ssssssfff
Articoli filtrati per data: Thursday, 26 Marzo 2020

di Daniele Pepino

Festeggiamenti di Newroz, monti Qandil (Sud Kurdistan, Iraq)

«Naturalmente il nostro popolo e i nostri compagni e compagne devono stare attenti e proteggere la propria salute di fronte a questa calamità globale, che non deve essere presa alla leggera. Ma è possibile superare questo ostacolo e celebrare comunque il Newroz in maniera adeguata. Invece di festeggiamenti centrali di massa, ogni luogo, ogni casa, ogni strada, ogni quartiere, ogni villaggio e ogni montagna possono diventare un luogo di festa a sé. Così il Newroz potrà essere festeggiato in modo ancora più ampio e di massa, superando l’ostacolo del Coronavirus, che non è altro che l’escrescenza tumorale della modernità capitalista e della paralizzante tirannia dello Stato. Noi confidiamo nell’iniziativa e nella creatività del popolo, innanzitutto delle donne e dei giovani, e su questa base invitiamo a festeggiamenti di Newroz ancora più ampi».

Così scriveva il Consiglio esecutivo del PKK il 20 marzo 2020.

Il Newroz corrisponde al primo giorno di primavera, una stagione particolare per i guerriglieri di HPG (Forze di difesa del popolo) e YJA-Star (Unione delle donne libere), le forze armate del PKK. Nelle montagne del Kurdistan, nelle zone controllate dalla guerriglia, i mesi invernali si svolgono quasi ovunque sotto una spessa coltre di neve. Gli spostamenti sono limitati, ed è il momento in cui i compagni e le compagne si dedicano per lo più alla formazione, all’addestramento, allo studio. Con lo sciogliersi delle nevi la natura si risveglia, le piante germogliano, e anche la guerriglia, in realtà mai sopita, può riprendere i suoi movimenti.

Qui di seguito, per farsi un’idea, un piccolo elenco, nient’affatto esaustivo, di azioni portate a termine dalla guerriglia nel solo inizio marzo 2020: uno stillicidio di attacchi contro l’esercito turco e i suoi alleati, sia sul territorio turco, dal monte Ararat ai monti Tauros e Zagros, sia in Iraq, che in Siria.

Bakur (Nord Kurdistan – Turchia)

79 soldati turchi sono stati uccisi il 2 marzo in un’operazione di un’unità di HPG-YJAStar (Forze di difesa del popolo – Unione delle donne libere) della regione di Serhat, nell'ambito della “Campagna vittoria rivoluzionaria”. L’azione – un’efficace combinazione di diverse tattiche di guerriglia – ha avuto luogo contro un convoglio militare turco in transito tra il distretto di Doğubeyazıt (Ağrı) e il villaggio di Gürbulak (zona Monte Ararat). «Le nostre forze hanno inaugurato il nuovo anno con un'azione, guidata dalle guerrigliere di YJA Star, che ha dato una risposta efficace alle politiche e all'esercito dello Stato fascista genocida…».

Il 21 marzo, sempre nell'ambito della “Campagna vittoria rivoluzionaria”, la guerriglia han preso di mira un altro veicolo corazzato dell'esercito turco che pattugliava la strada per la base militare Kozili. Tra l’esplosione del veicolo e i successivi attacchi contro le unità militari accorse sulla scena, un totale di 25 soldati turchi sono stati uccisi e molti altri feriti. L'unità HPG coinvolta è stata in grado di sganciarsi senza perdite.

 

Bashur (Sud Kurdistan – Nord Iraq)

Il 19 marzo, un’azione di ritorsione di un'unità HPG (commando Şehîd Bedran Gundikremo) ha portato alla morte di 6 soldati turchi, al ferimento di altri 4 e al danneggiamento di tende, postazioni e rifugi della base militare turca Kanî Masi, nella Provincia di Duhok (Iraq). L'azione è stata condotta come risposta agli attacchi turchi contro Shengal: «Questa azione si è svolta per rappresaglia contro l'attacco ai bambini del popolo yazida a Shengal. Fintanto che lo Stato turco fascista-colonialista continuerà i suoi attacchi alle aree civili di Shengal, continueranno le azioni di ritorsione di questo tipo».

Il giorno successivo, HPG ha riferito di ripetute incursioni aeree da parte dell'esercito turco contro le zone di difesa di Medya, controllate dalla guerriglia, sulle colline Suleyman e Kartal nella regione di Avashin, nella zona di Goshine, di Xakurke e nei dintorni del fiume Zap. I guerriglieri non hanno subito vittime.

Rojava (Kurdistan Occidentale – Nord Siria)

Le “Forze di liberazione di Afrin” (HRE) hanno annunciato alla vigilia del Newroz i risultati delle loro ultime operazioni contro le forze di occupazione, in particolare contro le milizie jihadiste alleate della Turchia.

Tra l’8 e l’11 marzo, in tre distinte operazioni sono stati uccisi 6 miliziani jihadisti, e almeno altrettanti feriti, nel distretto di Shera e nella città di Mare.

Tra il 18 e il 19 marzo, altre diverse azioni nel centro di Afrin e in posti di blocco e villaggi circostanti hanno portato alla morte di 7 mercenari e al ferimento di altri 15.

