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Articoli filtrati per data: Friday, 17 Luglio 2020

“La maggior frequenza di fenomeni come la supercella che ha provocato il nubifragio che ha colpito Palermo è un’evidenza molto comprovata del cambiamento climatico in atto” .

Il professor Massimiliano Fazzini, docente di climatologia, geografia fisica e geologia all’Università di Ferrara e di Camerino, spiega l’evento metereologico verificatosi ieri pomeriggio nella città siciliana, così come quello avvenuto a Brescia sabato scorso: “Dobbiamo prendere atto che questi fenomeni, quando avvengono con una ripetitività così alta, non sono più eccezionali: è quello che ci aspetta in futuro. Dovremo adattarci a queste nuove evidenze climatiche, avere vademecum in cui si forniscano indicazioni e regole su come comportarsi in casi di particolari eventi o precipitazioni intense, per abbassare il livello di rischio: siamo ancora molto indietro dal punto di vista dell’adattamento ai cambiamenti climatici inteso come educazione ambientale, purtroppo in Italia non c’è ancora un piano ufficiale”.

Deve cambiare qualcosa in termini di scelte urbanistiche, di gestione del territorio? “Assolutamente sì. L’Italia è il paese europeo dove c’è il maggior consumo di suolo; siamo già un paese estremamente fragile dal punto di vista idrogeologico, quindi dobbiamo cercare di pianificare il territorio in una maniera molto più resiliente, per rischiare il meno possibile: l’urbanizzazione purtroppo ha già devastato, violentato gran parte del territorio italiano, compreso quello montano. Non bisogna fare ulteriori danni, magari con delle varianti scellerate ai piani regolatori.”

Ma è possibile prevenire, prevedere questi fenomeni metereologici così violenti? “Non è facile; ci si deve però adattare predisponendo un fitto monitoraggio delle condizioni meteorologiche quando sappiamo che c’è forte instabilità di modo che non utilizziamo più i modelli nelle immediate possibilità di un fenomeno meteorico molto intenso  ma utilizziamo invece altri strumenti di previsione quasi immediata, quali il satellite o il radar meterologico; anche questo però è un aspetto che va rapidamente migliorato per permettere una prevenzione di questi fenomeni che sono sempre di più drammatici” Ascolta o scarica

Sui violenti fenomeni atmosferici degli ultimi giorni in relazione ai cambiamenti climatici abbiamo intervistato anche il climatologo Luca Mercalli, presidente della SIM – Società italiana di meteorologia Ascolta o scarica

Da Radio Onda d'Urto

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Abbiamo rivolto qualche domanda ad Andrew Anastasi, membro del collettivo editoriale di Viewpoint Magazine, sulle rivolte americane delle scorse settimane.

Anastasi è redattore e traduttore di The Weapon of Organization: Political Revolution in Marxism (Common Notions, 2020) di Mario Tronti e dottorando in Sociologia presso il Graduate Center della City University di New York.

 

Quali sono per te le ragioni profonde delle rivolte? Sono scoppiate unicamente come reazione all'orribile omicidio di Floyd o c'è qualcos'altro?

Numerose rivolte negli ultimi 30 anni di storia degli Stati Uniti - Baltimora nel 2015, Ferguson e New York nel 2014, Oakland nel 2009, Los Angeles nel 1992 - sono iniziate dopo che un americano nero è stato ucciso o brutalmente aggredito dalla polizia. Molte delle rivolte degli anni '60 - Watts, Newark, Detroit e tante altre - furono anche provocate da specifici momenti di violenza razzista della polizia. Più di recente, la brutale uccisione di George Floyd da parte dell'ufficiale di polizia di Minneapolis Derek Chauvin (con l'aiuto degli altri colleghi J. Alexander Kueng, Thomas Lane e Tou Thao), dopo essere stata ripresa in video e diffusa rapidamente e ampiamente attraverso i social media, è servita come causa scatenante di una ribellione a Minneapolis in cui i manifestanti hanno bruciato il distretto di polizia dove lavoravano gli sbirri colpevoli dei fatti. Nel mese successivo la ribellione si è diffusa in tutto il paese e più recentemente in tutto il mondo. Come suggerisce la tua domanda, la scala di una data rivolta non corrisponde sempre al grado di consapevolezza pubblica di una particolare atrocità. Ogni anno la polizia americana uccide più di 1.000 persone, in stragrande maggioranza neri, indigeni, latini e poveri. I video e altre prove documentali di questi atti atroci non sono rari. Un buon numero di omicidi di polizia ogni anno riceve copertura mediatica a livello nazionale e molti altri incoraggiano il lavoro di organizzazione locale per contestare il potere della polizia. Eppure più raramente le uccisioni della polizia provocano questo tipo di insurrezioni militanti a livello nazionale. L'attuale ondata di lotte ha superato di gran lunga il precedente limite del 1967-1968.

