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Articoli filtrati per data: Sunday, 20 Dicembre 2020

Khalil è un giovanissimo compagno ghazawo, militante per la campagna BDS – Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni – e attivista per i diritti umani. 

Da Radio Onda Rossa

È uno studente di scienze politiche che vuole proseguire i suoi studi con un master sull’apartheid imposta dal governo Israeliano. Oltre allo studio si occupa dell’insegnamento della lingua inglese e collabora con dei musicisti (Gaza Blues) con cui hanno rifatto delle canzoni popolari palestinesi, collezionate in un album che si chiama ‘Tyrants’ Fear of Songs’. È affetto da un cancro alla colonna vertebrale e periodicamente ha bisogno di cure quasi mai presenti sul territorio Ghazawo, che lo portano a dipendere dai permessi delle autorità sioniste per farsi medicare a Gerusalemme. È in questo contesto che alcune/i compagne/i sono entrate in contatto con lui, quando era in riabilitazione post trapianto di midollo presso l’ospedale Al Mokassed di El Quds.

Intervista realizzata da un gruppo di compagne e compagni provenienti da diverse realtà ed esperienze in giro per l’Italia, e non solo. Tutte/i con l’interesse e la volontà di portare, per quanto possibile, solidarietà al popolo palestinese e alla loro lotta contro l’occupazione e per l’autodeterminazione.

 

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Nell’ultima udienza dell’appello bis del Maxiprocesso contro i notav finalmente ha fatto notizia un fatto palese ma sempre osteggiato dalla corte e dalla procura.

E’ il giudizio e il metodo applicato nei processi notav ad essere ancora una volta messo in discussione grazie alle parole pronunciate da uno degli avvocati notav, che è stato denunciato dalla PM Quaglino.

Il maxiprocesso si riferisce alla resistenza notav nei giorni del 27 giugno e del 3 luglio 2011, lo sgombero della Libera Repubblica della Maddalena e al successivo assedio al cantiere.

Un processo che ha visto oltre 50 imputati, svoltosi nella fase di primo grado nell’aula bunker del carcere delle Vallette, dove si sono alternati Pm e capi procuratori nel fare a gara a chi riusciva a proporre pene sempre più alte.

47 imputati erano stati condannati a pene complessive per 140 anni.

Nel mese di aprile del 2018 la Cassazione annullò la dura sentenza emessa dalla Corte d’appello di Torino nel 2016, rinviando a processo 33 imputati, su 35 ricorsi in totale.

Per quelle giornate, in cui in tanti e tante si adoperarono per la difesa della libera Repubblica della Maddalena, le sentenze in appello emesse dal pg Saluzzo partivano da 4 mesi fino ad arrivare ad oltre 4 anni di prigione.

Condanne pesanti che non hanno trovato, però, riscontro nella Cassazione che rinviò il processo in appello, smontando di fatto l’impianto accusatorio della procura di Torino.

Oggi si dibatte l’appello bis e del pool di Pm con l’elmetto è rimasto uno sgradito ricordo.

Rinaudo nonostante le sue amicizie (leggi Le strane amicizie del pm Rinaudo (dossier completo)), è uno dei responsabili dell’Unità di Crisi regionale incaricata di coordinare la azioni durante la pandemia (e questo non ci fa stare sereni), e si occupa dell’area giuridico-amministrativa, che accanto al coordinamento legale si occuperà della scuola, degli stranieri e della popolazione senza fissa dimora, delle carceri e dei comizi elettorali.

L’altro, Padalino, è finito in disgrazia, coinvolto in due diverse inchieste definite la “cricca dei favori” all’interno del sistema giudiziario torinese.

Per entrambi sono diversi i fatti che li hanno sfiorati in carriera, che a nostro avviso, non ne dipingono mai un ritratto fatto di quell’integrità che forse chi rappresenta la legge dovrebbe avere (o forse no vista la legge?).

In tutti questi anni il pool notav, voluto dall’allora Procuratore Generale Giancarlo Caselli, ha denunciato, incarcerato e fatto condannare a pene spropositate centinaia di notav, sempre con astio e una particolare vocazione alla punizione.

Magari il perché ce lo dirà la storia, che piano piano ci sta dando una mano.

Ma tornado all’ultima udienza del processo l’avvocato Bertone ha sollevato alcuni dubbi che ritrovano riscontro in numerosi fatti mai ammessi come atti ai processi: quando un militante No Tav finiva indagato, le indagini erano veloci, quando invece era parte offesa, il contrario. Il Procuratore generale Francesco Saluzzo, in aula al fianco dei sostituti Carlo Maria Pellicano e Nicoletta Quaglino ha chiesto di mettere a verbale le parole pronunciate da Bertone per l’ulteriore domanda alla corte (presidente Franco Greco) di mandare gli atti alla Procura di Milano.

Detto che i giudici hanno sempre respinto l’acquisizione di alcuni atti, viene citata una comunicazione del 12 maggio 2014 inviata dall’allora Procuratore generale Marcello Maddalena al pm Andrea Padalino, in merito a un’istanza di avocazione avanzata dalle storiche attiviste No Tav Dana Lauriola e Nicoletta Dosio. Che avevano sporto querela, ma senza vederne le sorti: «Con la presente, scriveva il Pg, prego di voler fornire informazioni, il più sollecito possibile, circa lo stato del procedimento in oggetto indicato e la presumibile conclusione delle indagini preliminari: conclusione che era stata più volte oralmente preannunciata, però senza che poi alle promesse seguissero i fatti».

O ad esempio vogliamo parlare della  gestione “singolare” della Procura dell’Operazione Hunter? O forse dei 4357 Lacrimogeni lanciati nella giornata del 3 luglio?

