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Articoli filtrati per data: Tuesday, 22 Dicembre 2020

Sono passati 15 giorni dall’alluvione di Nonantola. In questi giorni abbiamo visto una grande comunità unita, che ha saputo reagire con forza, responsabilità e partecipazione attiva,  organizzando squadre di supporto per le pulizie dal fango, consegna di pasti caldi.

Superata la prima fase emergenziale, liberate buona perte delle abitazioni e le strade dal fango rimangono ancora molti disagi, molte famiglie ancora fuori casa “sistemate” temporaneamente da conoscenti o in albergo, molte le abitazioni non più agibili e i danni sono ingenti ovunque. Tutti disagi che hanno colpito una grossa fetta della popolazione del paese aggravati oltretutto da una sitauzione economica e sociale già in crisi.

Nel fine settimana oltre un centinaio di persone che hanno subito l’alluvione si sono riunie in comitato per far fronte agli effetti dell’ennesima emergenza che colpisce il territorio e chi lo vive.

Riportiamo di seguito il report integrale della prima assemblea di @Comitato cittadini alluvione Nonantola (BastaEmergenze):

Tante le persone, circa centocinquanta, che si sono ritrovate tra sabato e domenica per iniziare a confrontarsi e discutere in seguito all’alluvione che ha colpito la comunità nonantolana.Abbiamo deciso di darci la formula organizzativa del comitato in quanto apre la possibilità di esercitare una forza collettiva, orizzontale e comunitaria, in grado di rispondere alle necessità e alle esigenze che si presenteranno.

Insieme abbiamo ragionato sui prossimi passi da fare. Pur rimanendo fermi rispetto all’urgenza di rispondere alle richieste di aiuto ‘operativo’ (pulizie ecc..) che ancora ci arrivano, abbiamo deciso di aprire dal 7 gennaio uno sportello legale di assistenza alla compilazione dei moduli per la richiesta di risarcimento, non di facile ed intuitiva interpretazione, affiancati da persone competenti.

Siamo poi passati agli obiettivi di medio lungo periodo. E’ urgente, come comitato, agire facendo pressione, sul governo nazionale e quello regionale, per velocizzare l’iter burocratico legato al riconoscimento dello ‘stato di emergenza nazionale’ e quindi alla possibilità di elargire gli indennizzi che dovranno essere riconosciuti al 100%.

Siccome conosciamo bene quanto i tempi della burocrazia siano tristemente lunghi, è emerso come indispensabile porre in essere un percorso legato a una contrattazione con un istituto di credito che copra le spese immediate e urgenti della comunità nonantolana senza tassi di interesse. Che si faccia carico la Regione di coprire il debito.

Non vogliamo lasciare sola nessuna persona: da chi non gode di una situazione economica agiata a chi in questo momento si ritrova sfollato e senza una casa.

Non dobbiamo dimenticare quanto questo evento devastante sia in linea con quanto successo nel 2014. Non accettiamo il fatto che nel 2020 in Italia crollino argini e ponti per incuria e malagestione. Qualcuno non ha vigilato ed è giusto che si prenda le sue responsabilità, sia dal punto di vista personale che nei confronti della comunità. Non è sufficiente relegare quanto successo ai ‘cambiamenti climatici’, occorre mettere la difesa dei nostri territori e quindi della comunità al centro dell’agenda politica.

Ci muoveremo sul piano comunicativo, oltre alla pagina facebook, tramite un sito internet (in fase di costruzione) che possa accompagnare e informare tutti coloro che sono interessati a fornire un supporto al comitato.

Da senzaquartiere.orgsenzaquartiere.org

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Ieri i braccianti della piana di Gioia Tauro sono scesi in sciopero dopo la morte di un lavoratore senegalese, Gora Gassama. La manifestazione seguita allo sciopero ha bloccato alcune importanti strade della città, di seguito il comunicato di Campagne in Lotta.

Oggi i lavoratori della tendopoli di San Ferdinando e di tutta la piana di Gioia Tauro sono scesi in strada, scioperando, a seguito dell'omicidio, due giorni fa, del loro fratello senegalese Gora Gassama. In una manifestazione completamente spontanea e autorganizzata, oltre cinquecento persone hanno bloccato prima la statale su cui Gora è stato ucciso e, poi, l'autostrada, mostrando una determinazione che dà grande forza alle loro rivendicazioni.

Se, infatti, l'assassinio di Gora è stato la scintilla che ha accesa questa fiamma, il razzismo, che oggi si esprime anche nelle parole di chi minimizza e di chi fa diventare Gora maliano, anziché senegalese, perché tanto uno stato africano vale l’altro, lo sfruttamento e la repressione che l'hanno causato, e che ogni giorno i lavoratori vivono sulla loro pelle sono gli stessi da decenni. E, proprio come la morte di Gora, non sono accidenti del destino. Sono fatti che portano in causa precise responsabilità e che possono, devono, essere eliminati. I lavoratori, per questo, chiedono cose ben precise, per mettere fine a questa tragedia.

Documenti, che erano stati promessi, con una sanatoria, a seguito dalla grande mobilitazione del 6 dicembre 2019, ma che vi sono poi rivelati l'ennesimo miraggio.

