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Articoli filtrati per data: Friday, 06 Marzo 2020

In questi giorni di epidemia, uno degli aspetti che viene più rimarcato è la particolare pericolosità che sembra caratterizzare l’infezione da Coronavirus nella popolazione anziana.

All’interno delle dinamiche confusionarie di panico e contropanico che si sono scatenate a livello mediatico, questo discorso assume indubbiamente una valenza strumentale. "Se il virus colpisce solo gli anziani con malattie pregresse vuol dire che, in fondo in fondo, l’epidemia colpisce marginalmente la società". E quindi non è qualcosa di cui preoccuparsi più di tanto.

Ma innanzitutto, a livello demografico, che peso ha la componente degli over 65 in Italia? Se andiamo a vedere gli ultimi dati pubblicati sul sito dell’ISTAT, su un totale di 60 milioni, questa fascia di popolazione rappresenta il 22,3 %. 13783580 persone. Già solo questo dato secco parla per sé.

E’ una tendenza diffusa quella di considerare con sufficienza e fastidio la figura dell’anziano, e sono molte le cause che sono ipotizzabili per spiegare questo comportamento. Si potrebbe sostenere, che tra le generazioni più giovani e quelle più vecchie ci sia una grande differenza, in termini di riferimenti culturali e stili di vita. Per fare un esempio: le zone delle città con una vivace vita notturna vedono spesso la presenza di gruppi di residenti con una forte componente di anziani, che protestano per il rumore e per i comportamenti di chi va in giro fuori a bere.

E’ un fenomeno quest’ultimo molto comune, che viene spesso utilizzato strumentalmente dai quotidiani locali, che sono ben contenti di poter dedicare ampie prime pagine al sempreverde (e redditizio) tema della dissoluzione dei costumi e della necessità di politiche per la sicurezza. La  questione comunque riguarda in senso più ampio il tema della vivibilità delle città, che sono sempre più stritolate tra socialità consumistica e mancanza di spazi. Dall’altra parte i discorsi tipici dei residenti portano anche a riflettere, su come in larga parte della società ci sia una concezione quasi proprietaria dello spazio pubblico, che viene inteso come una semplice estensione di quello domestico, dove la gente che passa per strada debba quindi essere beneducata e stare al suo posto.

Sempre sui motivi della scarsa considerazione dell’anziano nella società, un altro aspetto potrebbe essere lo sviluppo tecnologico repentino degli ultimi anni, con la comparsa nel mercato dei beni di consumo di computer e smartphone, con funzioni sempre più avanzate e a prezzi sempre più accessibili alla grande maggioranza della popolazione. Quest’ultimo è un elemento non secondario da un punto di vista sociale e culturale. Le nuove tecnologie hanno portato, infatti, a valori d’uso radicalmente differenti nelle diverse fasce di età. Ad esempio, se i social network costituiscono il nuovo modo di comunicare e stare assieme, è evidente che gli anziani “social” li utilizzano in maniera assai diversa dai giovani “social”. Questo, da un punto di vista culturale e comunicativo, sostanzia una differenza marcata a livello generazionale, di cui, tra l’altro, c’è una consapevolezza diffusa nella società. Anche qui si può trovare un esempio molto chiaro: le pagine facebook in cui i “giovani” sfottono allegramente il modo di usare i social dei “Cinquantenni sul web”.

Di riflessioni di questo tipo se ne potrebbero fare molte, un elemento per inquadrare materialmente la condizione senile è però sicuramente la questione sanitaria. Nei paesi occidentali, le politiche in campo di salute pubblica hanno comportato dei cambiamenti significativi: primo, un aumento della aspettativa di vita, secondo, la sempre maggiore rilevanza delle malattie che hanno un decorso cronico rispetto a quelle che hanno un decorso acuto, come quelle infettive. Quest’ultimo aspetto caratterizza in maniera distintiva la popolazione over65, con un aumento progressivo dell’incidenza di queste patologie mano a mano che si va avanti con l’età.

