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Articoli filtrati per data: Wednesday, 15 Luglio 2020

E’ stato notificato questa mattina l’avviso orale da parte del Questore di Torino ad Ermelinda, attivista No Tav della prima ora, del Comitato di Lotta Popolare di Bussoleno  e delle Fomne Contra’l Tav.

Questo provvedimento si inserisce sulla scia di altri simili (sono circa una ventina tra la Valle e Torino) e come destinatari troviamo sempre i No Tav più attivi.

L’avviso orale è una vera e propria minaccia in quanto preannuncia la possibilità, qualora le persone coinvolta non smetta di partecipare ad iniziative di lotta, di applicazione dell’articolo 1, la sorveglianza speciale prevista per i soggetti socialmente pericolosi. Tale misura, pensata per i sorvegliati di mafia e fortemente restrittiva e dalla durata variabile, può comportare l’obbligo di dimora nel comune di residenza, la sospensione della patente, il divieto a partecipare a riunioni e manifestazioni e molto altro…

Una nuova forma di intimidazione insomma, in attesa che la procura guidata da una frustrata Questura torinese possa procedere con la prossima operazione fuffa, volta a colpire chi, con coraggio e determinazione, continua a denunciare l’illegittimità di un cantiere devastatore simbolo del marcio che c’è dietro il sistema delle Grandi Opere, dannoso per l’ambiente ed il clima, foriero della militarizzazione della valle.
Solidarietà quindi ad Ermelinda e a Emilio, Nicoletta, Giorgio, Brescia e Mattia, che continuano ad essere sottoposti alle angherie della procura e della questura torinesi.

Da notav.info

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Durante le perquisizioni nelle prime ore della mattina molte donne sono state arrestate a Diyarbakır, tra cui laportavoce del Movimento per le donne libere (TJA) Ayşe Gökkan. Nelle prime ore del mattino numerose abitazioni sono state perquisite dalla polizia a Diyarbakır nelle. La polizia ha perquisito le abitazioni di un elevato numero di donne attiviste per lo più curde e ne ha arrestate molte.

La portavoce della Piattaforma delle donne giornaliste della Mesopotamya direttrice di Jinnews Ayşe Güney, la portavoce del Movimento libero delle donne (TJA) Ayşe Gökkan, la co-presidente della Federazione Med di supporto legale e di solidarietà con le Associazioni delle famiglie dei detenuti (MED TUHAD-FED) Elif Haran, l’esponente dell’Associazione per l’assistenza ai detenuti Rabia Ataş, l’esponente dell’Assemblea delle famiglie (TUAY-DER) Panayır Çelik, l’esponente dell’Assemblea della municipalità di Bağlar Bağlar Halime Bayram, gli ex co-presidenti provinciali del Partito democratico dei popoli (HDP) di Yenişehir Demet Özkaran, Zekiye Güler, Figen Ekti, i dirigenti dell’Unione dei lavoratori della sanità e dei servizi sociali (SES) di Diyarbakır Rozerin Çatak, Emine Kaya, Dilan Yakut, i membi dell’assemblea municipale di Yenişehir Gülşen Güneş e Ronda Bat sono coloro che si è appreso siano stati arrestati.

È stato riferito che anche le abitazioni del dirigente di TUAY-DER Bahar Akyapı e del copresidente provinciale di HDP di Sur Hatun Yıldız sono state perquisite, ma poiché non erano a casa non sono stati arrestati.

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Numerose associazioni delle donne in Turchia stanno protestando contro l’ultima ondata di repressione contro il movimento delle donne curde a Amed (Diyarbakir). Martedì mattina decine di donne sono state arrestate nella metropoli curda, tra cui Ayşe Gökkan, portavoce del TJA (Tevgera Jinên Azad / Movimento delle donne libere), la giornalista Ayşe Güney, la Madre della Pace settantenne Hayriye Demir ed Elif Haran, copresidente dell’organizzazione di aiuto ai detenuti MED TUHAD-FED.

