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Articoli filtrati per data: Wednesday, 15 Aprile 2020

Il 15 aprile 2011 Vittorio Vik Arrigoni, volontario italiano dell’International Solidarity Movement, fu ritrovato strangolato in un appartamento di Sudaniyeh, nella Striscia di Gaza, in Palestina.

Due giorni prima era stato sequestrato da un sedicente gruppo salafita, guidato da un cittadino giordano, Abdel Rahman Breizat, poi ucciso un paio di giorni dopo assieme a un altro sodale a Nuseirat durante un blitz con le Brigate Ezzedin Al Qassam, di fatto la polizia di Hamas.

Altri responsabili furono arrestati e condannati in primo grado a pesanti pene detentive, poi ampiamente ridotte in appello. Nessuno dei sequestratori è  ancora in carcere: si tratta di Abu Ghoul, Khader Jram, Mohammed Salfi e Hasanah Tarek.

Vittorio raccontava la vita dei palestinesi di Gaza, costretti a sopravvivere con gigantesche difficoltà a causa dell’occupazione israeliana, senza tuttavia tacere quando lo riteneva necessario le contraddizioni interne alle fazioni palestinesi. Lo faceva attraverso un blog, Guerrilla Radio (clicca qui per molto del materiale prodotto da Vik), scrivendo – spesso su Il Manifesto – e con la sua voce, anche a Radio Onda d’Urto: sulle nostre e vostre frequenze aveva denunciato, tra le molte cose, le devastazioni causate dall’aggressione militare israeliana “Piombo Fuso” del 2008-2009, a cui Vik aveva dedicato anche un libro, “Restiamo Umani”, del 2009.

Vittorio era nato a Besana in Brianza, non lontano da Milano, il 4 febbraio 1975, da Ettore Arrigoni e Egidia Beretta, fondatrice un anno dopo la sua morte e assieme alla sorella Elena della Fondazione “Vik Utopia Onlus”“Vik Utopia Onlus”. Dopo il diploma di ragioneria, Vik lavora nell’azienda di famiglia, ma inizia anche ad interessarsi alla solidarietà internazionale. A 20 anni è nell’Europa dell’est: Croazia, Russia, Ucraina, Estonia, Polonia, Repubblica Ceca. Poi il SudAmerica, in Perù, e in Africa: Ghana, Tanzania, Togo. Vik si getta in molte attività: la ristrutturazione di sanatori e di alloggi per diversamente abili o senza casa, oppure contro il disboscamento delle foreste alle pendici del Kilimangiaro.

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In Palestina Vittorio arriva nel 2002, nella stessa esperienza che vide la morte del pacifista Angelo Frammartino. Nasce così il suo rapporto con la Palestina e in particolare con l’ “International Solidarity Movement”, che lo porta nel 2005 – e a sua…insaputa – a essere inserito nella lista nera delle persone “sgradite” ad Israele. Nell’aprile 2005 fu bloccato alla frontiera con la Giordania, picchiato dai militari israeliani e ributtato in territorio giordano.  

Non serve, però, a fermarlo: dal 2008 si trasferisce a Gaza, dove viene ferito e incarcerato dall’Esercito israeliano per aver difeso  alcuni pescatori palestinesi che cercavano di pescare nelle proprie acque territoriali, bloccate dalla Marina di Tel Aviv. Pochi mesi dopo, durante l’Operazione Piombo fuso, il suo blog “Guerrilla Radio” diventa l’unica fonte occidentale ad informare da Gaza in un momento in cui nessun giornalista aveva accesso alla Striscia. Sempre dal blog, e su Youtube, replica duramente, nell’ottobre 2010, a un video di Roberto Saviano a sostegno di una manifestazione della destra israeliana a Roma.

