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Articoli filtrati per data: Friday, 28 Febbraio 2020

Cosa succede negli scantinati del 47 di Corso Regina Margherita a Torino?

L'indirizzo è quello di Askatasuna, il centro sociale occupato dal 1996, protagonista di tante battaglie sociali, ma anche fucina e crocevia di controculture, nuove tendenze musicali e produzione culturale.

Con la Cantina dell'Aska, questo piccolo progetto strettamente dal sottosuolo, ci raccontiamo, raccontiamo la città, il paese attraverso la voce di artisti, musicisti, scrittori, fumettisti ecc... ecc...

Per riannodare i fili della nostra esperienza e proiettarci nel futuro. Le interviste sono registrate all'interno dello 47Studio, uno spazio di socialità e condivisione in cui i giovani possano trovarsi per sperimentare, produrre e promuovere la nascita di un nuovo panorama musicale fresco e giovane.

Venerdì scorso siamo andati in trasferta in Val Susa, alla Locanda dell' Orsiera per fare due chiacchiere con Murubutu dopo il suo live alla Taverna Tortuga.

Da Centro Sociale Askatasuna

 

 

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in CULTURE

Continuano ad acuirsi le tensioni tra Siria e Turchia intorno all'area di Idlib.

Ieri in nottata è giunta la notizia della uccisione di 33 soldati turchi da parte dell'aviazione siriana. I militari turchi operavano nel territorio di Idlib, enclave siriana vicina al confine turco, dove risiedono le ultime sacche delle bande sostenute da Ankara.

La tensione stava aumentando da settimane al punto che la Russia, che fino a questo momento ha svolto la funzione di mediatore e garante nel conflitto, ha irrigidito i propri rapporti diplomatici con la Turchia.

L'esercito di Ankara per tutta risposta ha dichiarato di aver preso di mira tutte le postazioni siriane conosciute nell'area al fine di vendicare i soldati uccisi. Inoltre Erdogan e i suoi ministri hanno minacciato l'apertura delle frontiere per i profughi verso l'Europa.

A questo punto nei prossimi tempi potrebbe riaprirsi uno scenario di guerra dispiegata con un riallinearsi degli assetti tra potenze regionali e globali. La Siria di Assad continua ad avere il sostegno di Russia e Iran e la Turchia potrebbe approfittare della fase politica per riavvicinarsi alla NATO con cui negli ultimi tempi non scorreva buon sangue. Gli Stati Uniti d'altronde avrebbero interesse a mettere sotto pressione il governo siriano in chiave anti-iraniana.

Nel frattempo i miliziani filoturchi continuano a bombardare i villaggi e le città della Confederazione del Rojava, hanno interrotto il flusso dalla stazione idrica di Allouk (lasciando senz'acqua un milione di civili) e cercano di rompere l'isolamento intorno ad Idlib spingendo per invadere le aree curdo-siriane.

Sulla testa dei civili siriani, e sulle vite dei rifugiati si continua a giocare una partita al massacro per le mire egemoniche dei diversi attori.

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Pier Paolo era stato prima sospeso , per il massimo periodo possibile prima di prendere una decisione (120gg),  e poi definitivamente licenziato senza preavviso.

Il fatto contestato dall’università, lo ricordiamo, era l’aver ottenuto una condanna in primo grado (su cui era stato presentato regolare ricorso) per fatti avvenuti fuori dal posto e dall’orario di lavoro in merito ad una contestazione al cantiere di Chiomonte .

A nulla erano valsi la notevole raccolta firme lanciata da colleghi che in una sola settimana aveva superato le 2000 firme chiedendo al Rettore di ritirare il provvedimento,  i comunicati delle diverse RSU sindacali [1], non solo dell’ateneo  piemontese [2], ma soprattutto la corposa difesa degli avvocati che avevano sostenuto sin dall’inizio che il licenziamento fosse illegittimo.

Anche davanti all’evidenza dell’errore (si contestava un reato connesso alle legge Severino, peccato che Pier Paolo non ne avesse, aveva semplicemente un capo di accusa da cui è stato assolto, come tutti gli altri coimputate e coimputati, con formula piena) l’Università ha voluto insistere sulla sua posizione di fatto schierandosi apertamente e pubblicamente da una precisa parte della barricata.