La dichiarazione congiunta delle associazioni delle donne afferma: “La politica misogina dell’alleanza maschile AKP e MHP sta assumendo dimensioni maggiori ogni giorno. In questo paese, ci svegliamo ogni mattina con la notizia che la polizia ha preso d’assalto appartamenti di curdi, donne e membri dell’opposizione. Questa mattina, una campagna politica di annientamento ha avuto nuovamente luogo.

Nessun potere può spezzare la nostra resistenza

Le donne arrestate sono amiche che hanno combattuto per anni sotto l’egida del TJA per la liberazione delle donne e che hanno promosso le donne in politica, nei media e nei sindacati. Sappiamo che questo attacco al movimento delle donne curde non è il primo attacco, come sappiamo da numerosi altri amici che sono tenuti in prigione come ostaggi politici. Ogni volta che l’alleanza maschile AKP / MHP è in difficoltà, attacca il libero arbitrio delle donne. Noi donne sappiamo che gli arresti e le detenzioni hanno lo scopo di reprimere la nostra lotta e intimidirci. Quando abbiamo iniziato a combattere il patriarcato, sapevamo già che avremmo incontrato uomini che non hanno un libero arbitrio e che ci ignorano. Ma ciò che l’altra parte ovviamente non ha ancora imparato è che nessun potere può spezzare la nostra resistenza. Se l’AKP presume che possa intimidirci con la sua campagna di annientamento, si sbaglia. Contro la politica oppressiva dell’AKP e del suo alleato MHP, che mira a educare la società all’obbedienza, noi donne abbiamo assunto la nostra speranza nelle nostre mani e abbiamo deciso di presentarla alla società. E questo è esattamente ciò che spaventa di più i governanti: la determinazione a lottare, che nasce sotto la guida delle donne.

L’AKP e MHP insistono sulla loro politica misogina. Dovrebbero sapere che noi donne continueremo ad essere in strada contro il rifiuto della Convenzione di Istanbul, contro la legittimazione dell’abuso di minori attraverso il matrimonio, contro i fiduciari e contro la legge di esecuzione. Non ci ritireremo mai, nemmeno per un momento, dalla nostra lotta di liberazione contro la politica aggressiva, fascista, militarista, sessista e patriarcale dell’AKP. Lo diciamo di nuovo: la lotta delle donne arrestate è anche la nostra lotta. Non ci piegheremo e non obbediremo mai. Noi esistiamo e siamo qui. Chiediamo il rilascio immediato delle nostre amiche detenute illegalmente “.

Le organizzazioni sottoscrittrici

La dichiarazione è stata redatta congiuntamente dalle organizzazioni femminili di HDP, HDK, DBP, DTK, SYKP, dalla Liberazione delle donne (Kadınların Kurtuluşu), dalla Piattaforma di solidarietà socialista, dai Consigli delle donne socialiste e Donne rosso-verdi.

ANF

Da Rete KurdistanRete Kurdistan

 

 

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Il personale sanitario in Francia ha ricevuto l’omaggio del governo per i sacrifici affrontati duranti il Covid-19. Il discorso di Macron è stato pronunciato in occasione della festa nazionale del 14 luglio, anniversario della Presa della Bastiglia.

Nonostante la retorica dell’esecutivo la piazza parigina è stata attraversata dalle proteste dei lavoratori e della lavoratrici della sanità, impegnati in una vertenza nazionale per rivendicare condizioni migliori di lavoro. Mobilitati anche i Gilet Gialli e movimenti. Si sono verificati scontri con la polizia, che ha risposto con cariche e lacrimogeni.

Cesare Piccolo, giornalista francese e nostro corrispondente, ci spiega la battaglia sindacale aperta sul fronte sanitario.
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Da Radio Onda d'Urto

 

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Domani, giovedì 16 Luglio, si terrà davanti il tribunale di Torino un presidio in solidarietà a Marta e Matteo, due giovani che, nonostante l'era covid, si trovano ad affrontare uno sfratto.

