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Articoli filtrati per data: Friday, 01 Maggio 2020

Il primo maggio è storicamente una data di lotta che con il termine  “festa” (del lavoro e dei lavoratori) ha veramente poco a che fare. Non saremo oggi nelle piazze di Torino e delle tante città, che ogni primo maggio vedono sventolare le nostre bandiere, issate con fierezza da chi manifesta per diritti e giustizia sociale, e quindi ci sembra doveroso fare qui, dalle pagine del sito e dei nostri social, quello che avremmo fatto oggi: dare voce a chi questa emergenza l’ha passata lavorando, lavorando per gli altri, a rischi altissimi.

Pubblichiamo l’ottimo lavoro fatto fin qui dal Festival alta Felicità che intervistando chi lavora nella sanità pubblica, fa emergere quanto sia importante difenderla, anzi lottare per riprendercela, cancellando una volta per tutte l’idea che una sanità privata funzioni meglio o che i fondi pubblici siano destinati a grande opere inutili piuttosto che a quello di cui tutti abbiamo bisogno realmente, e mai come in questa pandemia, lo stiamo riscoprendo.

Buon 1 maggio, Buon ascolto!

Da notav.info

Parla Michele Grio, Primario di Rianimazione all’Ospedale di Rivoli, AslTo3, ci racconta i suoi giorni in quest’emergenza. Nominato a fine gennaio, a soli 42 anni, è il primario più giovane della sanità piemontese. Il Dott. Grio è di Roma e, fiero ed orgoglioso del suo lavoro, racconta con umiltà e passione gli sforzi collettivi che ogni giorno, nel suo reparto, infermieri e medici fanno per salvare vite.

Un cambio repentino di passo sia per le strutture che per i protocolli.
Un virus di cui si conosce poco e si impara molto ogni giorno, proprio lì, in corsia. Un luogo, quello della rianimazione chiamato da chi lo vive “l’acquario”, storie di vite sospese tra la luce e le tenebre. Storie che lasciano il segno, distanza dai parenti e tra personale medico stesso, le lacrime che scendono al di sotto delle maschere.

Un forte messaggio in difesa della sanità pubblica, oggi più che mai, con le drammatiche notizie che ci giungono da dove, aimè, per essere curati serve una card e senza non bastano neanche le preghiere.

Il secondo appuntamento è con un medico di famiglia, di base, impegnato in queste dure settimane sul fronte diffuso del territorio. Altro volto molto noto nella valli di Susa e Sangone quello di Maurizio Arnaud in servizio presso l’aslto3.Maurizio ci racconta il lavoro che cerca di fare per non mandare pazienti all’amico Michele nel vicino ospedale di Rivoli. Una storia drammatica, raccontata con professionalità e calma. Carenza di dispositivi di protezione individuale, carenza di informazioni e molto spesso da solo nel decidere, sulla vita e sulla salute dei suoi amici pazienti. Il fronte territoriale, dove il virus sars covid-2 si sviluppa e si diffonde. La diagnosi, spesso telefonica, la cura, la quarantena. Salvare una vita, isolarla per salvarne altre. Un racconto che ancora una volta arriva lì, la sanità pubblica, la sua importanza, il suo ruolo centrale nella vita di ognuno di noi, un diritto, quello alle cure, inalienabile. Lo aggiungiamo noi, che lo conosciamo bene, nelle sue parole tutto l’amore verso gli altri, la passione per un lavoro che è molto di più di uno stipendio, una vera missione per la vita. Restate collegati, a breve ancora volti e racconti di questo tempo in quarantena

Il terzo appuntamento è con Michele Belmondo, valsusino, soccorritore del sistema 118 e responsabile locale del settore emergenze della Croce Rossa Italiana.Ci parla dal polo logistico di protezione civile di Bussoleno dal quale ogni giorno coordina le attività del sistema territoriale. Qui insieme a molti volontari ha allestito anche un luogo di riposo per chi tra il personale sanitario aimè non torna a casa la sera per non infettare le persone care. Lui è l’ambulanza covid 19 che arriva con tuta e maschere a casa delle persone in questo momento difficile. E’ il punto intermedio del sistema di difesa sanitario. L’anello di congiunzione  tra Maurizio Arnaud, medico di base  che prova fermare l’infezione a casa dei pazienti e Michele Grio, che quando si aggravano li cura in ospedale. In parallelo con gli amici volontari Michele si occupa della consegna a domicilio di farmaci, spesa e della sanificazione dei mezzi di soccorso.