Sono in qualche modo riluttante a identificare un fattore particolare che spiegherebbe l'entità della protesta. Certamente ci troviamo di fronte a un accumulo particolarmente intenso di contraddizioni: l'espansione della riproduzione del potere di polizia, di nuovo in mostra spettacolare dopo decenni di "riforme"; la sempre più esplicita difesa della supremazia bianca da parte dell'amministrazione Trump; gli sforzi del Partito Democratico per reprimere gli insorti alla sua sinistra; la risposta dello stato capitalista statunitense - all'interno della quale dobbiamo includere inazione e incapacità di coordinarsi - allo scoppio della pandemia di COVID-19, con tutte le conseguenze che ha per le possibilità delle persone della classe operaia di sopravvivere. Dal mio punto di vista (vivo a New York), sembra probabile che la risposta dello stato alla pandemia abbia avuto un ruolo nell'alimentare il malcontento di massa. Sembrerebbe che l'entità dell'espropriazione e della distruzione della proprietà possa essere intesa come una risposta relativamente "spontanea" al drammatico shock economico e alla perdita di lavoro e di reddito di così tanti. Ma allo stesso tempo, la scala delle rivolte suggerisce che c'è in gioco di più. In tutto il paese, le reti di attivisti e le reti tradizionali di organizzazione antirazzista, compresi i movimenti di lunga data che combattono per abolire le carceri e la polizia, hanno svolto un ruolo cruciale nel sostenere il movimento e aiutarlo a crescere. Queste reti di organizzazione hanno in molti casi assicurato le condizioni necessarie affinché le proteste si riproducessero (fornendo ai manifestanti acqua, cibo, maschere, disinfettanti, supporto medico, ecc.); altri hanno introdotto forme di militanza che hanno continuato a proliferare (come scarcerare i compagni, come rompere i cordoni e gli accerchiamenti della polizia, come far cadere le statue, ecc.). Andando oltre, per comprendere le contraddizioni che esistono tra le diverse tendenze all'interno del movimento, e anche all'interno di particolari siti di occupazione o protesta, dobbiamo guardare a un arco più lungo, a uno sviluppo più lungo della crisi politica e dell'organizzazione antagonista. Comprendere le proteste significa tenere insieme tutti questi elementi come un'unità concreta.

Quanto il senso di insicurezza e precarietà dei poveri di fronte alla minaccia covid-19 hanno dato carburante, forza e coscienza alle rivolte?

La risposta del governo degli Stati Uniti alla pandemia di COVID-19 ha messo molte persone in una situazione insostenibile. Quasi la metà del paese è attualmente senza lavoro - e negli Stati Uniti in questo momento, ovviamente, essere senza lavoro significa non solo perdere l'accesso a un salario, ma anche perdere l'accesso all'assicurazione sanitaria nel mezzo di una emergenza sanitaria pubblica globale. Nonostante il CARES Act - che era principalmente un salvataggio per i capitalisti, ma che ha anche aggiunto $ 600 a settimana al risarcimento della disoccupazione e che ha ampliato l'idoneità di quest'ultimoa a liberi professionisti, lavoratori del settore e appaltatori indipendenti - molti lavoratori rimangono esclusi dal reddito. Gli assegni una tantum da $ 1200 di Trump erano appena sufficienti a coprire un mese di affitto per la famiglia media e molti lavoratori non hanno mai ricevuto questi assegni. Inoltre, mentre un certo numero di Stati offriva ai proprietari di case una moratoria sui pagamenti dei mutui, non esistevano pacchetti di aiuto corrispondenti specifici per gli affittuari, ma solo una moratoria temporanea sui procedimenti di sfratto, che ora stanno iniziando a scadere. Nello stato di New York, per fare solo un esempio, i tribunali sono ora in procinto di avviare più di 50.000 procedure di sfratto che si sono accumulate negli ultimi mesi poiché gli inquilini non sono stati in grado di pagare l'affitto. Con tutto questo in questi giorni, sempre più persone sembrano vedere la ribellione come giustificata. Voglio sottolineare che un'indagine più approfondita potrebbe produrre dati più ricchi, ma in via provvisoria direi che sembra evidente che - poiché a sempre più persone vengono negati i mezzi di base per sopravvivere - un numero maggiore di persone viene coinvolto nella lotta. Una drastica perdita di reddito e l'assicurazione sanitaria potrebbero aver soggettivato una nuova crescita di militanti ribelli. Le proteste sono sorte anche nelle piccole città e il carattere multirazziale del movimento (che rimane guidato dai neri) è stato evidente per tutti. Se mettiamo da parte le appropriazioni da parte delle grandi corporations della retorica di "Black Lives Matter", vediamo persino i proprietari di piccoli negozi che hanno subito danni alla proprietà che comunque sono a favore dei manifestanti. Tutto ciò è davvero nuovo e sembra segnare un passaggio radicale dal modo in cui le masse di persone si sono relazionate all'ultimo ciclo di lotta nel 2014-2015.

