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Articoli filtrati per data: Sunday, 24 Maggio 2020

Eccoli come iene pronte a dividersi la carcassa. Le grandi famiglie capitaliste italiane, in termini solo nominali visto che parliamo ormai di holdings multinazionali, si vogliono sedere al banchetto dei prestiti garantiti dallo stato del Decreto Rilancio. FCA della famiglia Agnelli - Elkann e Atlantia della famiglia Benetton hanno chiesto rispettivamente 6,3 miliardi (un 5% dei prestiti messi sul tavolo dal governo) e 1,8 miliardi.

Innanzitutto stiamo parlando di aziende in crisi?

FCA staccherà nel 2021 un maxi-dividendo di 5,5 miliardi a chiusura della fusione con PSA. Atlantia da quando gestisce Autostrade per l'Italia ha avuto dividendi per 10 miliardi svuotando Aspi e lasciandola indebitata (oltre che, come ben noto, non adempiendo al proprio dovere di mantenere in sicurezza le infrastrutture in concessione). Dunque a queste holdings basterebbe investire nei loro asset reali piuttosto che spartirsi i surplus per approntare una risposta alla crisi da Coronavirus. Ma è sempre più chiaro che la produzione reale, a queste grandi multinazionali, serve solo per nutrire il meccanismo predatorio della finanza quindi ben venga se si possono scaricare i costi di questa sullo stato. Il vecchio adagio: "socializzare i costi, privatizzare i profitti".

Il ricatto, non tanto sottile, è evidente. Per quanto riguarda FCA la minaccia velata è quella di disinvestire negli stabilimenti e nella filiera italiana nel caso in cui il prestito non venga concesso. Tra l'altro gli Elkann hanno prontamente preparato il terreno su cui agire in questa crisi anche dal punto di vista mediatico grazie all'acquisto di Repubblica e del gruppo GEDI, favorendo un'ulteriore concentrazione dell'informazione. Nel caso di Atlantia la richiesta degli 1,8 miliardi è immediatamente corrisposta alla decisione di sospendere il maxi piano di investimenti da 14,5 miliardi e utilizzare la cassa di 900 milioni solo per manutenzione ordinaria e interventi di sicurezza, promettendo azioni legali. Questa partita, giocata con spregiudicatezza dalle due multinazionali, probabilmente si risolverà con l'ennesimo inchino del governo ai grandi capitali.

E' evidente che ad essere tenuti in ostaggio dalle manovre di questi gruppi imprenditoriali per approfittare della crisi sono i lavoratori e le lavoratrici. Allo stesso modo questo è un chiaro segnale che "tutto sarà come prima", che nonostante i disastri e le speculazioni di queste holdings, saranno ancora loro a fare il buono e il cattivo tempo nell'era post (si spera) Covid e che l'unico cambiamento possibile, sarà quello che dal basso rivendicherà un modello di sviluppo diverso, la redistribuzione delle risorse e una vita degna per tutti.

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Contributo di Giovanni Semi su crisi e occasioni da non sprecare (pubblicato in Kritik 3)

Guarda, i delfini in Canal Grande!

Ok, forse era un fake, ma comunque il polpo, la medusa, il cavalluccio marino o i banchi di cefali c’erano, no? E i cinghiali, cervi, caprioli e giraffe che potevamo vedere comunemente per le vie di Rozzano? C’erano anche quelli. E poi i silenzi, l’aria pulita, il dubbio che forse questo modello di sviluppo fosse una fetecchia, che insomma è vero che avevamo sconfitto la fame ma in cambio ci eravamo portati in casa altre sofferenze, sfruttamenti, cose insensate (tipo lavorare tutta una vita per poi, a un certo punto, morire).

Sono stati tre mesi di scoperte abbaglianti, insomma. Alcune decisamente false: gli animali in città ci sono sempre stati, eravamo noi a non vederli, vuoi per indifferenza e vuoi per dolo. Altre scoperte, poi, sono decisamente in malafede: che vivere in Pianura Padana equivalesse a vivere in una camera a gas, beh, lo si sapeva anche prima, così come gli abitanti di Taranto, Marghera, del Sulcis, della Terra dei Fuochi, di Casale Monferrato, di Seveso e migliaia di altre località del Bel Paese sanno che è meglio non mangiare i frutti degli alberi del giardino, bere l’acqua delle falde, o anche solo… respirare.

Comunque, facciamo finta che per tre mesi il velo sia stato squarciato e i nostri territori siano stati visibili anche per quello che sono: malsani, inquinati, pericolosi, da evitare insomma.

