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Articoli filtrati per data: Friday, 10 Luglio 2020

Perché molti giovani e meno giovani da tutta Italia sostengono il movimento No Tav?

Una semplice e chiara spiegazione dal presidio dei Mulini.

“Abbiamo imparato lo stare insieme, abbiamo imparato l’accoglienza dagli abitanti della valle.”

Da notav.info

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“30 anni di export militare italiano: quasi 100 miliardi di vendite, la maggioranza fuori da UE e Nato”

Questo il titolo del comunicato della Rete Italiana per il Disarmo, che nella giornata del 9 luglio ha organizzato una conferenza stampa online per rendere pubblici i dati sul commercio militare dell’italia nell’ultimo trentennio, durante gli anni di applicazione delle legge 185/90. Un provvedimento normativo che regola l’export di armi.

Noi ci siamo collegati telefonicamente con Francesco Vignarca della Rete Italiana per il Disarmo per spiegarci il significato della legge 185/90 e darci dei dati sul commercio militare.
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Da Radio Onda d'Urto

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Ieri è morto a 73 anni Rossano Cochis, ex bandito e componente della cosiddetta banda Vallanzasca. Condividiamo il ricordo di Cochis scritto da Pancrazio Chiruzzi.

A Ricordare Rossano si rischia di entrare in un coinvolgimento emotivo che pone tanti interrogativi. Per molti Rossano resta un bandito. E lui non l’ha mai nascosto ne chiesto attenuanti. Per chi lo ha conosciuto è e rimarrà l’amico che si augura a chiunque si voglia bene. Di Rossano potevi fidarti, farti guardare le spalle senza alcun indugio, perché per lui il tradire equivaleva a morire. Una delle rare persone che suscitavano il rispetto degli amici e anche dei non amici. Mai ho sentito Rossano esprimere odio verso chicchessia, da lui ho solo sentito parole che univano. Questo era Rossano Cochis e il vuoto che lascia, a noi che gli abbiamo voluto bene, è enorme, al punto che senza di lui ci sentiamo tutti più indifesi. C’è un tempo per tutto, ma tu da senza tempo, hai lasciato che la tua anima rimanga nel tempo per quello che sei stato in ogni ambito.

Ti voglio bene

Pan

Riportiamo anche il racconto di Pancrazio della figura di Cochis tratta dal documentario "Pan - Un bandito a Torino" dal minuto 44:

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in varie

Bilancio della giornata di lotta nazionale (Editoriale della rivista El Porteño).

In questo momento piove su Valparaíso e nonostante ciò in tutte le collina del porto, si respira il risultato vittorioso della prima giornata di protesta nazionale sotto l’occupazione militare del paese in Stato d’Emergenza. Tutto il Cile si è sollevato, in un’azione che è iniziata giovedì 2 e termina oggi. Un movimento autoconvocato dalle basi, attraverso le reti sociali e nel quale la classe lavoratrice è tornata a mettersi in piedi per ricordare al Governo assassino di Piñera che la lotta non è terminata.

Durante queste due giornate, a Valparaíso gli elicotteri della Marina hanno tormentato le colline per intimorire la popolazione. Dalle 20.00 e fino a mezzanotte avanzata a Rodelillo, Monjas, Cº Cordillera e Playa Ancha gli attivisti si sono dati appuntamento per erigere barricate ed esprimere il rifiuto popolare delle misure governative anti operaie che da marzo hanno significato più di un milione e mezzo di disoccupati, riduzioni massicce del salario e criminalizzazione di ogni forma di scontento. Se Piñera e il suo governo genocida è riuscito ad applicare queste misure, si deve esclusivamente al fatto che ha ottenuto il sostegno di tutta la “opposizione” parlamentare (dalla DC fino al Fronte Ampio) e per la medesima ragione ha militarizzato il paese.

Lo strepitoso fallimento a livello mondiale delle quarantene settoriali, basate sulla criminale politica di “immunità di gregge”, ha significato che il nostro paese abbia il più alto livello di contagio a livello mondiale e che ugualmente la quantità di morti si alzi, sul tasso di deceduti in tutto il pianeta. Non vengano con le felicitazioni delle organizzazioni internazionali, la verità è che hanno portato avanti un piano sanguinario degno di macellai, se oggi lamentiamo più di 10.000 morti, gli esperti dicono che nei due mesi seguenti questa quantità potrebbe perfino triplicarsi.

