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Articoli filtrati per data: Friday, 19 Giugno 2020

Operai, medici, inquilini, studenti in lotta verso il corteo regionale

E' una giornata di mobilitazione intensa in tutta Bologna per lo spettro delle lotte che vi sono in atto, e che andranno a convergere nella manifestazione Salute Soldi e Diritti di domani.

La mattinata è stata inaugurata dal presidio sotto le finestre del Comune in piazza Liber Paradisus delle inquiline e dagli inquilini del condominio di via Sebastiano Serlio 6 - da oltre tre mesi in sciopero dell'affitto per l'impossibilità di pagarlo, a fronte della limitazione e chiusura delle proprie attività durante la pandemia. Al rifiuto della società immobiliaria proprietaria di ricorrere (nonostante nelle sue facoltà) al fondo per morosità incolpevole varato a livello cittadino durante la stagione della lotta per la casa, il Comune ha ricevuto una delegazione degli inquilini - proponendosi per aprire un tavolo di mediazione nei prossimi giorni.

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Nel frattempo alla Premiata Forneria era il momento della lotta degli operai organizzati nel SI COBAS, licenziati senza giusta causa per la loro denuncia delle buste paga false e dell'assenza di diritti sindacali in auge nel proprio posto di lavoro. Qui le dichiarazioni dal presidio.

Sotto i palazzi della Regione Emilia-Romagna si sono dati invece appuntamento alle 12 i camici di Materia Grigia e degli altri medici e specializzand* precari in mobilitazione da fine maggio in tutta Italia. La protesta ha preso di mira l'imbuto formativo che ne impedisce l'effettivo inserimento e riconoscimento nel SSN, la mancanza di diritti sindacali, il dissesto della medicina generale e territoriale. E'stato rilanciato l'appuntamento nazionale del 26 giugno a Roma per premere sul ministero dell'Università e della Ricerca e riportare successivamente le istanze dei medici in regione.

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In zona universitaria continua da due settimane l'esperienza della Piazza Studio Autogestita sotto il Rettorato, in protesta contro la smobilitazione dei servizi dell'Università a fronte delle tasse versate da studentesse e studenti. Nella giornata di ieri durante l'Atto VI della campagna l'edificio è stato sigillato con del nastro, data l'assenza da parte del governo dell'Alma Mater di risposte alle richieste della Piazza: riapertura delle aule studio, semestre gratuito di recupero, annullamento delle more dell'anno in corso e delle tasse universitarie del successivo. Il presidio continua con iniziative in corso questo pomeriggio.

Tutte e tutti domani alle 16.30 in piazza XX Settembre a Bologna!

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Ripubblichiamo il comunicato scritto da alcun* solidal* sulla giornata di lotta di ieri a Saluzzo al fianco dei braccianti agricoli che pretendono diritti. 

 

Decine di lavoratori agricoli stagionali e di solidali ieri si sono presi la città a Saluzzo, lottando per uno spazio dove poter vivere per chi da oltre dieci anni non ha una casa ed è sfruttato nelle aziende agricole locali.

Un presidio molto animato si è svolto sotto al Comune, mentre l’incontro che si era riusciti a strappare con i rappresentanti delle associazioni datoriali (Confagricoltura e Coldiretti), il Prefetto, i sindaci del territorio e il terzo settore si è concluso con un prevedibile nulla di fatto.
Le risposte di chi è intervenuto sono state vaghe, contraddittorie e volte a rimpallarsi le responsabilità. Se il sindaco ha cercato di dipingersi come vittima di una politica nazionale inadeguata e di un accanimento da parte dei manifestanti, ergendosi a paladino dell’accoglienza, la vice Prefetta ha dichiarato di stare lavorando a non meglio specificate soluzioni di cui, però, a suo dire devono farsi carico gli enti locali.
Il tutto nel silenzio totale delle associazioni degli imprenditori, che sullo sfruttamento della manodopera stagionale basano da sempre il proprio profitto, e a cui quest’anno la Regione offre addirittura fondi pubblici per incentivare l’ospitalità in azienda.

