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Articoli filtrati per data: Monday, 17 Febbraio 2020

Ancora suicidi in carcere! Tragedia a Bancali, detenuta si toglie la vita. Leggo: “Ennesima tragedia nel carcere sassarese di Bancali. Ieri, venerdì 14 febbraio, si è consumata nel carcere sassarese l’ennesima tragedia. Una detenuta italiana condannata, in espiazione pena, si è tolta la vita impiccandosi nella propria camera detentiva.”

Da un’altra parte leggo: In Italia i reati diminuiscono e la mafia uccide di meno”. Quest’ultima affermazione mi ha fatto amaramente sorridere perché la mafia è stata superata abbondantemente dallo Stato.

Lo Stato italiano e i suoi carceri producono morte e spingono al suicidio più della mafia, della ‘ndrangheta, della camorra e della sacra corona, tutte insieme. Lo Stato può essere orgoglioso di essere riuscito ad essere più cattivo e sanguinario dei delinquenti. Riesce persino a convincere i suoi nemici ad ammazzarsi da soli. In carcere si continua a morire. Forse in questo momento se ne sta suicidando un altro. E nessuno fa nulla. I politici, per consenso elettorale, gridano “Tutti dentro”, fuorché loro ovviamente. La gente onesta preoccupata ad arrivare alla fine del mese e a pagare la rata del mutuo, non ha tempo per preoccuparsi di qualche detenuto o detenuta che si toglie la vita perché stanco di soffrire. Non solo i mafiosi, anche le persone “oneste” non sentono, non vedono e non parlano.

I “buoni” difendono solo i “buoni”, i cattivi possono continuare a togliersi la vita in silenzio. In carcere si dovrebbe perdere solo la libertà, non la vita. Se questo accade non è colpa di chi si toglie la vita, ma di chi non l’ha impedito. La morte è l’unica cosa che funziona in carcere. È l’unica possibilità che hai fra quelle mura per non impazzire e per smettere di soffrire. Di questo passo il sovraffollamento sarà risolto dagli stessi detenuti. A chi importa che in uno dei luoghi più controllati e sorvegliati della società, muoiano le persone come mosche? Importa a me e per sapere cosa pensa e cosa fa un detenuto che decide di togliersi la vita leggete queste parole:

“Si mise il cappio intorno al collo. Diede un calcio allo sgabello. Sentì una terribile morsa
che lo stringeva al collo. Si sentì soffocare. Sempre di più… sempre di più. Sentì barcollare il suo corpo da destra a sinistra, come un pendolo. Gli mancò il respiro. Il petto gli sussultò. I muscoli del collo gli si torsero. La bocca si aprì sempre più larga per cercare aria. La vista gli si annebbiò. I colori svanirono. Si sentiva galleggiare nello spazio. Non sentiva più il peso del suo corpo. Si sentiva leggero. Sentiva che la testa era circondata dalle stelle. Era bello morire. Non sentiva dolore. Non stava sentendo più nulla. Stava incominciando a sentirsi morto. Iniziò a vedere in bianco e nero.

Gli sembrò di non vedere né udire più nulla. Si accorse che stava morendo. Si sentì contento da morire. Presto la sua pena sarebbe finita. Non stava neppure soffrendo. Sembrava che stesse morendo un altro al posto suo. Molto presto non avrebbe avuto nulla più da preoccuparsi. Pochi secondi e la sua vita sarebbe finita. La morte era accanto a lui. Lo stava abbracciando. Lei lo guardava con desiderio, persino con amore.”

Carmelo Musumeci

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Per il popolo curdo. Kurdistan turco e Rojava siriano in guerra, la protesta contro le complicità internazionali con Erdogan.

E il 21 marzo prossimo, a Roma, appuntamento per celebrare il Newroz a Ararat Da Milano, Modena, Torino, Firenze, Grosseto, Campobasso, Napoli, Genova, Pisa, Brindisi, Cosenza, Palermo, Bari, Vasto, con tante realtà del movimento romano, centri sociali, movimenti di lotta per la casa, studenti universitari, partiti, sindacati, associazioni, singole e singoli si sono ritrovati a Roma nel 21° anniversario dell’arresto del fondatore del Pkk Abdullah Öcalan. In un corteo promosso da Uiki (Uffico informazioni del Kurdistan in Italia), Comunità curda, Centro Ararat e Rete Kurdistan.

