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Articoli filtrati per data: Thursday, 23 Aprile 2020

“Lo stato non si prende cura di noi. Noi poveri ci prendiamo cura di noi poveri”, recita un cartello all’entrata di una delle mense popolari installate dagli abitanti a Bañado Sur di Asunción, dove tutti i giorni mangiano centinaia di bambini e bambine, anziani e vicine di uno dei quartieri più poveri dell’America Latina.

La solidarietà tra poveri si respira nelle decine di mense popolari. “Se il governo non ci aiuta aiutiamoci noi poveri. In altri cartelli si può leggere ‘Viva la solidarietà dei poveri!’”.

Quasi tutta la popolazione dei Bañados, chiamati così perché essendo situati lungo il fiume Paraguay si inondano con frequenza, vive di raccolta di immondizia che riciclano, con carri trainati da cavalli, carri a mano e moto-carri. Raccolgono nella discarica municipale Cateura, la maggiore della città, ma escono anche a raccogliere cartone e plastica nelle strade asfaltate dell’urbe. Nei Bañados ci sono anche laboratori dove si confezionano vestiti, negozi, panetterie e vendita ambulante.

Si sono andati popolando nel decennio del 1950 per l’emigrazione dalle aree rurali, espulsi dagli allevatori, dai capi locali del Partito Colorado e, più recentemente, dalla soia e il narcotraffico, alleati contro la classe contadina. Oggi sono più di centomila abitanti in case precarie e strade di terra. Il 60% della popolazione di Bañado Sur, uno dei quattro grandi quartieri di Bañados, ha meno di 30 anni.

Dall’altro lato del telefono c’è Giovanna Minardi, una giovane che fu attiva nel movimento studentesco e che da alcuni anni vive nel Bañado Sur, fa parte del Coordinamento di Lotta per la Terra e di Resistenza Popolare Bañadense. “In questa zona siamo più di dieci quartieri e le famiglie non stanno lavorando perché in maggioranza siamo informali, ricicliamo o siamo venditori ambulanti, muratori, le donne sono commesse o lavoratrici domestiche e ci chiedono di rimanere a casa, ma allora non abbiamo cosa portare a tavola”.

Ancor peggio, perché lo stato non ha piani per assistere le famiglie colpite, sostiene Giovanna. Recentemente, tre settimane dopo l’inizio della quarantena alcune famiglie hanno cominciato a ricevere 500 mila guaraní, meno di un terzo del salario minimo. Per questo hanno cominciato a fare mense popolari, promosse dal Coordinamento di Lotta per la Terra che funziona da nove anni.

“Stiamo gestendo undici mense popolari in sette quartieri del Bañado Sur. Ciascuna dà mediamente da mangiare da cento a 180 famiglie, dando la priorità a bambini e anziani. Non si mantengono né attraverso lo stato né degli intrallazzi politici, ma attraverso il sostegno di gente lavoratrice, di gente di fuori del quartiere che da più di un mese raccoglie alimenti”.

Le mense funzionano da lunedì a venerdì con la solidarietà tra i vicini e il sostegno di famiglie lavoratrici di Asunción, anche se la pastorale sociale della chiesa ha incominciato a inviare alcuni alimenti. “Sono le donne quelle che portano avanti le mense e tutto il lavoro organizzativo, quelle che ammassano la legna, cucinano e distribuiscono il cibo. Ad ogni famiglia si chiede di portare qualcosa, anche sia un uovo, una patata, quello che sia. Sappiamo che le donazioni non saranno eterne, per questo vogliamo garantire la nostra autonomia”, continua Giovanna.

A livello organizzativo, si è formato un gruppo coordinatore di rappresentanti delle mense che quotidianamente si occupano di migliorare il lavoro collettivo. “A livello di salute, pensiamo che le mense siano fondamentali perché in questo modo la gente non deve uscire dal quartiere per mangiare, essendo questa la principale forma di protezione”. Le cuoche e le persone delle mense usano mascherine e tutte le misure di protezione.