Ma è difficile individuare una relazione precisa tra precarietà e rivolta. Non esiste una polarizzazione diretta verso sinistra nel corso dell'immiserimento sociale; in realtà, abbiamo visto la destra fare grandi guadagni dall'inizio della Grande Recessione nel 2008-2009. Inoltre, ci sono molti fattori che svolgono un ruolo nella soggettivazione collettiva anticapitalista. Per parlare di una sola, le proteste hanno fornito un'importante opportunità di avvicinamento sociale per coloro che hanno trascorso l'intera primavera al chiuso. Oltre a coloro che possono "lavorare da casa", questo include un gran numero di giovani. I giovani delle scuole superiori hanno svolto ruoli chiave come protagonisti nelle lotte in tutto il paese. Dobbiamo ricordare che a questi giovani è stato chiesto di sottomettersi all'istruzione online e di rinunciare a socializzare per 10 settimane prima che esplodessero le proteste. Non intendo dare una spiegazione universale di tutto ciò: molti lavoratori che sono stati costretti a rimettersi fisicamente nelle strade giorno dopo giorno durante la pandemia sono stati fondamentali per comporre le ribellioni. Il mio punto è che non esiste un'unica spiegazione economica che possa spiegare la totalità delle pratiche degli insorti. È abbastanza eterogeneo. Mentre siamo su questo argomento, vale anche la pena notare che coloro che sono stati effettivamente in grado di accedere all'assicurazione contro la disoccupazione, in alcuni casi, stanno guadagnando da vivere per la prima volta nella loro vita. Ma il sussidio di disoccupazione che prevede questo livello di remunerazione scadrà alla fine di luglio, con un rinnovo che sembra improbabile, almeno al momento. Con l'aumento dei casi di COVID-19, mentre gli Stati iniziano a fermare i loro piani di riapertura e con l'economia si che contrae, la situazione economica in evoluzione si ripercuoterà su tutto il movimento in modo diseguale. Dovremo rimanere attenti a come i manifestanti si scambieranno o meno ruoli di leadership, a se nuove forze sociali organizzate entreranno in scena mentre altri svaniranno.

Quali sono per te le pratiche più rilevanti di auto-organizzazione sviluppate durante le rivolte? Penso ad esempio sia al modo di proteggere i manifestanti dagli attacchi della polizia sia alle zone autonome come quella di Seattle.

La sperimentazione tattica e l'istituzione di nuove modalità di organizzazione e partecipazione politica sono state davvero impressionanti. Già prima dell'inizio delle proteste, nuove reti di mutuo soccorso avevano iniziato a sorgere in tutto il paese in risposta al COVID-19 e alla crisi economica. Molte di queste hanno continuato a svolgere importanti lavori in collaborazione con le proteste. Un primo esempio, che poi si è estinto, sfortunatamente, è stata l'occupazione di un ex hotel a Minneapolis che alcune persone hanno chiamato Share-A-Ton (gioco sulla catena alberghiera Sheraton). Si trasferirono lì persone senza casa e, per un certo periodo, attivisti hanno fornito servizi di base e sostegno ai residenti. A Seattle, la Capitol Hill Occupied Protest (CHOP, ex Capitol Hill Autonomous Zone [CHAZ]) ha sperimentato assemblee, autodifesa armata e cure mediche autonome. Anche questo progetto è stato interrotto. A New York c'è stato un accampamento fuori dal Municipio per chiedere alla città di tagliare almeno 1 miliardo di dollari dal budget del Dipartimento di Polizia di New York (NYPD). Ci sono stati dibattiti sull'abolizione delle carceri, condivisioni di capacità sulla liberazione degli arrestati, sul mantenimento delle barricate, assemblee per decidere collettivamente quando e come intensificare la protesta di fronte alla crescente presenza della polizia. Al momento il suo futuro è incerto. Se particolari concentrazioni di attività auto-organizzate si dimostrano temporanee, il comportamento soggettivo e la memoria collettiva della lotta sopravviveranno e prolifereranno in nuovi modi che dobbiamo continuare a seguire.

Pensi che le rivolte, in un certo senso, segnino un duro colpo al momento di forza del suprematismo bianco e del nazionalismo razzista negli Stati Uniti e nel mondo?

I suprematisti bianchi armati hanno perseguitato molte delle proteste in tutto il paese. L'accampamento di Seattle è stato attaccato da paramilitari di destra. A Filadelfia i vigilantes bianchi armati hanno servito come forze di polizia supplementari. E ci sono stati vari tentativi ad hoc da parte dei reazionari per impedire la rimozione di monumenti ai confederati e altre statue. In breve, penso che potrebbe essere troppo presto per rispondere a questa domanda. Il test sarà se il movimento riuscirà o meno a sostenere e riprodurre pratiche antirazziste e anticapitaliste che sfidino e respingano le pratiche razziste agite dall'estrema destra al servizio del capitale.

Qual è la tua opinione sul movimento Defund Police? Quali sono i punti di forza e di debolezza del movimento? Pensi che potrebbe essere qualcosa che potrebbe rimanere dopo questa ondata di proteste?

L'integrazione della politica abolizionista è stata rapida e, ai miei occhi, molto eccitante. Alcuni scettici a sinistra hanno sostenuto che il "definanziamento" della polizia rappresenta un passo indietro rispetto a un orizzonte di abolizione più propriamente rivoluzionario. Ma molti abolizionisti non accettano loro stessi questa dicotomia. Da parte mia, sono rincuorato da quello che vedo come un cambiamento fondamentale nell'orientamento di massa del movimento: dalle richieste di riforma alle richieste di rimborso, smantellamento e disarmo della polizia. Per decenni, le proteste negli Stati Uniti hanno richiesto la riforma della polizia. In pratica questo si è rivelato significare dare alla polizia budget maggiori, maggiore potere e licenza per invadere sempre più aspetti della nostra vita, e penso che il cambiamento nell'orientamento del movimento attesti un'intelligenza di movimento collettiva sull'esaurimento di quel particolare tipo di richiesta. Il defunding sembra essere un modo immediatamente praticabile per iniziare oggi la strada verso l'abolizione della polizia e delle carceri. Certo, ci sono molti modi in cui il "definanziamento" può essere adottato dai politici e esercitato in modo opportunistico - il governo municipale di New York sta attualmente cercando di descrivere il suo rimescolamento delle funzioni di polizia esistenti usando questo linguaggio. Ma come ha scritto l'abolizionista Ruth Wilson Gilmore (anche se più di un decennio fa, e in un contesto diverso): "Se gli attivisti di base contemporanei sono alla ricerca di una forma pura di fare le cose, dovrebbero smettere". Mentre l'adozione da parte del movimento dell'orientamento "defund" sembra rappresentare una crescita qualitativa e ad un passo dagli approcci riformisti, non dovremmo guardare solo alla sua efficacia come slogan. Dovremmo guardare alla solidità organizzativa del movimento abolizionista e dovremmo riconoscere che molti anticapitalisti, comunisti e anarchici hanno già lavorato sotto questo vessillo già da qualche tempo.

