilizzabili sia in ambito militare che civile e quindi molto comodi per eludere le legislazioni contro la vendita di armamenti. Fondata nel 1996, Area spa attraversa anni travagliati che  portano la società a più riprese sull’orlo del fallimento fino al 2009 quando arriva la svolta: vince una grossa commessa, circa 17 milioni di euro, per un dispositivo DPI (Deep packet Inspection) che consente di intercettare e analizzare email, conversazioni e ricerche internet dei cittadini siriani per conto dei servizi del presidente Assad. L’affare è denunciato dal giornale Bloomberg nell’autunno del 2011 e le rivelazioni costringeranno cinque anni dopo la procura di Milano ad aprire un’inchiesta che travolgerà l’amministratore delegato di Area, Andrea Fromenti, con le accuse di esportazione illegale di materiale dual use e dichiarazioni non veritiere. Secondo i PM, esattamente nelle settimane in cui il vento delle primavere arabe faceva vacillare il presidente siriano che reagiva lanciando barili di dinamite sui manifestanti dagli elicotteri, gli ingegneri dell’azienda volavano da Milano a Damasco con le apparecchiature nascoste nei bagagli facilitando la feroce repressione dei dissidenti (dopo le rivelazioni di Bloomberg la sede dell’azienda a Vizzola Ticino sarà tra l’altro il bersaglio di un sit-in di rifugiati politici siriani).

Nonostante la vicenda, il MISE nel giugno del 2016 autorizza Area spa a installare attrezzature analoghe a beneficio del regime egiziano di Al Sisi. L’affare avrebbe dovuto andare in porto appena poche settimane dopo la morte di Giulio Regeni e avrebbe avuto come destinatario finale il Technical Research Department (TRD), sorta di unità distaccata dei servizi segreti incaricata di infiltrare e monitorare l’opposizione alla giunta militare. Solo grazie alle pressioni della famiglia del giovane ricercatore italiano la licenza è infine revocata. I dispositivi dovevano essere forniti in tandem con un’altra azienda italiana specializzata nella programmazione di trojan e malware per spiare gli attivisti politici, la Hacking team. Le circostanze sono state rese pubbliche dopo la pubblicazione delle email della società sul portale di wikileaks in cui si possono leggere i centinaia di scambi tra le due aziende lombarde e grazie a cui si evincono anche le simpatie politiche del CEO di Hacking team, David Vincenzetti, che conclude gli scambi con i suoi collaboratori con un pittoresco “Boia chi molla”.

Nel 2017 in un’inchiesta della rete Al Jazeera di cui consigliamo la visione a chiunque voglia farsi un’idea su questo opaco mercato che sta divorando le libertà civili di tutto il mondo, il vice-presidente di Area spa, Marco Braccioli, viene ripreso da una telecamera nascosta durante uno scambio in cui si dice pronto a fornire un IMSI catcher al regime sud sudanese. Si tratta di un dispositivo grande come una valigia che consente di agganciare i telefoni cellulari di chiunque nel raggio di qualche decina di metri per poi poter attivare telecamera, microfono, tracciare il gps e persino inviare messaggi come se provenissero dai propri contatti. Nonostante l’embargo, Area spa assicura di potersi appoggiare su un paese terzo come la Tanzania per far arrivare la merce a destinazione. Dettaglio inquietante ma particolarmente rivelatore, nelle immagini Braccioli rassicura il suo interlocutore a proposito degli agganci che ha all’interno dell’apparato statale italiano che gli consentirebbero di snellire le procedure di esportazione.

Perché se Area fornisce i suoi servizi a regimi di tutto il mondo, i suoi principali clienti sono le forze di polizia italiane che usano le tecnologie di sorveglianza per spiare gli attivisti di casa nostra. Anche per questi affari interni, Area spa è finita nuovamente sotto inchiesta prima da parte della procura di Trieste poi di quella di Milano per accesso abusivo a sistema informatico. L’accusa è di aver scaricato sui pc dell’azienda sms, whatsapp, chiamate, intercettazioni e altri dati sensibili che dovrebbero invece essere di sola disponibilità degli inquirenti. Proprio le accuse di aver un proprio archivio privato frutto del lavoro di sorveglianza hanno portato il Consiglio di stato il 20 marzo del 2019 a concludere della legittimità dell’esclusione di Area spa dalle gare per l’aggiudicazione di appalti legati alle intercettazione per mancanza “di onorabilità, sicurezza e affidabilità“.

Mancanza di onorabilità che non ha impedito alla digos di Torino di avvalersi dei servizi di Area durante la pandemia quando, sfruttando un po vigliaccamente il fatto che i valsusini erano confinati a casa e non potevano difendere il proprio territorio, hanno deciso di affidare una ricca commessa all’azienda di Varese.

A vederlo dalla Val Susa, pare proprio che per tutti i governi i cittadini rimangono tali finché rigano dritto. Se osano mobilitarsi sono da trattare come un nemico interno da sorvegliare, infiltrare, molestare e incarcerare usando le stesse tecniche, le stesse tecnologie e addirittura gli stessi servizi forniti dalle medesime aziende.