Tutto ciò cosa comporta nei fatti? Che gli anziani sono sempre di più e hanno bisogni di salute sempre più complessi, con la necessità di una assistenza costante e multidisciplinare. In questi tempi di tagli al welfare, questo costituisce un problema sempre più rilevante per i sistemi sanitari. Un recente documento prodotto dalla Fondazione Gimbe, che analizza a livello economico il definanziamento del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), fa vedere come il finanziamento pubblico dell’SSN sia aumentato di 8,8 miliardi nel periodo 2010-2019, con una crescita annua dello 0.9 %. Il problema è che dal 2010 al 2019 il tasso medio di inflazione annua è stato dell’ 1,07%. L’inflazione è un indice che fondamentalmente registra l’aumento del livello medio dei prezzi.

Quindi, per ricapitolare, un aumento annuo dello 0,9 % della spesa per l’SSN, a fronte di una inflazione all’1,07 %, non basta neanche per coprire la diminuzione del potere d’acquisto della moneta. In aggiunta a questa vergogna, il documento fa vedere come nello stesso periodo, se si prendono in considerazione le previsioni di adeguamento spesa, e quindi sostanzialmente gli stanziamenti in potenza per la sanità, c’è stato un taglio complessivo di 37 miliardi perché, al di là delle chiacchiere nebulose dei governi, la sanità è stata considerata, molto materialmente, come il portafoglio a cui attingere per risolvere le crisi di bilancio.

Se i soldi non ci stanno, è chiaro quindi che il problema del welfare che manca viene scaricato sulle spalle delle famiglie e delle persone singole. Ciò rappresenta un tema importante dal punto di vista politico.

La cura e assistenza dell’anziano è un lavoro che ricade tipicamente sulla donna, con anche la presenza di figure professionali specifiche, come le badanti; inevitabilmente, quindi, il problema della condizione senile interessa necessariamente le lotte femministe. Ancora, il sopracitato sfaldamento tra le generazioni ha portato ad una esclusione degli anziani dai contesti familiari, per cui i bisogni di salute, tra cui anche quelli di socializzazione, vengono presi in carico da istituzioni esterne. Le principali di queste ultime sono: i Centri diurni per anziani, che forniscono attività ricreative e di socializzazione, ma che sono chiusi durante la notte, le Case di Riposo, nelle quali gli anziani autosufficienti dormono e vivono durante il giorno e le Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA), nelle quali invece vivono gli anziani non autosufficienti e con particolari bisogni sanitari.

Per non cadere in una interpretazione scioccamente culturalista, è bene porre l’accento sul fatto che questo fenomeno di “esternalizzazione” della cura è ovviamente legato alle condizioni materiali della vita, che, nella intensità della odierna quotidianità lavorativa, non consentono di avere il tempo materiale di dedicarsi all’assistenza degli anziani; a dire la verità questa è una spiegazione che vale di più per le RSA, che prendono in carico le situazioni più complesse da un punto di vista strettamente sanitario. Per le loro caratteristiche invece, le Case di Riposo servono per un altro aspetto, che è quella della solitudine degli anziani, la cui spiegazione come problema sociale, deve sicuramente ricondursi a problemi di ordine anche culturale (che sicuramente avranno una base anche storica ed economica).

Il problema è ambivalente: da una parte la presa in carico da parte di queste strutture è un servizio che risponde a un bisogno genuino nella moderna condizione proletaria (come possono esserlo allo stesso modo gli asili nido e le scuole), dall’altra questa stessa presa in carico è espressione di un modello problematico di approccio alla marginalità, che vede una sua gestione esterna e separata dalla società.