Sembra che, in questo caso, la delegittimazione delle proteste attraverso la retorica della violenza non abbia funzionato molto. Sei d'accordo? Se sì, perché è successo?

Un recente sondaggio ha rilevato che il 54% degli americani pensaa che i manifestanti che avevano incendiato il distretto di polizia di Minneapolis fossero almeno in parte giustificati. Questa cifra piuttosto sorprendente, che come alcune persone hanno sottolineato è superiore alla valutazione di approvazione di entrambi i principali candidati presidenziali, sembra indicare qualcosa di nuovo. Nel mezzo di una pandemia, in cui la minaccia di morte prematura si è moltiplicata per i lavoratori, e specialmente per quelli in "lavori essenziali", mentre circolano video di polizia che uccidono sistematicamente civili, e poi di polizia che attacca persone che cercano di protestare contro questo - dato tutto ciò, è possibile che l'equazione della distruzione della proprietà e della violenza abbia perso parte della sua forza tra la popolazione americana. Ma dovremmo ricordare che gli Stati Uniti sono un paese enorme, geograficamente disperso, e che i media mainstream di destra e liberali hanno ancora un vasto pubblico. Un paio di settimane fa, l'estrema destra ha diffuso con successo voci secondo cui autobus di antifascisti sarebbero presto scesi nelle piccole città per provocare il caos e gruppi armati in questi luoghi hanno iniziato a minacciare chiunque considerassero "antifa". Trump ha ovviamente diffuso una disinformazione simile, firmando allo stesso tempo un nuovo ordine che criminalizza i colpevoli di aver profanato statue o monumenti. L'FBI ora sembra inseguire i manifestanti in tutto il paese per una serie di reati inventati. Ma non solo i repubblicani si genuflettono davanti all'altare del Law and Order, ovviamente. Bill de Blasio, sindaco liberale della più grande città della nazione, afferma ripetutamente che lo scorso anno il NYPD ha agito con la massima moderazione e che non ha visto casi in cui la polizia attaccasse i manifestanti, affermando che il problema rimangono i manifestanti violenti. (E questo dopo che il NYPD ha condannato sua figlia per essere stato arrestata in una protesta.) Ora, chiunque sui social media ha potuto trovare immediatamente dozzine di casi che testimoniano il contrario e dimostrano che la polizia ha agito con totale impunità come maniaci assoluti. Tuttavia, le dichiarazioni di De Blasio e quelle di altri politici liberali sono portate avanti da tutti i principali media e circolano abbastanza ampiamente. Quindi penso che l'efficacia dello stato usando questa retorica della violenza per delegittimare le proteste rimanga una domanda aperta.

Pensi che questo mese di proteste avrà un grande impatto sulle prossime elezioni presidenziali o è troppo presto per parlare di questo problema visti i tempi ancora più rapidi della politica?

Il rapporto tra le strade e l'urna è sempre complesso e obliquo. Joe Biden ha recentemente suggerito che la polizia debba sparare alle persone disarmate alla gamba anziché al cuore. Questo è il tipo di "scelta" offerta agli elettori americani questo autunno. Mentre il successo del movimento potrebbe potenzialmente tradursi in un maggiore sostegno a Biden, sembra ugualmente possibile che l'unica ondata elettorale che vedremo a novembre sarà nei tassi di astensione. Se questo sarà accompagnato da nuove forme di pratica politica collettiva, radicate "fuori" dallo stato, ma conducendo incursioni "nello" stato per distruggere non solo i suoi monumenti ma anche i suoi apparati, allora potremmo avere un anno interessante davanti a noi. Ciò che rimane, come sempre, è il problema dell'organizzazione.

 

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Pubblichiamo l’articolo apparso oggi sulla Valsusa a firma di Giorgio Brezzo, che intervista Emili0, agli arresti domiciliari presso la propria abitazione a Bussoleno:

BUSSOLENO – Confinato in casa, in strada Monginevro 40, agli arresti domiciliari, Emilio Scalzo può comunque ricevere visite. E così eccolo intento ad affidare i suoi numerosi cani alla moglie Marinella in modo da consentire l’ingresso ad un terrorizzato cronista. Scalzo, 65 anni, uno dei volti più noti del movimento No Tav, conosciutissimo in paese per la sua ultradecennale attività di pescivendolo, ha subito un aggravamento delle misure cautelari cui era sottoposto: avrebbe violato più volte il divieto di dimora nei comuni di Chiomonte e Giaglione, un provvedimento che era stato disposto dal gip dopo le proteste del 27 luglio 2019, quando sarebbe stato individuato mentre tirava sassi in direzione delle forze di polizia nell’area antistante il cantiere della Maddalena.