Da Notav.info

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Mercoledì 15 luglio in Colombia è stato trovato morto Mario Carmine Paciolla, cooperante dell’ONU di 33 anni, impegnato in un progetto umanitario sulla vigilanza degli accordi di pace dell’Avana del 2016 tra le FARC e lo stato colombiano.

Il cadavere di Mario è stato rinvenuto a casa sua con i polsi tagliati e le autorità hanno parlato di suicidio. Una versione dei fatti, però, totalmente rigettata dalla madre e dagli amici del volontario internazionale. Secondo loro si è di fronte a un omicidio a seguito del fatto che Mario potrebbe avere saputo qualcosa di scomodo.

Sulla morte di Paciolla e sulle continue violazioni dei diritti umani nel paese il collettivo “Colombia, pace e giustizia sociale” ha convocato un presidio per la giornata di oggi, lunedì 20 luglio, alle ore 18.30, a Milano, fuori dal consolato colombiano in via Rivoli.

Ci siamo collegati telefonicamente con Celmira, attivista del “Comitato Permanente per i diritti umani in Colombia”, nato nel 1979 per denunciare la violenza perpetrata dallo stato colombiano, paramilitari e gruppi narcotrafficanti.

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Da Radio Onda d'Urto

 

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Il 18 giugno oltre un centinaio tra lavoratori stagionali della frutta e solidali partecipavano ad un presidio sotto al Comune di Saluzzo.

I braccianti, costretti a vivere per strada e nei parchi, chiedevano una soluzione abitativa. Dopo un tavolo insoddisfacente, in cui i diversi attori presenti (il sindaco di Saluzzo e di numerosi comuni limitrofi, una rappresentanza della Prefettura e delle associazioni datoriali) non hanno fatto nient'altro se non rimpallarisi le responsabilità l'un l'altro o su altri enti (i comuni assenti e la Regione in particolare) e suggerire vaghe ipotesi, la manifestazione si era fatta strada per la città, bloccando il traffico e dando prova di grande determinazione. A distanza di un mese, possiamo abbozzare un giudizio sulle misure adottate dalle istituzioni per far fronte alle esigenze (e alle lotte) dei lavoratori.

Martedì 30 giugno veniva firmato quello che il Corriere di Saluzzo ha chiamato il “Protocollo per la gestione degli aspiranti braccianti”. Tale documento vede l'adesione dei rappresentanti della Prefettura di Cuneo, di alcuni Comuni del comprensorio della frutta e non solo (Cuneo, Saluzzo, Busca, Costigliole di Saluzzo, Lagnasco, Tarantasca, Verzuolo, Savigliano), della Regione Piemonte, dell’amministrazione Provinciale, e di tre associazioni datoriali (Coldiretti, ConfAgricoltura e CIA), Caritas, Associazione Papa Giovanni XXIII e FDO.

Giovedì 2 luglio, a distanza di soli 3 giorni dalla firma del protocollo, gli almeno 130 lavoratori stagionali costretti a vivere da maggio nei giardini di Villa Aliberti, altrimenti noto come Parco Gullino, vengono prelevati di peso tramite l’azione congiunta di FDO e Croce Rossa e depositati in giro per i vari comuni del distretto agricolo. In alcuni comuni si trovano sistemazioni in tende, con accesso ad acqua ed elettricità. In altri i lavoratori si ritrovano a dover dormire in piccole tende da campeggio senza alcun servizio. In altre ancora non viene proposta alcuna soluzione, e i braccianti vengono rispediti a Saluzzo.
A riprova dell’insufficienza di tali soluzioni di “accoglienza diffusa”, nei giorni successivi diverse decine di lavoratori tornano spontaneamente a Saluzzo, dove, pur dormendo per strada, almeno posso cercare impiego e raggiungere i luoghi di lavoro. Contemporaneamente nuovi lavoratori continuano ad arrivare in città, tornando ad insediarsi al parco, e le forze dell'ordine continuano in maniera ossessiva a controllare ed identificare, anche più volte al giorno, chi ha la pelle nera.

Lunedì 13 Luglio viene infine firmato un ultimo “protocollo operativo”. Questo documento stabilisce che siano complessivamente 115 i posti letto disponibili per l’accoglienza dei lavoratori, distribuiti su 7 comuni. I posti letto sono distribuiti tra edifici e CONTAINER. Stando a quanto riportato dal Corriere di Saluzzo, a Saluzzo i posti letto previsti sono 20, presso l’ex casa del custode del cimitero. Altri 20 a San Chiaffredo, in una struttura privata affittata dai comuni di Busca e Tarantasca. 15 posti a Costigliole, altri 15 posti a Cuneo. Sistemazioni in container a Lagnasco, 18 posti; Savigliano 15 posti; 12 posti a Verzuolo. Quando apriranno ancora non è stato comunicato, ma giovedì 16 luglio si è tenuta una riunione operativa con i Sindaci e la Coop. Armonia per definire le tempistiche. Alcune strutture sono pronte, per le altre sono in corso gli allacci a luce e acqua.
Realisticamente gli ingressi partiranno da questa settimana.