Il quinto appuntamento è con alcune rappresentanze sindacali della sanità pubblica. Abbiamo incontrato alcuni delegati Cgil che ci raccontano il loro lavoro all’interno dell’azienda AslTo3.

Sesto appuntamento con Gianni Mancuso, Responsabile del Pronto Soccorso dell’Ospedale di Rivoli.

Oggi incontriamo Luca Bonadonna, AslTo3, Ufficio Tecnico dell’ospedale di Rivoli. Lui è uno degli ingegneri ad aver seguito fin da subito l’evolversi dell’epidemia, ad oggi pandemia.

Oggi ci spostiamo in un’altra Regione. Andiamo in Lombardia, a Zingonia, ad incontrare Nicola Sertori, medico presso il Policlinico San Marco. Una terra questa a metà strada tra Bergamo e Milano, centro dell’epidemia e fronte della battaglia contro il Covid-19 in Italia. Raggiungere Nicola non è stato semplice, turni in reparto Covid pesantissimi, separato dai suoi affetti durante il riposo e sempre con la mente là, tra i suoi pazienti, in ospedale. I segni ci sono tutti e con parole provate ma profonde riesce a trasmetterci tutto il dramma di questa terra e di questi giorni.

Il quarto appuntamento è con Mauro Occhi, Direttore del distretto AslTo3 Valsusa e Valsangone. Volto molto conosciuto nelle valli, lo incontriamo a Bussoleno di ritorno verso Susa.

 

Oggi incontriamo Chiara Rivetti, segretario regionale ANAAO Piemonte. Giovane medico e sindacalista dei medici piemontesi, è tra le prime a sollevare il “caso Piemonte”.

La diretta dall’Acquario, il reparto di Anestesia e Rianimazione dell’Ospedale di Rivoli, diretto dal primario Michele Grio.

Lombardia, Milano, ospedale Niguarda. Incontriamo Davide, Brega per gli amici, ogni giorno alla guida dell’ambulanza codiv-19 emergenza 118.

Alba, Ospedale di Verduno, oggi ci spostiamo nel Piemonte orientale. Cuneo, la provincia granda dove il contagio si è sviluppato in modo importante e tragico.

Francesco Coppolella, infermiere e segretario regionale sindacato NurSind delle professioni infermieristiche. Ci racconta del suo lavoro nell’emergenza e della situazione della sua categoria.

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Primo maggio di importanti scioperi negli States nel contesto della crisi sanitaria da Covid che imperversa.

I lavoratori di Amazon e Whole Food hanno deciso l'astensione dal lavoro rivendicando la chiusura dei siti dove ci sono stati dei contagi e una quarantena di due settimane, nessuna restrizione nei test ai sospetti contagiati, la retribuzione del lavoro pericoloso, l'interruzione della consegna di merci non essenziali e la fine delle ritorsioni contro i lavoratori che richiedono maggiore sicurezza sul lavoro. A loro si aggiungono gli operai di FedEx, Walmart e Target che hanno incrociato le braccia e i lavoratori di Instacart che chiedono maggiori dispositivi di protezione e la malattia.

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Sono previste manifestazioni a New York, Washington, Los Angeles e altre città. I manifestanti chiedono ai consumatori di non attraversare le linee di picchetto e di non utilizzare i servizi di quelle aziende per la giornata in segno di solidarietà.

Gli infermieri stanno scendendo in strada davanti a 130 ospedali in 13 stati al fine di protestare contro la mancanza di dispositivi, e i tentativi di metterli a tacere. Ad oggi sarebbero circa 60 gli infermieri morti di Covid in tutto il paese.

Nelle scorse settimane diversi lavoratori della gig economy, dei fast food, della sanificazione e dei lavori a contatto col pubblico hanno portato avanti scioperi e iniziative in diversi stati. Da marzo sono stati documentati almeno 140 scioperi selvaggi in tutti gli States.

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Nel frattempo in California, nello stato di New York, in Missouri e in diverse grandi città si allarga lo sciopero dell'affitto che inizia a preoccupare seriamente i padroni di casa.

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Per quanto sui media europei si dia risalto unicamente alle proteste anti-lockdown della base trumpista, in realtà dentro il contesto statunitense si stanno diffondendo diverse mobilitazioni di dimensioni inedite nel passato recente che stanno tentando di mettere di fronte alle proprie responsabilità il sistema politico-economico dominante.

