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Articoli filtrati per data: Thursday, 13 Febbraio 2020

Confermati gli arresti dei tre student* antifascist* fermati dalla polizia, domani alle 11:30 Colazione Antifascista al Campus Einaudi.

ORE 20 – Secondo l’Ansa, tre studenti fermati sono stati arrestati, mentre il quarto è stato denunciato. Le accuse sono violenza, minaccia, resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale. Gli studenti antifascisti dal Rettorato si sono mossi invece in corteo, dietro la parola d’ordine “Fuori i fascisti e la polizia dall’università”. Indetta per venerdì mattina una “Colazione antifascista” al Campus Einaudi.

ORE 19 – Mobilitazione antifascista a Torino. Nel tardo pomeriggio di giovedì 13 febbraio cariche poliziesche al Campus Einaudi dell’Università, con la polizia schierata a difesa di un pugno di fascisti del Fuan, intenzionatia volantinare contro il convegno ‘Fascismo-Colonialismo-Foibe’, alla presenza di Moni Ovadia e del giornalista Stojan Spetič.

Un incontro  organizzato dalle sezioni ANPI “68 Martiri” Grugliasco, Anpi Nizza Lingotto, V Riunite Torino, e dal comitato Mamme in piazza per la libertà di dissenso, con l’adesione di altre sezioni ANPI: Bussoleno, Chivasso, Nichelino, Trofarello, Venaria.

Un folto gruppo di student* antifascist* ha cercato di cacciare i fascisti dall’Università, impedendo il loro volantinaggio, ma la polizia presente in forza ha caricato.

Diversi i feriti e quattro (non tre, come pareva inizialmente) i fermati.

Per l’immediato rilascio, occupato il Senato Accademico.

Di seguito, il comunicato del CUA:

“ATTENZIONE

Oggi il FUAN, gruppo studentesco fascista, è venuto in università con la scorta che ha blindato completamente la struttura. Numerose cariche sono state fatte sul raggruppamento di studenti* che hanno impedito a questi razzisti di distribuire i loro volantini indisturbati.

Durante la contestazione sono state arrestate 3 persone, student* di questa università.

‼️Ora stiamo andando in rettorato per fare pressioni affinché l’Università si prenda le responsabilità di questi fatti vergognosi e faccia pressioni affinché tutt* vengano rilasciat*!!”

Da Radio Onda d'Urto

 

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Condividiamo questo interessante dossier della Casa Rossa Occupata di Massa che mette a tema l'estrattivismo predatorio nel territorio delle Alpi Apuane e le lotte che stanno iniziando a sorgere intorno a questa vicenda. L'opuscolo si apre con un inquadramento storico-giuridico che sottolinea il processo di separazione tra la comunità e le risorse del territorio che viene messo a sistema nei secoli per l'utile di pochi. Una storia "minuta" che però spiega chiaramente di cosa si parla quando si usa il termine "estrattivismo": non solo dell'estrazione di minerali e idrocarburi dal sottosuolo e del loro impatto ambientale, ma anche di come le comunità e i territori vengano espropriati, organizzati e messi a lavoro intorno a questa estrazione. Una separazione che fa il paio con un'altra "forbice" quella tra i profitti astronomici delle multinazionali e le ricadute economico occupazionali sul territorio. Infatti l'opuscolo spiega con efficacia come siano relativamente pochi i lavoratori impiegati nella estrazione del marmo e derivati a fronte della provincia con il più alto tasso di disoccupazione del Centro-Nord, smontando la narrazione mitologica dell'equazione cave = lavoro. Un dossier, questo, che ci permette di riflettere sul fatto che per parlare di estrattivismo non è necessario recarsi in America Latina o in Africa, ma spesso queste forme produttive insistono, normalizzate ed innovate (a volte più predatorie) sui nostri territori. La nuova ventata di sensibilità ambientale è un'occasione dunque per mettere a tema questi nodi e provare a costruire percorsi di emancipazione e riconquista della decisione popolare sui propri ambienti di vita. Buona lettura!