Ancora una volta, il gioco delle tre carte sulla pelle dei lavoratori migranti, condito dal comodo alibi dell’emergenza sanitaria, per cui non si possono aprire le strutture abitative, ma si può permettere che decine di lavoratori da settimane vivano per strada, senza nemmeno potersi fare la doccia o avere accesso ai servizi igienici.
Il padronato e le istituzioni rifiutano di assumersi qualunque responsabilità per una situazione di "emergenzialità” abitativa permanente e sfruttamento lavorativo che va avanti dal 2009 e che di eccezionale non ha nulla, considerando che nel saluzzese il fabbisogno strutturale di manodopera per il ricchissimo comparto frutticolo ammonta a 12.000 lavoratori.
Innumerevoli protocolli e decreti, in ultimo il decreto ‘Rilancio’, parlano di superamento dei ghetti e di soluzioni abitative adeguate per gli stagionali, ma rimangono lettera morta, o vengono tradotti in soluzioni concentrazionarie ed emergenziali.

Un corteo spontaneo di braccianti e solidali si è quindi preso le strade della città per ore, bloccando alcune rotonde e dirigendosi infine verso il Foro Boario, un tempo “Guantanamò”, luogo storico di accampamento per i braccianti stagionali e dove oggi sorge il PAS (Prima Accoglienza Stagionali), struttura comunale con centinaia di posti letto che quest’anno non ha aperto i battenti con la scusa del Covid, nonostante fosse stata da poco ristrutturata.

Con determinazione in tanti hanno provato a prendersi uno spazio dove poter vivere e alcuni sono riusciti a scavalcare il muro di cinta della struttura nonostante il filo spinato, ma a questo gesto è seguita una brutale carica della polizia in assetto antisommossa, durante la quale sono state ferite sette persone, due solidali e cinque lavoratori, che sono dovute ricorrere alle cure del pronto soccorso.

Come più volte successo negli anni scorsi, i media locali e le destre cittadine cercano di screditare la protesta, parlando di ‘infiltrazioni dei centri sociali torinesi’ e di ‘associazioni favorevoli all’accoglienza’, rifiutando di riconoscere i protagonisti della giornata come lavoratori (‘sono migranti’…!) e le evidenti connessioni tra quel che accade da anni nella ricchissima cittadina del cuneese e il razzismo, istituzionale e non, che costringe centinaia di migliaia di persone a rischiare la vita, le torture, gli stupri sulla rotta libica per poi ritrovarsi a vivere in baraccopoli e campi, sfruttati nelle campagne, disprezzati e criminalizzati per il solo fatto di esistere, abbandonati ad un tragico destino nell’indifferenza dei più.

Criminalizzata è anche la solidarietà: a Saluzzo, chi osa avvicinarsi ai braccianti che dormono in strada è sottoposto a controlli, perquisizioni e minacce, e viene multato per ‘assembramenti’, come è accaduto la scorsa settimana.
Come è da tempo chiaro, la risposta istituzionale ai bisogni di sopravvivenza di lavoratori definiti ‘essenziali’ è la militarizzazione e la repressione.

A Saluzzo sono decine le volanti e le camionette di carabinieri, polizia e militari a presidiare ogni angolo della città.
Ma possono stare certi nelle stanze dei bottoni, le minacce e le botte non fermeranno chi chiede di poter vivere libero da razzismo, sfruttamento e segregazione.

La determinazione di braccianti e solidali fronte ai silenzi e ai manganelli non potrà che rafforzarsi, così come, lo speriamo, la solidarietà con i tanti che in questo periodo di crisi si ritrovano, o rischiano di ritrovarsi, in mezzo ad una strada, sfruttati o senza lavoro nè prospettive.

La rabbia è tanta e non finisce qui!
No justice no peace, casa per tutt* ghetti per nessuno!

alcunx solidalx

 

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Avamposto militare e strumento di dominio del colonialismo occidentale

Fonte: Version Française

lecridespeuples – 11 giugno 2020

Malcolm X (Omowale Malcolm X Shabazz) – Tratto da The Egyptian Gazette – 17 settembre 1964

Le armate sioniste che occupano attualmente la Palestina affermano che i loro antichi profeti ebrei predissero che negli “ultimi giorni di questo mondo” il loro Dio avrebbe inviato loro un “Messia” che li avrebbe condotti nella Terra Promessa dove, in quei territori appena conquistati,  avrebbero istituito un  governo “divino” e che  questo governo “divino” avrebbe consentito loro di “governare tutte le altre nazioni con “pugno di ferro”.