E le scoperte ambientali, benché forse siano in questo momento le più importanti e pressanti, non sono le uniche.

Abbiamo ‘scoperto’ che gli imprenditori preferiscono vederci morti che perdere il loro utile. Anche qui, forse avremmo dovuto saperlo anche prima, ma meglio così che niente.

Abbiamo ‘scoperto’ che se proprio bisogna sacrificare qualcuno, beh ci sono dei lavoratori essenziali che hanno meno diritto di noi a mantenere la vita (in cambio, però, gli diamo il reddito eh! Che non si lamentino!).

Abbiamo ‘scoperto’ che questo lavoro essenziale serve a tenerci in vita essenzialmente come consumatori, anche questa è una cosa nota ma insomma… faceva una certa impressione vedere le corse a folle velocità per le strade vuote dei driver e dei rider con cui ci eravamo così fortemente identificati nell’ultimo film di Ken Loach.

Abbiamo ‘scoperto’ che questa cosa del turismo, per quanto bellissima e a vantaggio di tutti (sicuri?), poi non è così solida e vantaggiosa, se nel giro di un paio di giorni ci siamo giocati redditi e lavoro.

Abbiamo ‘scoperto’ che i medici e gli infermieri muoiono più degli altri (eroi!) e che questa cosa della sanità pubblica inefficiente e corrotta ci fa schifo in tempi di vacche grasse, ma quando i giochi si fan duri… beh, meglio che rimanga, tutto sommato.

Abbiamo ‘scoperto’ che sfratti e affitti possono essere un problema! E chi lo avrebbe mai detto? I primi son stati bloccati per decreto e i secondi sono finalmente ricomparsi nel dibattito e c’erano persino dei radicali che han parlato di sciopero dell’affitto…

Abbiamo ‘scoperto’ che il problema degli immigrati che son troppi, ci rubano il lavoro, le donne, le pensioni, il futuro insomma… non era ’sto gran problema, se adesso ci dobbiamo chiedere chi mai raccoglierà le primizie nei campi, chi mai verrà a pulirci la casa o a badare a nonna. Puff! Problema evaporato. Scoperta importante, questa.

Abbiamo ‘scoperto’ che la scuola pubblica era cruciale, nonostante gli anni passati a demonizzare questo o quell’insegnante e a vagheggiare di paesi più avanzati dove a 6 anni i bambini parlano 10 lingue e programmano droni a guida autonoma e con intelligenza artificiale.

Abbiamo ‘scoperto’ che la vita nei borghi forse è più sana, anche se sono gli stessi borghi che quando ci faceva comodo abbiamo prima depredato in epoca industriale e poi lasciato andare quando ‘il circo se n’è andato’.

Abbiamo ‘scoperto’ che lo smartphone non è un lusso per gonzi ma uno strumento cruciale di sopravvivenza (con buona pace della retorica sui rifugiati furbetti che facevano un viaggio di mesi quando non anni per approdare a nord di Frontex e sentirsi dire che erano in realtà dei ricchi mascherati perché c’avevano lo smartphone).

Abbiamo ‘scoperto’ che se metti una cassetta con del cibo dentro, questa si svuota nel giro di poco tempo, che sia in un quartiere povero o in uno apparentemente più ricco.

Abbiamo ‘scoperto’, ma questa è durata pochissimo davvero come scoperta, che nelle carceri si sta male al punto che appena arriva una pandemia ci si rivolta e si muore a decine.

Le scoperte potrebbero continuare per altre due pagine, mi sa. In tanti, anche solo per una frazione di secondo, hanno assaporato quel momento in cui pensare-come-al-solito non è più possibile. Buona parte di queste scoperte erano ampiamente disponibili anche prima, visibili, udibili, percepibili insomma, ma sono infinite le ragioni per le quali il pensare-come-al-solito funziona e pure maledettamente bene.

Risposte ve le dà la sociologia della conoscenza almeno da Mannheim in su e passando necessariamente per Schütz, così come l’economia, la psicologia, e molte altre discipline che hanno tentato scientificamente di dirci come mai vediamo solo quello che vogliamo vedere e ci mettiamo nelle condizioni di nasconderci tutto il resto. Ci sono poi le letture più politiche, da Marx a Fisher passando per Foucault e infiniti altri autori e autrici, che offrono mille valide spiegazioni per questo problema, che sia il mantenimento dell’ordine, delle disuguaglianze, della Società o di tutto quello che vi sembri utile mantenere (e nascondere).