Marta e Matteo si sono rivolti allo sportello Prendocasa appena è stato possibile incontrarsi in sicurezza, per reagire ad una situazione di ingiustizia, per pretendere dignità, rendere virale la forza e la resistenza che si possono mettere in campo quando si rischia di perdere la casa, quando, come in questo caso, si è vittime di soprusi di ricchi palazzinari e delle loro gestioni immobiliari.

I due giovani, dopo un'estenuante ricerca di un alloggio in cui poter convivere, sono finiti nella morsa dell'ignobile Giorgio Molino.

Giorgio Molino é noto alla città di Torino per avere un patrimonio inesauribile di proprietà abitative e non, é noto per speculare su queste proprietà e su finisce per affittare da lui, o meglio presso le agenzie dietro alle quali si nasconde. Giorgio Molino é un losco figuro, inquisito ed arrestato più volte per i motivi più disparati, sempre a causa di situazioni di sopruso o di sfruttamento umano ed economico.

Nonostante tutto però, addirittura le diverse amministrazioni comunali hanno spesso bisogno di "usufruire" di alcune sue proprietà alimentando e proteggendo lo strapotere di questo soggetto e anche di altri palazzinari del suo calibro.

Marta e Matteo, all'oscuro di tutto ciò, come la maggior parte delle persone che "cadono" nella trappola di Molino, hanno semplicemente trovato nell'offerta dell'agenzia immobiliare Oddone (così si chiama ora una delle sue agenzie) la possibilità di pagare un affitto non troppo elevato, oltre ad una burocrazia più semplice rispetto a quella che normalmente si deve affrontare per avere un tetto sopra la testa.

A fine febbraio i due giovani entrano in uno degli appartamenti di un palazzo di via Biella, interamente di proprietà del palazzinaro torinese.

Arrivato il lockdown e l'emergenza covid, i due giovani hanno perso il lavoro e non hanno potuto più pagare l'affitto al noto soggetto.

Una situazione comune a moltissime famiglie la loro. Oltre alla crisi pesante che iniziava a investire le loro vite però, i due si sono trovati a vivere in un alloggio fatiscente, invasi anche dalle cimici dei letti, vittime di un'ingiustizia che sembra tanto assurda, quanto reale: chiusi obbligatoriamente in casa dall'emergenza sanitaria, senza reddito, assediati dai parassiti.

A maggior ragione Marta e Matteo iniziano a pretendere che questa situazione venga risolta ed essendo palesemente presi in giro dall'amministrazione immobiliare e dallo stato che non fornisce loro alcuna tutela ( 600 euro per chi? come? buoni spesa per chi? come?) iniziano a non pagare l'affitto. Poco dopo arriva l'ingiunzione di sfratto.

Da qualche mese ormai, in tempo di emergenza, abbiamo appreso che gli sfratti sono sospesi, eppure le udienze di convalida e le procedure vanno avanti.

Non sappiamo come si evolverà questo processo burocratico ai tempi dell'emergenza salute, sappiamo però bene che la tutela delle persone è sempre all'ultimo posto, mentre la macchina del profitto e chi normalmente si arricchisce non si ferma mai..

Per questi motivi giovedì alle h 10.30 è importante supportare Marta e Matteo durante l'udienza di convalida del loro sfratto.

I due giovani hanno avuto il coraggio di denunciare ciò che tutti i giorni avviene.. forti del fatto che la crisi epocale che stiamo vivendo é una crisi di sistema e che bisogna partire da noi stessi e dalle ingiustizie che ci investono per provare a ribaltarla. La lotta agli sfratti ci mostra proprio come le solitudini di ognuno di noi, ingigantite dalla paura di perdere il proprio nido, possano diventare grimaldello ed aprire la porta ad un mondo di solidarietà e condivisione!