La questione assume un carattere esplicitamente di classe, se andiamo a considerare quello che è l’aspetto economico: ogni tipologia di struttura assistenziale citata in precedenza, è presente sui territori sia in forma pubblica, sia in forma privata. Senza entrare nei dettagli, una parte della retta mensile nelle strutture pubbliche è pagata dallo stato, mentre la parte restante deve essere pagata dall’utente, secondo un criterio proporzionale che prende in considerazione l’indice ISEE. Nel 2015, la modificazione in senso restrittivo del calcolo di quest’ultimo, è stato un evento che ha compromesso l’accesso di vasti strati della popolazione ai servizi di welfare (vedi la questione dei contributi statali per gli studenti universitari). Per capirci, se non si rientra nelle soglie ISEE, il prezzo mensile della permanenza in una Casa di Riposo pubblica si aggira intorno ai 1500 euro, e, a tutto questo, si aggiunge la carenza cronica di posti letto nel territorio. La questione assume caratteri di iniquità ancora più marcati, se si considera il semplice fatto che, chi ha i soldi, può andare in strutture decisamente più vivibili di chi non ce li ha, essendo disponibile una ampia rete di strutture private.

E’ chiaro quindi il carattere classista dell’organizzazione dell’assistenza agli anziani, e l’enorme peso economico e sociale relativo ad esso, che viene scaricato sulle famiglie e ovviamente anche sulle persone singole. Una rivendicazione politica coerente però, non si può fermare esclusivamente alla richiesta di un aumento del finanziamento statale, destinato all’accesso alle strutture di assistenza. Chi ha mai fatto l’esperienza di entrare in una casa di riposo pubblica, sa bene le condizioni spesso desolanti in cui ci vivono gli anziani e conosce l’uso estensivo di psicofarmaci di varia natura che viene fatto al loro interno. Senza aprire un capitolo troppo ampio, è sostanzialmente il problema della infantilizzazione degli utenti, nelle istituzioni che prendono in carico la marginalità.

L’anziano vive quindi una situazione complessivamente molto difficile, che assume in molti casi toni drammatici. Chi non ha un compagno o una compagna di vita, chi non ha figli o vive lontano da loro, chi non ha avuto la forza di coltivarsi una rete di amicizie nella quotidianità alienante del lavoro. Tutti questi, e sono tanti nelle periferie, vivono nella solitudine più dolorosa e straziante, aggravata dallo stigma sociale di essere considerati come un peso inutile e improduttivo e dalla condizione esistenziale di vicinanza alla morte. Per ritornare al discorso di partenza: è bene immaginabile il surplus di angoscia generale e il peso psicologico e emotivo delle misure di quarantena, sulla popolazione anziana in relazione alla emergenza Coronavirus.

Da una parte la condizione di isolamento in cui viveva già precedentemente larga parte di queste persone, dall’altra l’utilizzo prevalente ed eccessivo della televisione, da parte degli anziani, come supporto nella solitudine e come mezzo di informazione, con il suo correlato martellante di narrazioni da si salvi chi può. La condizione della popolazione senile in Italia è insomma una questione che riguarda piani multiformi e complessi, e, alla luce di quanto detto, risulta essere un ambito di assoluto interesse per le realtà politiche che affrontano le contraddizioni di classe nel terreno del sociale e che si vogliono misurare oggi sui problemi posti dall’emergenza Coronavirus.

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In vista delle presidenziali statunitensi 2020 tradurremo alcuni articoli apparsi su siti e riviste "di movimento" di oltreoceano (anche con punti di vista diversi dal nostro) con delle brevi introduzioni critiche.

Crediamo che sia importante provare a rendersi conto del dibattito in corso nella "left" USA, tanto nella sua difficoltà, quanto negli spunti interessanti. Per il momento non si vede la luce in fondo al tunnel e il portato del trumpismo con le sue articolazioni sociali rimane ancora incompreso e irrisolto. La risposta allo "shock" tarda a farsi avanti se non con proposte di riforma del capitalismo come il Green New Deal che però non paiono avere al momento la forza di confrontarsi con l'armamentario del "Make America Great Again".

In questa traduzione riportiamo un articolo apparso su New Politics a firma Dan La Botz. New Politics è un forum socialista indipendente per il dialogo e il dibattito a sinistra. Nella sua presentazione si può leggere che "insiste sulla centralità della democrazia per il socialismo e sulla necessità di fare affidamento sui movimenti di massa dal basso per una progressiva trasformazione sociale." La Botz prova a tematizzare i motivi più evidenti e quelli più profondi che hanno portato alla vittoria nel Super Tuesday di Biden e la battuta d'arresto di Sanders.

