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Articoli filtrati per data: Tuesday, 18 Febbraio 2020

Pubblichiamo la lettera che Nicoletta ha scritto per il convegno che si è tenuto sabato 15/02, a Bussoleno sulle nuove politiche repressive.

Lo facciamo nel giorno del compleanno di Nicoletta, che festeggia i suoi 74 anni in carcere, dove è detenuta da 51 giorni.

Non ci arrenderemo mai a questa situazione d’ingiustizia e vogliamo fare nostre le parole di Nicoletta, che da lì dentro c’incalza per aprire una campagna di mobilitazione per l’amnistia sociale, e continua ad insegnare, con umiltà, forza e dignità!

Forza Nicoletta

 

Anche se da lontano, desidero farvi giungere il mio saluto e il mio abbraccio.

Questo non-luogo che mi detiene non può ingabbiare Il mio pensiero, l’affetto che provo per voi, la libertà e la fedeltà ad una lotta collettiva, rafforzata dalle esperienze del passato, anche dalle sconfitte, che resistono all’oblio perché ancora, sempre, richiedono giustizia.

Chiusa tra queste mura, ripercorro con commozione e meraviglia la storia NO TAV che ha riempito di senso e di efficacia l’ultimo trentennio della nostra esistenza: una lotta concreta, calibrata quotidianamente sulla realtà, efficace perché capace di aggregare le persone e le diverse realtà attraverso la chiarezza irriducibile, non negoziabile, degli obiettivi, proprio come quando sono messi in gioco i luoghi della propria vita, anzi la vita stessa.

Negli anni il movimento NO TAV è diventato per tanti simbolo e speranza di riscatto e la Valle di Susa luogo di esperienza e di elaborazione culturale e sociale, per moltissimi luogo del cuore.

Il vento della lotta NO TAV si è allargato a ridare fiato e gambe a terre in cui esisteva solo ingiustizia e rassegnazione.

Per questo, contro di noi e contro quanti sono venuti a condividere la nostra mobilitazione, si è alzata la repressione. La lobby del TAV ha trovato nelle forze di polizia il braccio armato e nelle Procure (in primo luogo la Procura di Torino) il braccio giudiziario.

Contro di noi è stata messa in campo tutta la gamma delle “pene”: dal carcere, agli arresti domiciliari, ai fogli di via, alle pesantissime sanzioni pecuniarie, fino alla “sorveglianza speciale”.

Anche in questo campo il movimento NO TAV è diventato, nel laboratorio dello “Stato penale del nemico”, la cavia su cui mettere a punto e sperimentare i “Decreti sicurezza” Minniti-Orlando e Salvini.

Decreti che una maggioranza parlamentare prona al capitale, contro lo spirito e la lettera della Costituzione nata dall’antifascismo e dalla Resistenza, ha trasformato in leggi avverse ad ogni principio di giustizia sociale ed ambientale.

In base a tali leggi il braccio armato del sistema ha rincrudito e allargato il proprio campo d’azione, facendo di quanti combattono per una società più giusta e responsabile dei nemici da combattere senza esclusione di colpi.

In base a questi principi si riempiono carceri e CPR, si dà via libera a razzismi e fascismi alimentando la “guerra tra poveri”, si soffocano le lotte.

I decreti e le leggi-sicurezza devono essere prontamente aboliti e la mobilitazione per la loro cancellazione deve andare di pari passo con la richiesta della cosiddetta “amnistia sociale”: senza l’abolizione degli uni, l’altra non sarebbe che un palliativo temporaneo.

Della possibilità dell’amnistia sociale si discute nelle carceri e si accendono attese e speranze.

Credo che il movimento NO TAV abbia la generosità e l’esperienza per impegnarsi in prima persona a favore di tale improcrastinabile battaglia di libertà e di giustizia e per coinvolgere su questo fronte le persone e le realtà sorelle, in ogni parte del Paese.

L’amnistia come riconoscimento delle resistenze collettive contro le “grandi male opere”, le guerre e gli armamenti, lo sfruttamento dei lavoratori e le “fabbriche della morte”, per il diritto alla casa, alla salute, ad un lavoro dignitoso, contro fascismi e schiavismi, per una cultura di pace e di liberazione.

