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Articoli filtrati per data: Wednesday, 17 Giugno 2020

La giornata di sabato prossimo segnerà una data importante nella transizione della fase 3 e verso l'autunno.



Mentre tra i fasti di Villa Pamphili la vecchia e nuova classe dirigente nostrana ed i suoi referenti diretti (padrini europei, confindustriali e sindacati confederali) si accinge a rifinire la propria idea di un paese sempre più assoggettato ai propri interessi (in un'agenda che verrà presentata proprio il 20) e una destra confusa e truculenta si barcamena tra la piazza e il palazzo, esiste un'opposizione sociale che respinge entrambe. E non accetta l'idea che chi abbia concorso negli anni e nei territori allo smantellamento del welfare sociale e sanitario abbia voce in capitolo nel nuovo mondo che si apre sulle rovine della pandemia.

Due manifestazioni regionali nei comuni capoluogo andranno infatti a sfidare il teatrino istituzionale nelle due regioni più colpite dal covid-19 - la Lombardia e l'Emilia-Romagna.

Salute, soldi e diritti saranno le parole d'ordine del corteo emiliano-romagnolo (concentramento alle 16.30 in piazza XX settembre a Bologna) e della sua convergenza di lotte - in atto da oltre un mese sui fronti della sanità pubblica, del lavoro, della scuola, dell'abitare e dell'ambiente. La quale, iniziativa dopo iniziativa, ha cominciato a mettere in discussione retoriche come quelle dell'eroismo del personale medico e della trasversalità della crisi; e a riconoscere una posta in gioco più complessiva - quella che vede le ragioni e perfino la possibilità della riproduzione sociale essere impossibili da far valere senza lo sradicamento della predazione del privato.

Se nell'immaginario collettivo il sistema sanitario emiliano-romagnolo è risultato meno provato dalla pandemia di quello lombardo (nonostante i picchi di contagio e decessi altissimi nelle province di Piacenza e Rimini), la crisi ha portato alla luce le carenze strutturali e di organico dei reparti ospedalieri dopo anni di tagli; il dirottamento sul privato di una serie di prestazioni erogate in sistematico ritardo; la frammentazione di un servizio sulla carta efficiente ed informatizzato ma nella pratica dotato di barriere all'accesso per gli utenti e in corso d'opera all'interazione tra gli stessi operatori che li seguono nel percorso terapeutico.

Ma l'amministrazione Bonaccini si è anche distinta negli anni come caposaldo dell'ideologia lavorista e della demonizzazione di qualsiasi forma di percezione di reddito slegato da essa; attitudine che non ha mancato di ribadire nemmeno nelle ore più nere del lockdown, facendo da contraltare alla sostanziale inazione del governo nazionale su questo fronte. Diritti quelli alla salute e al reddito negati, come quello all'istruzione - per cui non è nemmeno presa in considerazione l'idea di ampliare e rinnovare gli edifici scolastici rispetto a delle ipotesi di didattica a distanza disagevoli quando non direttamente classiste; o all'ambiente, che già aveva pagato pegno durante la campagna elettorale di Bonaccini ai signori del packaging. E che ora verrà messo a dura prova dalle grandi opere inutili come il passante di mezzo autostradale - che già prevedono cospicui stanziamenti regionali in barba ad ogni loro ragionevole ipotesi di utilizzo nella fase 3 ed oltre.

Mentre in Lombardia, dopo straordinarie settimane di solidarietà ed organizzazione dal basso nei quartieri di Milano e nelle province per mitigare l'impatto della pandemia sulle persone più deboli ed isolate, è perfino superfluo sottolineare quanto sia forte la richiesta di una sanità davvero alla portata di tutt@, e di giustizia per tutte le vittime. Così come la volontà di impedire che Fontana e Gallera, ultimi di una lunga lista di governanti locali collusi con gli interessi di Big Pharma e Confindustria, sfuggano alle proprie responsabilità. Appuntamento dunque alle ore 15 di sabato sotto il Pirellone.