 

Joe Biden si è rivelato il grande vincitore del Super Tuesday. Quando ancora non tutti i voti sono stati conteggiati, Biden sembra che potrebbe arrivare ad avere la maggioranza. Adesso è posizionato in maniera da poter fare bene nel resto delle primarie ed è probabile che entri nella Convenzione del Partito Democratico con una maggioranza di delegati. I media mainstream, come c'era da aspettarsi, lo stanno celebrando come il salvatore del Partito Democratico. Buona lettura!

Bernie potrebbe tornare. Probabilmente, come alcuni hanno suggerito, Elizabeth Warren, la cui campagna non ha modo di procedere, potrebbe fargli un endorsement. Secondo quanto riferito, gli aiutanti di Sanders e Warren stanno discutendo di questa possibilità. Ciò darebbe a Sanders una vera spinta - ma sembra improbabile. Ricordate che Warren dichiarò: "Sono una capitalista fin dentro le ossa". Un endorsement di Warren a Biden potrebbe farle vincere un posto di gabinetto.

Ma torniamo alla vera questione: perché Biden sta vincendo?

Primo, ovviamente, dopo la vittoria di Joe Biden nella corsa in Carolina del Sud, gli altri moderati - Pete Buttigieg e Amy Klobuchar - hanno abbandonato la gara. Poi hanno fatto l'endorsement a Biden, come fece Beto O'Rourke, uscito dai giochi tempo prima.

Tutti e tre si sono uniti a Biden per un grande raduno a Houston, in Texas, con molta attenzione da parte dei media che senza dubbio ha influenzato gli elettori in quello stato e anche di altri. Il giorno dopo Michael Bloomberg, che ha speso milioni ed è riuscito a conquistare ben pochi delegati, ha mollato a sua volta e ha fatto un endorsement a Biden.

Non c'è niente di sorprendente nel fatto che l'establishment democratico si coalizza intorno al candidato moderato più credibile, specialmente quando, come nel caso di Buttigieg c'è stato un incoraggiamento da parte di Barack Obama. Senza dubbio a Klobuchar, Buttigieg e O’Rourke sono stati promessi o si aspettano una sorta di ricompensa politica, forse posti di gabinetto o altre posizioni di alto livello.

Sapevamo che l'establishment era potente - rappresentando esso le banche, le corporations, i media mainstream e la classe politica - e adesso l'abbiamo visto in azione.

Il supporto di Sanders è stato senza dubbio anche un po' esagerato visti i suoi raduni grandi e animati e l'enorme quantità di denaro che ha raccolto - sebbene la maggior parte di quel denaro provenga da forse cinque milioni di donatori tra circa 140 milioni di probabili elettori nel 2020. Queste cose erano buoni indicatori del carattere fervente dei supporter di Bernie, ma non della profondità e della portata effettiva della campagna.

Sanders ha dimostrato di essere più debole di quanto molti suoi sostenitori riuscissero a comprendere. La sua strategia fondamentale ha fallito: i giovani votanti e altri nuovi votanti non si sono rivelati in un numero grande abbastanza da essere sufficiente per cambiare i rapporti di forza e portarlo alla vittoria. Infatti, molta gente giovane, come da lui stesso ammesso, non è uscita per andare a votare. E dove l'affluenza dei votanti è aumentata, per esempio in Virginia (incredibilmente) e Texas, la maggior parte erano elettori moderati che hanno votato per Biden.

Poi, ovviamente, c'è il voto degli afroamericani. Molta gente nera non si considera liberale. Quindi non stupisce che mentre Sanders ha vinto il supporto dei giovani afroamericani, la maggior parte del voto nero - tra il 60 e il 70% - è andato a Biden in Virginia, North Carolina, Alabama e Tennessee. Sanders ha fatto bene tra i Latinos nell'ovest, contribuendo alla sua vittoria in precedenza in Nevada e anche in Colorado e California per il Super Tuesday, ma questo non ha potuto compensare la perdita del voto nero.