Case, che in Calabria, come in molte altre parti d’Italia, sono pronte da anni, ma che vengono tenute vuote, con mille implausibili scuse, pur di non destinarle a coloro a cui spettano.

Rispetto dei contratti di lavoro e dei loro diritti, violati sempre ma ancor di più ai tempi del covid, come dimostrano le condizioni ancor più aberranti imposte in questi mesi nelle tendopoli e nei campi di lavoro.

A fine giornata i lavoratori hanno ottenuto la promessa di un incontro, che dovrebbe svolgersi domani, con i sindaci della piana e con un rappresentante della prefettura. Una prima vittoria, certo, ma i lavoratori sono ben consci che tali promesse si sono spesso rivelate un modo per sviare la loro giusta rabbia, e sono pronti a tornare in strada se così dovesse essere anche questa volta.

I lavoratori, infatti, sono determinati a far valere le loro rivendicazioni, come dimostra la protesta di oggi assieme anche alle molte attuate in questi mesi di pandemia, e sono anche ben coscienti che la via più efficace per arrivare a una vittoria è la lotta, perché solo la lotta paga.

 

Comitato Lavoratori delle Campagne

 

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La coalizione di jihadisti organizzata dall’esercito turco nel nord della Siria e denominata “Esercito nazionale siriano” ha annunciato l’inizio di una sua offensiva contro la città confederale di Ain Issa, poco distante da Raqqa.

Si tratta della prima dichiarazione esplicita di invasione dei territori ancora sotto il controllo dell’Amministrazione autonoma del Nord-Est (che contiene anche la parte non occupata del Rojava) dopo quella dell’ottobre 2019 e di una palese volontà di violare gli accordi russo-turchi, che nell’ottobre di quell’anno sancirono l’area di operazioni consentita all’esercito turco lungo il confine.

Nei giorni scorsi le Forze siriane democratiche, guidate dalle Ypg-Ypj curde, hanno risposto a tentativi di attacco respingendoli. Da Ain Issa passa l’autostrada M4 che collega le regioni orientali dell’Amministrazione con quelle occidentali di Kobane e Manbij. Se le intenzioni dei miliziani filo-turchi dovessero andare in porto, l’Amministrazione resterebbe spezzata in due e Kobane e Manbij completamente isolate.

L’aggiornamento con Benedetta Argentieri giornalista e autrice di diversi docufilm sulla Siria del Nord. Ascolta o scarica

 

Con noi anche Davide Grasso, ex combattente nelle Ypg in Siria del nord, giornalista, scrittore e nostro collaboratore. Ascolta o scarica.

 

Da Radio Onda d'Urto

 

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Il 22 dicembre 1944, nella foresta del distretto di Nguyen Binh (provincia di Cao Bang), è stato ufficialmente istituito l'unità di propaganda armata per la liberazione del Vietnam, composta da 3 battaglioni con 34 soldati selezionati e diretti dal generale Vo Nguyen Giap. Questa è la prima grande unità delle forze armate rivoluzionarie e il predecessore dell'Esercito popolare del Vietnam.

Solo 34 persone, con 34 fucili di tutti i tipi, ma sono soldati leali e coraggiosi della guerriglia " ... sono figli di tutti gli strati popolari oppressi. Il loro patriottismo, il loro forte odio per il nemico ... li hanno ridotti a un blocco solido che nessun nemico può rompere". Dopo la cerimonia di costituzione, la squadra ha consumato un pasto senza verdure e sale per sollevare lo spirito e non aver paura delle fatiche, dei sacrifici ... dei soldati rivoluzionari, e ha organizzato "la notte di guerriglia" con la popolazione locale per rafforzare la solidarietà tra l'esercito e la popolazione. Testimoniando la nascita di quell'esercito, il generale Vo Nguyen Giap scrisse: "... Il 22 dicembre 1944 alle 17:00, la cerimonia di costituzione si tenne in una foresta tra Tran Hung Dao e Hoang ... il nostro sentimento in quei momenti sacri era difficile da descrivere ... dimentichiamo che eravamo 34 persone con fucili rudimentali, ma pensavamo che questa fosse una truppa potente che nessun potere poteva sottomettere, ed era pronto a schiacciare il suo nemico ... ". Seguendo la direzione "vinci la prima battaglia", subito dopo la fondazione, il Vietnam Liberation Army aveva abilmente, coraggiosamente e improvvisamente attaccato Phai Khat Fort (alle 17:00 del 25 dicembre 1944) e la mattina successiva (alle 07:00 il 26 dicembre 1944) irruppe nella stazione di Na Ngan, uccise due capi nemici, catturò tutti i soldati, requisi tutte le armi e l'equipaggiamento militare. Durante la guerra di resistenza contro l'esercito americano: l'esercito popolare del Vietnam giocò un ruolo chiave. Con l'offensiva e la rivolta generale della primavera 1975, si concluse con la completa vittoria della campagna di Ho Chi Minh, liberando completamente il sud del Vietnam e riunificando il Vietnam.

 

"Più veloce, molto più veloce,

più audace, molto più audace,

sfruttando ogni minuto, ogni ora per correre al fronte

per liberare il Sud pur essendo determinato a vincere la vittoria"

(Generale: Võ Nguyên Giáp)

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