Tutto ciò mentre continuano i bombardamenti aerei dell’esercito turco sulla zona, in particolare nelle regioni di Afrin e Shehba, anche attraverso l’uso di droni.

«Noi, le Forze di liberazione di Afrin, proseguiamo nelle azioni contro l'occupante … La liberazione di Afrin è il nostro primo e sacro dovere, ribadiamo al nostro popolo che presto vi adempiremo. La sofferenza imposta alla nostra gente dallo Stato turco invasore gli si ritorcerà contro come un lanciafiamme che brucia e distrugge i ranghi nemici».

kurd2 

Marzo 2020, monti Qandil (Sud Kurdistan, Iraq)

kurd3 copia

Marzo 2020, guerriglieri del PKK, Nord Kurdistan (Ağrı, Turchia)

Informazioni aggiuntive

  • notizia Live normale

A quasi un mese dall’inizio dell’isolamento e della coabitazione forzata per l’emergenza Covid-19, i costi psicologici delle persone iniziano ad emergere e probabilmente diventeranno il tema centrale per la salute nel prossimo futuro.

La limitazione delle libertà personali e collettive portano a frustrazione, noia, isolamento ma anche paura, rabbia, insonnia e difficoltà di concentrazione. Nella nostra epoca di certezze e controllo, questa condizione crea timore di un male invisibile; a tratti si è increduli e si rifugge l’idea del pericolo, in altri la concretezza del virus si fa reale e subentrano meccanismi psicologici di difesa, a volte più adattivi, a volte meno, funzionali a non essere sopraffatti dall’angoscia. Succede così che si amplificano le nostre fragilità; nel breve potrebbe rilevarsi un aumento dei disturbi depressivi, dell’ansia e del disturbo post-traumatico da stress.                  

Gli effetti della quarantena si possono generare dalla perdita della routine, dalla percezione e la paura delle conseguenze dell’epidemia, dalla riduzione dei contatti sociali e fisici, dal senso di oppressione all’interno di spazi limitati, dall’insicurezza del futuro. In molti saranno i parenti delle vittime di Covid-19 impossibilitati a dare l’ultimo saluto ai propri cari. E poi ci possiamo ammalare…

Stiamo vivendo una condizione di stress cronico durante la quale occorre tollerare le restrizioni, le ricadute a breve ed a lungo termine ci saranno; naturalmente non per tutti! Anche il disagio psicologico-psichiatrico è suscettibile delle variabili di classe ed è per questo che i soggetti più fragili sono quelli più a rischio e meno forniti di risorse (economiche, culturali, sociali) per superare le difficoltà di questa condizione che da materiale sviluppa in psicologica disturbante. Trattandosi di disagio mentale complesso, derivante da molteplici fattori, sia personali che ambientali, non è univoco né semplice. Rimanendo sul generico possiamo fare una previsione diagnostica di PTSD (Postraumatic stress disorder) “la condizione di stress acuta che si manifesta in seguito all’esposizione a un evento traumatico”.

Le persone affette da PTSD manifestano difficoltà al controllo delle emozioni, irritabilità, rabbia improvvisa o confusione emotiva, depressione e ansia, insonnia, ma anche la determinazione a evitare qualunque atto che li costringa a ricordare l’evento traumatico. Un altro sintomo molto diffuso è il senso di colpa, per essere sopravvissuti o non aver potuto salvare altri individui. Dal punto di vista più prettamente fisico, alcuni sintomi sono dolori al torace, capogiri, problemi gastrointestinali, emicranie, indebolimento del sistema immunitario. 

Lo stato patologico si muove sulla doppia concatenazione tra la corporeità, lo psichismo e il pensiero: il trauma produce un eccesso di attivazione nel sistema limbico (coinvolto sia nella risposta allo stress che nel panico) e una serie di alterazioni neurochimiche dei recettori che modulano l’ansia. Gli attacchi di panico che insorgono dopo il trauma rappresentano appunto delle risposte di paura che le persone continuano a emettere anche dopo anni rispetto all’evento scatenante.

La depressione dopo il trauma si presenta spesso in comorbilità con il PTSD, tanto che i due disturbi sono concettualizzati come un unico costrutto sintomatologico prodotto dallo stress traumatico o come due indipendenti conseguenze psicopatologiche al trauma che, comunque, interagiscono fra loro.

E’fondamentale pensare a nuove forme di solidarietà e vicinanza con cui ricreare il tessuto relazionale, perché gli effetti dannosi creati da questo periodo di quarantena della normale vita sociale saranno enormi per tutt*. Per adesso vediamo aumentare il numero dei TSO e dei suicidi che dimostrano l’incapacità del sistema a supportare i cittadini con vulnerabilità psicopatologica. Ad oggi il governo si riempie la bocca nel riconoscere il bisogno di un intervento psicologico per la comunità per superare il momento, ma non sta prevedendo adeguate risorse all’ambito professionale di cura psicologica; è un cambiamento politico-culturale che deve essere fatto sulla salute pubblica che non trascuri quella psicologica.

Informazioni aggiuntive

  • notizia Live normale

Infoaut 2017 - Facciamo Movimento per il Movimento infoaut 

Licenza Creative Commons