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Ci sarebbero i primi due indagati nell’inchiesta della procura di Bergamo sulla gestione del pronto soccorso di Alzano Lombardo che il 23 febbraio scorso – dopo la scoperta dei primi due casi di Coronavirus – venne chiuso e poi riaperto nel giro di sole 3 ore . Lo riferisce il Corriere della Sera, precisando che l’identità delle persone sotto inchiesta non è nota e che per il momento nessun dirigente e nessun medico dell’Azienda socio sanitaria territoriale di Seriate, competente su Alzano, avrebbe ricevuto avvisi di garanzia. Le accuse contestate sarebbero epidemia colposa e omicidio colposo.

C’è poi il fronte dell’inchiesta che riguarda la mancata istituzione di una zona rossa ad Alzano e Nembro, due comuni della Bassa Val Seriana dove si svilupparono i focolai del contagio. I familiari delle vittime da Covid-19 hanno chiesto un incontro con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in programma a Bergamo il prossimo 28 giugno, che sono già andati davanti alla Procura per presentare le prime 50 denunce per avere “verità e giustizia” per i loro cari. I rappresentanti del comitato “Noi denunciamo” hanno in preparazione almeno altri 200 esposti “non contro i sanitari che hanno fatto il possibile ma contro i politici che non hanno fatto altro che raccontare bugie”. Tra essi i fratelli Pietro e Diego Federici, bergamaschi, che nel giro di quattro giorni hanno perso il padre e la madre a causa del Coronavirus: “Non ha funzionato niente, dalla comunicazione con gli ospedali alle cure”.

L’approfondimento con la giornalista freelance Francesca Nava che ha appena pubblicato con TPI insieme ad altri giornalisti un instant book per mondadori dal titolo Epidemia Colposa? Le verità nascoste sulla mancata zona rossa in Val Seriana. Ascolta o Scarica.

 

Da Radio Onda d'Urto

 

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Che credete? Il mondo è in fiamme!

Non mi riferisco al degrado ambientale o al riscaldamento globale, no, anche se pure questo è vero.

Mi riferisco alle proteste, non solo in tutte le parte degli Stati Uniti, ma nel mondo intero.

Proteste da Londra a Parigi, da Berlino a Nairobi, da Toledo (Ohio) a Tokyo (Giappone).

Proteste di solidarietà con Black Lives Matter e contro l’aggressione poliziesca e il razzismo.

Proteste che vengono dalla crudele brutalità che ha portato all’assassinio al rallentatore di George Floyd a Minneapolis, Minnesota.

La solidarietà da Sydney, Australia, viene, in parte, dallo scontento permanente delle comunità aborigene di pelle scura in Australia e nel Nuovo Galles del Sud. Come le loro sorelle e fratelli negli Stati Uniti, hanno subito generazioni di repressione dello stato. Nel recente assassinio dell’aborigeno David Dungay, per esempio, le sue ultime parole erano “Non posso respirare” mentre alcuni agenti lo hanno strangolato fino a farlo morire.

E come hanno risposto i poliziotti a questa sfida? Con ira. Con attacchi contro i manifestanti, siano uomini o donne. Sono giunti a spingere al suolo un uomo bianco di 75 anni e dopo sono passati guardando dall’alto il suo corpo sanguinante.

Gli Stati Uniti ardono e il mondo limita il fulgore.

Dalla nazione incarcerata sono Mumia Abu-Jamal.

—(c)’20maj

7 giugno 2020

Audio registrato da Noelle Hanrahan www.prisonradio.orgwww.prisonradio.org

Circolazione attraverso Fatirah Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Traduzione in spagnolo di Amig@s de Mumia en México

13 giugno 2020

La Haine

Da Comitato Carlos Fonseca

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È stato pubblicato ieri il rapporto della Corte dei conti europea di valutazione dei megaprogetti co-finanziati dalla commissione UE. L’audit fa seguito a una richiesta del parlamento europeo che nel 2017 aveva chiesto maggiore trasparenza e “accountability” nella concessione dei fondi. Tra le otto infrastrutture con finanziamento oltre il miliardo di euro, c’è anche la seconda linea ad alta velocità tra Torino-Lione. Invitiamo tutti a leggere il documento, in calce all’articolo e che di seguito riassumiamo. In poche pagine la Corte mette nero su bianco ciò che i notav affermano da decenni.