La liberazione di Öcalan dall’isolamento totale sull’isola di Imrali dove è rinchiuso, significa una speranza di pace e libertà non solo per il popolo curdo, ma per l’intero Medio Oriente e oltre. I suoi ideali hanno ispirato la rivoluzione del Rojava, oggi minacciata dall’occupazione turca. Nel cantone di Afrin, e dall’ottobre scorso le città di Serekaniye e Gire Spi, vige un regime di terrore e la Turchia sta compiendo una pulizia etnica per una sostituzione demografica con truppe mercenarie jihadiste.

All’iniziativa, tanti interventi hanno ricordato la complicità del governo e delle imprese italiane, allora come oggi. 21 anni fu Confindustria a fare pressioni sul governo perché l’ingombrante presenza di Apo (Öcalan) non compromettesse i suoi affari in Turchia. Pochi mesi fa, l’attuale governo annunciava la fine dell’esportazione di armi in Turchia, ma oggi non se parla più e imprese come Leonardo-Finmeccanica (parzialmente controllata dallo Stato) non hanno nulla da temere perché producono in loco attraverso aziende partecipate. I movimenti No Muos e No Tap hanno sottolineato la vicinanza delle loro lotte con quella del popolo curdo, la complicità dell’Ue, silenziata anche grazie all’accordo sui profughi. Tra gli interventi, realtà locali, la Rete Kurdistan, i Cobas, Prc, Giuristi Democratici e Luigi Saraceni, uno degli avvocati italiani di Öcalan, mentre Giuliano Pisapia ha inviato un testo scritto. Le realtà fiorentine con un enorme striscione hanno ricordato Lorenzo (Orso) Orsetti, partigiano italiano caduto combattendo l’Isis nelle file delle Ypg. Eddi Marcucci – una dei tre militanti torinesi sotto processo per essere stati nel Rojava e sulla cui testa pende la spada di Damocle della sorveglianza speciale – ha ricordato che gli ideali di Öcalan sono gli stessi per i quali Lorenzo ha combattuto fino all’ultimo respiro e l’appuntamento del 18 marzo a Firenze per l’anniversario morte di Lorenzo, quando insieme alla sua famiglia si renderà onore al suo sacrificio.

L’intervento conclusivo è toccato a Faysal Sariyildiz, ex deputato Hdp. Durante la resistenza del 2015-2016 nel Kurdistan turco, eletto deputato nel collegio di Cizre, tentò di portare soccorso alla popolazione della città sotto coprifuoco. Cizre fu devastata, centinaia di persone bruciate vive nelle cantine dove si erano rifugiate, e contro Faysal partì una campagna di odio fatta di accuse inesistenti che oggi lo costringono a vivere in esilio. Ha dichiarato che l’isolamento di Öcalan riguarda l’intero popolo curdo e che con l’arresto di centinaia di rappresentanti eletti e migliaia di militanti, la dittatura di Erdogan tenta di soffocare la resistenza in corso.

La manifestazione romana, sempre contemporanea a quella europea di Strasburgo, nel rimarcare le responsabilità italiane e europee nel complotto internazionale del 1999, ha voluto contribuire a rompere il silenzio imposto dalla strategia di guerra a bassa intensità con cui – complici Stati uniti, Russia, il partner Nato – la Turchia , porta avanti la sua strategia genocida. Rompere l’isolamento di Abdullah Öcalan significa sostenere la resistenza del popolo curdo, difendere la rivoluzione del Rojava e rendere anche noi un po’ più liberi.

di Sveva Haertter

da “il manifesto”

https://ilmanifesto.it/nel-21-anniversario-dellarresto-in-miglia-a-roma-liberta-per-ocalan/

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