Se i sionisti israeliani credono che la loro attuale occupazione della Palestina araba sia l’adempimento delle profezie fatte dai loro profeti ebrei, allora credono anche religiosamente che Israele debba compiere la sua missione “divina” di governare tutte le altre nazioni con  pugno di ferro, il che significa solo una forma diversa di ”regole di ferro” , ancor più saldamente radicata rispetto a quella delle ex potenze coloniali europee.

Questi sionisti israeliani credono religiosamente che il loro dio ebreo li abbia scelti per sostituire il vecchio colonialismo europeo con una nuova forma di colonialismo, così ben mascherato da consentire loro di ingannare le masse africane, tanto da farle sottomettere volontariamente alla loro autorità e guida “divina”, senza che esse stesse  siano consapevoli di continuare ad essere colonizzate.

Camuffamento

I sionisti israeliani sono convinti di aver camuffato con successo il loro nuovo tipo di colonialismo. Il loro colonialismo sembra essere più “benevolo”, più “filantropico”, un sistema con il quale governano facendo semplicemente in modo che le loro potenziali vittime accettino le loro amichevoli offerte di “aiuto” economico e altri doni allettanti,  fatti dondolare davanti alle nazioni africane di recente indipendenza le cui economie stanno incontrando grandi difficoltà. Durante il diciannovesimo secolo, quando le masse qui in Africa erano in gran parte analfabete, per gli imperialisti europei era facile governarle con “forza e paura”, ma nell’attuale era dei Lumi le masse africane si stanno risvegliando, ed è impossibile pretendere di controllarle adottando i metodi antiquati del 19 ° secolo.

Gli imperialisti, quindi, sono stati costretti a escogitare nuovi metodi. Poiché non possono più sottomettere le masse forzandole o spaventandole, devono escogitare metodi moderni che le conducano a sottomettersi volontariamente.

La moderna arma del neoimperialismo del XX secolo è il “dollarismo”. I sionisti dominano perfettamente la scienza del dollarismo, ovvero  la capacità di presentarsi come amici e benefattori, portando doni e tutte le altre diverse forme di aiuto economico e di offerte di assistenza tecnica. Pertanto, il potere e l’influenza dell’Israele sionista in molte delle nazioni africane diventate recentemente “indipendenti”sono rapidamente diventati ancora più irremovibili di quelli dei colonialisti europei del XVIII secolo … e questo nuovo tipo di colonialismo sionista differisce solo per forma e metodo , ma mai per motivazioni o obiettivi.

Alla fine del 19 ° secolo,  avendo gli imperialisti europei previsto saggiamente che le masse risvegliate dell’Africa non si sarebbero più sottomesse al loro vecchio metodo di governare attraverso la forza e la paura, questi imperialisti sempre pronti a tramare dovettero  creare una “nuova arma” e trovare una “nuova base” per quell’arma.

Il “Dollarismo”

L’arma numero uno dell’imperialismo del 20 ° secolo è il dollaro sionista e una delle basi principali di questa arma è il sionista Israele. Gli imperialisti europei collocarono saggiamente Israele dove poteva geograficamente dividere il mondo arabo, infiltrarsi e seminare il seme del dissenso tra i leader africani, così come  mettere gli africani contro gli asiatici.

L’occupazione israeliana della Palestina ha costretto il mondo arabo a sprecare miliardi di preziosi dollari in armamenti, rendendo impossibile per queste nazioni arabe di recente indipendenza concentrarsi sul rafforzamento delle loro economie e conseguentemente elevare il tenore di vita della loro gente.

E il basso tenore di vita nel mondo arabo è stato abilmente usato dalla propaganda sionista per far sembrare agli africani che i leader arabi non sono intellettualmente o tecnicamente qualificati per  migliorare il tenore di vita dei loro cittadini… “esortando” quindi, indirettamente, gli africani a voltare le spalle agli arabi e a rivolgersi agli israeliani per ricevere insegnanti e assistenza tecnica.

“Hanno storpiato l’ala dell’uccello, e poi lo condannano perché non vola più veloce di loro.”