Nel farlo ha adottato tutte le strategie  della peggior ruffianeria tipica della pubblica amministrazione: prima si è chiesto al direttore di Giurisprudenza di esprimere un parere, questi l’ha demandato a due professori di diritto (con quale criterio scelti non è dato sapere), i quali hanno partorito un’incredibile teoria per cui pur non avendo quei reati ne aveva altri che li prevedevano!!!

Se non è questo arrampicarsi sui vetri!!!

Pier Paolo ha presentato ricorso, nonostante la situazione surreale l’esito era tutt’altro che scontato come qualunque Notav sa bene. Nella nostra regione magistratura, questura, prefettura e amministrazioni pubbliche in genere vanno spesso a braccetto quando si tratta di reprimere chiunque sia etichettato sotto la bandiere Notav.

Anche il ricorso infatti ha avuto i suoi tentennamenti, dopo una conversione del rito per motivi formali (o per prendere tempo? il dubbio è più che legittimo) da Fornero a rito ordinario il giudice ha comunque deciso di non dover ascoltare testimoni e di avere informazioni sufficienti.

Ha quindi proposto la conciliazione: ritirare il licenziamento e convertirlo in 6 mesi di sospensione,le parti  hanno tempo sino al 10 marzo per decidere se accettare o meno.

Certo non è una sentenza, il giudice è stato molto abile nel non esporsi ma di fatto ha sancito l’illegittimità del licenziamento consigliando all’università di annullarlo, dimostrando di fatto un coraggio non comune a quelle latitudini.

Quale che sia la scelta degli interessati il risultato politico è evidente: qualora il ricorrente accetti o l’amministrazione farà una marcia indietro accettando  di fatto di cancellare un suo provvedimento andando contro a due suoi docenti, la sua direttrice generale, ed il rettore precedente o deciderà di persistere su una strada che per loro sarà a quel punto decisamente più in salita e schierandosi ancora più apertamente, alla faccia della pretesa imparzialità.

Sarà interessante vedere come si comporterà il nuovo rettore che in campagna elettorale si espresse così:

Ma che successivamente quando gli venne chiesto conto dall’interessato preferì non rispondere.

Si sarà fatto convincere dalla direttrice Generale (all’epoca direttrice ad interim anche alle Risorse Umane) da cui son partiti tutti i provvedimenti, o resterà coerente a quanto sostenuto in campagna elettorale?

In ogni caso, e di questi tempi se ne sente un gran  bisogno, un bella Vittoria!!

https://www.facebook.com/iostoconpierpa/

Da notav.info

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“L'Italia ha venduto il Colosseo alla Francia, Venezia affonda
2030 e un giorno sì e uno sì scoppia una bomba
2030 e stiamo senza aria
Ma odio ce ne abbiamo in abbondanza
Prima divisero Nord e Sud, poi città e città
E, pensa, adesso ognuno è chiuso nella propria stanza”

Qualcosa di simile si respirava in quei giorni a Parigi in stato di emergenza. Quando dopo gli attentati di novembre 2015 si iniziava a percepire nel mondo Occidentale una paura strisciante rispetto a ciò che non si può prevedere, a detta di chi se ne dovrebbe occupare, ciò che non si può controllare e che arriva da lontano ma si esperisce nei nostri territori, alle nostre latitudini, sulle nostre esistenze. Chiusure, muri invisibili, razzismo, necessità di risposte, bisogno di sicurezza, sono tutte facce della stessa medaglia che, se da un lato possono essere recuperate dalle misure repressive e di inquadramento sociale dello Stato, dall’altro sono legittime esigenze di una popolazione che è stata depredata da innumerevoli decenni di mezzi propri – decisionali e gestionali - per affrontare le crisi e che si vede obbligata ad affidarsi a una gestione sistemica, già sapendo quanto sia fallimentare, delle emergenze.  

L’atmosfera è quella di un mondo sull’orlo di un baratro, di equilibri post apocalittici da testare, l’aria è irrespirabile (per l’inquinamento) e gli scaffali sono vuoti ma nessuno sa veramente per quale motivo lo siano. Un po’ sicuramente ci piace la sospensione dell’ordine delle cose, giustamente. Fermarsi, per alcuni significa una vacanza – forzata – ma apprezzata dalla vita. La paura di essere colpiti, rimane però individuale, così come il cercare soluzioni o procurarsi misure di prevenzione, ed è tipicamente capitalistico. A Parigi le metropolitane erano vuote, oggi a Torino c’è il 20% di traffico in meno rispetto al solito. Ma la paura c’è per tutti, Beppe Sala diffonde uno spot su instagram dal nome #Milanononsiferma, per sollecitare al consumo e non cedere alla paura : “Ogni giorno abbiamo ritmi impensabili, ogni giorno portiamo a casa risultati importanti, perchè non abbiamo paura”, dice. Le misure governative riguardano la punta di un iceberg, ossia la chiusura di quei luoghi in cui, se attraversati, aumenterebbero le probabilità di diffusione di contagio. Risultano piene di contraddizioni, di restrizioni, di scomode limitazioni. Il Decreto Legge prevede l’equiparazione dei militari a funzionari di pubblica sicurezza e le manifestazioni sono vietate.