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Alleghiamo di seguito la testimonianza di Marta e Matteo:

 

“Egr. Sig. ***,

in mancanza di lavoro i dipendenti usufruiscono di:

CIGSD (80% stipendio in ogni caso > di euro 700,00 mensili) Reddito di cittadinanza Reddito di emergenza Una tantum (bonus covid)

Inoltre, data la vostra giovane età, si presume e si spera l’esistenza di quattro genitori e otto nonni che per legge debbono l’assistenza alimentare anche ai discendenti maggiorenni […].

Alla luce di quanto sopra, si proseguirà lo sfratto. Vi suggeriamo di ottenere ospitalità provvisoria presso i dodici congiunti suddetti, ospitalità che non potete ottenere da una società immobiliare con permanenti ingenti esposizioni bancarie passive documentabili anche in CCIAA.” 

L’amministrazione

 

Qualche mese fa io e Matteo decidiamo di andare a vivere insieme. L’appartamento in via Biella era visibilmente trascurato e necessitava di manutenzione a causa di lavandini gocciolanti, tapparelle guaste, tappezzeria da rimuovere, impianto elettrico non a norma, cucina da sostituire e altro, ma l’amministrazione che si occupa della gestione dell’alloggio ci assicura che il bilocale sarebbe stato pronto prima del nostro ingresso. Paghiamo tre mensilità di caparra, il mese entrante, firmiamo il contratto e quasi due settimane dopo entriamo in casa.

È l’inizio di un calvario che non meritiamo.

Con grande scontento scopriamo che nessuno dei lavori è stato fatto e da subito ci mobilitiamo per ottenere quanto promesso, ma nonostante le continue richieste, l’amministrazione ci ignora o procrastina gli interventi. Nel frattempo, nei primi giorni di permanenza nell’appartamento, io e Matteo ci accorgiamo di un altro e più grave problema: la casa è infestata da cimici dei letti. Di nuovo, l’amministrazione si mostra inadempiente e rimanda la risoluzione. È passato poco più di un mese e già siamo esasperati.

Poi arriva Marzo e scatta la quarantena.

Rimaniamo chiusi in una casa malridotta e ogni mattina ci svegliamo con nuove punture sulla pelle. Prudono e lasciano cicatrici tuttora visibili.

Come se non bastasse, a causa del lock-down perdiamo entrambi il lavoro e non sappiamo come pagare l’affitto. Avvisiamo l’ufficio e chiediamo di avere pazienza e che il pagamento del canone verrà versato non appena possibile. I responsabili sembrano non voler sentir ragioni: “Entro il 30 aprile dovete saldare ogni morosità”, ci dicono.

Ma non è facile perché noi non percepiamo la CIGSD, non percepiamo il reddito di cittadinanza, non percepiamo il reddito d’emergenza e i nostri congiunti non sono obbligati a darci sostegno economico come l’amministrazione ammette. Gli unici sussidi pervenuti, li abbiamo subito versati sul conto di Giorgio Molino per saldare le prime morosità. Ma questo non è bastato perché a giugno il postino suona alla porta e ci consegna una raccomandata: è l’avviso di sfratto. Quella che avete letto sopra è una mail dell’amministrazione che riceviamo quella sera stessa.

Ciò che ci dice l’avvocato nei giorni a seguire accentua il nostro senso di #IMPOTENZA, quasi ci sembra una presa in giro. Vogliamo giustizia almeno per quanto riguarda i parassiti dei letti, perché hanno minato la nostra salute e il disinteresse del padrone di casa è un fatto grave, ma l’avvocato ci risponde che avremmo dovuto abbandonare l’alloggio per dimostrare che il problema delle cimici rendeva impossibile l’abitabilità dell’appartamento: rimanendo in casa, abbiamo invalidato tale verità. Ma è stata la quarantena a obbligarci in casa! È per osservanza ai decreti che siamo rimasti chiusi in casa senza possibilità di trovare una nuova soluzione! Ma quarantena o non quarantena, l’unica cosa che vale è la burocrazia.