Gli imperialisti si presentano sempre nel migliore dei modi, ma  solo perché sono in competizione  con Paesi  di fresca indipendenza, economicamente paralizzati e le cui economie sono in realtà bloccate dalla cospirazione capitalista- sionista. Non potrebbero resistere a una  leale concorrenza , quindi temono l’appello di Gamal Abdul Nasser all’unità socialista afro-araba.

Messia?

Se la rivendicazione “religiosa” dei sionisti è vera, ovvero che sono stati condotti nella Terra Promessa dal loro Messia, e che l’occupazione israeliana della Palestina araba è l’adempimento di quella profezia: dov’è il loro Messia, che i loro profeti dissero avrebbe avuto il merito di condurli lì? Fu Ralph Bunche (Diplomatico afro-americano  rappresentante degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite, coinvolto nel piano di spartizione del 1947 e nell’accordo di cessate il fuoco tra Egitto e Israele nel 1950) a “negoziare” il possesso dei sionisti della Palestina occupata! Ralph Bunche è il messia del sionismo? Se Ralph Bunche non è il loro Messia e il loro Messia non è ancora arrivato, allora cosa stanno facendo in Palestina prima della venuta del loro  Messia?

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I Neturei Karta, fautori della distruzione di Israele in nome dell’ebraismo

I sionisti hanno il ​​diritto legale o morale di invadere la Palestina araba, cacciare i cittadini arabi dalle loro case e impadronirsi di tutte le proprietà arabe basandosi unicamente sull’affermazione “religiosa” che i loro antenati vi vivevano da migliaia di anni ? Solo mille anni fa i Mori (gli Arabi) vivevano in Spagna.  Forse che questo dà ai Mori di oggi il diritto legale  e morale di invadere la penisola iberica, cacciarne i cittadini spagnoli e quindi creare una nuova nazione marocchina … dove si trovava la Spagna, proprio come hanno fatto i sionisti europei ai nostro fratelli e sorelle arabi in Palestina? …

In breve, l’argomentazione sionista per giustificare l’occupazione  israeliana della Palestina non ha basi logiche o legali nella storia… e neppure nella loro religione. Dov’è il loro Messia?

Trad: Grazia Parolari “contro ogni specismo, contro ogni schiavitù” – Invictapalestina.org

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Cariche di polizia a Saluzzo, in Piemonte, contro la mobilitazione questa mattina di braccianti agricoli supportati da numerosi solidali.

Un presidio che poi era diventato corteo fin sotto il Comune per denunciare, oltre a sfruttamento e razzismo, la situazione delle campagne, aggravata dalla chiusura quest’anno – causa Covid19 – del progetto di accoglienza stagionale gestito in passato dal Comune. I braccianti chiedono strutture abitative adeguate e nel rispetto delle misure anti-covid. Viste le risposte inconcludenti, sono state bloccate le strade principali del paese e poi i braccianti si sono recati di persona al centro di accoglienza al Foro Boario, tra quelli che sono stati chiusi, per cercare di riaprirlo. A questo punto le cariche poliziesche.

Con noi Marta, dello Spazio Popolare Neruda di Torino. Ascolta o Scarica.

Da Radio Onda d'Urto

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Non solo raid aerei, contro il Pkk inviati i soldati. Protesta Baghdad, Erbil in silenzio. Dal 1992 a oggi un’operazione dietro l’altra. Per nascondere le debolezze interne

Forze del Pkk in Iraq

di Chiara Cruciati 

Roma, 18 giugno 2020, Nena News – Ad appena due giorni dal lancio della nuova operazione nel Kurdistan iracheno, ribattezzata Artiglio di Tigre, l’esercito turco ha invaso ieri il nord dell’Iraq. Da aerea l’operazione è diventata terrestre: dopo giorni di pesanti bombardamenti sulle montagne di Qandil, sulla yazidi Sinjar, sul campo profughi di Makhmour, ieri il ministero della Difesa di Ankara ha annunciato l’ingresso di truppe speciali ad Haftanin, territorio iracheno.

I soldati, aggiunge la nota che non ne specifica il numero, saranno supportati da caccia, elicotteri, artiglieria pesante e droni. Tutto in chiave anti-Pkk, il Partito curdo dei lavoratori che tra le montagne di Qandil ha trovato rifugio e base politica e militare. Una presenza che la Turchia non ha mai tollerato, sebbene la sovranità sia altrui.