Commentando il presunto doppio contagio da Covid-19 del Senatore Ossandón, lo splendido Ministro Paris si burlava che tale fatto dovrebbe essere oggetto di studio internazionale, per la sua eccezionalità. Al di là della brutalità del commento, questa affermazione, proferita né più né meno che dal Ministro della Salute (ricordiamo che è anche Medico), mette a chiare lettere che il concetto di immunità di gregge continua a stare nella testa del Governo. Oltre a ciò bisogna ricordare che nessuna evidenza empirica ha dimostrato che un contagiato da Covid-19 acquisisca qualche tipo di immunità. I focolai in Europa, presuntamente in una “nuova normalità”, lo dimostrano.

Al fallimento, dai tratti genocidi, della politica sanitaria, deve aggiungersi il fallimento economico. La contrazione a maggio di un 15% dell’indice di attività economica (IMACEC), una caduta inedita da quando nel 1986 si realizza tale misura, ci situa all’inizio di una depressione che mette al rosso vivo la contraddizione tra capitale e lavoro. Mentre i capitalisti -e i loro servi nel Governo- si riempiono le tasche grazie alle politiche “pro lavoro” di difesa del capitale, l’infastidita maggioranza nazionale lavoratrice vede come si distruggono le loro condizioni di vita, svaniscono tutte le prospettive e la si vuole sottoporre alla fame mediante il terrore.

Il silenzio della CUT e delle principali organizzazioni dei lavoratori che danno corpo al Tavolo di Unità Sociale, un silenzio pusillanime e di codarda collaborazione delle classi, si china di fronte al collaborazionismo dell’opposizione borghese parlamentare. Alzano le spalle e si scusano dicendo che la pandemia gli impedisce di effettuare ogni azione mobilizzatrice e di proporre qualche piano di lotta. Mentono. Il loro silenzio è una politica consistente nella rinuncia che, da quando è iniziato lo Stato d’Emergenza, hanno effettuato nell’affrontare le politiche di Piñera. Non dimentichiamo che Bárbara Figueroa, dalla presidenza della CUT e a marzo, salutò il piano economico di Piñera come “nella direzione corretta”.

In questo scenario, la mobilitazione nazionale che è in corso in tutto il paese, deve essere messa in evidenza come una conquista politica della classe lavoratrice, che dagli spazi in cui è stata isolata, ora comincia a sollevarsi per imporre i propri metodi per affrontare la crisi che scuote il paese. Oggi in Cile non è un mistero per nessuno: con la democrazia borghese non si mangia, non si vive, non si lavora. La democrazia padronale è un regime di inclemente dittatura della minoranza sfruttatrice sulla maggioranza nazionale e, non essendoci nessuno spazio istituzionale per soddisfare le rivendicazioni che gli sfruttati sollevano, sono questi che escono ad occupare le strade e ad indicare all’insieme del popolo il cammino della sollevazione popolare che era rimasta in sospeso tra l’Accordo per la Pace e la dichiarazione dello Stato d’Emergenza per la pandemia.

Gli elicotteri, che come dicevamo all’inizio di questo articolo, per ore hanno intimorito la popolazione della Grande Valparaíso, non sono un incidente operativo, uno scivolone del Capo della Difesa Nazionale in Stato d’Emergenza. Molto meno una misura preventiva di ordine pubblico. Gli elicotteri su una città in quarantena e sotto occupazione militare sono terrore di stato e i suoi esecutori nel Governo, terroristi.

Dalle mense comuni e dalle assemblee popolari si è sviluppata questa mobilitazione che ricorda la gloriosa Protesta Nazionale del 2 e 3 luglio del 1986 contro Pinochet, la medesima nella quale si immolarono Rodrigo Rojas e Carmen Gloria Quintana. È la classe lavoratrice quella che è scesa nelle strade ed è questa la prospettiva che deve dominare l’attività dell’attivismo e delle organizzazioni che fanno riferimento alla rivoluzione e alla classe lavoratrice.

Fino a pochi giorni fa alcuni compagni già pesavano a disporsi ad un intervento elettorale nel prossimo Plebiscito di Ottobre, se questo si farà. Altri, per la stessa ragione, prevedevano un cammino di unità elettorale della sinistra anticapitalista ed extraparlamentare. Tali spazi di intervento certamente non sono chiusi. Non faremo qui un panegirico del massimo astensionismo anche se la maggioranza lavoratrice, disposta nelle circostanze, molto probabilmente parteciperà alle urne.

Il dibattito, compagni, compagne, è un altro. La questione centrale è che questo momento della lotta di classe, questa vera svolta nel processo, che è l’anticipo di una nuova sollevazione popolare, deve essere il pilastro di tutta la nostra azione politica. Ai compagni della Corrente Sindacale Operaia a Santiago, del PTR, del MST, MIT, agli Anticapitalisti, Lavoratori al Potere e tante altre organizzazioni di vocazione classista e rivoluzionaria, gli diciamo che è questo momento, la lotta che oggi viene portata avanti è quella che deve essere al centro del nostro dibattito.