È vero, siamo morosi, ma #NONèCOLPANOSTRA se abbiamo perso il lavoro a causa del Covid-19 e nessuno deve permettersi di dirci dove andare a prendere i soldi per pagare.

#L’INDIFFERENZA mostrataci dalle istituzioni e #L’ARROGANZA spadroneggiata dai potenti per insensibilità o divertimento, hanno alimentato una #RABBIA che non dovrebbe crescere in nessun cittadino, nessuno dovrebbe (soprav)vivere con l’angoscia.

Scriviamo questo volantino e ci rivolgiamo a chiunque voglia #AGIRE, perché non si tratta più dell’affitto di un bilocale. Ora parliamo di umanità dimenticata e di dignità umiliata. Siamo qui perché #ÈNOSTRODOVERE ricordare e ricordarci quale deve essere il centro, siamo qui per alimentare quella #CONTROTENDENZA che rimetta l’individuo al primo posto, che valorizzi la giustizia, non la burocrazia.

Era nostro dovere pretendere che gli accordi venissero rispettati!

Era nostro dovere pretendere sicurezza!

È nostro dovere ora denunciare!

È nostro dovere denunciare la disgustosa arroganza che si è permessa di farci i conti in tasca e di minacciarci, che si permette di giocare con il potere e la paura!

Desideriamo difendere diritti e dignità, per noi oggi e per qualcun altro domani!

Decidiamo di lottare per una controtendenza che metta al centro l’individuo e l’umanità, agire per creare una società che garantisca al singolo la sicurezza di una casa e la serenità che ne deriva!

 

Vi invitiamo il 16 luglio 2020, giorno in cui si terranno le udienze per gli sfratti, di fronte al tribunale di Torino, per manifestare a favore di una giustizia che tuteli i cittadini e il loro diritto ad avere una casa!

 

 

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E' difficile ricomporre il quadro di queste settimane di lotta in Val Susa. Difficile perché gli stimoli sono molti e anche perché quella che ci si presenta davanti è una fase inedita da diversi punti di vista. A complicare ulteriormente la riflessione vi è il fatto che queste settimane arrivano alla fine di un lungo lockdown, un evento senza precedenti nella storia recente, e nel vivo di una crisi pandemica che è tutt'altro che conclusa.

D'altronde il movimento l'ha sempre affermato: quella No Tav non è solo una lotta contro un treno e quindi, nel provare a fare un punto su quello che sta accadendo, è inevitabile intrecciare la vicenda anomala di questa valle ribelle con il contesto più generale.

Lo dicevamo l'anno scorso nel reportage sul Festival Alta Felicità, se da un lato il movimento No Tav è entrato nell'immaginario, nella storia e nella tradizione di questo paese, se nel bene o nel male è un tema di discussione nazionale, su cui si sono scomposti governi e compagini politiche, dentro questa vicenda sussistono ancora molte schegge di futuro, tutte ancora da esplorare e ricercare.

In Italia il No Tav è stato premonitore del rapporto malato che esiste tra lo sviluppo capitalistico, la distruzione della natura e lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo. E' una durevole trincea su cui si scontrano variamente gli alfieri della cementificazione, della crescita ad ogni costo, della speculazione e dell'inquinamento. Questo rapporto oggi, con la pandemia, è diventato un'esperienza collettiva che è dilagata ben oltre la Val Susa, il Salento del Tap, la Taranto dell'Ilva e le altre centinaia di territori investiti da questo modello. L'esperienza del lockdown e della pandemia ha lasciato molti e molte ancora attoniti e confusi nel realizzare la portata di un evento del genere, assorti nella speranza, probabilmente vana, che tutto possa tornare alla "normalità".