L’amnistia come estinzione anche dei “reati di povertà”. Tra le mura delle carceri sono questi i reati più rappresentati, connessi all’indigenza, alle tossicodipendenze, alla prostituzione, alla clandestinità.

Un sistema da abbattere per costruire un mondo più giusto e vivibile per tutti.

Perché il conflitto che si impone abbia efficacia e progettualità, servono la partecipazione, l’intelligenza e il cuore di tutte e tutti (e lo sa bene il Movimento Notav che sulla capacità di aggregare e corresponsabilizzare ha costruito la propria capacità di resistenza). L’amnistia, lungi dal segnare un punto d’arrivo con un patto di pacificazione, deve essere un punto di partenza, la chiave che apre i ceppi concreti e metaforici che bloccano le tante esperienze, intelligenze, generosità prigioniere: forze senza le quali la strada verso la liberazione sarà più ardua ed incerta.

Certo, il cammino non è facile, ma è indispensabile partire.

Questa mia esperienza di reclusa mi offre un osservatorio privilegiato su che cosa sia il “diritto penale del nemico”. Proprio perché provo quanto siano pesanti ed ingiuste le catene, ritengo inaccettabile la sorte delle compagne e dei compagni che consumano le loro vite (alcuni fin dagli anni ‘80) nelle carceri speciali, sottoposti all’ergastolo ed al 41 bis.

Nessuna di queste sofferenze è compatibile con ciò che per tutti noi è “giustizia”.

Che ricominci dunque a soffiare il vento di liberazione e diventi realtà la nuova alleanza tra esseri umani e con la natura.

Alle mie sorelle ed ai miei fratelli Notav va l’abbraccio più affettuoso: oggi il mio posto di militanza è qui, tra questa mura, ma il mio cuore è con voi, sui sentieri della Clarea, su quella terra dove, da 30 anni, continuiamo testardamente a resistere.

Non un passo indietro.

Avanti NOTAV!!!

Nicoletta

Da notav.info

 

 

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HSBC, uno dei più grandi gruppi bancari al mondo con sede nel Regno Unito, ha annunciato che taglierà trentacinquemila dipendenti nei prossimi tre anni a fronte di una caduta dei profitti annuali del 33%.

Unicredit, prima banca in Italia per patrimonio gestito e per fatturato, qualche mese fa aveva comunicato che avrebbe chiuso 500 filiali e lasciato a casa 8000 lavoratori nel periodo 2020-2023. UBI banca chiuderà 175 filiali e annuncia oltre 2000 esuberi. Nello stesso periodo Deutsche Bank prevede di avere 18mila esuberi. Quasi tutte le banche del vecchio continente e anche alcuni importanti istituti USA come Morgan Stanley stanno provvedendo a durissime ristrutturazioni delle filiali e del personale. Numeri che toccheranno probabilmente a breve le centomila unità di esuberi complessivi.

Questi dati incrinano la narrazione di un sistema bancario solido ormai fuori dalle paludi della crisi. Alla base di questo spietato taglio dei costi vi è la scarsa redditività degli istituti europei, la mancanza di trasparenza e le elevate perdite di credito. Uno dei grandi dilemmi per il capitalismo finanziario europeo e per le sue istituzioni è che questi istituti spesso sono "too big to fail" e allo stesso tempo non abbastanza grandi per sostenere l'onere di una pulizia approfondita dei crediti inesigibili che rimangono a navigare nei libri contabili. A questo punto è probabile che molte banche tenteranno aggregazioni e fusioni per riuscire ad avere un maggiore margine di manovra, accentrando ulteriormente il potere finanziario.