Raid e incursioni si susseguono fin dall’autunno del 1992, quando fu lanciata l’operazione Iraq del Nord. E poi le operazioni Acciaio nel 1995, Martello e Albanel 1997, Sole nel 2008, Martire Yalçın nel 2015, Scudo del Tigri nel 2018 e Artiglio iniziata nel 2019 e terminata il 14 giugno di quest’anno per essere subito seguita dall’attuale.

Migliaia i combattenti curdi uccisi, ma tantissimi anche i civili, con le bombe cadute su campi profughi e villaggi nel silenzio complice del Governo regionale del Kurdistan che, da stretto alleato turco, da anni ormai attribuisce la colpa del conflitto al Pkk. Protesta invece Baghdad, l’esecutivo centrale iracheno, del tutto inascoltato. E protesta anche la Lega Araba che parla con il segretario Ahmed Aboul Gheit di violazione della sovranità. Anche stavolta il governo iracheno ha manifestato la sua contrarietà convocando l’ambasciatore turco, martedì, a 48 ore dai primi bombardamenti. Ancora nessuno stivale turco era entrato.

Ora sì, ci sono, a ricordare quanto tentato quattro anni fa: Ankara dispiegò centinaia di soldati a Bashiqa, nord est di Mosul ancora occupata dall’Isis, nel chiaro tentativo di dettarne il futuro. Una regione sunnita filo-turca, questo l’obiettivo del presidente Erdogan, all’epoca impegnato ad allargarsi in Medio Oriente via esercito (l’anno precedente, nel 2015, fu lanciata la prima operazione terrestre in Rojava, Kurdistan siriano).

Un allargamento che passa per la distruzione di ogni esperienza autonoma curda: il governo dell’Akp è impegnato da anni a descrivere il confederalismo democratico di Rojava come una malattia che potrebbe propagarsi al sud-est turco. Da cui invasioni e occupazioni.

Anche stavolta il ministero della Difesa si giustifica parlando «di crescenti tentativi di attacco» alle basi militari turche al confine da parte del Pkk e di altri gruppi terroristi non meglio identificati. Per fermarli, ha aggiunto il vice presidente dell’Akp Omer Celik, la Turchia ricorre a metodi «fondati sul diritto internazionale». In realtà viola la sovranità irachena oltre a colpire in modo indiscriminato anche dei civili.

Al momento, secondo l’esercito turco, caccia e F16 avrebbero colpito 150 posizioni del Pkk. Lo scopo è tagliare le vie di approvvigionamento usate dal Pkk tra Turchia, Iraq e Iran. Il Pkk risponde tramite l’Ap, che registra la voce dell’ufficiale Kawa Sheikhmous: «È un atto in contrasto con gli interessi del popolo. Il nostro messaggio è al governo iracheno: non dovrebbe tollerare questa interferenza». Non dovrebbe, ma è debolissimo. Schiacciato dal Covid, dalle proteste di piazza, dal susseguirsi di esecutivi uno più fragile dell’altro.

C’è anche chi, nella stampa araba, avanza l’ipotesi di un via libera dietro le quinte da parte dell’Iran. Di certo c’è l’ampliamento continuo di fronti di guerra da parte della Turchia, dalla Siria alla Libia all’Iraq. Erdogan opera attraverso quella che a inizio anno l’agenzia Anadolu definì «strategia dalle priorità multiple», una politica bellica con piedi nel terreno pressoché ovunque, con alleanze che variano a seconda delle esigenze.

Ma che invece che dimostrare forza, è sintomo di debolezza. Quella derivante da un quadro interno sempre più instabile, in piena crisi economica, lira svalutata e inflazione crescente, con una repressione che si fa sempre più brutale e pervasiva nel tentativo di arginare la lenta risalita delle opposizioni – le amministrative dello scorso anno ne sono state esempio – e screzi continui con i principali partner, gli Stati uniti e la Russia. Nena NewsNena News

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Ieri il presidente della regione Piemonte Cirio ha incontrato i capigruppo per discutere l’emendamento presentato dalla Lega sull’eliminazione della retroattività della legge sul gioco patologico.