Non è un caso che proprio all'alba della cosiddetta "normalizzazione" la Val Susa diventi di nuovo un territorio di battaglia che si riverbera sull'intero contesto nazionale. Qui si sono stratificati molti simboli della contesa tra il "partito del PIL" (che annovera tra le sue fila imprenditori, politici di ogni schieramento e giornalisti mainstream) e chi dice da più di trent'anni che "così non si può andare avanti", che questo modello di sviluppo rappresentato dal TAV ci porterà inevitabilmente al disastro.

Quindi per i promotori dell'opera si tratta di colpire in fretta, prima che lo stato di confusione causato dall'emergenza si diradi, prima che la crisi economica e sociale sprigioni nuovi conflitti. Si tratta di accelerare, di dimostrare che nulla potrà cambiare, che tutto è già deciso e non ci sono spazi per ripensamenti. Anche perché sul fronte istituzionale, non qui, ma altrove, si fanno spazio voci che mettono in dubbio l'utilità dell'opera.

Speravano di cogliere il movimento impreparato, speravano di sfruttare lo shock della pandemia per portare a casa in maniera indolore, senza costi, degli avanzamenti seppur minimi del cantiere da sventolare di fronte ai dubbi della Corte dei Conti europea e dell'opinione pubblica. Ma i saperi e l'esperienza maturata in trent'anni di lotta hanno permesso ai No Tav, nonostante tutto, di farsi trovare pronti e rispondere all'aggressione e alla militarizzazione spropositata. La vicenda del presidio dei Mulini sta evidenziando la vitalità e l'emergere, accanto a quella storica, di una composizione giovanile con obbiettivi e volontà chiare. Il presidio dei Mulini è conficcato, come una spina nel fianco, in quel territorio della Clarea che i promotori dell'opera e i loro galoppini vorrebbero dire pacificato a suon di lacrimogeni, manganelli, arresti e denunce. Le decine di iniziative che in queste settimane hanno attraversato la valle in lungo e largo hanno permesso al movimento di ritrovarsi, di sperimentare nuovamente la propria voglia di lottare, di discutere le sfide che il presente impone.

Sfide tutt'altro che semplici perché ancora una volta si tratta di tradurre nella maniera più universale, semplice, concreta e adatta al presente le ragioni di questa opposizione trentennale. Generalizzare il No Tav non tanto come parola d'ordine avulsa dal contesto, ma come sguardo sul futuro, come pratica concreta di lotta popolare, di apertura di crepe nella narrazione e ideologia dominante sempre più traballante. E di crepe la pandemia e la sua gestione ne hanno evidenziate molte. Dal modo in cui viene concepita la salute di una società, a quello con cui ne vengono utilizzate le risorse (come evidenziato dalle Fomne contra'l TAV), dal rapporto tra malattia e devastazione ambientale a quello tra malattia e sfruttamento, dalla domanda su cosa sia utile e necessario produrre e costruire alla riscoperta, ancora vaga, che non si può più andare avanti così.

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La principale preoccupazione delle compagini governative oggi è impedire che queste crepe si approfondiscano, e tutto il loro sforzo è orientato in questo senso. La paura che il settembre alle porte possa inaugurare un autunno caldo agita le notti di ministri e imprenditori. L'evidenza di questa paura è il dispiegamento di forze spropositato che è stato messo in piedi in Val Susa, unico vero investimento sui territori.

Dunque l'estate di lotta No Tav procede e diversi sono gli appuntamenti in agenda aperti a tutti e tutte per ritrovarsi, discutere e lottare al fine di conquistare nuove schegge di futuro.

Calendario dei prossimi appuntamenti in Val Susa:

Venaus, 17-18-19 luglio. 3 giorni di lotta No Tav

Venaus, 20-21-22/07, Campeggio Ecologia Politica

Bussoleno, 9° edizione Critical Wine 24 25 26 luglio 2020

Venaus, 29 luglio - 2 agosto, Campeggio Giovani NOTAV

 

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