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Articoli filtrati per data: Monday, 24 Febbraio 2020

Ricondividiamo la nota del Centro Sociale Askatasuna e del CSA Murazzi su Torino SottoSopra, il carnevale per la nostra città.

Dopo qualche ora di sonno e una mattinata per riflettere ci teniamo a condividere alcuni pensieri sulla giornata di ieri.

Torino Sottosopra è partito come un esperimento collettivo di alcune delle molte anime che hanno sentito negli ultimi anni l'esigenza di porre l'accento, in maniera differente, sul clima che andava a crearsi in città. La crisi di vocazione del nostro territorio è un argomento di cui si discute incessantemente da trent'anni, se non di più, ma le discussioni spesso si risolvono in un nulla di fatto. In effetti sembrano esistere solo due racconti o narrazioni possibili: quello nostalgico della gloriosa città industriale dei tempi andati oppure quello della smart city, tutta turismo e università, luccicante e sfavillante.

A noi sembra che entrambi questi racconti siano inappropriati a descrivere la città in cui viviamo. In primo luogo perché sono racconti falsi: il mito della città industriale si basava sullo sfruttamento di centinaia di migliaia di operai che entravano in fabbrica la mattina per uscire quando il sole era già calato, con l'incarnazione del padre padrone nella famiglia Agnelli. La smart city di oggi si nutre della precarietà di centinaia di migliaia di giovani, che fanno lavori dequalificati, creativi o meno, e di un securitarismo altrettanto soffocante.

Già, perché l'esatto rovescio della medaglia della smart city sono precarietà, impoverimento, esclusione e controllo sulle vite. La città vetrina costruita per il turismo va tenuta pulita anche a costo di spegnere alcuni degli aspetti di vitalità e peculiarità che hanno significato molto per la storia di Torino. E quindi via di sgomberi, chiusura dei locali, aumento degli affitti, espulsione dei poveri e degli emarginati dalle zone centrali (o anche solo "valorizzabili"), gentrification e poi telecamere, sicurezza, decoro e ordine pubblico a livelli esasperati. In questa fabbrica della smart city c'è chi ci lavora, chi ne viene espulso e chi (pochissimi) gode dei profitti.

L'ascesa del Movimento Cinque Stelle all'interno di una piccola metropoli da sempre governata dal centrosinistra sembrava cogliere esattamente il punto di rottura a cui la politica post-industriale dei Chiamparino e dei Fassino aveva condotto. Infatti un'inedita (per questi tempi) comunanza di intenti elettorale tra i giovani lavoratori e studenti non garantiti della smart city e gli esclusi delle periferie aveva portato a vincere Chiara Appendino. Questa inedita comunanza non avveniva nelle piazze e non si faceva soggetto sociale, ma entrambe le parti rifiutavano, anche se solo nel chiuso dell'urna, il destino che gli era stato assegnato. Era prima di tutto il riconoscimento di dei nemici comuni.

Quello che è successo poi è in gran parte noto, il cambiamento tanto promesso non solo non si è verificato, ma la sindaca ha proseguito sostanzialmente le politiche dei suoi precursori, solo con più imperio e imposizione. La precaria comunanza di intenti tra esclusi e precari della Smart City si è rotta (per ora) spingendo parte dei primi nel rancore individualista e rigettando parte dei secondi nelle braccia dei loro carnefici di centro-sinistra, quelli del razzismo peloso, del Jobs Act e di Intesa San Paolo.

Veniamo a noi, nell'indizione di Torino SottoSopra abbiamo provato a delineare dei confini tra la città che esiste e un'altra città potenziale. E' inutile farsi illusioni, non sarà un carnevale, o un'occupazione come è stato ai tempi del Cacao a cambiare questa situazione, ma crediamo che sia importante oggi come oggi riaprire il dibattito sulla Torino che non vogliamo e su qual è quella che ci immaginiamo. Questa esperienza attraversata da moltissimi giovani e costruita con il contributo fondamentale degli e delle artisti/e più importanti/e della nostra città ci ha permesso di dire che dentro il grigiore della Smart City c'è chi ancora si pone delle domande e non accetta le condizioni che gli sono state imposte. Questo dibattito ora va ampliato, va chiarito, approfondito verso nuove prospettive.