L’incontro è stato richiesto dagli esponenti dell’opposizione che hanno criticato la scelta di inserire l’emendamento nella legge Omnibus, che non ha nulla a che fare con la questione. Questo emendamento prevede l’eliminazione della norma sul divieto dell'offerta di gioco d'azzardo nelle vicinanze di luoghi sensibili come scuole, parrocchie, ecc. Dunque i soliti giochi da politicanti che in campagna elettorale promettono, ma che si smentiscono con i fatti. Il contrasto al gioco d’azzardo era infatti fra i punti del contratto di governo tra Lega e 5 Stelle.

Il massimo che hanno saputo fare è stato limitarne la pubblicità con un decreto che in realtà non ha avuto molta efficacia, grazie alle linee guida attuative dell’Agcom. E adesso la Lega con questa mossa cerca di favorire, come già nel passato, gli imprenditori del settore. La scalata della lobby del gioco d’azzardo vede la complicità di molti partiti e schieramenti. Già nel 2006 il decreto Bersani ne avvia la liberalizzazione con migliaia di nuove agenzie per scommettere e con la fissazione di nuove aliquote. Accanto alle circa 750 sale scommesse sportive, ne nasceranno altre 7000, di cui 2.100 tradizionali e 4.900 corner in altri esercizi come bar e tabaccai.

Dunque una diffusione capillare: grazie a questo decreto in ogni angolo di città e paesi è possibile scommettere. In seguito i governi guidati da Amato e Ciampi cercarono in tutti i modi di incentivare ed incrementare il consumo del gioco d’ azzardo. Poi con i governi Berlusconi negli anni 2000 si crea una vera e propria economia del gioco, con la conseguente nascita e diffusione di grandi società concessionarie. I sistemi di gioco si diffondono in tutto il paese e inizia il boom delle slot machine e dei Gratta e Vinci.

Nel 2009, mentre l’Abruzzo sta ancora piangendo le vittime del terremoto, il governo Berlusconi approva il decreto che finanzia i soccorsi e i progetti di ricostruzione. Per coprire i costi il ministero dell’Economia, guidato da Giulio Tremonti, autorizza una nuova ondata di macchinette per il gioco d’azzardo. Con il Decreto d’emergenza per il terremoto quindi si introdusse la possibilità di installare nelle sale scommesse le Vlt (videolottery), macchine da gioco molto accattivanti, collegate in rete e che accettano banconote, come al casinò. Viene inoltre dato il via libera per l’apertura dei casinò online. Non dimentichiamo nel 2013 il provvedimento del Parlamento a maggioranza centro sinistra, con uno sconto di 98 miliardi di euro di tasse evase, a 10 concessionarie di VideoSlot, a cui nel 2012 la Corte dei Conti comminava per questo una multa record da 2,5 miliardi di euro. Dunque la Lega non si smentisce e intanto il Pd in regione Piemonte ci fa credere di volere contrastare questa piaga, dopo che per anni entrambi sono stati complici nel favorire quello che purtroppo è diventato un grave problema per migliaia di persone in tutta Italia.

Quando uno come Cirio viene eletto deve garantire alle consorterie che l'hanno sostenuto presenti e regalie spesso a scapito della gran parte della popolazione.

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Abbiamo posto alcune domande a Mathieu Rigouste, ricercatore in scienze sociali e militante di Tolosa, rispetto all’attuale movimento contro le violenze della polizia che, a partire dagli Stati Uniti in seguito dell’assassinio di George Floyd da parte delle forze dell’ordine, ha scosso il mondo intero. In Francia, il contesto delle banlieues rende note a tutti e tutte le quotidiane violenze della polizia, sistemiche e su tutti i livelli, di classe, di razza e di genere. Ed è in questo contesto che da anni si sono costuiti numerosi collettivi di familiari delle vittime che pretendono giustizia e verità. È per questo che ci sembra interessante approfondire come l’istituzione poliziesca sia nata, si costruisca, quali stretegie adotti. Ma soprattutto, come immaginare un sistema sociale che possa farne a meno? Mathieu Rigoste considera legittima la ricerca solo nel momento in cui è messa al servizio delle lotte, ha scritto “La dominazione poliziesca. Una violenza insustriale”, “Il nemico interno: genealogia coloniale e militare dell’ordine securitario nella Francia contemporanea”, per spiegare come l’istituzione della polizia sia totalmente funzionale alla riproduzione di un sistema capitalista, razzista e patriarcale.