Gli elettori neri hanno votato per Biden perché lui è stato il vice-presidente del primo presidente afroamericano, Barack Obama. E, ancora più importante, perché l'establishment democratico ha lavorato per decenni a convincere i neri che il loro fato dipende dal destino del partito. Bernie Sanders non ha potuto superare i potenti legami politici forgiati nel corso di decenni tra l'establishment, i politici e i predicatori neri, una relazione che ha mantenuto la subordinazione e la dipendenza della comunità nera.

Dopo secoli di abusi e abbandono, sfruttamento e oppressione, gli elettori neri sono stati molto orgogliosi delle elezioni di Barack Obama. E nessun politico del Partito Democratico, incluso Sanders, ha osato dire la verità - come hanno fatto alcuni intellettuali neri come William A. Darity, Jr., Adolph Reed e Cornel West - in particolare, dichiarando che Obama aveva tradito la comunità nera. Né qualcuno può dire ad alta voce che Biden, il v.p. di Obama, non era altro che il suo insignificante e sorridente aiutante, anche se ovviamente i neri lo sanno già.

Tuttavia, di fronte a Trump, gli afroamericani, che non hanno altro posto dove rivolgersi, si radunano con Biden e l'establishment del Partito Democratico perché li difendano, anche se per decenni nonsono riusciti a farlo. Di conseguenza e deplorevolmente, i neri (almeno la maggioranza che sostiene Biden), che sono stati così spesso all'avanguardia nelle nostre lotte sociali, hanno adottato una posizione pragmatica che li rende una forza conservatrice nelle primarie.

Le ragioni più profonde per cui Biden sta vincendo

La ragione più importante per cui Biden sta vincendo, come ho affermato in un precedente articolo, è che mentre la campagna di Sanders ha alcune delle qualità di un movimento sociale, non abbiamo un livello di lotta di classe sufficiente per spingere Sanders alla presidenza e altri del suo genere al congresso. Un autentico movimento politico di sinistra richiede un profondo senso di crisi all'interno della società e un forte desiderio di cambiamento sociale che è stato espresso nel conflitto sociale. I voti per Biden, Buttigieg e Klobuchar suggeriscono che molti e forse la maggior parte degli americani non sentono di dover affrontare una crisi del genere - o vedono la crisi solo come la presidenza di Trump - e non desiderano un serio cambiamento strutturale.

Jacobin e il Bread and Roses caucus dei DSA (ndt. I Democratici Socialisti d'America) hanno teso ad ingigantire enormemente la portata degli scioperi recenti, che sebbene importanti, difficilmente equivalgono a una significativa ondata di scioperi. Altri movimenti sociali degli ultimi anni - Occupy Wall Street, Black Lives Matter e Me Too - hanno avuto un carattere episodico, oggi c'erano, domani erano finiti, con una parte della energia che loro hanno sprigionato confluita nella campagna di Sanders, ma molta di questa energia si è dissipata. La riorganizzazione neoliberista quarantennale dell'economia e la ricomposizione della classe operaia deve ancora produrre un nuovo movimento della classe operaia con il potere che ha portato negli anni '30 e di nuovo negli anni '70 a scioperi e esperimenti nei partiti di sinistra indipendenti.

Alla Convention

Biden potrebbe arrivare alla convention con la maggioranza dei delegati. Ma se Sanders o Biden arrivano con una pluralità e non possono vincere al primo scrutinio, al secondo scrutinio i superdelegati (che quest'anno vengono chiamati "delegati automatici") potranno votare. Si tratta di "illustri leader politici (ex presidenti, ecc.)", Governatori, senatori, rappresentanti del Congresso e membri del Comitato nazionale democratico, ovvero l'istituzione del Partito Democratico. Ci sono 775 di questi superdelegati (che rappresentano il 16 percento del totale dei 4.750 delegati) e ci si può aspettare che la maggior parte di questi supporti Biden. E i loro voti gli daranno la nomina.