E' fondamentale che siano i giovani a palesare la necessità di un cambiamento. In primo luogo perché i giovani, oltre ad essere i lavoratori precari di questa fabbrica, ne sono anche i consumatori depauperati ed espropriati. In secondo luogo perché una città dove i giovani sono messi ai margini è un luogo destinato a morire. E infine perché solo i giovani possono essere quel "trait d'union" tra chi è escluso e chi è sfruttato che può portare a girare Torino SottoSopra.

Centro Sociale Askatasuna

CSA Murazzi

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La comunità mapuche di Chubut ha denunciato che il magnate italiano Luciano Benetton ha bloccato una strada di campagna e così li ha lasciati rinchiusi. I membri della comunità hanno avvertito che stanno rimanendo senza cibo.

Si tratta della comunità mapuche Nehuentuain Inchiñ de Costa del Lepá, a circa 45 chilometri dalla città di Esquel, la quale ha affermato che membri del gruppo imprenditoriale dei Benetton ha chiuso con dei lucchetti i cancelli di legno di una strada di campagna lasciandoli isolati nei loro campi.

“Quelli della tenuta agricola hanno messo dei lucchetti nuovi, ci hanno bloccato il passaggio. Ci perseguitano con la Polizia, come se fossimo dei delinquenti”, ha sostenuto la portavoce della comunità Matilde Jofré. La donna ha dichiarato che hanno avvisato del fatto tanto l’Istituto Nazionale degli Affari Indigeni (INAI), come la Direzione degli Affari Indigeni di Chubut.

La Jofré ha avvertito che le persone che si trovano dentro la comunità stanno rimanendo senza cibo e senza nafta per far funzionare i generatori che gli forniscono energia elettrica.

Il conflitto si dà ad una settimana dalla firma dell’accordo per creare un “Tavolo per la Risoluzione Alternativa dei Conflitti Territoriali con i Popoli Originari”, che ha il compito di intervenire in ogni reclamo che coinvolga le comunità indigene allo scopo di trovare delle soluzioni consensuali e pacifiche.

Fanno parte del nuovo organismo i ministeri della Sicurezza, di Giustizia e dell’Ambiente e Sviluppo Sostenibile, così come anche l’INAI e l’Amministrazione dei Parchi Nazionali (APN).

Il magnate tessile italiano Luciano Benetton è uno dei principali possessori di terre nella Patagonia: si stima che abbia circa 900 mila ettari, che equivale a quasi quaranta volte la superficie della Città di Buenos Aires.

La zona di Costa del Lepá, dove è avvenuto questo conflitto, è situata a circa 27 chilometri a sud di dove fu ritrovato senza vita l’artigiano Santiago Maldonado, dopo che nell’agosto del 2017 aveva partecipato ad una protesta della comunità Pu Lof en Resistencia che fu sgombrata dalla Gendarmeria.

Fonte: Ambito.com

21 febbraio 2020

Resumen Latinoamericano

Traduzione di Comitato Carlos Fonseca

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Oggi – 22 febbraio 2020 – è il quarantesimo anniversario dell’uccisione a Roma, da parte di fascisti dei Nar, del compagno Valerio Verbano, giovane militante di Autonomia operaia.

Era il 22 febbraio 1980. All’una di pomeriggio tre fascisti bussano alla porta di casa dei genitori di Valerio, lui non è ancora rientrato a casa. I fascisti trovano i genitori, li legano e perquisiscono la casa. Alle 13.40 Valerio rientra e, dopo aver disarmato uno dei tre, prova a fuggire dalla finestra ma viene raggiunto da un colpo di pistola. Muore in ambulanza nel percorso per raggiungere l’ospedale. La sera di quel giorno, i Nar rivendicarono l’omicidio. Quarant’anni dopo, la procura di Roma ha chiesto – per la seconda volta – l’archiviazione dell’indagine sull’uccisione di Valerio.

Diverse migliaia di antifascisti e antifasciste hanno sfilato in corteo nel pomeriggio in ricordo di Valerio, la manifestazione si conclude in piazza Sempione, dov’è previsto un concerto con la partecipazione di molte band romane tra le quali Muro del Canto, Colle Der Fomento, Los3Saltos, Kento, Il Nano, Radici Nel Cemento, Bestie Rare e molti altri.

La corrispondenza dal corteo con Lorenzo, compagno di Roma. Ascolta o scarica.

Da Radio Onda d'Urto

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