Innanzitutto si punta il dito contro i numerosi ritardi accumulati dai promotori dell’opera e l’esplosione dei costi. Il progetto TAV ha accumulato 15 anni di ritardo e, nonostante sia stato concepito nel 1998, a oggi viene considerata irrealistica la messa in servizio della linea per il 2030, tanto per il tunnel che per le infrastrutture di collegamento di cui, a ora non, esiste ancora neanche un progetto lato Francia. Un’affermazione che smentisce clamorosamente le dichiarazioni fatte da TELT solo pochi mesi fa. Inoltre, rispetto alle stime iniziali, il costo del progetto, che inizialmente prevedeva una sola canna e che invece oggi ne prevede due, è aumentato dell’85%, passando da 5,2 miliardi a 9,6 miliardi al netto dell’inflazione. Questo perché, come spiega la Corte, la presenza di co-finanziamenti UE può “indurre i promotori dei progetti ad aumentare le specifiche progettuali fino ad un livello che va al di là degli standard usuali o a costruire strutture più grandi senza una valida ragione”, con conseguente sotto-utilizzo delle infrastrutture esistenti.

Altro tasto dolente sono le previsioni di traffico che costituiscono la chiave di volta che giustificherebbe la convenienza del progetto. Sull’attuale linea ferroviaria Torino-Lione, ammodernata nel 2011, può transitare l’80% dei mezzi pesanti (compresi camion tipo P400, container tipo ISO e high cube). A oggi accoglie 3 milioni di tonnellate di merci. I promotori del progetto TAV assicurano che, grazie al raddoppio del tunnel, il traffico aumenterà magicamente di otto volte, arrivando a 24 milioni di tonnellate al 2035. Vista la mancanza di interoperabilità e l’assenza di politiche vincolanti, le cifre sono giudicate dalla Corte “oltremodo ottimistiche” e il che porta ad un “alto rischio di sovrastimare i benefici ecologici” del TAV. Quel che è sicuro è che i vari cantieri produrranno 10 milioni di tonnellate di CO2. I promotori del TAV assicurano che dopo 25 anni dall’inizio dei lavori le emissioni inquinanti saranno compensate da uno spettacolare aumento del traffico su rotaia dell’800%. Visto il carattere poco realistico delle previsioni di traffico, il recupero del mega-inquinamento generato dal cantiere potrebbe invece prendere 50 anni o più, periodo in cui la Val Susa e l’area metropolitana torinese saranno invase da CO2 e polveri sottili proveniente dal cantiere del tunnel. Per quanto riguarda l’uso come linea passeggeri, il rapporto parla di “sostenibilità economica incerta sul lungo termine” dopo aver preso in conto il bacino di utenza interessato dalla nuova Torino-Lione. Perché sia conveniente creare una nuova linea ad alta velocità devono esserci almeno 9 milioni di persone a meno di 60 minuti dall’infrastruttura. Lungo la tratta del TAV invece si arriva a 7,7 milioni.

Ultima criticità messa in evidenza dalla Corte è lo scarso coinvolgimento degli “stakeholder”, ossia dei cittadini e delle comunità locali. Il caso TAV viene citato come particolarmente critico, con le sue oltre 30 cause giudiziarie intentate da privati e associazioni per motivi ambientali e per lo scarso rispetto delle procedure.

Il giudizio della Corte è impietoso e demolisce letteralmente il progetto TAV, giudicato al contempo troppo oneroso, dai dubbi benefici in termini economici ed ecologici, basato su previsioni di traffico errate ed insostenibile sul lungo periodo. Davanti a un documento così pesante speriamo che chi in questi anni ha blaterato di “esperti” e di Europa non metta per l’ennesima volta la testa sotto la sabbia. Per fortuna, siamo ancora in tempo per fermare questo disastro annunciato chiamato TAV che per troppo tempo ha drenato soldi pubblici sottraendoli alle reali necessità del paese, come la recente crisi sanitaria ha dimostrato.

