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Articoli filtrati per data: Tuesday, 24 Marzo 2020

Noi persone e organizzazioni sociali firmatarie chiediamo un intervento del governo nazionale per garantire nei penitenziari e nelle carceri la protezione dell’integrità fisica e della vita delle persone private della libertà. Il 21 marzo 2020, alle ore 21:30, ci sono stati spari e aggressioni contro le persone che chiedevano misure sanitarie efficaci per impedire il contagio dal virus che causa una sindrome respiratoria acuta grave, Sars-Cov 2 (COVID-19).

FATTI

Nelle carceri colombiane si verificano forti violazioni dei diritti umani, il livello di sovraffollamento è superiore al 200% e le prigioni non dispongono dei protocolli minimi di igiene richiesti a seguito della diffusione del virus Sars-Cov 2 (COVID -19). Le visite alle persone private della libertà sono state sospese 10 giorni fa, tuttavia, il personale che entra ed esce dall’INPEC non usufruisce di nessuna misura sanitaria per contenere l’ingresso del virus, il cibo è preparato da personale esterno e senza alcun rigore sanitario. L’INPEC non ha consentito l’ingresso di sapone liquido o antibatterico, ma permette, attraverso la corruzione, l’ingresso di alcuni parenti. L’assistenza sanitaria per le persone private della libertà è fornita da due medici ogni 5.000 persone, che non ricevono i farmaci essenziali. Il 18 marzo 2020 il Movimento Nazionale Carcerario ha fatto le seguenti richieste:

– Che a livello nazionale si dichiari l’emergenza carceraria.

– Consentire pene detentive alternative, differenti da quelle all’interno del carcere, per donne in gravidanza e lattanti, per coloro che sono sottoposti a processo e per gli anziani, allo scopo di decongestionare le carceri ed evitare rischi sanitari in questa popolazione vulnerabile.

– Dichiarare l’acquartieramento del personale di guardia dell’INPEC, sul quale non si esercita alcun controllo negli spazi all’esterno delle carceri; così come optare per misure di prevenzione e igiene necessarie per entrare nei centri carcerari.

– Garantire il sostegno da parte delle organizzazioni sanitarie statali, presiedute dal Ministero della sanità.

– Garantire la fornitura dei prodotti alimentari non deperibili “venduti” all’interno del carcere, che integrano la carente dieta alimentare fornita nelle carceri.

Il 18 marzo 2020, il Movimento Nazionale Carcerario ha convocato “per sabato 21 marzo 2020, alle ore 21:00, i familiari, gli amici e tutti i centri penitenziari del paese ad unirsi in un CACEROLAZO NAZIONALE, allo scopo di chiedere la dichiarazione di emergenza penitenziaria”. Attualmente il cacerolazo ha luogo in 14 centri penitenziari e carceri del paese, come ad esempio:

– Complesso Carcerario Penitenziario Metropolitano di Bogotá “COMEB” – Picota

– Istituto Penitenziario di Alta e Media Sicurezza e Carcerario di Alta Sicurezza di Cómbita

– Complesso Carcerario e Penitenziario di Jamundí

– Complesso Carcerario e Penitenziario di Ibagué Picaleña “COIBA”

– Complesso Penitenziario di Media Sicurezza di Bogotá “La Modelo”

– Reclusorio per Donne “El Buen Pastor”

Si ha notizia di pesanti attacchi da parte dell’INPEC in risposta alle proteste e richieste che facevano le persone private della propria libertà.

Dopo che le persone private della libertà sono state colpite dai proiettili, la situazione è diventata caotica in istituti come il Complesso Penitenziario di Media Sicurezza di Bogotà “La Modelo” e nel Complesso Carcerario e Penitenziario Metropolitano di Bogotà “COMEB” – Picota. Le persone lì private della libertà riportano che hanno sparato indiscriminatamente su tutti i prigionieri, sia a chi partecipava o no alla protesta. Circolano nelle reti sociali numerosi video di persone ferite, ferite gravemente e apparentemente morte. Durante questa protesta il CRI – Comando di Reazione Immediata, il CORES – Comando Operativo di Trasferimenti Speciali, l’INPEC – Istituto Nazionale Penitenziario e Carcerario, la Polizia Nazionale e l’Esercito Nazionale sono presenti negli istituti carcerari e penitenziari.