Adesso, però, in occasione dei lavori di allargamento dello stesso cantiere, tra giugno e luglio, Scalzo sarebbe stato visto più volte prendere parte alle azioni di protesta messe in atto dai militanti No Tav. Lui precisa subito: “Sono stato ritenuto colpevole in base ad una legge fascista che è stata mantenuta, il codice Rocco, e pertanto mi è stato precluso l’accesso al territorio di dieci comuni”.

Quali sono i reati di cui lei si è macchiato?

“Ho abbattuto un jersey, cioè un cancello di sbarramento all’interno di un bosco…Ma io parlerei piuttosto di un’operazione di ripristino della legalità, in quanto collocare un cancello di ferro in un bosco non è certo giusto. Così mi hanno identificato e mi hanno negato l’accesso ai comuni di Susa, Giaglione, Gravere, Chiomonte ed Exilles, cioè tutti quelli attorno al cantiere”.

Ma lei ha parlato di dieci comuni: “Certo, perché poi c’è la questione legata ai migranti. Allora, visto il fenomeno del passaggio dei migranti attraverso la montagna, in pieno inverno, come movimento No tav ci siamo chiesto come potevamo porci rispetto a questa emergenza. Questa gente rischiava la morte per assideramento. Così ci siamo mobilitati, anche occupando il sottochiesa di Claviere e la vecchia casa cantoniera di Oulx, stabili che si erano ritenuti adatti ad accogliere queste persone. Io mi sono attivato per portare soccorso a questa gente ed ho partecipato a queste azioni. Risultato, non posso più accedere ai territori comunali di Salbertrand, Oulx, Cesana, Bardonecchia e Claviere. A questo punto, però, mi dovrebbero spiegare una cosa: se l’omissione di soccorso è un reato, come mai se io soccorro commetto un reato?”.

E adesso lei che farà?

“Faccio presente che nessuno si potrà appropriare della mia libertà. Dicono che io rappresenti un pericolo sociale. Perché? Questa è la mia vita, io ritengo semplicemente che sia un dovere morale ribellarsi alle ingiustizie; lo avevo già fatto molti anni fa, alla stazione di Milano, intervenendo in aiuto di alcuni senzatetto che erano stati malmenati dalla polizia ferroviaria. Quella volta mandai due agenti all’ospedale. Volevano condannarmi, poi un testimone raccontò la verità e fui assolto con formula piena. Mi piace definirmi un incidente. Sono l’incidente sulla strada dei prepotenti. Adesso qui c’è gente che cerca di illuderci, gettandoci del fumo negli occhi, parlando di una fantomatica economia che non verrà mai, mentre noi parliamo di tutela della salute…Ecco quello che farò: disattenderò certamente gli arresti domiciliari, andando incontro a tutte le conseguenze che questo comporterà, prigione compresa. È un mio progetto, che metterò in atto senza remore, perché non intendo piegarmi. In questo momento, amici e compagni del movimento mi hanno chiesto di aspettare, perché magari si organizzerà un’azione collettiva, un’evasione clamorosa…comunque io sono già pronto. Un mio parente, abbastanza stretto, che ha avuto nella sua vita tanti problemi con la giustizia, mi ha detto che uno come me non può proprio andare in carcere. Io gli ho soltanto risposto che come lui è stato un grande tra i delinquenti, io sono un gigante tra gli onesti”.

Perché tanto acredine contro le forze di polizia?

“Siamo rabbiosi con le forze dell’ordine perché abbiamo colto una grande discrepanza. Attaccano il nostro movimento con un dispendio di uomini, una forza ed un accanimento che non vediamo applicato, per esempio, nel contrasto contro la malavita organizzata, contro mafia, sacra corona unita e ‘ndrangheta”. Che ne pensa dell’accusa rivolta al movimento di avere sparso chiodi sull’autostrada nei pressi del cantiere? “Se i chiodi li avesse messi qualcuno del movimento, lo saprei. È un gioco facile, la solita storia, il fatto di accollare a noi queste cose”.

Ma lei, queste famose pietre, le ha tirate?

“Noi operiamo il sabotaggio verso i mezzi. Mi imputano cinque lanci di pietre. Ma noi non abbiamo mai cercato di colpire gli uomini, puntavamo alle manichette degli idranti con i quali veniamo inondati ogni volta da un’acqua che, secondo me, andrebbe analizzata, a giudicare da quanto è sporca”. Lei afferma di voler disobbedire. Può andare incontro a pene piuttosto pesanti: “Per alcune azioni e gesti davvero marginali, alcuni militanti No Tav, me compreso, hanno subito provvedimenti superiori e più gravi di quelli che sono stati adottati nei confronti di spietati assassini e di corrotti e corruttori per milioni e milioni di euro. Sono pronto ad assumermi ogni responsabilità riguardo le mie azioni. Ho fatto la mia scelta di vita e di lotta e la pagherò, fino in fondo”.

Sulla cancellata di casa sua, Scalzo ha posto la targa “Achtung banditen”, quella che usavano i nazisti per avvertire della presenza dei partigiani. Ma pensando a Emilio, a noi viene in mente una famosa frase di Bob Dylan che gli calza a pennello perché riassume la sua vita: “Per vivere fuori dalla legge occorre essere onesti”.