Nell’ultimo periodo, Vittorio Arrigoni, pur senza dimenticare mai chi sia l’oppresso e chi l’oppressore, aveva guardato in faccia anche le contraddizioni interne alla Palestina, ripubblicando a inizio 2011 il manifesto dei numerosi giovani di Gaza, il  “Gaza Youth Breaks Out”, sull’onda delle cosiddette “Primavere Arabe”,  a favore della loro rivendicazione di libertà dall’occupazione israeliana e dalle difficoltà quotidiane vissute nella Striscia, anche in relazione all’autorità locale (de facto, Hamas) e delle divisioni con la Cisgiordania, controllata da Fatah.

Una divisione che perdura ancora oggi, così come perdura l’occupazione israeliana. Ma, come ricordava lo stesso Vik:

“Non si è sconfitta l’apartheid negli Usa in due giorni, non si è liberata dal colonialismo inglese l’India in poco tempo. Noi non ci arrendiamo all’idea che venga vietata la possibilità di manifestare la solidarietà internazionale alla Palestina, e di lavorare laggiù per la pace fra i due paesi in conflitto”.

Di seguito, la trasmissione realizzata da Radio Onda d’Urto il 15 aprile 2020, a nove anni dall’omicidio di Vittorio Arrigoni, con le voci dello stesso “Vik” sulle nostre e vostre frequenze, della mamma, Egidia Beretta e di Anna Maria Selini, videoreporter e giornalista, autrice di “Vittorio Arrigoni. Ritratto di un utopista”, uscito nel dicembre per Castelvecchi Editore.  Ascolta o scarica

 Da Radio Onda d'Urto

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Una storia tutta all’italiana si potrebbe definire quella che state per leggere.

Una storia che è un intreccio di discariche abusive, interessi aziendali, salute pubblica, mancanze istituzionali e territori indignati.

Partiamo da una notizia di qualche giorno fa segnalataci da Spazio Cales, quella che vede EDISON protagonista indiscussa di una sentenza storica, quella del “chi inquina paga!”, eh già, perché a Bussi, il colosso sedicente green avrebbe disseminato rispettivamente 12 mila e 8 mila ettari di terreno di «arsenico, cromo esavalente, rame e zinco, mercurio, piombo, boro, idrocarburi, tetracloruro di carbonio, esacloroetano, tricloroetilene, diclorobromometano..» dando vita ad uno dei più grandi eco-crimini d’Italia, come lo stesso Ministro Sergio Costa si affanna a ricordarci.

Lo stesso Sergio Costa che nel 2015 avrebbe scoperto invece, da Comandante regionale del Corpo Forestale, l’eco-crimine più grande d’Europa, quello della Ex Pozzi, discarica tossica abusiva a Calvi Risorta, che di fronte alle fumarole non ha certo visto i suoi protagonisti istituzionali fare fronte comune come a Pescara, ma si sa, in Campania, in provincia di Caserta, è tutto più difficile, e le responsabilità per il mancato avvio di una bonifica rimbalzano da un ente all’altro.

Per noi, per la gente comune, è tutto più difficile in provincia di Caserta, ma non per aziende come EDISON che, nel totale silenzio-assenso istituzionale, giunge in Terra di Lavoro per costruire l’ennesimo impianto per la produzione di energia.

Proprio qui, nella provincia che produce le percentuali più ampie di energia in Campania è in cantiere, (attualmente fermo per l’emergenza covid-19), la centrale Termoelettrica a ciclo combinato da 850 MW.

Eh si, perché EDISON, che dell’etica non può far certo il suo vanto, non ha sprecato l’occasione di attendere il momento giusto per rispolverare una autorizzazione del lontano 2009, e la GEKO non si è fatta pregare per iniziare i lavori dedicati all’impianto di interesse nazionale.

Come ha reagito la popolazione dell’Alto Casertano?