Crediamo che questa mobilitazione, con tutte le sue debolezze, ma con la sua magnifica presenza, è il cammino che oggi si presenta alla rivoluzione. Crediamo che questo chiarisca il dibattito politico, al punto di diventare evidente e urgente la necessità di occupare la trincea che generosamente ci apre questo movimento. Questa è l’unità che chiediamo e dal Gruppo 1° Maggio sollecitiamo affinché questa unità si esprima come lotta di classe e rivendicazione della Rivoluzione Socialista e un Governo dei Lavoratori, come nostra risposta alla crisi. Finendo questo articolo piove ancor più forte sulle colline di Valparaíso, un anticipo della ferocia di quello che viene. Non passeranno, passeremo!!!

8 luglio 2020

El Porteño / Resumen Latinoamericano

Da Comitato Carlos Fonseca

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San Quintino. La situazione nel carcere californiano di San Quintino sta velocemente deteriorando. La scorsa settimana abbiamo raccontato di come il virus fosse arrivato all’interno del carcere in seguito alla sciagurata decisione di trasferire 121 detenuti proveniente da un’altro carcere dove il virus era gia’ presente.

Nel giro di pochi giorni il numero di detenuti risultati positivi al virus era salito a piu’ di 300. Questa settimana il numero e’ schizzato a piu’ di mille, 1300 per la precisione con almeno 7 detenuti  gia’ deceduti. Secondo informazioni provenienti dall’interno del carcere, le autorità hanno deciso di installare delle tende da campo nel cortile interno per ospitare i detenuti più malati. 

Al momento almeno 20 detenuti hanno iniziato uno sciopero della fame per denunciare le criminali condizioni in cui sono costretti a vivere quest’emergenza. Gia’ ad inizio giugno uno studio pubblicato dal Dipartimento di Salute Pubblica dell'Università di Berkeley aveva dichiarato che per evitare le drammatiche conseguenze del virus nel carcere californiano, il numero di persone detenute doveva essere ridotto almeno del 50%.

Eppure solamente ora le autorita’ hanno rilasciato un comunicato in cui affermano di essere impegnati a sviluppare un piano per il rilascio di tutti i detenuti con una pena da scontare inferiore ai 180 giorni e dei detenuti piu’ a rischio. Misure che gli attivisti avevano proposto mesi fa proprio per evitare quello che purtroppo sta succedendo oggi. 

Nonostante la forte mobilitazione avvenuta anche al di fuori del carcere, sino ad oggi nessun leader del partito Democratico californiano, compreso il Governatore, si e’ recato a San Quintino per valutare la situazione.

Budgets

La scorsa settimana si sono votati  i budget cittadini per il prossimo anno fiscale. In alcune città, come per esempio in Minneapolis, il voto e’ stato posticipato di alcune settimane proprio a cause delle manifestazioni che le hanno attraversate.

Le autorita’ cittadine erano sotto pressione. Da una parte dovevano fare i conti con le perdite dovute ai lockdown indetti per contenere la diffusione del viru. Dall’altra c’erano le richieste dei manifestanti di dare un taglio netto ai bilanci dei vari dipartimenti di polizia. 

Come molti attivisti temevano alla vigilia dei voti, i tagli alla fine sono stati limitati e spesso illusori. Prendiamo per esempio la decisione della citta’ di New York di tagliare un miliardo di dollari dal budget della polizia.

Cominciamo col dire che il dipartimento di polizia di New York e’ il piu’ costoso dipartimento degli Stati Uniti con un budget complessivo di almeno 11 miliardi di dollari. Questo e’ il risultato dei costanti aumenti di bilancio votati dalle varie giunte cittadine negli ultimi cinque anni. Dal 2015 ad oggi, infatti, la polizia ha visto il suo budget crescere del ben 18%. Un aumento inspiegabile considerando che la popolazione e’ rimasta praticamente costante e il numero di crimini commessi e’ continuato a scendere. Nonostante questo, ad oggi la citta’ di New York ha un poliziotto ogni 160 abitanti.

Questi numeri testimoniano come la citta’ abbia subito negli ultimi dieci anni una forte militarizzazione che si e’ concentra soprattutto nei quartieri poveri e di colore. Non e’ un caso allora che delle quasi 130 mila citazioni fatte dalla polizia newyorkese l’anno scorso, ben l’85% e’ stata fatta per infrazioni commesse da persone di colore.

