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Articoli filtrati per data: Friday, 25 Dicembre 2020

Il collettivo Progetto Palestina è stato tacciato di antisemitismo ed è oggetto di attenzioni da parte dell’Osservatorio Solomon sulle Discriminazioni per le sue attività nell’Università di Torino.

E’ ricorrente il revisionismo storico di stampo sionista che accusa chi sostiene il popolo palestinese denunciando l’occupazione militare, ed è ancor più curioso trovarsi parlare di questo nell giorno in cui la Knesset (Parlamento israeliano) discute la proclamazione di Israele “stato ebraico”, affermando anche formalmente la discriminazione razziale su cui è fondato e che ogni giorno perpetra con l’occupazione militare stessa. Ne abbiamo parlato con un attivista di Progetto Palestina.

Da Radio Blackout

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Città del Messico / La famiglia dell’organizzazione MOVE negli Stati Uniti ha dichiarato che “non le interessa nessuna discolpa da parte di nessun pubblico ufficiale a Filadelfia” per il bombardamento contro di loro del 1985, e ha detto che “se i pubblici ufficiali della città fossero sinceri” metterebbero in libertà il prigioniero politico Mumia Abu Jamal, detenuto da 39 anni.

“Loro non possono restituirci i nostri 11 famigliari, che assassinarono nel 1985, ma possono restituirci il nostro fratello Mumia Abu Jamal, che fu imprigionato 39 anni fa per un crimine che non commise, e tutto il mondo lo sa”, ha dichiarato in un comunicato.

Di seguito il comunicato completo:

ON A MOVE/IN MOVIMENTO tutti!

Questa è una dichiarazione della famiglia MOVE per informare che alla famiglia MOVE non interessa nessuna discolpa da parte di nessun pubblico ufficiale a Filadelfia per il bombardamento della nostra famiglia nel 1985, che causò l’assassinio di 11 nostri famigliari (5 dei nostri bambini e 6 adulti). Se i pubblici ufficiali della città fossero sinceri nel rettificare il disastro del 1985, metterebbero in libertà il nostro fratello Mumia Abu Jamal, immediatamente!

Loro non possono restituirci i nostri 11 famigliari, che assassinarono nel 1985, ma possono restituirci il nostro fratello Mumia Abu Jamal, che fu imprigionato 39 anni fa per un crimine che non commise, e tutto il mondo lo sa, inclusa Maureen Faulkner, alla quale è sfuggita di bocca la difesa dell’Ufficio Federale delle Prigioni.

In MOVE diciamo che se i pubblici ufficiali di Filadelfia credono che offrire le scuse sia la risposta, allora dovrebbero discolparsi con le famiglie di Walter Wallace, Winston Hood, William Green… e con le famiglie delle innumerevoli vittime della brutalità poliziesca che sono state assassinate nella città del cosiddetto “amore fraterno”.

Stiamo dicendo che una discolpa senza azione non significa nulla! LIBERATE MUMIA ABU JAMAL! VIVA L’AFRICA PER SEMPRE!

La familia MOVE.

18 dicembre 2020

Desinformémonos

Traduzione a cura di Comitato Carlos Fonseca

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Ecco perché Ded Moròz è infinitamente più tosto di Babbo Natale.

Tanto per cominciare Ded Moròz non è un santo ma un demone, vuoi mettere? Un santo per quanto santo resta pur sempre uomo, un demone invece è tutt’altra storia. Un demòn è essenza, è forza della natura, è qualcosa che trascende il bene o il male e infatti anticamente se ne andava a zonzo ghiacciando boschi, gente, eserciti o anche bambini, così tanto per fare, come gli pareva.