Sul territorio la protesta contro l’impianto si è aizzata con manifestazioni popolari e forti espressioni di dissenso da parte dei comitati ambientalisti che dalla piana di Venafro, alla resistenza contadina degli agricoltori, all’agro caleno si sono ritrovati compatti nel contrasto del colosso, a cui son state chieste (e, verrebbe da dire, a ragion veduta!), garanzie sugli impatti ambientali e sanitari che la messa in funzione dell’impianto comporterebbe. Queste garanzie non sono mai state fornite, anzi, EDISON afferma che l’impatto emissivo della mastodontica centrale coinvolgerebbe solo Presenzano, e non i comuni che confinano 300 metri dall’impianto con tanto di 60 metri di torre! Unitamente all’azienda che farebbe i suoi interessi senza porre attenzione alcuna alla popolazione, v’è però un ulteriore ostacolo alla volontà popolare, sicuramente più infimo ed impegnativo da superare che consisterebbe in quella sfilza di istituzioni più che permissive nei confronti di EDISON, dal Comune che, oltre ad una transazione, non si è mai presentato in conferenza dei servizi se non, silenziosamente, nel 2018 per dirsi favorevole alle migliorie di progetto, alla Regione Campania che firma intese e smarrisce magicamente le delibere, al Ministero che proroga dopo proroga ha mantenuto in vita, senza presumere una VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) per le ultime modifiche, una autorizzazione che non tiene in conto dei mutamenti ambientali avvenuti sul territorio in questi ultimi…11 anni!

Basterebbe elencare ogni singolo impianto già presente su un raggio di 25km per avere anche solo il dubbio che la qualità dell’aria non sia proprio delle migliori: centrale idroelettrica 1000 MW Enel e impianto Ferrarelle sul suolo presenzanese, Cementificio Colacem sul suolo confinante di Sesto Campano, termovalorizzatore ACEA di San Vittore del Lazio, termovalorizzatore HERAmbiente di Pozzilli, Centrale Calenia Energia a Sparanise. Tutti impianti di cui, relativamente agli impatti sull’ambiente, vi è poca trasparenza e chiarezza circa i dati di tutela ambientale.

Questa vicenda ci pone drammaticamente di fronte ad un disegno più ampio, quello di un SUD devastato dall’impiantistica per la produzione di energia e per lo smaltimento dei rifiuti, un disegno a cui la classe dirigente si è mostrata sempre pronta, anzi, prontissima a rispondere all’appello di svendita dei territori.

Dall’attenzione da porre alle criticità sanitarie della piana di Venafro, alle bonifiche nell’agrocaleno, le richieste riguardano tutte una preoccupazione generale per le tematiche ambientali in relazione alla salute pubblica: questo periodo di crisi sanitaria ci sta rivelando che gli effetti nocivi dell’inquinamento in tutte le sue forme equivalgono ad un avvelenamento anche umano, per cui quando si parla di crimine ambientale, si parla inevitabilmente di BIOCIDIO.

A chi vive i territori non resta che porsi come focolaio di resistenza dura.

Il fatto che EDISON abbia avvelenato mezza Bussi inorridisce, ma non ci stupisce più di tanto.

Infondo la Ex Pozzi equivale a un paio di Bussi messe assieme e con EDISON stiamo avendo a che fare anche noi, ma oggi con una consapevolezza diversa corroborata dalla sentenzan. 3079 del 2019:

“Pagherete caro, tutta l’arroganza del vostro danaro, pagherete tutto.”

 

I Comitati popolari Antica Terra di Lavoro e Donne per l’Ambiente

 

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Condividiamo questa serie di fumetti a cura del Magazzino 47 che ricalcano l'Antologia di Spoon River al tempo del Covid19.

 Ogni immagine racconta la vita e gli eventi attorno ad alcune figure rappresentative che hanno pagato - come tante altre - la crisi sanitaria ed economica ancora in corso e che non hanno avuto voce per raccontarlo. La nostra modesta "Antologia di Spoon River" è una raccolta di storie, riadattate e tratte dal libro di Edgar Lee Masters.