RICHIESTE

Che si cessi immediatamente l’uso delle armi da fuoco contro la popolazione reclusa e si garantisca che non si facciano rappresaglie. Che si dichiari lo stato d’emergenza come lo sta chiedendo il movimento carcerario. Che si protegga la salute, l’integrità e la vita della popolazione reclusa. Che si adottino le misure sanitarie adeguate ad evitare il contagio da COVID-19 per la popolazione reclusa. Che si chiariscano i fatti verificatisi durante il cacerolazo del 21 marzo 2020 e vengano identificati i responsabili dell’uso eccessivo e indiscriminato della forza. Che si informi con chiarezza relativamente ai nomi dei detenuti feriti e si garantisca un’adeguata assistenza sanitaria. Allo stesso modo, si informi pubblicamente se ci sono stati decessi e in quali circostanze. Che venga istituita immediatamente una commissione di verifica con la partecipazione del Pubblico Ministero, di familiari e organizzazioni della società civile, con le dovute garanzie di mobilità e biosicurezza per stabilire quanto accaduto il 21 marzo. Che si garantisca immediatamente la preservazione della scena dei fatti. Mettere immediatamente in libertà quelle persone che sono state amnistiate e assolte che ancora continuano ad essere private della libertà. Concedere gli arresti domiciliari alle persone che sono state accusate, ma non condannate, per crimini non cruenti e che non rappresentano un pericolo per la società.

Ricordiamo che la vita e l’integrità della popolazione privata della libertà è responsabilità dello stato, dato che la responsabilità della protezione dei diritti umani ricade secondo i principi costituzionali e le disposizioni dei trattati e delle Convenzioni Internazionali sottoscritte dal Stato colombiano, che è responsabile di assicurare il rispetto di quanto consacrato nella Carta Politica e essendo quello che assume gli impegni in materia di diritti umani davanti alla comunità internazionale. Per questo motivo, il suo più grande dovere legale è prevenire le violazioni di questi diritti e adottare le misure necessarie per indagare, identificare, giudicare e punire i responsabili per le loro azioni od omissioni, o adottare misure correttive di natura amministrativa o politica che impediscano che questi crimini continuino ad essere perpetrati.

Copia a: 

Presidenza della Repubblica, Vicepresidenza della Repubblica, Ministero della Difesa, Ministero degli Interni, Ministero della Giustizia, Istituto Nazionale Penitenziario e Carcerario, Procuratoria Generale della Nazione, Procura Generale della Nazione, Programma Presidenziale per i Diritti Umani e il Diritto Internazionale Umanitario, Unità dei Diritti Umani e del Diritto Internazionale Umanitario della Procura Generale della Nazione.

Sottoscrivono:

Comisión Nacional de Derechos Humanos Congreso de los Pueblos Coordinador Nacional Agrario – CNA Fundación Pasos Fundación Comité de Solidaridad con los Presos Políticos – FCSPP Corporación de Derechos Humanos Jesús María Valle Jaramillo Red de Hermandad y Solidaridad con Colombia – REDHER Equipo Jurídico Pueblos – EJP Red Universitaria Distrital de Derechos Humanos – RUDDH Comité Permanente por la Defensa de los Derechos – CPDH Comisión Nacional de Derechos Humanos y Paz – USO Periferia Prensa Alternativa Movimiento por la Defensa de los Derechos del Pueblo – MODEP Ciudad en Movimiento Proyecto de Educación Popular Estanislao Zuleta – PEPEZ Colectivo de abogados José Alvear Restrepo CCAJAR Jesús Abad Colorado Iván Cepeda – Senador Angela María Robledo – Senadora Alberto Castilla Salazar – Senador Sandra Ramírez – Senadora Antonio Sanguino – Senador Comité de Integración Social del Catatumbo CISCA Proyecto Acompañamiento Solidaridad Colombia (Canadá) Red Popular Caminando La Palabra Ciudades para la Gente Colectivo de Derechos Humanos José Martí Asociación Agrominera del Sur de Bolívar –ASAMISUR Comité de Solidaridad Internacionalista de Zaragoza (CSIZ) Piero De Benedictis, músico y compositor Maureén Maya, periodista y escritora Escudos Azules Corporación para la Educación y la Investigación Popular – Instituto Nacional Sindical – CED-INS La Piedra en el Zapato Comunicación Popular – LPZ Asociación de Familias Agromineras del Sur de Bolívar y Antioquia –AFASBA Asociación de Campesinos en Vía de Extinción – ASCAVEZ Asociación Agrominera de Amalfi y Antioquia – ASAGRAMA Comisión de Interlocución del Sur de Bolívar, Norte y Sur del Cesar – CISBSC Comité de Integración del Nordeste Antioqueño – CIANA Federación Agrominera del Sur de Bolívar – FEDEAGROMISBOL Asociación Agrominera del Bajo Cauca –ASOAGROMINCAUCA Corporación para el Desarrollo Económico, Social, Cultural, Ambiental y Organizativo – SURCOS Proceso Popular Quinua Asociación Campesina Agroecológica de San Lorenzo Colombian Corporation Of Criminal Investigative And Humans Rigths – CORPOCIC HR Fundación para la Promoción de la Justicia Javier Alberto Barriga – FUNJAB Asociación para la Investigación y Acción Social Nomadesc Campaña Prohibido Olvidar Universidad Intercultural de los Pueblos Unión Sindical Obrera – Bogotá Asociación de Mujeres y Hombres de Triana, Asoagros -CNA Casa Taller Antonieta Mercure Comité de Mujeres Corteras de la Caña Corporación Social Para la Asesoría y Capacitación Comunitaria COSPAC Asociación Red ITOCO Asociación Jacinto, Asojacinto, vereda Yumbillo – Yumbo Valle Vocesenlucha – Comunicación Popular Movimiento de Mujeres por la Vida de Cajibio y Popayán en Cauca Fuerza Nacional Magisterial – FUNAMA Procesos Obrero Sindicales Congreso de los Pueblos Colectivo Estudiantil Independiente Asociación Red de Defensores y Defensoras de Derechos Humanos – DHColombia Corporación Jurídica Ius Huamanitas Colectivo por la Defensa y la Dignidad Humana “Chucho Minga” Asociación Minga ASOCPUERTOASIS Asociación Campesina del Huila. Humanidad Vigente Corporación Jurídica Plataforma Aguante Popular, Sembrando Resistencia. Asociación Campesina de Antioquia. Mesa de DDHH del Oriente Antioqueño. Asociación de Pequeños y Medianos Productores del Oriente Antioqueño. Colectivo Tulpa Comunitaria Asociación de Familiares y Amigos de los Internos de la Cárcel de Cúcuta -Asofamintercuc Corporación Sembrar Fundación Guagua ContraPortada Comunicación Alternativa Desde el 12 Comunicación Independiente Primera Línea Bogotá Corpoguama- Corporación de Derechos Humanos Gustavo A. Marulanda Víctor de Currea Lugo – Profesor y periodista Humanidad Vigente Luis Celis Luis Emil Sanabria – presidente de Redepaz Ruta Pacífica de Mujeres por la Paz María Cepeda Castro Gloria Cuartas Álvaro Jiménez Marco Romero Francisco Toloza, Abogado John Jairo Hoyos García Comisión Intereclesial de Justicia y Paz Asociación Turpial – Ginebra, Suiza Organización CeibaVieja – Ginebra, Suiza Esperanza Hernández Delgado, académica, investigadora para La Paz y Defensora de La Paz Carlos Antonio Lozada – Senador Bertha lucia Liliana Estupiñán Achury Fundación Cultura Democrática Esperanza Hernández Marina Gallego Flor Patricia Silva – Secretaría Paz y DDHH ASIEVA. Christian Lasluisa – Dirigente ASIEVA Álvaro Argote, presidente Polo Democrático Alternativo Gustavo Triana, secretario Polo Democrático Alternativo Asociación Artur Cubana Collectif Saya, Bélgica Coordination Vida, Paz y Dignidad – Lyon, Francia KolumbienKampagne, Berlín Minga Luzern Pueblo y Dignidad Asociación Sindical de Educadores del Valle del Cauca – ASIEVA Rafael Orduz Juan Fernando Cristo Arlene Beth Tickner Patricia Ariza Lisandro Duque Wilson Castañeda Castro Corporación Caribe Afirmativo Elizabeth Ungar Observatorio de Derechos Humanos Martín Hernández Gaviria de la FEU Pereira Gloria Arias – Médica y columnista, Defensora de paz Cristina Espinel Luis Albán – Marcos Calarcá Eduardo Díaz Uribe – Exministro de Salud, Defensor de la Paz Patricia Lara Salive Rudolf Hommes – Exministro de Hacienda Andrés Gil Pastor Alape Gonzalo Sánchez Corporación Desarrollo Comunitario Fabio Arias María Eugenia Sánchez Temístocles Ortega Julio Hernán Correal – Actor Cecilia López – Ex Senadora y Exministra de Agricultura Rodrigo Quintero Sara Tufano Mesa Social Mineroenergetica y Ambiental por la Paz Catalina Botero José Noé Ríos Luis Fernando Velasco Chávez – Senador Jaime Zuluaga Nieto – Profesor Universitario