Quello che a me colpisce, nel profondo, e provoca rammarico, frustrazione, dolore e anche depressione, è la così corta durata di questi momenti di scoperta e l’avanzare compatto, violento e disumano del pensare-come-al-solito.

Ma come? Ci eravamo accorti che la città, liberata dalle auto ma anche dallo sciamare di orde di turisti in coda per un trancio di pizza o un gelato al pistacchio di Bronte, era diversa ma anche più vivibile, più ‘nostra’, più accessibile, più… bella (eh, la Bellezza ci salverà, ci dicono da anni anche se non si capiva cosa mai intendessero), e adesso ‘per salvare la nostra economia’ dobbiamo riempire di tavolini, strutture temporanee ma fisse come i dehors, le nostre piazze e strade?

Ma come? A quelli che denunciavano che il problema di queste economie era anzitutto lo sfruttamento dei lavoratori, le condizioni di lavoro inaccettabili, in una galassia di furbetti e criminali che ‘ ti pago fuori busta’, ‘ti pago il mese prossimo’, ‘ti pagherò appena posso’, per non parlare di quelli che usavano deliberatamente la violenza fisica e psicologica nei confronti dei loro dipendenti, beh a chi si oppone a tutto questo vengono applicati daspo e altre invenzioni minnitiane e salviniane e #ciaone?

Ma come? A quelli che denunciavano che la vergogna è il carcere, è Frontex, è l’operato degli Stati e non quello degli individui (e comunque non di quelli più deboli), di nuovo denunce, daspo, carcerazioni intimidatorie.

Ma come? Per anni ci è stato propinato il mantra del ‘non c’è alternativa’, ‘ce lo chiede l’Europa’, ‘ma il Mercato mica si può regolare’, e adesso si può regolare tutto e il contrario di tutto, salvo le disuguaglianze, salvo lo sfruttamento, salvo le ragioni per cui ‘il miglior sistema possibile’ si regga sul fatto che le persone siano strafatte di qualsiasi sostanza disponibile pur di tirare avanti?

Tutto come al solito. Il capitalismo fa schifo, sì, ma è il miglior sistema possibile. L’ambiente è in crisi, sì, ma dobbiamo far ripartire l’economia. Gli uomini son tutti uguali, sì, ma… ah no, questo non lo si può nemmeno più dire, forse nemmeno più pensare.

Tre mesi. Tanto è durata l’epifania, che forse è persino un record, potremmo addirittura rallegrarci, ma alla fine l’amaro risale in gola, e non è tanto dovuto alle polveri sottili che tornano dalle ferie, quanto alla consapevolezza che stiamo bruciando una delle poche, probabilmente tardive, occasioni che avevamo per cambiare rotta.

P.S. Se vi avanzano degli euro, aiutate il Padrone di Merda a difendersi. Non sono i primi ad averne bisogno, non saranno gli ultimi, ma è bene restare uniti finché si può.

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in NOTES

Condividiamo il comunicato del Laboratorio Politico Iskra in merito a quanto successo ieri a Napoli durante un corteo dei lavoratori.

 

CORTEO DI LAVORATORI E DISOCCUPATI NON SI FERMA ALLA CARICA DELLA POLIZIA

Questo pomeriggio a Napoli una piazza di centinaia tra lavoratori e lavoratrici, disoccupate e disoccupati, abitanti in lotta dei territori, attivisti delle spese solidali è uscito per le strade della città.

Decine di vertenze si sono incontrate a piazza Dante per poi muoversi in corteo verso i palazzi istituzionali dopo le mancate promesse verso le cassintegrazioni in ritardo agli operai, l'assenza di sostegni al reddito per i disoccupati, e tutti i numerosi problemi che affliggono questa città nell'emergenza post Covid.

La piazza è partita distanziata e con le misure di sicurezza sanitaria applicate da tutti i partecipanti, fin quando una volta mossi in corteo la Questura di Napoli ha voluto mostrate i muscoli nello stoppare centinaia di persone in movimento verso il Comune.

Sorpassato lo sbarramento celerini e polizia hanno ben pensato di provocare il corteo con manganellate alle persone di passaggio verso la piazza, trovando però la determinata resistenza dell'intero corteo.

Vogliono utilizzare l'emergenza sanitaria per il fine politico del controllo, dell'impoverimento, nell'unico obiettivo di permettere la ripresa dell'accumulazione dei profitti sulla nostra miseria e salute.