Giorgio Brezzo

Alleghiamo anche il video della battitura avvenuto ieri in nottata al cancello del cantiere in Clarea:

Da Notav.info

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Dire che in prigione si soffre per le inaudite privazioni è senza dubbio una tautologia. Così come parlare di prigione senza cadere nel cliché è pressoché impossibile. Mi sono chiesto qualche milione di volte se fosse mai stato possibile rendere l’idea, restituire una sola immagine, banale che fosse ma rivelatrice, dell’inafferrabile sofferenza che solo un prigioniero può capire.

Me lo sono chiesto atrocemente in questi 40 anni di semilibertà strappati alla ferocia degli inseguitori. Ogni volta che mi appariva da lontano e in tutte le latitudini lo spettrale recinto di una prigione. Se fosse stato in un paese di clima torrido, sapevo che oltre il grigio sporco di quelle mura boccheggiavano per il caldo centinaia di persone – negli inverni europei, immaginavo il silenzio ghiacciato di una cella, il peso esagerato di coperte che non scaldano. Mi facevo di queste immagini uno scudo per non lasciarmi attingere da mille altri dolori che mi avrebbero consumato sul posto. Giacché, per combattere contro l’oppressione insopportabile, l’incosciente ci soccorre eliminando tutto ciò a cui non possiamo dare un nome. Ancora oggi, dalla cella in cui mi trovo, maledico il rumore dei miei passi che si allontanano, impedendomi di sentire i gemiti dietro quelle mura. Eppure la prigione resiste a tutte le civiltà, anzi le peggiora. E le sofferenze che il prigioniero conta di poter far intendere, non devono staccarsi mai troppo da quelle che soffre anche la gente fuori. Per questo i reclusi, che rinuncerebbero senza esitazioni anche al mangiare o al dormire in cambio del sentirsi ancora donne o uomini, si ritrovano a reclamare quello a cui è più facile dare un nome. Questa è la ragione per cui ho voluto rendere pubblico un semplice reclamo, formalizzato oggi 10 luglio 2020 davanti al Giudice.

Dopo una traduzione spettacolare fino al Tribunale di Cagliari – innanzitutto tenere alto l’indice di pericolosità del mostro – mi è stato concesso qualche minuto per tentare di dire l’indicibile, sotto lo sguardo inorridito del P.M. e allegare all’udienza il documento che segue, il quale, seppur personale, riflette specularmente la situazione di migliaia di altri sepolti vivi.

All’Ufficio di Sorveglianza di Cagliari

“In seguito all’intervento di questo Ufficio di Sorveglianza nei mesi scorsi, gli alimenti industrializzati, spesso scaduti, imbevuti di materia grassa e altre fritture simili mi sono stati sospesi. Sostituiti da appena un pezzetto di formaggio a pranzo e una mozzarella a cena. Succede di rado di ricevere una fettina di manzo, tanto secca e dura che non si può onestamente considerare commestibile a meno di avere una dentatura da squalo.

E’ oltre un anno che non mangio più un pranzo caldo, poiché sono costretto a scegliere tra il pasto e l’ora d’aria, che per me si dà proprio alla stessa ora, coiè quando gli altri detenuti liberano il passaggio e vanno a mangiare. Al mio ritorno in cella la pasta, di cattiva qualità e condita con materia grassa di origine indefinita, è diventata un blocco compatto. La frutta è spesso la metà di quella prevista. La sera la cena è quasi sempre due uova sode e minestrina. Ci si deve arrangiare con qualche acquisto al sopravvitto.

Pur non avendo dati precisi sui canoni alimentari previsti, non è possibile credere che qualità e quantità del vitto siano quelle previste. E non si può ridurre il tutto a una questione di numero di calorie, proteine, carboidrati ecc., come sono costretti a sostenere al reparto sanitario perché così glielo impone la Direzione (medici e infermieri ammettono sottovoce che non è concesso loro un margine di manovra che gli permetta di svolgere correttamente la loro missione). Se così fosse, ossia un’alimentazione fatta di numeri aggregati, una pillola sistemerebbe tutto e sarebbe anche più digeribile.

Voglio far notare appena due episodi che mostrano un certo fare intimidatorio per dissuadermi da questo tipo di dichiarazioni:

Lunedì 06 luglio alle 17,15 mi trovavo nel reparto sanitario per un malessere che viene ripetendosi da qualche tempo, avevo infatti la pressione sanguigna sotto i 100, quando un agente irrompe nella sala e, intromettendosi in una conversazione tra medico e paziente, mi aggredisce verbalmente, impedendomi così di riferire sulle carenze di vitto. Faccio notare che, data la mia condotta irreprensibile nell’istituto, in nessun modo si giustificherebbe un simile comportamento da parte di un agente, soprattutto in quella sede.

Il secondo episodio riguarda questa udienza che, se non sbaglio, era fissata da oltre un mese e avrebbe dovuto influenzare l’agenda della Direzione. Risulta invece che appena sei giorni fa la Direzione prenota, proprio lo stesso giorno e alla stessa ora, un esame clinico esterno, chiesto dallo specialista sin dal mese di febbraio. E se non bastasse, solo ieri mattina, a un giorno dall’udienza, un ufficiale è venuto a informarmi dell’infelice contrattempo, insistendo però che avrei fatto bene a rinunciare all’udienza, giacché per l’esame avrei dovuto aspettare altri 6 mesi.

Insomma mi pare che questo Tribunale abbia di che trarre conclusioni.”

Massama 10 luglio 2020                                  Cesare Battisti da Carmilla

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[resumen.cl] Una serie di scontri tra Carabinieri delle Forze Speciali e comuneri mapuche sono avvenuti a mezzogiorno di mercoledì nelle vicinanze del Museo Mapuche di Cañete.