22 marzo 2020

Congreso de los Pueblos

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Riceviamo e pubblichiamo volentieri...

 

Di fronte a una pandemia globale che mette in crisi la salute collettiva i governi nazionali non sono in grado di dare risposte decise ed univoche. Dall'Assemblea Internazionale dei Popoli parte un ambizioso appello per sconfiggere il Coronavirus, mettere al centro il protagonismo popolare e porre le basi per una trasformazione radicale

Lo scorso undici marzo l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato che è in atto una pandemia globale, ma era evidente già da un po' di tempo che, prima o poi, la diffusione del Coronavirus avrebbe riguardato da vicino buona parte della popolazione mondiale.

Dalla dichiarazione di Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell'OMS, sono passate ormai quasi due settimane e il virus si è diffuso a macchia d'olio in tutto il mondo occidentale, mentre cresce la preoccupazione di un possibile diffusione su larga scala nel Terzo Mondo, considerando la maggiore fragilità del sistema sanitario locale.

Passando in rassegna il comportamento adottato dai diversi Stati per combattere questo grave pericolo emerge la disomogeneità delle misure di contenimento e la mancanza di una forma di coordinamento su scala globale nella gestione dell'emergenza.

Negli ultimi decenni i media hanno diffuso il messaggio che ormai viviamo in un mondo altamente globalizzato, nel quale gli Stati hanno delegato buona parte della propria sovranità ad organismi sovranazionali. In pochi giorni ci siamo invece resi conto che la tanto incensata globalizzazione assume un valore solo quando si tratta di legittimare un potere economico e finanziario che non si accontenteva più dei ristretti confini nazionali.

Nel momento in cui gli Stati avrebbero dovuto attuare maggiori forme di coordinamento per garantire una risposta univoca ad un fenomeno che attentava alla salute colletiva globale ogni Paesé ha pensato a sé, illudendosi di poter scaricare il peso sulle altre nazioni. Tranne alcuni lodevoli esempi di Stati che non hanno esitato a correre in soccorso delle popolazioni maggiormente colpite (è sotto gli occhi di tutti l'esempio dei coraggiosi medici cubani giunti in Lombardia per aiutare la sanità italiana), nella maggior parte dei casi ha prevalso l'egoismo nazionale.