Saranno accolti con precedenza gli stagionali con contratto di lavoro ma senza sistemazione, e compatibilmente con i posti disponibili gli aspiranti braccianti senza dimora in cerca di occupazione: il documento stabilisce che per chi è in cerca di lavoro l’ospitalità può durare fino a 20 giorni, mentre chi ha un contratto potr fermarsi non oltre 20 giorni dopo la sua scadenza. L’assegnazione dei posti è affidata agli operatori del servizio InfoPoint (Coop. Armonia), mentre sarà la Croce Rossa ad effettuare la registrazione e la gestione degli ospiti, anche da un punto di vista sanitario. I pasti saranno invece autogestiti dai lavoratori.

Nessuna menzione riceve il PAS, la capiente struttura di accoglienza di Saluzzo (circondata da alte mura sormontate da filo spinato), in passato capace di ospitare oltre 600 persone e quest’anno tenuta chiusa. Secondo quanto dichiarato dalla responsabile locale della Caritas, Sabbatini, alla stampa, nè la Questura nè il “Commissario Straordinario per gli Aspetti Sanitari” ritengono infatti fattibile l’apertura della struttura situata presso il foro Boario.

115 posti su un totale di almeno 170 persone già presenti ai primi di luglio, con diverse centinaia di persone in arrivo entro la fine di Agosto. Questa la risposta delle istituzioni e dei padroni alle lotte e alle manifestazioni dei lavoratori. Per quanto 115 posti letto siano meglio di 115 cartoni al parco, queste risposte sono insufficienti e problematiche. Inoltre, la risposta istituzionale non si è limitata a fornire soluzioni inadeguate e altamente limitative delle libertà di chi ci è destinato. Diverse denunce e fogli di via sono stati emanati ai danni sia di solidali che di lavoratori, con ricostruzioni palesemente falsate e tendenziose di quanto accaduto durante la mobilitazione di giugno. A ciò si aggiungono i già citati, continui controlli, fino a 5 al giorno, cui la polizia sottopone i lavoratori di origine africana, e le multe e i controlli sistematici con cui si cerca di allontanare i solidali dai lavoratori accampati al parco, ma anche negli altri insediamenti.

I lavoratori sono stati distribuiti sul territorio innanzitutto per rendere il più complessa possibile l’autorganizzazione delle lotte, dimostratasi determinata e difficile da contenere in occasione del 18 giugno, quando i braccianti hanno bloccato le strade della città per una lunghissima mattinata. In tale occasione solo la presenza di decine di agenti in tenuta antisommossa aveva potuto garantire che il PAS rimanesse chiuso ad oltranza.
Per evitare situazioni analoghe o soluzioni non concertate le controparti sono quindi passate ad una fine strategia, utilizzando lo spazio e le distanze delle campagne allo scopo di isolare e dividere i lavoratori, limitando la forza dei loro legami di solidarietà. Aver ottenuto dei posti letto, per quanto sia certamente un risultato delle lotte dei lavoratori, è un risultato che, come spesso accade, è già risposta della controparte.

In tutto ciò una nota finale sui sindacati confederali.
Il 15 luglio FLAI CGIL, pagina nazionale su Facebook, rivendica l’accoglienza diffusa come una grande vittoria ottenuta grazie alle pressioni del sindacato. Posto che i limiti della cosiddetta “accoglienza diffusa” sono stati analizzati, ci duole sottolineare come questa sia la prima volta dopo mesi che la CGIL ha l’ardire di esprimersi sui fatti in corso, e che a una simile assenza dallo spazio pubblico corrisponda l’assenza del sindacato in toto.
Il 17 luglio appare sul Corriere di Saluzzo la risposta della CISL: il sindacato regala 100 tende da campeggio monoposto ai comuni dell'accoglienza (la foto nel presente post rappresenta il momento della consegna).

In definitiva i sindacati confederali, completamente assenti nel momento del confronto tra lavoratori e istituzioni, piuttosto che prendere posizioni scomode nei confronti delle istituzioni locali e delle associazioni datoriali, supportando le lotte o facendo pesare la propria influenza sull'opinione pubblica, cercano di mantenere una qualche visibilità ricorrendo a soluzioni di facciata, preferendo spendere vuote parole e denaro.

L'estate è lunga e la stagione delle pesche è appena iniziata. Centinaia di lavoratori devono ancora arrivare. Siamo certi che né l'isolamento spaziale, né la repressione, né la retorica o la carità possano frenare i lavoratori dall'ottenere ciò che gli spetta.

Case, documenti, contratti e condizioni di lavoro regolari per tutti!

Da Enough is Enough - braccianti in lotta Saluzzo

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