I tagli varati dalla giunta bloccheranno l’assunzione di poco piu’ di mille nuovi poliziotti e ridurranno i fondi disponibili per pagare gli straordinari. E’ da notare che ques’ultima voce tende sempre ad essere superiore a quella preventivata all’inizio dell’anno fiscale e quindi la riduzione e’ puramente simbolica.

Altri 350 milioni dollari preventivamente stanziati per pagare i poliziotti addetti alla sicurezza delle scuole sono stati semplicemente aggiunti al bilancio del dipartimento dell'educazione, ma non e’ chiaro se quei soldi saranno investiti in un programma alternativo o se invece quei soldi alla fine saranno comunque torneranno nelle casse del dipartimento di polizia.

Che questo nuovo bilancio non avrebbe soddisfatto le richieste dei manifestanti era facile da capire considerando che, come ha ammesso lo stesso sindaco De Blasio, i tagli al budget della polizia sono stati proposti dalla polizia stessa. 

Critiche sono state mosse anche nei confronti del bilancio appena votato a Los Angeles. Anche in questo caso i tagli al dipartimento di polizia sono stati minimi (solo l’8%) e si concentrano soprattutto sui fondi messi da parte per pagare eventuali straordinari. Come abbiamo gia’ detto per il caso di New York, questo tipo di tagli non garantisce che quei soldi finiscano comunque nelle tasche del dipartimento.

L’unica buona notizia che arriva dalla città californiana e’ che il numero di poliziotti scenderà per la prima volta dal 2013 sotto le 10mila unità.

La destra continua ad attaccare i manifestanti

Intanto continuano gli attacchi alle manifestazioni in supporto al movimento del Black Lives Matter. Sabato notte a Seattle, un 27enne ha investito due manifestanti durante un blocco dell’autostrada che attraversa la città. Secondo le prime ricostruzioni, il giovane avrebbe preso l’autostrada contromano proprio per aggirare i blocchi che la polizia aveva istituito alle rampe di ingresso per proteggere i manifestanti e avrebbe aggirato le tre macchine che i manifestanti avevano messo per bloccare il traffico. Durante la notte, una delle due donne ferite nell’attacco, la 24enne Summer Taylor e’ morta mentre la 32enne Diaz Love e’ ancora ricoverate in condizioni critiche. Dawit Kelete, questo il nome del giovane alla guida della Jaguar che ha investito le due dimostranti, ora rischia 13 anni di carcere.

Due giorni dopo, in Indiana, un’altra macchina ha investito altri due manifestanti che partecipavano ad una manifestazione sempre in supporto del movimento del Black Lives Matter.
 

Volvevo chiudere questa corrispondenza con alcuni numeri che danno un senso della situazione degli Stati Uniti nel 2020:

Per il quarto mese consecutivo almeno il 30% degli Americani non e’ risucito a pagare l’affitto o le rate del mutuo. Questi numeri diventano ancora piu’ drammatici se si considera che il blocco degli sfratti approvato in numerose citta’ all’inizio della pandemia sta per scadere.

Secondo i recenti dati pubblicati dal governo federale quasi due milioni di Californiani che hanno fatto domanda per il sussidio di disoccupazione ancora non hanno ricevuto il primo assegno. Stiamo parlando di quasi la metà delle persone che ha presentato domanda. Ricordiamo inoltre che la California rappresenta la settima economia mondiale. Il suo PIL e’ superiore a quello della Gran Bretagna.

Infine, ieri la Corte Suprema degli Stati Uniti ha deciso che i datori di lavoro non sono più obbligati ad includere la pillola contraccettiva nelle assicurazioni sanitarie. Questa decisione potrebbe impedire l’accesso a metodi contraccettivi sicuri a quasi 126 mila donne. 

 

Da Radio Onda RossaRadio Onda Rossa

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Il 10 luglio 1985, il Rainbow Warrior fu affondato in un pontile di Auckland da due bombe piazzate sullo scafo della nave da agenti segreti francesi.

L'evento è spesso definito come il primo atto di terrorismo in Nuova Zelanda.

Due agenti francesi hanno piazzato due bombe sulla nave mentre era attraccata al molo di Marsden, la seconda esplosione ha ucciso il fotografo di Greenpeace Fernando Pereira.

Nel 1985, gli abitanti degli atolli di Rongelap nelle Isole Marshall hanno chiesto a Greenpeace di aiutarli a trasferirsi in una nuova casa nell'atollo di Mejato. La loro isola era stata contaminata dalle ricadute radioattive dei test sulle armi nucleari degli Stati Uniti nel Pacifico.