Abbiamo già scritto sulla teoria dello shock economy di Naomi Klein, sul capitalismo dei disastri, di come eventi catastrofici siano l’occasione per il sistema capitalista di guadagnare e riprodursi, sia perchè in precedenza all’evento traumatico – nella normalità di come tutto funziona - i costi vengono scaricati sui soggetti considerati subalterni, ed è ciò che ne costruisce il terreno per avverarsi; sia perchè in seguito all’evento traumatico gli stessi soggetti ne subiranno i costi, i vincoli, le conseguenze, l’impossibilità di decisionalità sui propri territori. Ciò ha riguardato i terremoti, le catastrofi naturali, uragani e tsunami, i crolli delle infrastrutture.. costituendo spazi aperti per il capitalismo affamato di guadagni, in cui mafie, imprese e grandi interessi si spartiscono la torta. Le epidemie aggiungono un pezzo in più in questo scenario: così come il terrorismo è qualcosa che viene percepito, perchè così viene narrato dall’informazione dominante, come incontrollabile, anche le epidemie diventano variabili impazzite per le quali non c’è esperto che avrebbe potuto prevedere, prevenire, perchè non c’è modo di ricostruire la catena del contagio e fermarlo. Ciò spiega l’ansia da parte dello Stato di approvare in fretta e furia provvedimenti che implicano l’auspicarsi il male minore, perchè affrontare un collasso di tale portata sarebbe ben diverso dal gestire una ricostruzione post terremoto, che in qualche modo si può permettere di lasciare incompiuta. In questo caso, una malagestione nel momento in cui l’epidemia sfociasse in una pandemia fuori controllo, significherebbe totale crisi, innanzitutto delle strutture sanitarie non adeguate a sostenere un evento simile, basti pensare che nella sola città di Torino qualche mese fa a fronte dell’”emergenza influenza” si iniziasse a parlare di sanità privata come soluzione all’inadeguatezza del pubblico, e consequenzialmente il collasso delle strutture economiche e sociali. Quali saranno dunque le contromisure che potrebbero essere messe in atto? Quali saranno i costi reali di un’eventuale pandemia, considerando che all’oggi sono 150 i miliardi già spesi per l’emergenza coronavirus ? Chi ci guadagna oltre alle azioni legate alle aziende farmaceutiche per la sperimentazione dei farmaci antivirali e alle strutture private che sostituiscono pezzi del pubblico che non è in grado di sostenere?

Siamo ancora in tempo per pretendere risposte per tutti, per costruire un discorso capace di evidenziare come il cambiamento climatico sia strettamente legato al rischio di pandemie e come gli studi su di esso possano portare anche a una prevenzione di queste, per costruire possibilità di solidarietà di fronte a misure che costringono a un adeguamento all’anormalità senza dare alternative valide: chi pagherà i giorni di lavoro persi, chi sosterrà madri che in assenza di servizi all’infanzia e scuole si sobbarcano le conseguenze, come non accettare di essere sottoposti a rischi mortali e come riprenderci il diritto alla salute, quali sono le condizioni lavorative del personale sanitario in una situazione di emergenza ma soprattutto nella quotidianità ?

Per concludere.. quanto sia inutile invece, criticare l’assunzione di responsabilità singola e collettiva a fronte di un evento come questo e quanto sia giudicante nei confronti di chi è sottoposto effettivamente al rischio di contagio, lascia così tanto il tempo che trova che nemmeno merita di essere sviscerato. Sostenere che, se non ci si preoccupa per le morti per inquinamento annue, sia ridicolo preoccuparsi del coronavirus è solo presunzione e polemica sterile. Essere più colpiti da ciò che ci accade da più vicino è quanto ancora di umano ci possa restare, a partire da questo costruiamo possibilità di rifiuto verso l’alto.   

 

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