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Le organizzazioni popolari di base più giovani, sono nate per opporsi al progetto della Franja Costera, una mega opera che consiste in una strada che costeggia il fiume e lo separa dai Bañados, potenziando la speculazione immobiliare e facilitando l’accelerazione del commercio internazionale, essendo il Paraguay un grande esportate di commodities che escono dal porto, vicino al quartiere.

Il Coordinamento chiede terra affinché le famiglie possano continuare a vivere nel Bañado, giacché i piani ufficiali puntano sullo sgombero, e chiedono la costruzione di un muro di difesa per contenere le inondazioni.

La sociologa Ana Galeano definisce il Franja Costera come “un progetto estrattivista che approfondisce i vincoli patriarcali nel territorio e finisce con il ripercuotersi direttamente nella vita delle donne, adolescenti e bambine impoverite”. Forse per questo il movimento dei Bañados è formato soprattutto da donne. Lì sta il meraviglioso esempio delle femministe di Rebeldes del Sur, che vale la pena di conoscere (https://www.facebook.com/watch/rebeldesdelsurpy/).

Nei Bañados di Asunción è in marcia un profondo cambiamento nella cultura politica. La vecchia organizzazione di quartiere Cobañados (Coordinamento Generale delle Organizzazioni Sociali e Comunitarie dei Bañados), è stata superata e sostituita da numerosi gruppi di base composti da giovani uomini e donne che hanno fatto dell’autonomia (dalle istituzioni statali e dalle organizzazioni gerarchiche) il loro segno di identità.

Il Coordinamento di Lotta per la Terra riunisce i collettivi più attivi dei Bañados, ma non si è dotato di un apparato centrale burocratico separato dalle basi, ma è lo spazio di articolazione dei differenti gruppi, come ha segnalato Giovanna. Queste articolazioni stanno promuovendo la solidarietà dei poveri con i poveri, mostrando che solo i legami di fraternità possono assicurare la sopravvivenza con dignità.

Raúl Zibechi

13 aprile 2020

Desinformèmonos

Traduzione a cura di Comitato Carlos Fonseca

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Pubblichiamo questa importante denuncia che ci è arrivata alcuni giorni fa da un medico che opera in una taskforce territoriale sulle condizioni in cui si svolgono alcuni interventi, in questo caso in particolare all'interno di una RSA.

 

Questa mattina è stata davvero dura. Innanzitutto un collega ci chiama e ci insulta, senza ragione, perché ha scambiato il nostro servizio con un altro, con il sisp per la diagnostica e l'esecuzione del tampone a domicilio. è una cosa che succede abbastanza, però solitamente ci si riesce a spiegare. Il simpaticone invece rifiuta ogni dialogo e mi insulta, continua a ripetere cose che dimostrano che è in errore (tipo scambia una cosa fatta con noi oggi con una cosa fatta con una piattaforma a cui noi non abbiamo accesso), non ascolta nessun confronto e, nel dubbio, continua a qualificarsi come medico tenente colonnello, come se questo autorizzasse linguaggio e atteggiamento.

Ma la vera questione è un'altra... Le USCA intervengono sul territorio a tappare un po' i buchi della gestione delle RSA (non tutte gestite di merda, ma alcune sì). Il problema è che in un territorio siamo stati chiamati senza essere attivati nel modo corretto e da una chiamata quasi mafiosa nei toni e nei contenuti da una delle dirigenti del distretto. Una volta arrivati i colleghi si sono trovati una situazione di abbandono sanitario totale, scoprendo che la RSA in questione, di fatto, non è gestita da direzione /direzione sanitaria da settimane. Alcuni sono stati ospedalizzati, altri tenuti lì, ma non essendo stati registrati correttamente abbiamo difficoltà a contattarli e a seguirli. I colleghi hanno ricevuto molte pressioni per recarsi sul luogo, alla cieca, ma una volta sul posto non hanno avuto accesso a documentazione sanitaria e anche capire patologie croniche, terapie assunte al momento è stato complicato. Ora... che andiamo in RSA / RAF / comunità ecc ci sta. Che vengano fatte così le cose no. Non siamo protetti dal punto di vista medico legale noi, e il rischio di fare cavolate è davvero alto, perché non sei messo in condizione di lavorare bene, in un clima collaborativo.