Sanders si è impegnato a sostenere il candidato del Partito Democratico e ci si può aspettare che lo faccia, proprio come ha fatto nel 2016. Se perderà, molti sostenitori di Sanders saranno profondamente demoralizzati e altri saranno arrabbiati. Alcuni potrebbero venire fuori da questa esperienza con il desiderio di creare un nuovo partito politico, un partito popolare, un partito socialista di massa. Più potere per loro (e sono felice di unirmi a loro nello sforzo) anche se dovremo affrontare gli stessi problemi fondamentali della campagna Sanders: il basso livello di lotta di classe, il carattere episodico dei movimenti di massa, la presa organizzativa e ideologica del Partito Democratico.

Anche se vorrei poter essere smentito, come ho scritto qualche mese fa:

“Tuttavia, sappiamo che la classe capitalista americana e i media corporativi odiano Sanders e ciò che rappresenta, così come l'intero istituto politico, compresa la leadership del Partito Democratico, che lo detesta. Fin dall'inizio, una vittoria di Sanders è stata un tiro lungo... Non abbiamo un livello di lotta di classe che potrebbe spingere Sanders alla presidenza insieme a un gran numero di Democratici alla Camera e al Senato, che è l'unico modo per lui potrebbe influenzare la direzione politica dell'America.

“Ci troviamo in una situazione scomoda - non così insolita per i socialisti in periodi diversi negli ultimi 170 anni dal Manifesto comunista - di dover riconoscere che la classe operaia non è ancora pronta ad agire da sola. Continueremo a organizzare e lottare per la nostra politica nei movimenti sociali e del lavoro, aspettando gli eventi che scateneranno l'eruzione del movimento di massa senza la quale la nostra politica non ha alcun veicolo ”.

 

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Grup Yorum è un gruppo musicale turco fondato nel 1985,

Nel 1985, quattro amici nell'Università di Marmara hanno formato il Grup Yorum.

Il significato di Yorum in turco è commento, sono politicamente appartenenti all’area Socialista Internazionalista e come tali perseguitati di frequente dal Regime Turco.

Imprigionati per il loro impegno a favore della democrazia e della libertà di stampa non si sono mai arresi, man mano che i membri del gruppo venivano perseguitati ed arrestati per i testi delle loro canzoni, diversi musicisti si sono avvicendati sul palco, Helin Bölek, il cantante, e İbrahim Gökçek, il chitarrista del gruppo Yorum, fanno lo sciopero della fame dal 16 maggio 2019.

İbrahim Gökçek è stato imprigionato per le dichiarazioni di un testimone "segreto". Rischia l'ergastolo, e ha aspettato per 2 anni che il suo caso si concludesse, per poter finalmente conoscere le accuse e preparare la sua difesa. Non è stata ancora annunciata una prima udienza.

I membri del Grup Yorum, sono accusati di "appartenere ad un'organizzazione terroristica", in questo caso il Partito del Fronte Rivoluzionario di Liberazione del Popolo (DHKP-C).