INTRODUZIONE

Il bacino di estrazione marmifero della Provincia di Massa-Carrara mette al centro del dibattito la complessità di una questione aperta da secoli e oggi sempre più discussa.
La nostra è una piccola provincia ma può vantare il tasso di disoccupazione più alto della Regione Toscana con un picco giovanile del 20% (www.sistan.it), il più alto del centro nord, mentre possiede un patrimonio enorme, uno dei più ingenti di tutto il continente in termini di risorse naturali, materie prime e valore di mercato.L’oro bianco, così definito già dagli antichi romani, viene estratto senza sosta fin dal I secolo a.C.. Le Alpi Apuane sono tra le montagne più ricche al mondo e non solo per il marmo: sono una catena alpina a meno di 20 km dal mare, il bacino idrico più importante della Toscana, hanno un’incredibile grado di biodi-versità e secoli di storia, comunità, conflitti e tradizioni. Qui, in appena 1.155 km2 di territorio, si annida una delle storie più longeve, critiche e meno discusse dell’estrattivismo Italiano. Il termine estrattivismo rimanda ad una dimensione coloniale in cui il Nord, tecnologicamente più evoluto e potente, depreda il Sud del mondo ma, tra i diversi contributi teorici contemporanei, Raul Zibechi oggi lo descrive come “l’accaparramento di diversi tipi di ricchezza da parte di grandi interessi privati, nazionali o esteri, ai danni di comunità locali e del loro territorio, ovunque esse siano collocate”. (www.comune-info.net).L’estrazione di risorse ha infatti impatti devastanti sui territori, sull’ambiente, sugli ecosistemi e molto spesso anche sui corpi di chi come lavoratore salariato, autonomo, o come semplice utente e consumatore di servizi o merce, produce ricchezza, materiale o immateriale. Una ricchezza che viene poi re-investita nel circuito della valorizzazione e dell’accumulazione, perpetrando disuguaglianze e disparità nel tessuto sociale, impedendo l’emancipazione delle comunità da meccanismi di dipendenza imposti, delega ed impotenza. (www.osservatoriodiritti.it)

Il dibattito contemporaneo sulla capacità dell’essere umano di agire in maniera permanente sugli equilibri eco-sistemici del pianeta, che per alcuni ci avrebbe fatto entrare nell’era geologica dell’Antropocene, viene rivisto da studiosi, come Jason W. Moore (Ombre Corte, 2017), che ci propongono invece il concetto di Capitalocene, con il quale si smonta la superficialità di una lettura nella quale siamo tutti e tutte responsabili allo stesso modo, sostenendo un’analisi più radicale delle dinamiche produttive. E’ ancora Zibechi a ricondurre molte situazioni, anche profondamente diverse dall’estrazione delle risorse materiali, a dinamiche di “estrattivismo” intese come accumulazione di valore all’interno di dinamiche di diseguaglianza sociale e di come le “maniere neocoloniali” interessino anche il nord del mondo e le comunità che vi abitano. Grandi opere inutili, nuovi mega resort in aree incontaminate, coltivazioni intensive, l’estrazione di risorse anche nel nostro ‘democratico pezzetto mondo’, ma anche la precarizzazione del lavoro, lo sfruttamento del lavoro cognitivo e la compravendita dei data, la gentrificazione; queste sono solo alcune delle attività “estrattive” agite sul territorio e sulla popolazione. Il minimo comune denominatore di queste attività è la relazione asimmetrica tra chi detiene il potere decisionale o economico, che spesso si sovrappongono, e chi ne viene escluso: tra padrone e lavoratore salariato, tra lavoratore autonomo e ideologia della crescita, tra le donne in lotta e la cultura patriarcale, tra amministrazioni e comunità, nel quadro di un governo del territorio le cui politiche vengono sempre più violentemente calate dall’alto. Nelle prossime pagine cercheremo di ripercorrere alcuni dei temi che caratterizzano la questione dei agri marmiferi nella provincia di Massa-Carrara: dalle leggi che ne hanno definito la gestione, alla mitologica visione delle cave come unica fonte di occupazione e ricchezza per la popolazione, passando attraverso alcuni degli effetti che questa attività estrattiva produce sull’ambiente e sugli ecosistemi, alle sue ricadute economiche negative, fino alla mobilitazione popolare che sta finalmente prendendo forma negli ultimi mesi. Tra mitologia, lavoro, natura e coscienza collettiva le cose stanno lentamente cambiando qui in provincia, qualcosa si sta muovendo, e siamo pronti a raccogliere la sfida, alla ricerca di un immaginario altro, di un’altra possibilità.