All'epoca Greenpeace era molto piccola, un'organizzazione in erba.

Avevano un piccolo ufficio nel centro di Auckland ed Elaine Shaw era la coordinatrice ed era piuttosto preoccupata che questo sarebbe stato un viaggio di soglia.E stata probabilmente la prima campagna di Greenpeace a essere, anche, umanitaria, non solo ambientale - per salvare sostanzialmente le persone che avevano sofferto di radiazioni nucleari".

La barca era un ex peschereccio a strascico di 49 metri, originariamente chiamato Sir William Hardy , costruito ad Aberdeen, in Scozia, era abbastanza a suo agio in mare, essendo stato rimodellato come nave a vela ambientale .

Gli Stati Uniti avevano effettuato 67 test nucleari alle Isole Marshall. Anche la Francia stava effettuando 193 test nel Pacifico e Greenpeace aveva pianificato di affrontare quella situazione nell'atollo di Moruroa dopo i suoi sforzi di salvataggio nelle Isole Marshall.

La Nuova Zelanda aveva già espresso disapprovazione per i test nella regione e rimproverava l'arroganza con cui la Francia di Mitterand stava proseguendo il programma nucleare nel mare, a due passi, del paese.

Tre giorni dopo l'attracco della nave a Auckland, a bordo si tenne una festa di compleanno per Steve Sawyer, organizzatore della campagna di Greenpeace. L'attacco è avvenuto dopo la festa.

Poco prima di mezzanotte, la sera del 10 luglio 1985, due esplosioni scossero lo scafo della nave.

Il membro dell'equipaggio il fotografo portoghese Fernando Pereira è stato ucciso dopo essere tornato a bordo dopo la prima esplosione a recuperare il suo materiale fotografico.

"Fu un oltraggioso atto di terrorismo e gli agenti dei servizi segreti francesi sapevano molto bene, dato che stavano ottenendo informazioni in continuazione, che c'era una grande folla a bordo del Rainbow Warrior quella notte e le probabilità erano molto alte che lì avrebbe potuto esserci una perdita di vite umane. "

Due membri dell'equipaggio di cabina erano situati immediatamente sopra la sala macchine quando la prima bomba piazzata lì è esplosa. La seconda bomba fu piazzata vicino all'elica per garantire che la nave fosse resa inoffensiva.

Tredici agenti francesi furono coinvolti, operando in tre squadre. La prima squadra ha portato gli esplosivi, la seconda squadra li ha piantati e la terza era in stand-by nel caso in cui qualcosa fosse andato storto con le prime due squadre. Un ufficiale in comando ha tenuto una visione d'insieme dell'intera operazione. Penso che ci fosse un elemento di arroganza, la stessa arroganza del test stesso. C'era un'enorme quantità di arroganza nel compiere un'operazione come questa in un paese pacifico e all'epoca alleato della Francia - ed è straordinario che presumessero di poter sfuggire a questo atto oltraggioso.

Due delle spie furono catturate. Due funzionari della direzione generale della sicurezza esterna (DGSE), Dominique Prieur e Alain Mafart, sono stati arrestati il ​​24 luglio. Entrambi sono stati accusati di omicidio, dichiarati colpevoli di omicidio colposo e condannati a 10 anni di reclusione.

La Nuova Zelanda era impopolare con le principali potenze nucleari e non vi era certamente alcuna simpatia per la posizione della Nuova Zelanda riguardo ai test nucleari. Quindi, non c'è stata davvero alcuna cooperazione, nemmeno dal vicino più vicino, l'Australia.

Il caso fu fonte di notevole imbarazzo per il governo francese.

Hanno pagato un risarcimento dopo l'arbitrato che è andato avanti con il governo della Nuova Zelanda e Greenpeace. Ma la giustizia non è mai stata realmente fatta... , sia Prieur che Mafart erano parte dei negoziati con il governo francese.

"Fondamentalmente, la Francia ricattava la Nuova Zelanda, così furono raggiunti compromessi e Prieur e Mafart furono consegnati alla Francia per tre anni. Essenzialmente arresti domiciliari presso l'atollo di Hao, la base posteriore delle operazioni nucleari francesi in Polinesia. Un "Club Med" militare. Non hanno nemmeno trascorso tre anni lì, ma sono partiti per la Francia molto prima.

La Francia con l'azione contro la Rainbow Warrior stava difendendo il suo potenziale nucleare in tutti i modi e ,in quel periodo, stava anche attuando una politica repressiva contro i movimenti di indipendenza in Nuova Caledonia e Tahiti con assassini mirati come quello del leader Kanak Eloj Machoro,il 12 gennaio 1985.

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