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Riprendiamo da Deliverance Project l'appello allo sciopero dei riders che oggi primo maggio hanno deciso di astenersi dal lavoro.

Il primo maggio è arrivato, oggi incrociamo le gambe e ci rifiutiamo di consegnare. Il nostro sciopero ha luogo nella città di Torino, ma lo sfruttamento che subiamo ha luogo in tutte le città del mondo. Invitiamo anche voi a scioperare nel modo che ritenete più appropriato. Non lavorate, scrivete la vostra rabbia su un muro, rovesciate gli ordini a terra, fidatevi della vostra capacità di organizzarvi. E' finito il tempo di avere paura, comincia il tempo di iniziare a farne.

Queste sono le nostre rivendicazioni:

1.MINIMO ORARIO GARANTITO, SGANCIATO DALLA PRODUTTIVITÀ
2.TARIFFA MINIMA PER ORDINE NON INFERIORE A 5 EURO
3.CANCELLAZIONE DEL RANKING E DI OGNI PARAMETRO DI VALUTATIVITÀ
4.MONTE ORE GARANTITO
5.DISPOSITIVI DI PROTEZIONE PER TUTTI A CARICO DELL'AZIENDA
6.MANUTENZIONE DEL MEZZO A CARICO DELL'AZIENDA
7.ACCESSO A DISOCCUPAZIONE, MALATTIA E TUTTE LE GENERALI TUTELE DEL LAVORO SUBORDINATO
8.POSSIBILITÀ DI RINNOVARE IL PERMESSO DI SOGGIORNO
9.CANCELLAZIONE DEL TETTO DEI 5000 EURO

Sembra troppo? E' solo una minima parte di ciò che ci spetta. L'erosione dei diritti dei lavoratori negli ultimi anni non ha precedenti in tutta la storia moderna. Tornare ad affermare il nostro diritto a guadagnare di più lavorando di meno, farlo attraverso forme di lotte efficaci nonostante il continuo utilizzo della retorica emergenziale, è la strada che abbiamo davanti per pensare e costruire un mondo più bello.

La giornata di oggi rappresenta il nostro modesto contributo.

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Riceviamo e pubblichiamo volentieri questo appello...

Bloccati. Bloccate.

Questo siamo, sparsi nel mondo, ormai da quasi due mesi. Senza la possibilità di poter rientrare nelle nostre case, con la paura che ci attanaglia giorno dopo giorno e vivendo di insicurezze quotidiane.Siamo viaggiatori e viaggiatrici, madri e padri, lavoratori e lavoratrici, studentesse e studenti, gente partita per fare del volontariato, persone con cani di supporto emotivo a seguito.Ci siamo ritrovati, incolpevoli, bloccati in Paesi che non sono i nostri di residenza, lontani migliaia di kilometri dai nostri affetti.Da settimane proviamo a richiedere dei voli sicuri e protetti per poter far rientro in Italia. Settimane e settimane di mail, chiamate giornaliere e timori. Le nostre preoccupazioni sembrano non avere mai fine.

Le ambasciate organizzano voli di rado, e spesso questi voli costano fortune, migliaia di euro. Quando ci sono. Perchè in tanti Paesi, questi voli, nemmeno vengono organizzati.Ci dicono che stanno facendo del loro meglio,ma a noi pare di essere dimenticati, abbandonati al nostro destino, fatto spesso di precarietà e difficoltà. Non è facile vivere da settimane chiusi in ostelli o hotel di fortuna, o in qualche appartamento affittato all'ultimo o ospiti di amici, amiche, conoscenti. Pagando spesso di tasca nostra il tutto, senza che le nostre Ambasciate ci forniscano supporto.L'Italia non sta usufruendo dei fondi europei del meccanismo di protezione civile EUCPM, che coprirebbero fino al 75 % dei costi di un volo. Mentre gli altri Stati d'Europa si. E non riusciamo a capirne il motivo. Non riusciamo a capire come mai in molti Paesi non vengano organizzati voli dalla Farnesina. Non riusciamo a capire perchè bisogna sempre appoggiarsi a voli organizzati da altri Paesi. Non riusciamo a capire perchè questi voli costano così tanto.Ci rispondono che i voli hanno un costo elevato, per organizzarli. O che siamo troppo pochi per essere rimpatriati.E quindi? Quanto valgono le nostre vite? Abbiamo un tariffario?In questo momento così delicato per tutti e tutte, in cui il Coronavirus ha scoperchiato tutte le problematiche della nostra società, non vogliamo più credere che il denaro, i profitti, i soldi, valgano di più delle nostre vite.