Qui il link al resto del dossier per continuare a leggere.

 

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“Greenwashing è un neologismo indicante la strategia di comunicazione di certe imprese, organizzazioni o istituzioni politiche finalizzata a costruire un’immagine di sé ingannevolmente positiva sotto il profilo dell’impatto ambientale, allo scopo di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dagli effetti negativi per l’ambiente dovuti alle proprie attività o ai propri prodotti.” (Wikipedia)

Stamattina quello che avvenuto nei terreni di Giaglione è proprio questo, un’operazione di Greenwashing operata da Telt per “salvaguardare” l’habitat e il futuro della farfalla Zerynthia, specie protetta dal movimento notav.

Ora al peggio non c’è mai fine e ci chiediamo come si possa salvaguardare l’ambiente spianando i terreni, tagliando gli alberi, bucando la montagna e inquinando in ogni modo.

Il Tav non difenderà mai nè l’ambiente nè chi lo vive, anzi è un problema per entrambi!

Inoltre quest’occupazione temporanea, fatta con la consueta militarizzazione vergognosa, contava di comprare i proprietari dei terreni con ben 50 centesimi al metro quadro, e siamo sicuri che utilizzerà a suo piacimento questa procedura, per tentare di impossessarsi di qualche altra porzione di terreno in Val Clarea.

Non lasceremo mai che la nostra terra e tutti quella che la abitano, dalle persone agli insetti, possano subire l’ennesimo ecocidio, e come sempre, attueremo le migliori strategie per impedirglielo.

“TELT ambientalista
nella terra mia
estingue le farfalle
e porta polizia”

 

Pubblichiamo qui di seguito la testimonianza di un abitante di Giaglione notav presente alle procedure:

Infamità


Non trovo parola più adatta e spregevole per descrivere ciò che ho visto stamattina nei terreni dei Mulini di Giaglione. Un’abuso di potere perpetrato da TELT,che si nasconde dietro funzionari e personale vestiti con abiti di gentilezza. Una signora anziana di ottanta e piú anni, accompagnata da decine di questurini in borghese e numerosi poliziotti con caschi per prendere visione dei suoi terreni pagati da TELT, quindi da noi tutti, cinquanta centesimi al metro quadro per un’occupazione temporanea ( si dice). “Signora, è contenta di questa passeggiata?”Risposta con voce leggera:” Ero più contenta quando coltivavo qui da giovane”. “Veniamo qui vicino col furgone, cosí non si affatica troppo, per riportarla indietro”. Neanche quando si sequestrano le proprietà dei mafiosi si vedono tanta solerzia e quella cosa merdosa che chiamano professionalità. Non mi sento di giudicare questa proprietaria con una piccola pensione che ha concesso i suoi terreni. Potrei personalmente avere da ridire a chi l’ha spinta,ma casomai lo farò in altra sede, dopotutto noi, Nicoletta ed io continueremo ad avere il comodato d’uso di quei terreni che useremo finchè potremo per la nostra lotta.
Non ci dovremo però andare da soli, ci dovremo andare in tanti. Stamattina ho pensato anche quanto Nicoletta sarebbe stata capace di confortare con la sua umanità questa persona anziana in una giornata di sole ma veramente infame.

Per maggiori info leggi Il cerone di unito, le pagliacciate di TELT e l’habitat della farfalla notav

Da notav.info

 

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