La manifestazione si inquadra nei 73 giorni di sciopero della fame che portano avanti i prigionieri politici reclusi nelle carceri di Angol, Temuco e Lebu (questi 11 giorni), che sollecitano al governo l’applicazione del Trattato 169 dell’OIL per la loro situazione giudiziaria e carceraria.

Le azioni sono terminate con un veicolo lancia-gas (zorrillo) incendiato e 18 persone detenute, 10 uomini e 8 donne.

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Il museo si trova circondato da uomini in divisa. Da parte sua, il Ministero delle Culture e il suo servizio nazionale del patrimonio hanno autorizzato lo sgombero delle persone che occupavano l’interno.

Bisogna precisare che otto persone che portano avanti lo sciopero della fame, hanno presentato diverse malattie legate alla denutrizione, danni al sistema immunitario, svenimenti, dolori muscolari generalizzati e vomito con coaguli di sangue. Dopo la visita dello scorso mercoledì nel carcere di Angol, il medico Luis Umaña ha evidenziato che la situazione dei comuneri è “estremamente critica” e ha affermato che ogni giorno che passa si corre il rischio di una conclusione funesta.

Bisogna evidenziare che durante questi due mesi di sciopero della fame, i comuneri prigionieri hanno subito diversi scompensi, per cui hanno dovuto ricevere cure mediche urgenti. Per esempio, il 6 giugno il comunero Sinecio Huenchullán ha dovuto essere trasferito nell’ospedale di Angol per il fatto che ha presentato vomito con sanguinamento, aritmie e svenimenti. La medesima situazione l’ha vissuta alcuni giorni più tardi Juan Calbucoy, che ha dovuto essere portato nel medesimo centro medico per alterazioni cardiache.

15 luglio 2020

Resumen Latinoamericano

Da Comitato Carlos Fonseca

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La notte tra il 16 e il 17 luglio 1977, in grande segretezza e con ampio spiegamento di forze e mezzi, con largo uso di elicotteri, parte l’“operazione camoscio”, questo il nome in codice del ministero. Da allora per “circuito dei camosci” si intende l’insieme delle “carceri speciali”. In quella notte vengono trasferiti nelle prime carceri speciali allestite. alcune centinaia di compagni e proletari detenuti combattivi, soprattutto quelli che avevano organizzato o partecipato a rivolte, evasioni e proteste nel ciclo di lotte precedente, ed anche quelli che avevano rapporti con l’esterno, col movimento.

Con l’istituzione delle Carceri Speciali il sistema carcerario italiano abbandona il carattere “unitario” (anche se differenze notevoli ci sono sempre state tra carcere e carcere, ma solo di fatto, non di norme diverse) che garantiva, almeno nella forma normativa, il rispetto del dettato costituzionale del carcere come percorso di rieducazione e reinserimento sociale delle persone detenute. Il sistema penitenziario repubblicano, da quell’anno, si configura quindi come un sistema a due circuiti con trattamenti molto diversi: uno “speciale” per i detenuti più combattivi e per i compagni ormai diventati molto numerosi; l’altro “normale” per la massa del proletariato prigioniero. Da allora, la legge non è più uguale per tutti: la Costituzione viene rinchiusa in polverosi cassetti.

Nell’arco di tre anni entrano in funzione le seguenti Carceri Speciali: Asinara, Cuneo, Novara, Fossombrone, Trani, Favignana, Palmi, Badu e’ Carros-Nuoro, Termini Imerese, Ascoli Piceno; e per il femminile, Latina, Pisa e Messina. Inoltre vengono allestite delle sezioni speciali in tutte le carceri giudiziari delle grandi città dove rinchiudere i carcerati provenienti dal circuito speciale per processi o altro.

Alcuni operatori sanitari di Medicina Democratica dopo aver visitato le carceri speciali, così le descrivono:

“Contro ogni dettame costituzionale e in particolare ignorando quello in cui si afferma che tutti i cittadini sono uguali anche di fronte alle pene detentive, viene oggi, e sempre di più, portato avanti con ottusa violenza un progetto di discriminazione tra detenuto e detenuto, destinando il detenuto politico, o anche coloro sospettati di essere tali in quanto non più recuperabili alla logica del sistema, al carcere speciale, dove con specifiche disposizioni gabellate per motivi di sicurezza, ma che con questi non hanno nulla a che fare, si concretano tecniche raffinate di sperimentata efficacia di deprivazione sensoriale al fine di esasperare il detenuto, di disgregare la sua personalità, arrecando danni talvolta irreversibili per la sua salute fisica e mentale. Le misure messe in atto … vanno dall’isolamento individuale o di piccoli gruppi 22 ore su 24, alle brusche interruzioni del ritmo sonno-veglia con perquisizioni notturne, alla eliminazione della naturale alternanza del giorno e della notte per mezzo di lampade sempre accese …

 

… pressione psicologica ai colloqui tra il detenuto e i propri familiari molto dilazionati e realizzatisi in condizioni sub-umane … per l’uso di strumenti aberranti come interposizioni di vetri insonorizzati e citofoni che alterano timbri di voce … Si tratta di un fenomeno in cui si evidenzia in modo inequivocabile una realtà di tortura psicologica particolarmente feroce e distruttiva dell’intera struttura psicofisica del detenuto in palese contraddizione con l’articolo 5 della “Convenzione dei diritti dell’uomo”…

 

LE CONDIZIONI NELLE CARCERI SPECIALI

all’esterno

– Vengono eseguite opere murarie: innalzamento dei muri di cinta esterni e viene rafforzato il controllo delle guardie sul muro perimetrale; vengono aggiunti numerosi cancelli per separare le Sezioni Speciali dalle altre aree del carcere; vengono “blindate” le celle aggiungendo la doppia porta blindata e doppie sbarre alle finestre.