Insomma la velocità dei processi e dei procedimenti nei nostri confronti è sempre stata ben pianificata da chi ci ha sempre accusato e condannato e forse sarebbe ora di prenderne atto pubblicamente, anche in quelle aule dove ci vengono comminati anni di galera come se piovesse.

La storia sicuramente ci darà ragione, ma intanto, è necessario darle una spinta, e se veramente gli atti saranno trasmessi alla procura di Milano come chiesto, allora ci sarà la possibilità di entrare nello specifico delle modalità e della velocità dei processi contro i notav, riparlando magari anche delle numerose archiviazioni delle denunce sporte dai manifestanti (vedi il video Archiviato).

Da notav.info

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L’inizio delle quotazioni con future dell’acqua nella borsa delle materie prime di Chicago segna un prima e un dopo per il bene più prezioso della natura. Lunedì 7 dicembre ha segnato una nuova pietra miliare nei mercati finanziari, la data sarà ricordata come l’inizio della borsatizzazione della vita stessa, e non è esagerato. Come sappiamo, l’acqua è vita, spiega da sola il mondo come lo conosciamo ai nostri giorni. Sono iniziate le quotazioni dei future dell’acqua nel Chicago Mercantile Exchange (CME), la borsa dei future di materie prime più grande del mondo, la borsa dei future di Chicago. Che significa? Ha qualche rilevanza per il cittadino comune? Colpirà in qualche modo la vita quotidiana e soprattutto le tasche dei cittadini? Queste e altre domande hanno origine da un fatto storico, vediamo. 

Venderanno acqua “fisica” nelle borse valori?

No. Come sappiamo, il mercato dei future di Chicago non quota necessariamente beni “fisici”, ma lo fa mediante contratti a termine. Si spera che all’inizio i contratti a termine giungano all’anno 2022, si quoteranno in piede-acro, che secondo il nostro sistema metrico decimale equivale a 1.233 metri cubici o che è la medesima cosa 1.233.000 litri d’acqua. Immagina che in un recipiente hai questa quantità di litri d’acqua, qualcosa di più di un milione, e li quoti nel mercato dei future.

Ma non si consegnerà acqua al termine del contratto. In realtà, questi contratti su future dell’acqua serviranno a fissare i prezzi in molte parti del mondo, nonostante ciò il loro prezzo si baserà sui prezzi dell’acqua nello stato della California. Non ci sarà un mercato fisico dell’acqua, ma sì, un indicatore finanziario che determinerà il prezzo del bene più prezioso per l’essere umano perché è la vita medesima.

Perché il prezzo dell’acqua in California può influire sul resto del mondo?

Perché gli Stati Uniti, insieme alla Cina, è il maggiore consumatore d’acqua nella terra. La vitalità di queste economie ha molte spiegazioni, e una di queste è l’infrastruttura che hanno per portare acqua nei siti dove si manifesta l’attività produttiva primaria, secondaria e di ogni tipo. I future dell’acqua nel CME si convertono nel primo indicatore del mondo al riguardo e trattandosi di un paese così importante, sicuramente determineranno quello che succederà in altre parti del pianeta.

Come impatterà sul cittadino comune?

Certamente il mercato deve maturare, questo comporterà alcuni anni, nel migliore dei casi due o tre anni. In questa prima fase, i cittadini del mondo non percepiranno praticamente nulla di quello che succede nel CME sui future dell’acqua. Una volta con un mercato maturo, è possibile che le quotazioni inizino a influire più decisamente sui prezzi al pubblico, perché detti prezzi serviranno da “guide” che incorporeranno fattori come offerta, domanda, siccità, uragani, infrastrutture, ecc. È allora che la borsatizzazione dell’acqua poco a poco sarà determinante per il cittadino comune, parliamo ancora del fatto che questo succederà in alcuni anni, ma se diciamo che sarebbe in un decennio, forse sbagliamo i conti, o probabilmente no.

Quello che sarà inevitabile è che con il passare degli anni le quotazioni di future dell’acqua impatteranno, nel bene o nel male, sulle tasche dei cittadini del mondo. Non è poca cosa la “borsatizzazione” dell’acqua, è il liquido indispensabile per la vita e praticamente per ogni tipo di attività dell’essere umano.

Chi potrà partecipare al mercato dei future dell’acqua del CME?

Probabilmente investitori istituzionali, così come governi, probabilmente organizzazioni che richiedono grandi quantità d’acqua per le proprie attività come industriali, agricoltori, imprese del settore energetico, ecc.

C’è il rischio di speculazione con i future dell’acqua?

Sicuramente, quello di Chicago segna una pietra miliare essendo il primo, ma è altamente probabile che in un futuro immediato ci saranno altri mercati come questo in altre importanti piazze finanziarie del pianeta.

Il futuro ci ha raggiunti, o probabilmente già ci ha superati. L’inizio delle quotazioni con future dell’acqua nella borsa delle materie prime di Chicago segna un prima e un dopo per il bene più prezioso della natura, indispensabile per la vita sulla terra.

di Antonio Sandoval “El agua cotiza en la Bolsa: Preguntas y respuestas sobre este suceso inédito” pubblicato il 08/12/2020 in Alto Nivel, su [https://www.altonivel.com.mx/finanzas/el-agua-cotiza-en-bolsa-preguntas-y-respuestas-sobre-este-suceso-inedito/

traduzione a cura del Comitato Carlos Fonseca 

https://comitatocarlosfonseca.noblogs.org/post/2020/12/17/lacqua-si-quota-in-borsa-domande-e-risposte-su-questo-fatto-inedito/

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