Questa situazione, questa pandemia, ci ha insegnato che la tutela delle persone, che la salute collettiva e la salvaguardia delle vite umane sono le cose più importanti che abbiamo, e che , di certo, non valgono meno di soldi e denaro. Perchè è ora di finirla con questa vecchia tiritela di anteporre gli interessi economici dinanzi alle nostre vite.Chiediamo a gran voce di poter tornare in Italia. Di poterlo fare in sicurezza. Tutti e tutte. Sentendoci protetti da uno Stato che pensi a tutelarci. Con dei voli a prezzi regolari, normali.Chiediamo al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e a tutte le Ambasciate di organizzare fin da subito dei voli.Siamo stanchi, arrabbiati e delusi.Qui, o se ne esce tutti e tutte assieme, o non se ne esce.

PRIMI FIRMATARI DELL'APPELLO

Luca Profenna-Bolivia
Francesca Montani-Australia
Patricia Pareja-Ecuador
Luca Spaventi- Kenya
Sandra Vera-Ecuador
Giuseppe Audino-Ecuador
Francesca Bazzana-Panama
Giulia Marocchino-Bolivia
Jonathan Martinez Tiban-Ecuador
Monica Singh-India
Andrea Guevara-Ecuador
Chiara Corgianese-Argentina
Fatima Cruz-Ecuador
Mirella Ferrazzani-Kenya
Zarella Rodriguez-Ecuador
Bassam Aijurf-Kenya
Nicole Testini-Ecuador
Emma Navarrete Testini -Ecuador
Denise Zabalaga-Bolivia
Marina Brattoli-Argentina
Nadia Fares-Marocco
Marco Tirozzi-Mauritania
Vera Sandra-Ecuador
Matteo Zanesi-Bolivia
Chiara Rocchetti- Cile
Mattia Zoni-Tunisia
Sonia Storti-Messico
Cristina Fajardo-Ecuador
Vanina Vio- Malesia
Lidia Guerrero-Ecuador
Guerrini Raffaello-Bolivia
Marco Meregalli-Colombia
Teresa Moncayo-Ecuador
Angie Macias-Ecuador
Fares Hassan-Marocco
Kevin Lopez-Argentina
Yobel Alcivar-Ecuador
Wellington Catota Tiban-Ecuador
Vito Starace-Kenya
Carlo Gregorio De Re- Bolivia
Jeannete Villarroel-Bolivia
Danilo Paiardini- Argentina
Alfredo Villon Rosales-Ecuador
Arrafi Fatima-Marocco
Angie Macias-Ecuador
Walter Vescia-Colombia
Lizbeth Armijos-Ecuador
Irene Titarelli-Kenya
Iver Avalos Alvares-Bolivia
Maria Tiban Cando-Ecuador
Gabriela Coelo-Ecuador
Roberto Miesi-Ecuador
Sandro Giacci-Kenya
Girolamo Di Paolo - Vietnam
Marysil Genovese-Argentina
Danielle Simone Valle Pallucci- Kenya
Analia Leonardi- Argentina
Shannel Samaniego- Ecuador
Simone Franceschelli- Bolivia
Carmine Farina- Usa, California
Paolo Femia- Bolivia
Mariana Garcia- Ecuador
Licia Berni-Tunisia
Luca Badanai-Messico
Giorgia Gerenzani-Messico
Ennio Bagnuolo-Perù
Fulvia Gerenzani-Messico
Mery Narcisa Holguin Mendoza-Ecuador
Alfredo Arellano Garcia- Ecuador
Narcisa Naranjo Tocalema-Ecuador
Piero Mangiarino-Bolivia
Jenny Nieves-Ecuador
Sandra Francioso-Kenya
Fabrizio Puccini-Kenya
Annalisa Peluso-Bolivia
Magda Guermandi- Myanmar
Rita Venturini-Messico
Marco Gerenzani-Messico
Susana Amparo Requena Morales-Ecuador
Marina Abram-Argentina
Stefania Uzho-Ecuador
Karen Gonzalez-Ecuador
Nestor Vulgari Cordova-Ecuador
Luca Blhacine-Messico

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