[Come di consueto, a differenza della stampa sitav, aggiungiamo i link ai documenti e alle fonti perché tutti possano verificare dati e affermazioni, facendo proprio il primo motto che ha animato la lotta notav: informarsi attivamente  e farsi un’idea con la propria testa:

–  Rapporto completo in italiano SR_Transport_Flagship_Infrastructures_IT.pdf

Podcast audio in inglese con le principali conclusioni della Corte in merito alla Torino-Lione]

Da notav.info

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Ieri in decine di migliaia sono scesi in piazza in molte città francesi chiamati a raccolta dal personale sanitario in lotta (220 sono stati gli appuntamenti di protesta in tutto il paese).

La pandemia ha fatto emergere in Francia, così come in molti altri paesi, la completa inadeguatezza della sanità aziendalizzata, privatizzata e impoverita. Più in generale ha mostrato come il paradigma di salute delle società capitalistiche è irrazionale, inefficiente e classista.

Queste proteste non vengono dal nulla, ma sono figlie di una lunga presa di coscienza che durante i momenti più alti della pandemia ha visto i medici e gli infermieri prodursi in iniziative fuori dagli ospedali, indicare i responsabili della crisi sanitaria, rivendicare la necessità di ridiscutere completamente il concetto di salute e cura una volta stemperata l'emergenza.

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La retorica istituzionale degli eroi, della prima linea ha segnato esattamente come in Italia il discorso pubblico dell'emergenza, salvo poi, anche qui come in Italia, aver lasciato a se stessi gli operatori del settore sanitario. Ma molti strati della società hanno riconosciuto nelle proteste dei sanitari, implicitamente o esplicitamente, una critica fondamentale a come è organizzata la vita nel sistema capitalistico, al ruolo che svolge la sanità come fabbrica, a come vengono spese le risorse. I medici, gli infermieri sono diventati in qualche modo avanguardie inedite di un conflitto, forse ancora non totalmente dispiegato, sul campo della riproduzione sociale complessiva.

E dunque a fianco al personale sanitario si sono stretti molti dei soggetti sociali che negli ultimi anni hanno portato avanti duri cicli di conflitto sociale oltralpe. Giovani, gilet gialli, collettivi femministi, lavoratori dell'industria, pompieri hanno ricominciato ad attraversare le piazze dopo che il lockdown aveva imposto uno stop brutale alle proteste contro la riforma delle pensioni, grazie alla legittimità che l'alleanza, ricercata e voluta, con i lavoratori della sanità ha creato nel forzare le imposizioni del governo Macron, ormai tenuto in piedi solo dalla gestione poliziesca dei conflitti. Un'alleanza, questa, che ha molto da insegnare alle nostre latitudini, dove mobilitazioni nel contesto della sanità, per quanto meno intense, si stanno dando e a mancare è semmai una risposta del tessuto sociale, dei movimenti, degli utenti si potrebbe dire, a questo richiamo (naturalmente qui esiste un contesto diverso, esistono dei tappi all'emersione di un conflitto dispiegato su questo campo, ma è importante e necessario riflettere su come questi tappi si possano superare e su come questi conflitti, queste vertenze che potenzialmente parlano un linguaggio più generale possano evitare di ricadere sulle rivendicazioni corporative).

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A Parigi le proteste di ieri sono state duramente attaccate dalla polizia, diversi sono stati i feriti, i mutilati e gli arresti. I gilet gialli sono intervenuti per difendere il corteo dei sanitari dagli attacchi delle forze dell'ordine e i livelli dello scontro hanno ricordato le mobilitazioni pre-lockdown.

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Molto interessanti le riflessioni che accenna ACTA (media autonomo francese) nel resoconto della giornata:

"I cartelli branditi con rabbia hanno costruito il legame con le rivolte antirazziste delle ultime settimane: ′′Ospedale soffocato / I Can't breathe ". Ciò che si afferma attualmente è una rivolta contro i danni del neoliberalismo autoritario sui nostri corpi. Quelle della violenza di polizia, quelle derivanti dallo sfascio dei servizi pubblici, quelle del lavoro degradato, della vitaccia quotidiana...

Mentre nessuno se lo aspettava, si sta avviando un ciclo di lotta e sembrano possibili incroci potenti. Vista le ultime prese di parola di #Macron e #Castaner, ora è chiaro che il mondo di domani si farà senza di loro e emergerà da un confronto massiccio contro coloro che distruggono il vivo in tutte le sue dimensioni."

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