 

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Ieri i cantieri del TAV Brescia-Verona hanno iniziato l’abbattimento della prima palazzina presente sulla tratta in piena emergenza Covid19 come sempre nel non rispetto delle normative.

La ditta che si sta occupando delle demolizioni è la stessa che nel 2014 si occupò della demolizione delle case per la tratta di TAV Treviglio-Brescia dove, per gli abbattimenti di Via Toscana non mancarono numerose irregolarità (si trova la memoria storica sul nostro sito www.notavbs.org).

Le fotografie, inviate all’ attenzione del Coordinamento, sono di ieri in un cantiere della Linea AV/AC a Desenzano del Garda in Località Pergola.

Come mai i lavoratori lavorano senza mascherina e quindi senza protezioni per il contenimento della diffusione del VIRUS COVID-19? Come mai i lavoratori non rispettano le misure di distanziamento?

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Come è noto in Lombardia è obbligatorio indossare la mascherina per l’emergenza sanitaria anche qualora non lo prevedessero le normative generiche dei cantieri.

Inoltre, come già successo con gli abbattimenti delle case di Brescia, nonostante nell’impostazione e nella gestione del cantiere l’impresa dovrebbe assumere tutte le scelte atte a contenere gli impatti associati alle attività di cantiere per ciò che concerne l’emissione di polveri (PTS, PM10 e PM2.5) e di inquinanti (NOx, CO, SOx, C6H6, IPA. diossine e furani), molto spesso non vengono rispettati tutti gli accorgimenti atti a ridurre la produzione e la diffusione delle polveri.

Siamo al primo giorno di abbattimenti e già notiamo che, nuovamente come già segnalato per altri abbattimenti della Treviglio-Brescia, durante la demolizione delle strutture edili non si provvede alla bagnatura dei manufatti al fine di minimizzare la formazione e la diffusione di polveri ecc.

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Si verificherà nuovamente anche il non effettuare una costante e periodica bagnatura o pulizia delle strade utilizzate, pavimentate e non come prevede la legge?

Non verrà rispettato nuovamente l’accorgimento di pulire le ruote dei veicoli in uscita dal cantiere e dalle aree di approvvigionamento e conferimento materiali, prima che i mezzi impegnino la viabilità ordinaria come prevede la legge?

Non verranno nuovamente coperti con teloni i materiali polverulenti trasportati?

Non verranno bagnati periodicamente o coperti con teli (nei periodi di inattività e durante le giornate con vento intenso) i cumuli di materiale polverulento stoccato nelle aree di cantiere?

Chi controlla questi cantieri? Nessuno anche questa volta. Abbiamo mandato diverse segnalazioni alle autorità competenti per richiedere una puntuale e urgente verifica al fine di prevenire e di garantire la sicurezza dei lavoratori, ambientale e delle viabilità della autostrada A4 che si trova a ridosso della cascina che stanno demolendo (rischio di sollevamento di polveri che potrebbero precludere la visibilità degli automobilisti) richiedendo ai politici nuovamente il fermo dei cantieri.

Non possiamo accettare che per la costruzione di un’opera intuile e dannosa si mettano a rischio territori già martoriati, la salute di tutti e tutte noi, dei lavoratori e sopratutto non possiamo accettare la clamorosa disparità di trattamento con tutti gli altri operatori (artigiani, commercianti, negozianti e aziende locali) che, invece, interessandosi della salute collettiva hanno messo in campo le corrette prescrizioni e da settimane hanno chiuso le loro attività nel rispetto del territorio.

Non possiamo accettare che cantieri pubblici per opere statali non rispettino come sempre la legge.

Non possiamo accettare che si compiano, come già capitato, lavori di questo tipo quando nessuno è in grado di verificare. Ogni irregolarità giuridica e operativa di quest’opera è stata “casualmente” realizzata o approvata in momenti in cui l’attenzione mediatica e della popolazione è rivolta ad altro. Approvazioni legislative a ferragosto o in periodo natalizi, abbattimenti irregolari in piena emergenza Covid.

Sono sempre causalità? Noi crediamo di no.

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Da notavbs.org

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