Negli ultimi movimenti sociali, contro la loi travail o contro la riforma delle pensioni, in generale da quando è cominciata la fase neoliberale e securitaria, lo stato francese delega la gestione dei movimenti sociali pricipalmente alla polizia e ai suoi regimi differenziali. I regimi più feroci sono riservati ai quartieri popolari, alla gestione delle prigioni, ai campi e alle prigioni per stranieri, alla polizia delle frontiere. Dunque un po’ come contro un’insurrezione bisogna avere del “soft power” e dell’ “hard power” così come un’azione psicologica, la chiamano “la conquista dei cuori e delle indoli”, c’è un lavoro permanente di egemonia ideologica, ciò che viene inteso con “sviluppare il rapporto polizia-popolazione”, non funziona mai molto bene con le classi subalterne, perché le classi subalterne non si lasciano dominare facilmente, inoltre i rapporti di oppressione concreti, i rapporti di sfruttamento e di dominazione, fanno sì che gli apparecchi ideologici di promozione della polizia e dell’ordine sociale siano meno efficaci in questi contesti. Ma ci provano comunque, l’abbiamo appena visto a Saint Denis per esempio, periferia di Parigi, la polizia distribuisce caramelle e giocattoli nei quartieri popolari, una cosa surreale, ma è davvero la stessa modalità utilizzata dagli eserciti imperialisti durante le guerre coloniali, perché così cercano di conquistare “i cuori e le indoli” dei colonzzati.

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Non c’è alcun ruolo di mediazione tra la polizia e la popolazione, è un sistema di controllo, di sorveglianza, di repressione e oltre questo ha anche una funzione particolare nei quartieri popolari, non solo, anche per quanto riguarda il movimento dei gilet gialli per esempio o in altri movimenti recenti, ciò che la polizia vuole rompere è la possibilità di organizzarsi e la capacità di costruire l’autonomia... perchè in realtà un po’ ovunque le classi subalterne appena possono si riorganizzano attraverso reti di solidarietà, di mutuo aiuto, quindi l’azione della polizia non è solo repressione, è anche sorveglianza, controllo per impedire che si vengano a creare queste situazioni. Non sempre funziona molto bene.

A livello storico quando e come questo modello di polizia si è affermato... diciamo che ci sono dei regimi di polizia diversi e che essi si strutturano in funzione dei rapporti di dominazione capitalista, autoritari, razzisti e patriarcali, dunque si utilizza un diverso regime in base alla composizione sociale specifica alla quale sono rivolti. Quindi non è un modello fisso, è costantemente in evoluzione, ciononostante si possono trovare delle genealogie delle forme che derivano dalla schiavitù, per esempio. Quando in quel sistema si sono sviluppate delle forme di cattura degli schiavi in fuga, o di caccia all’uomo, di cattura e dunque di contenimento, strangolamento, soffocamento... queste sono forme che attraversano i secoli di storia, che marcano tutta la storia coloniale influenzando l’istituzione della polizia anche nel cuore della “metropole” (del territorio francese in senso stretto).

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Dopodiché, il capitalismo si sviluppa attraverso la schiavitù e la colonizzazione, articolandosi con il patriarcato. Abbiamo un regime di polizia che si è dedicato alle classi popolari dal punto di vista economico, per esempio contemporaneamente alla formazione della classe operaia c’è un regime poliziesco specifico al mondo del lavoro che si forma. Questo regime di polizia per tutto il XX secolo, in particolare all’interno delle metropoli imperialiste, ha conpartecipato all’addomesticamento del movimento operaio, insieme alle burocrazie sindacali e ai partiti della sinistra istituzionale, ha fatto sì che si desse una progressiva attenuazione del livelo di violenza, andando a istituire ciò che viene chiamato “il mantenimento dell’ordine alla francese” e che da quel momento in poi venne riservato a quei movimenti già di per sé pacificati. Per quanto riguarda il regime differenziale di polizia strutturatosi sul sistema patriarcale è evidente che nel sistema polizia si riproducano le differenze di genere, di classe e di razza.