– Viene istituito il controllo fisso dei carabinieri all’esterno delle carceri, con jeep blindate e successivamente con piccole ma armatissime autoblindo.

 

– TRASFERIMENTI – Il detenuto viene svegliato alle 4 di mattina dalle guardie che lo avvertono di “prepararsi la roba” perché è in partenza, non gli viene detto dove sarà destinato e non gli è permesso di salutare i suoi compagni di carcere; spesso succedeva che i familiari di quel detenuto in viaggio o in procinto di partire per fare un colloquio, dopo centinaia di chilometri percorsi in treno o in nave, dopo una notte di viaggio disagiato, sentirsi dire alla portineria del carcere che il proprio familiare detenuto è stato trasferito dall’altra parte della penisola. I trasferimenti, in gergo “traduzioni” vengono effettuati con i “cellulari blindati” ossia dei furgoni nei quali sono ricavate due piccole cellette in ciascuna delle quali vi sono due sedili, i detenuti vi sono rinchiusi ammanettati (con gli “schiavettoni”: una strumento che obbliga a tenere le mani una distante dall’altra), non vi è posto nemmeno per alzarsi in piedi e sgranchirsi le gambe durante il viaggio che spesso dura molte ore considerate le distanze tra carceri speciali.

 

– COLLOQUI – I colloqui con i familiari sono di 4 ore al mese - un’ora a settimana- se i familiari risiedono molto distante può essere concesso, a discrezione della direzione, di suddividere le 4 ore mensili in due colloqui da 2 ore da effettuare ogni 15 giorni. Per ogni richiamo che subisce il detenuto vengono sospesi i colloqui. I familiari sono anch’essi sottoposti a perquisizione personale, spesso costretti a spogliarsi del tutto. I colloqui sono effettuati con una lastra di vetro interposta tra i detenuto e familiari e con i citofoni per potersi parlare.

 

– I COLLOQUI TELEFONICI vengono aboliti o concessi solo in casi eccezionali.

 

– LA CORRISPONDENZA dei detenuti in arrivo e in partenza viene sottoposta a censura. Vengono addirittura sequestrati i giornali e documenti provenienti dal movimento.

 

– ASCOLTO RADIO, è vietato l’ascolto della radio sulle modulazioni di frequenza, per impedire di ascoltare le emittenti radio del movimento.

 

– DISTANZE, i detenuti destinati alle Carceri Speciali vengono trasferiti negli istituti penitenziari più distanti dalla residenza della propria famiglia.

 

all’ interno

– GUARDIE: aumenta il rapporto tra guardie e detenuti, ogni volta che il detenuto esce di cella viene accompagnato da almeno tre guardie;

 

– MOVIMENTI dalla cella: vengono ridotti al minimo gli spostamenti del detenuto dalla cella. 4 ore d’aria al giorno in cortili che sono vasconi di cemento, nessun’altra forma di socialità, successivamente le ore d’aria giornaliere verranno ridotte a 2 e poi a 1. Nei passeggi (aria) si può stare in numero limitato: inizialmente non più di 15 poi venne ridotto a 10 e poi a 5 con l’articolo 90.

 

– PERQUISIZIONI PERSONALI: ad ogni spostamento dalla cella del detenuto, per andare all’aria, o per recarsi al colloquio con i familiari o con l’avvocato o magistrato, il carcerato viene sottoposto a perquisizione completa (spogliarello o strip-searches)

 

– PERQUISIZIONI IN CELLA: avvengono di mattina, intorno alle 5,30 – 6,00, le guardie entrano nelle celle per la perquisizione. Come si svolge? Varia ovviamente da carcere a carcere, ma in genere le guardie si impegnano a buttare all’aria le poche cose che si hanno in cella; spesso vengono vuotati i contenitori dello zucchero e del sale e mescolati insieme, vengono sfogliati i libri in modo tale da rovinarli, vengono sparse sul pavimento le foto dei familiari o altri oggetti cari ….

 

– LIMITAZIONE DEGLI OGGETTI DA TENERE IN CELLA: non si possono tenere più di 5 libri, un quaderno, due penne e due matite; per gli indumenti, una tuta, due maglioni, due pantaloni e un paio di cambi di biancheria, due paia di scarpe, un asciugamano e un accappatoio; il materiale per radersi doveva essere tenuto in uno stipetto esterno alla cella e chiederlo alla guardia quando lo si doveva usare.

 

Da allora la differenziazione del trattamento delle persone recluse si è ulteriormente accentuata al punto che oggi a partire dal punto più alto di disumanizzazione del 41bis, si contano 6 o 7 trattamenti normativi diversi. E’ un insulto al sistema sanzionatorio previsto dai costituenti (che, tra l’altro, non scrivono mai, la parola “carcere”, né le altre oscenità oggi presenti nei linguaggi dei politici e dei media), è una legalizzazione totale della tortura e dell’annientamento delle persone recluse.

 

Fonte: Contromaelstrom

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