L'Unione Europea ha mostrato in questa occasione il suo volto più feroce, lasciando l'Italia da sola nel momento più difficile e la cinica dichiarazione di Christine Lagarde non può essere considerata una semplice gaffe, ma rappresenta il programma politico di un organismo che antepone le dure leggi dei mercati finanziari alla salvaguardia del benessere collettivo.

Di fronte alle esitazioni delle singole classi dirigenti nazionali è necessario che si imponga il protagonismo dei popoli, i quali possono realizzare la sola forma di solidarietà internazionalista possibile.

In una situazione del genere vengono fuori tante contraddizioni presenti nel sistema neo-liberista, a partire dal costante disinvestimento nella sanità pubblica fino ad arrivare all'incapacità di anteporre la salute pubblica alle esigenze dei grandi gruppi economici, come dimostrato dal notevole ritardo, da parte del governo italiano, nell'imporre il blocco della produzione per non scontentare Confindustria.

A questa esigenza di coordinare le rivendicazioni da parte dei diversi popoli ha risposto l'Assemblea Internazionale dei Popoli, formata da movimenti popolari, sindacati, partiti e altre realtà di lotta presenti in numerosi Paesi. L'Assemblea ha lanciato un ambizioso appello, sintentizzato nel titolo "Dinanzi alla pandemia globale, mettiamo il popolo al centro!", alle organizzazioni popolari di tutto il mondo affinché si costruisca un'unica piattaforma rivendicativa per vincere questa importante battaglia, ponendo al contempo le premesse per una radicale trasformazione economica.

Attraverso tale appello l'Assemblea ricorda l'importanza della guerra in atto, richiamando la necessità di agire sulla base dei principi della solidarietà internazionale. Per rendere concreta la possibilità di agire in maniera collettiva, nell'appello è presente un elenco di rivendicazioni comuni da portare avanti.

Alcune di queste riguardano il blocco immediato di tutte le attività non necessarie e la nazionalizzazione delle compagnie farmaceutiche, le quali devono essere coordinate a livello internazionale per la ricerca di un vaccino. Si chiede inoltre un ingente sforzo economico per produrre i materiali necessari per combattere la crisi, a partire dai tamponi.

Per quanto riguarda le misure volte a contenere i danni economici della crisi, l'Assemblea chiede con forza l'istituzione di un reddito universale di base in tutti i Paesi, la chiusura di tutti i mercati finanziari e la sospensione dei pagamenti relativi agli affitti e ai servizi pubblici come l'acqua, l'elettricità e internet.

Si tratta di un programma molto avanzato che non si preoccupa esclusivamente di fermare la diffusione del contagio con forti provvedimenti volti a bloccare le attività produttive non necessarie per concentrare qualsiasi sforzo economico nella battaglia contro il Coronavirus, ma rivendica anche una serie di misure necessarie per non far ricadere sulle classi popolari le conseguenze economiche della crisi sanitaria.

L'appello rivolto alle diverse realtà di lotta presenti in tutto il mondo può essere quindi considerato come un tentativo di rimettere al centro del discorso politico il protagonismo delle masse popolari proponendo soluzioni in grado di superare l'incapacità dei governi nazionali di affrontare in maniera sistematica la questione. Nello stesso tempo l'appello dell'Assemblea Internazionale dei Popoli si propone di inserirsi nelle contraddizioni dell'attuale sistema economico neo-liberista al fine di porre le basi per un radicale cambiamento a livello globale.

Giovanni Castellano

Di seguito è possibile leggere l'appello dell'Associazione Internazionale dei Popoli.

L'appello è presente anche in italiano sulla pagina di Potere al Popolo.

 

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