Abbiamo visto però con il movimento dei gilet gialli che, quando un movimento sociale anche non specificatamente afferente ai quartieri, né alle prigioni, né ad altri luoghi di segregazione, si radicalizza e passa a forme d’azione offensive, incontrollabili, insubordinate, in quel caso il blocco del potere reinventa dei regimi più feroci, ne sperimenta di nuovi, andando a cercare nei repertori della violenza permanente, nei repertori della polizia dei quartieri popolari, della polizia militare coloniale, della polizia che controlla le frontiere.. ogni volta il potere riattualizza e adibisce delle forme nuove di polizia. È un’evoluzione permanente che reagisce e si trasforma anche in conseguenza alle forze che le resistono.

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Costruire una società senza polizia.. io faccio parte di collettivi in lotta che considerano che l’autorganizzazione sia la maniera per farne a meno. Vorremmo portare un discorso che si basa sul fatto che si deve, si dovrà, fare a meno della polizia ma così come di tutti i rapporti di dominazione, questo enunciato e basta non serve a niente, occorre autorganizzarsi con chi subisce questi rapporti di sfruttamento e dominazione quotidianamente, localmente ma anche coordinandosi a livello globale, in ogni caso partendo dal proprio territorio per far in modo che tutti e tutte si possa riprendere in mano le proprie storie di giustizia, perché anche della giustizia dei tribunali occorrerà sbarazzarsi, così come della prigione, ma per poter attaccare queste istituzioni bisogna anche essere in capacità di farne a meno, ciò significa che si devono mettere in campo, per esempio nei quartieri popolari, dei modi e degli strumenti per regolare i problemi tra le persone che non passino attraverso il fatto di ricorrere alla polizia. Sono delle forme di giustizia riparatrice, che possano basarsi su dei modelli tradizionali ma che debbano anche essere reinventate rispetto a delle dinamiche completamente nuove, delle nuove modalità di occupare e abitare collettivamente lo spazio pubblico, le strade, ad esempio facendo pranzi popolari o ambulatori popolari, tutte cose che permettono alle persone di riprendere la propria vita in mano, di prendersi cura di sé, di fare a meno dei sistemi delle classi dominanti, nel senso dell’insieme delle istituzioni che organizzano la società. Dunque, questo movimento che ha come obiettivo quello di attaccare e denunciare le violenze della polizia e dello Stato non è che un punto di partenza. A partire da qui, si possono prendere in carico i bisogni delle classi popolari, per esempio attraverso l’autodifesa, attraverso modi concreti di proteggere le proprie vite, per andare nella direzione di un’auto organizzazione della vita sociale, della quotidianità, che sia capace di fare a meno di questo sistema e allo stesso tempo di costruire dei mezzi per distruggerlo... perchè non basta farne a meno, bisogna disfarlo pezzo per pezzo. È un sistema nelle mani delle classi dominante e queste faranno di tutto per riorganizzarlo, ottenerne profitto, costruirlo di nuovo.

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Ci sono delle strategie ben consapevoli della dominazione e dello sfruttamento, ci sono delle dottrine, delle teorie, che si mantengono su un sistema di tecnologie del potere, contemporaneamente ci sono delle tattiche, ognuna relativa a un segmento della classe, che possono anche essere in contraddizione tra di loro e che a volte funzionano ma altre no, anche perchè le decisioni e l’azione delle classi dominanti sono mosse da opportunismi e interessi diversi, da volontà di potere insaziabili, da volontà di conquista, ma in ogni contesto sociale e storico ci sono delle differenze. Ciò vuol dire che i sistemi di dominazione non sono una regola assoluta, sono istituiti e regolati in un certo modo ma non sono dei meccanismi che funzionano perfettamente, sono degli assemblaggi di meccanismi, dunque è possibile bloccarli, sabotarli, perchè non bisogna vederli come una macchina inattaccabile ma come un meccanismo assemblato insieme più o meno bene e che dunque possiamo studiare e analizzare. E sabotare. Nel movimento attuale contro le violenze della polizia, siamo di fronte a una nuova generazione politica che tenta di tenere insieme tutti questi livelli di dominazione e oppressione, e che sta sperimentando a partire dalla base, a partire dagli oppressi, delle nuove forme di organizzazione e di resistenza, questo movimento sta sperimentando in sé nuove forme di società.

 

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