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Se nei confronti dei curdi il governo turco sta ormai applicando un autentico genocidio e la pura e semplice pulizia etnica (con sostituzione della popolazione nel nord della Siria), analogamente una dura repressione si è scatenata contro giovani, lavoratori, giornalisti, scrittori, avvocati e dissidenti turchi.
Arresti, detenzioni e torture non sono certo una novità per il gruppo musicale turco (che esprime un “folk di sinistra”, apparentemente ispirato agli Inti Illimani cileni). Nel 2002 due donne di Grup Yorum – Selma Altin, cantante e Ezgi Dilanm, violinista – vennero arrestate e torturate dalle forze di sicurezza turche. Ma già da tempo i musicisti venivano perseguitati per il loro attivismo politico, a fianco dei movimenti del dissenso e di protesta contro il regime.
Le due musiciste erano state imprigionate presso l’Istituto Forense di Istanbul, insieme con altri 25 giovani, mentre manifestavano per reclamare la restituzione del corpo di un ragazzo rimasto ucciso nell’attacco a una stazione di polizia nel quartiere di Gazi (attentato poi rivendicato dal Fronte Rivoluzionario per la Liberazione del Popolo, DHKP-C).
Dopo averle “torturate fin dal momento del loro arresto” – come aveva dichiarato all’agenzia France Presse l’avvocato Taylan Tanay – gli agenti avevano rotto un timpano alla cantante e spezzato il braccio alla violinista. Anche il quotidiano turco “Hurriyet” aveva dovuto riconoscere che le due donne erano state “ripetutamente percosse” e le lesioni “procurate intenzionalmente”.
Nella sua denuncia, l’avvocato aveva precisato che le due musiciste “sono state ammanettate, costrette a stendersi per terra e picchiate da molti agenti per diversi minuti. Le torture sono poi continuate in macchina. Gli agenti sapevano che Altin era la cantante del gruppo e le hanno rotto intenzionalmente il timpano, picchiandola ripetutamente sulle orecchie”.
Ordinaria amministrazione, da allora le cose in Turchia sono soltanto peggiorate.
Dalla nascita nel 1985, Grup Yorum ha sempre garantito il proprio sostegno e la sua presenza sia alle lotte della popolazione turca sia a quelle internazionali per la giustizia e la libertà, coniugando sapientemente la vena di protesta con le melodie tradizionali. A conferma del suo spirito internazionalista e del rispetto per tutte le culture, le canzoni vengono eseguite sia in turco sia in curdo, arabo e circasso, sostanzialmente in tutte le lingue parlate in Anatolia.

Presenti alle manifestazioni contro il regime al fianco di studenti, operai, minatori, contadini, e di tutti i popoli oppressi, i membri di Grup Yorum hanno subito, oltre alla scontata censura, repressione, galera e tortura per un totale di oltre 400 processi.

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Tuttavia, indistruttibile come i popoli, Grup Yorum continua a esistere, a lottare in quanto “strumento della coscienza collettiva” di oppressi e sfruttati, voce della resistenza e della speranza. Il gruppo ha ormai al suo attivo ben 25 album di cui sono stati venduti oltre due milioni di copie. Attualmente i loro concerti (che hanno visto ripetutamente riempire gli stadi con centinaia di migliaia di persone accorse per ascoltarne la musica e il messaggio) sono vietati, oltre che ovviamente in Turchia, anche in Germania. 

Recentemente il ministero dell’Interno turco ha invitato a denunciare, in cambio di cospicue somme di denaro – una sorta di taglia – le persone inserite in cinque liste di presunti “terroristi ricercati”, avviando una caccia al dissidente anche sul suolo europeo, sono già stati inseriti nella lista sei membri del gruppo, İnan Altın, Selma Altın, Ali Aracı, İbrahim Gökçek, Emel Yeşilırmak, İhsan Cibelik, ,mentre sono undici i membri ancora in carcere del gruppo musicale Grup Yorum.

Il centro culturale di Idil a Istanbul ha subìto diverse perquisizioni, sono state arrestate 30 persone durante queste retate, con distruzione dei loro strumenti musicali e seri danni ai locali, come hanno scritto alcuni militanti della sinistra turca: “Non è distruggendo uno strumento che potrete far tacere la voce di un popolo”.
O anche, come scrivevano i repubblicani irlandesi sui muri di Derry e Belfast negli anni ’70-80: “Potere incarcerare i rivoluzionari, ma non potrete incarcerare la rivoluzione”.

Anche se perseguitati e ricercati dal Regime Turco nell'arco di 20 anni, Grup Yorum, ha fatto concerti in Germania, Austria, Australia, Francia, Italia, Paesi Bassi, Belgio, Danimarca, Inghilterra e Grecia.

Musicalmente ispirati dagli Inti-Illimani nei primi anni del 1980, il loro genere in turco si chiama Halk Müziği. Prodotti da Kalan Muzik.

Gli scioperanti della fame sostengono: Arresto delle retate e dei raid contro il centro culturale. La rimozione del divieto dei concerti del Grup Yorum e la caduta delle accuse contro i membri del gruppo.

 

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