Non li dimenticheremo, nemmeno alla fine di questa emergenza.

 covid prigioniero

covid metalm ok

covid vecchietto

covid rider copia

covid inferm

covid senzatetto

covid violenza

covid prigioniero giusto

 

 

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In questi giorni di emergenza ci si immagina le forze dell’ordine tutte impegnate a ”dare una mano” nella gestione…e invece come al solito, esiste un gruppo speciale che non riposa mai, anzi si annoia: è la DIGOS (Divisione Investigazioni Generali e Operazioni Speciali).

Senza manifestazioni e iniziative politiche non hanno niente da fare, nessuno da fotografare, nessuno da riconoscere, nessun rapporto da stilare e allora…si dedicano con cura ai notav.

La vicenda di Giorgio è conosciuta dai più, dapprima la sospensione della patente per ripicca, poi la sfortuna di un brutto incidente che l’ha visto salvo per miracolo, poi gli arresti domiciliari mentre era in convalescenza, poi ancora arresti in carcere, poi ancora domiciliari preventivi. Tutto per cosa? Per iniziative di lotta del movimento.

La Questura ha sempre avuto un occhio di riguardo per Giorgio, con pedinamenti e “altre operazioni speciali” per sequestrargli varie auto delle quali era alla guida, visto che ha sempre deciso di non rispettare l’ingiusto provvedimento. Operazioni speciali, con pedinamenti e molto altro solo per un verbale, neanche fosse Al Capone.

E adesso ci risiamo, dobbiamo raccontare dell’ennesima opera della Divisione Investigazioni Generali e Operazioni Speciali.

Il giorno prima di Pasqua Giorgio si è recato a Sant’Antonino di Susa per fare fisioterapia, come fa abitualmente, per rimettersi dal grave incidente subito, appuntamenti ricorrenti e sempre autorizzati. Di solito si reca a Sant’Antonino in pullman o in treno oppure accompagnato da parenti, e per chi conosce i luoghi, arrivando da Piossasco il viaggio è lungo e vede sempre un passaggio da Torino, in andata e in ritorno.

Il giorno prima di Pasqua, e in piena emergenza Corona Virus Giorgio non voleva chiedere ai propri parenti di “rischiare” il viaggio visto il divieto di uscire, né tantomeno fare il viaggio infinito con i mezzi, vista la pandemia. E allora ha deciso di prendere la sua auto per fare prima e muoversi in sicurezza.

Arrivato alla clinica verso le 11 si è trovato in una situazione imbarazzante con scooteroni e moto che lo seguivano (ben tre) e un camper appostato alla clinica.

Ha capito subito che era in atto l’OPERAZIONE SPECIALE.

Più di 8 uomini della Digos impegnati nel suo pedinamento che si erano premurati di organizzare controllando i suoi appuntamenti, con il dispiego dell’intelligence!

Dopo varie goffe azioni, tutte facilmente registrate (in giro non c’è nessuno tra l’altro), Giorgio decide di lasciare lì la vettura e tornare in treno, partendo alle 12.30 dalla stazione di Sant’Antonino e arrivando a Porta Nuova alle 13.15 per poi prendere un pullman per andare a casa a Piossasco.
A Porta Nuova la Polfer lo ferma e lo perquisisce sotto l’occhio vigile di un agente della Divisione Operativa Operazioni Speciali, che lo seguiva in treno e poco prima scambiato da semplice cittadino dagli stessi agenti.

Poi si reca in pullman verso casa.

Dopo le festività pasquali si presentano a casa del “ricercato” per notificargli il sequestro dell’auto, a compimento dell’OPERAZIONE SPECIALE.

Siamo al ridicolo, ma siamo anche alla persecuzione…sarà meglio che appena possibile torniamo a manifestare e a fare iniziative altrimenti la DIGOS (Divisione Investigazioni Generali e Operazioni Speciali) potrebbe dare di matto, e chiedere i documenti a caso a tutti quelli che prendono il sole sui balconi!

Da notav.info

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