Ded Moròz discende da Morosko, l’inverno russo fatto persona, una divinità pagana che riaffiora qua e là nelle fiabe russe, roba forte. Per sopravvivere all’avanzata del Cristianesimo, Morosko dovette smussare le spigolosità del suo carattere e rinunciare al vizietto di surgelare la gente. Da San Nicolò di Myra, tuttora patrono di Russia, imparò a distribuire doni ai bimbi buoni e si tramutò in Nonno Gelo. Mentre in Occidente San Nicolò scambiava la sua mitra con un ridicolo cappuccio col pompon, fondendosi nel suo alter ego laico Babbo Natale, in Russia il santo rimase al suo posto, cioè in chiesa e l’incarico di distribuire doni ricadde interamente sulle spalle di Ded Moròz nel giorno di Capodanno.

Ded Moròz c’ha un certo tiro. Nonostante l’età, tutt’altro che imbolsito e rubizzo come il nostro Babbo Natale, Ded Moròz è slanciato e si veste con classe e sontuosità. Con ai piedi i valenki, stivali di feltro tradizionali e in testa il copricapo regale avanza vigoroso nella neve con in mano l’immancabile bastone di ghiaccio.

Poi arriva il 1917 e le cose si mettono male pure per Ded Moròz. San Nicolò, nemmeno a parlarne, venne fatto fuori all’istante insieme a ogni altra processione o qualsivoglia festività per oppiomani. Ded Moròs, accusato di “esser alleato di preti e kulaki” fu bandito nel 1928.

Tuttavia liberarsi di Ded Moròz si rivelò più difficile del previsto e anche il burbero e sanguigno Stalin (realismo socialista???) fu costretto a una vistosa inversione di marcia. Pavel Postyshev, segretario del partito comunista ucraino con una lettera pubblicata sulla Pravda, nel 1935 chiese il ritorno degli “alberi del Nuovo Anno” (che Natale era parola da non pronunciare) e riaprì le porte della Russia a Ded Moròz, a patto però che lavorasse per il socialismo. Dovrà sostituire San Nicolò nella consegna dei doni, il giorno fissato sarà Capodanno, il 31 dicembre. Dovrà fare il giro delle piazze dove i bambini lo aspetteranno riuniti sotto l’abete di Capodanno allestito dal Komsomol, il comitato giovanile locale. All’uopo gli verrà fornita anche una divisa di colore rosso fiammante che lo farà assomigliare al Babbo Natale dei capitalisti. Ma sotto Stalin le cose vanno così: a furia di svuotare, sostituire e rimescolare simboli e significati si precipita nel ridicolo.

Ded Moròz e Babbo Natale vanno in guerra!

Scoppia la Seconda Guerra Mondiale. Ded Moròz viene arruolato. Eccolo lì, colbacco in testa e tel’njaška sotto il cappotto, mentre regala una scarica di bombe ai nemici. Anche Babbo Natale è costretto a imbracciare il fucile ma si vede lontano un miglio che starebbe molto più volentieri in ciabatte davanti al caminetto. Ded Moròz invece, rispolverato il Morosko che c’è in lui, spacca di brutto!

Per i nazisti non ci fu futuro.

Tiro di tre cavalli lanciati al galoppo, barba al vento, Ded Moròz si trova perfettamente a suo agio a grande velocità. Nel dopoguerra, durante la corsa alla conquista dello spazio e della supremazia tecnologica non disdegnerà di cavalcare spavaldo razzi, missili e ogni altro veicolo spaziale.

E poi c’è lei, Snegurochka. Altro che elfi e animaletti, Ded Moròz si accompagna sempre a una pupa di neve dagli occhi di cielo e una lunghissima treccia bionda. Bellissima, vestita d’azzurro con la tiara di cristalli di ghiaccio, è sempre accanto a Ded Moròz, tanto che qualcuno si permette qualche illazione. Snegorucka invece è la figlia di Morosko e Vesna, la primavera, nata nell’unico giorno possibile del loro incontro. Personificazione dell’eterno alternarsi delle forze della natura, la fanciulla di neve (questo è il significato di Snegorucka) può finire in uno modo soltanto… squagliata. Per la sua bellezza e la poesia del personaggio, Snegorucka rimane il sogno di ogni bimba russa, e così si spiega perché Masha di “Masha e Orso” nei suoi momenti più magici sfodera vestitino azzurro e lunghissima treccia bionda.

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