Allo stesso tempo i tassi di interesse negativi imposti dalla BCE mantengono bassa la redditività delle banche che dal reddito da interessi percepiscono circa il 60% dei loro margini. Il provvedimento della BCE avrebbe come obbiettivo quello di uscire dalla stagflazione stimolando i consumi e gli investimenti (e riducendo i risparmi). Quindi se da un lato questa manovra permette di accedere a prestiti a tasso zero o addirittura positivi in alcuni paesi europei, dall'altro potrebbe provocare una nuova crisi di liquidità nelle banche che non ricevendo guadagni dagli interessi si sono gettate su mercati illiquidi come quello immobiliare e dei debiti dei paesi emergenti. Alcune banche tedesche hanno iniziato a minacciare di rivalersi sui conti correnti dei risparmiatori trasponendo i tassi di interesse negativi. In qualche modo anche i licenziamenti è probabile che vengano utilizzati come strumento di pressione nei confronti della BCE per far cambiare la politica dei tassi. Per procedere a questo taglio dei costi e mantenere un'efficacia gli istituti prevedono un ciclo di automazione a tappe serrate.

Inoltre i tassi negativi hanno indebolito l'euro nei confronti del dollaro a causa dei molti prestiti erogati dalle banche europee negli Stati Uniti. Sebbene la Fed abbia tassi bassi, quelli della BCE sono a 0 e dunque il mercato statunitense è più attrattivo. Il problema sostanzialmente è che i flussi di liquidità emanati dalla BCE si riversano nella finanza USA senza neanche sfiorare l'economia reale europea.

Non si prospettano all'orizzonte soluzioni a questa situazione nel quadro neoliberista, infatti qualsiasi via venga battuta ha come esito il vicolo ceco della speculazione.

Ad ogni modo l'economia reale dell'area UE stenta a ripartire, la finanziarizzazione però galoppa (come abbiamo già detto qui, anche grazie ai tassi di interesse negativi) e lo scoppio di una nuova bolla immobiliare non è così improbabile. A pagare questa finanziarizzazione e la competizione intracapitalistica per mantenere a galla i profitti delle banche saranno naturalmente ancora una volta i lavoratori, sia che ciò avvenga attraverso i licenziamenti e l'automazione, sia per via dell'indebitamento di massa.

 

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Ieri sono stati liberati Carola, Maya e Samuele dopo quattro giorni di carcerazione ingiustificata. La mobilitazione per la loro liberazione ha evidentemente sortito i suoi effetti, ma ancora la questione non è chiusa. Infatti a Samuele è stato imposto l'obbligo di firma e a Maya il divieto di dimora a Torino, con un assurdo giuridico dato che lei è da sempre residente nella città piemontese.

Inoltre la mobilitazione dopo i fatti di giovedì ha posto all'ordine del giorno della vita di molti studenti universitari l'attegiamento dell'Ateneo torinese nei confronti di quanto successo. La presenza dei fascisti del Fuan, le loro provocazioni scortate dalla polizia, la delega all'ordine pubblico di conflitti che si verificano all'interno delle mura universitarie, l'arresto di tre studenti, rendono insopportabile a molti e molte l'insipienza della governance universitaria. Mentre in città si vedono crescere i gesti, per quanto sparuti e codardi, di intolleranza e neofascismo (come ad esempio le scritte sulle porte di figli di partigiani e internati dei campi di concentramento) l'università di Torino permette a gruppi apertamente riferibili a quella tradizione di spargere odio rigorosamente scortati dalla polizia che non vede l'ora di prodursi in provocazioni. Per questo motivo, vista la significativa partecipazione alle giornate di mobilitazione, gli studenti e le studentesse hanno deciso di rilanciare la mobilitazione con un'assemblea pubblica mercoledì 19.

 

Dal profilo facebook del CUA:

"Dopo quattro giorni di detenzione per avere contestato la presenza di fascisti in università, Carola, Maya e Samuele escono dal carcere delle Vallette.

Siamo felici di poterli riabbracciare tutti e tre e di saperli sorridenti e tranquilli, ma apprendiamo con rabbia che sono state disposte per Samuele le firme quotidiane e per Maya il divieto di dimora dalla città di Torino, il che le impedirà di frequentare l'università e di lavorare e la obbligherà ad interrompere i rapporti quotidiani con i suoi compagni, amici e colleghi.

Perché vengano tolte le misure cautelari a due studenti che si sono spesi per cacciare i fascisti dalla loro università, perché ai fascisti venga negato qualsiasi spazio per propagandare odio, razzismo e sessismo ci vediamo Mercoledì 19 alle 18.30 nella main hall del campus Luigi Einaudi per l' Assemblea pubblica antifascista !"

 

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