Questa crisi è vostra e non la pagheremo! Non un passo indietro, questa è la nostra fase2.

Aggiornamento:

Ecco la verità

 

Una doverosa risposta alle calunnie a mezzo stampa del capo della polizia Gabrielli.

Come realtà promotrici della manifestazione a Piazza Dante di sabato 23 maggio, riteniamo opportuno stigmatizzare e smentire categoricamente le dichiarazioni del capo della polizia Franco Gabrielli in merito agli incidenti avvenuti all'angolo di via Roma.
La manifestazione a piazza Dante infatti, come riconosce lo stesso Gabrielli, era stata regolarmente autorizzata dalla Questura. Come organizzatori ci siamo fatti carico di seguire scrupolosamente la procedura burocratica, e di nostra iniziativa ci siamo finanche recati mercoledì scorso in Questura per far presente che, dato il silenzio delle istituzioni sulle vertenze da noi rappresentate, ritenevamo necessario concordare una modalità per permettere ai manifestanti di spostarsi verso piazza Municipio, dichiarandoci disponibili a muoverci alla "spicciolata" attraverso i marciapiedi e nel pieno rispetto delle distanze di sicurezza.
In quell'occasione, i vertici della Digos, nel precisare che il DPCM Rilancio confermava il divieto di indire cortei, dichiaravano che non vi era alcun problema a consentire lo spostamento di persone attraverso marciapiedi e zone pedonali, precisando altresì che "nessuna autorità può ledere il diritto individuale a spostarsi liberamente".

Durante il presidio abbiamo invece constatato che la Questura aveva completamente sigillato il varco d'accesso a via Toledo, ivi compresi i marciapiedi, al fine di impedirci ogni spostamento verso i palazzi istituzionali, con un'aperta violazione sia dei patti intercorsi, sia soprattutto del diritto fondamentale di ogni cittadino a muoversi e spostarsi liberamente per le vie cittadine.
Solo a quel punto, spinti dalla comprensibile indignazione e rabbia diffusasi tra i manifestanti a seguito di questa vera e propria provocazione, ci siamo visti costretti a muoverci alla spicciolata per i vicoli interni di Montecalvario.
Ciò tuttavia non è bastato a far abbassare la tensione nelle forze dell'ordine, le quali nei minuti successivi hanno iniziato a passare al setaccio ossessivamente ogni angolo di accesso a via Roma con l'intento di sequestrare i manifestanti dentro i vicoli di Montecalvario. È in quegli istanti che, in risposta alla ferma determinazione dei manifestanti a raggiungere piazza Matteotti (dove peraltro nel frattempo era già stato concordato un incontro tra una nostra delegazione e il vicesindaco Panini) un ampio schieramento di polizia in assetto antisommossa ha incredibilmente caricato e manganellato alla cieca, ferendo almeno cinque tra lavoratori e disoccupati.

Che il CoVid-19 non fosse altro che un pretesto per instaurare nel nostro paese uno stato di Polizia, lo avevamo compreso già nei mesi scorsi, laddove il diritto di sciopero e di assemblea è stato messo fuorilegge nel mentre i padroni erano lasciati liberi di ammassare e di ammazzare migliaia di lavoratori in fabbriche e magazzini trasformati in enormi focolai pandemici, o allorquando la Questura di Napoli non si è fatta scrupoli nel rifilare multe di 400 euro a disoccupati già ridotti alla fame e colpevoli di aver aperto uno striscione fuori alla Prefettura o al Comune dopo anni di prese in giro da parte delle Istituzioni...

Ma che ora il capo delle forze dell'ordine voglia presentare i suoi uomini alla stampa come dei miti agnellini vittime delle violenze di lavoratori e disoccupati scesi in piazza solo per reclamare il diritto al salario e il rispetto delle norme e dei CCNL varati e disattesi dal loro stato e dal loro governo, questo ci sembra davvero assurdo, ed è un offesa all'intelligenza di chi a via Roma ha potuto vedere coi propri occhi l'accanimento che ci è stato riservato dagli uomini della Questura e del reparto mobile di Napoli.

Auspichiamo che la stampa cittadina, che ha dato ampio risalto alle dichiarazioni strumentali di Gabrielli e continua impropriamente ad etichettarci come "centri sociali", sia altrettanto disponibile a garantirci il diritto di replica.

SI Cobas Napoli e Caserta
SI Cobas Manutenzione Stradale- Banchi Nuovi
Movimento Disoccupati 7 novembre
Laboratorio Politico Iskra

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