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Articoli filtrati per data: Friday, 06 Novembre 2020

Da questa mattina Piemonte, Lombardia e Calabria si ritrovano in un nuovo lockdown.

Nelle scorse ore si è incendiata la polemica tra i presidenti di Regione di centrodestra e il governo. Anche Cirio si è scagliato contro le misure prese da Conte, ma il ruolo della regione Piemonte nella costruzione delle premesse che hanno condotto a questo lockdown è tutt'altro che marginale.

Le istituzioni regionali hanno completamente sottovalutato l'eventualità e l'impatto di una seconda ondata, nulla o quasi è stato fatto negli scorsi mesi, tra il viaggio di nozze dell'assessore Icardi e la solita litania sulle grandi opere di Cirio. Nei lunghi mesi seguiti alla prima ondata il Piemonte è stato tra le regioni con un minore incremento di posti letto nelle terapie intensive: mentre in Veneto si aggiungevano 331 posti letto arrivando a quota 825 (a fronte di quasi cinque milioni di abitanti), in Piemonte erano appena 158 quelli nuovi, 485 in totale (con quattro milioni e passa di abitanti). Al sedici di ottobre i posti letto nuovi rimasti liberi in terapia intensiva in Piemonte tra pazienti Covid e non Covid erano già appena dieci.

La terapia intensiva d'emergenza costruita alle Ogr con un enorme sperpero di denaro pubblico è stata completamente smantellata dopo la prima ondata e adesso si parla di replicare con un ospedale temporaneo al Valentino.

Ma l'ospedalizzazione è l'ultimo dei punti di una catena di inefficienze che iniziano direttamente dal territorio: il tracciamento dei contagi è stato messo in atto con pochissimo personale ed è saltato in fretta, i medici di base sono stati completamente abbandonati a se stessi nuovamente e le taskforces di intervento territoriale sono state smantellate. Adesso di fronte alla saturazione degli ospedali l'assessore Icardi vorrebbe mandare a casa i pazienti, ma senza aver in alcun modo potenziato le funzioni di assistenza domiciliare.

Dopo aver dormito per mesi, anche di fronte agli appelli ripetuti del personale infermieristico, finalmente ieri la Regione Piemonte ha indetto un bando per nuove assunzioni. Ma questo avviene nel pieno dell'emergenza, proprio mentre dentro gli ospedali si affollano barelle nei corridoi e le ambulanze fanno la fila all'ingresso.

Oggi Cirio e la sua compagine, sempre in prima linea nel distribuire soldi alla sanità privata e coccolare la Confindustria Piemontese, si strappano le vesti, ma la responsabilità di quanto sta accadendo gli effetti che questo lockdown avrà sulla vita e sul reddito di milioni di piemontesi è in capo anche a loro, alla loro incompetenza e al modello di sviluppo e sanità che promuovono.

Alleghiamo di seguito un'intervista della trasmissione Congiunzioni di Radio Blackout a Roberto del sindacato Nursind:

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L’Etiopia, gigante africano da 110 milioni di abitanti, vive giorni di altissima tensione dopo la ribellione, con intenti secessionisti, della regione del Tigray, 5 milioni di abitanti al confine con l’Eritrea.

A inizio settimana il Fronte rivoluzionario del Tigray, che controlla il Parlamento locale, rinnovato nonostante la contrarietà del governo centrale di Addis Abeba, ha assaltato una base militare governativa. Il premier Abiy Ahmed ha ordinato una rappresaglia militare, mentre il Parlamento centrale ha disposto lo stato d’emergenza per sei mesi.

In un discorso televisivo il premier Abiy, che l’anno scorso ha vinto il premio Nobel per la pace per lo storico accordo di pace con l’Eritrea, ha detto che “l’operazione militare è stata un successo e che questa continuerà”, non specificando quante persone siano state uccise. In queste ore jet etiopi hanno sorvolato la capitale del Tigray, Macallè. Tensioni si registrano anche nella regione di Oromia, con una sessantina di vittime in scontri tra diversi gruppi, mentre anche i militari fremono: “Il nostro Paese è entrato in una guerra non prevista. Questo conflitto è vergognoso, senza senso” ha detto, minaccioso, il generale Berhanu Jula, vice capo dello Stato maggiore.

L’intervista sulla situazione in Etiopia con la vicedirettrice del portale d’informazione Africa-Express.info, Cornelia Toelgyes. Ascolta o scarica

 

Da Radio Onda d'Urto

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Al nostro popolo nazione mapuche, all’opinione pubblica, cilena e internazionale

Il Coordinamento Arauco Malleko e i suoi distinti ORT* comunicano quanto segue:

Kiñe (uno): che, in primo luogo, dichiariamo il nostro totale sostegno a pu peñi ka pu lamgen (i fratelli e le sorelle) del territorio del Kiñel mapu Makewe di fronte ai fatti recentemente accaduti nel loro mapu (terra) e di fronte alle accuse razziste e infondate che hanno effettuato diversi settori del mondo politico ed economico del Cile. Come CAM, addossiamo allo stato del Cile la responsabilità della morte del carabiniere, poiché sono loro che ci hanno identificati come loro nemico interno, dichiarandoci la guerra ogni volta che si sono messi al lato degli interessi del grande capitale, generando un conflitto a bassa intensità per così militarizzare e dar libero sfogo alla repressione selettiva e indiscriminata delle nostre diverse espressioni di lotta. Così come ci sono caduti nelle file del nemico anche noi abbiamo vissuto l’assassinio della nostra gente, problema di cui ci facciamo carico con dolore e rabbia, ma siamo decisi nel sostenere che tanto le morti bilaterali passate e future sono e saranno responsabilità dello stato criminale e dei suoi diversi governi di turno; in questo caso, per l’azione dei carabinieri che hanno sempre agito come guardia pretoriana del capitale, assassinando, uccidendo, sparando ai bambini, agli anziani, alle donne, e facendo montature contro il nostro popolo.

Epu (due): Riaffermiano il nostro weichan rakizuam (sperimentare la lotta) attraverso l’orizzonte strategico della Liberazione Nazionale Mapuche, sforzandoci di accumulare le forze e di gettare le basi della nostra emancipazione come Popolo oppresso, un processo che implica di dotarci di nuovo di una capacità politica, ideologica, sociale, culturale, ma soprattutto spirituale come lo hanno fatto i nostri kuifikecheyem (saggezze).

Kvla (tre): Come espressione rivoluzionaria del movimento mapuche autonomista, ci impegnamo a continuare a sviluppare processi di lotta conseguenti, a non distruggere i nostri principi e a combattere ideologicamente tutti i detrattori rifugiati tra le istituzioni winka (bianche) e le accademie coloniali. Consideriamo che l’attuale aspirazione plurinazionale e la partecipazione “indigena” al processo costituente configurano l’espressione contemporanea di una logica coloniale di soggezione con la quale si cerca di mettere una camicia di forza al weichan (lotta) e all’autonomia Mapuche, giacché queste si trovano soggiogate al medesimo meccanismo cileno dei partiti che ha storicamente protetto il grande capitale. Facciamo un appello al popolo Mapuche a non cadere in questo volano di luci, giacché l’autonomia si ottiene mediante la lotta territoriale, non dall’alto, e senza mendicare quote di potere né chinando la testa di fronte a nessuno.

Il processo costituente non garantisce una trasformazione di tipo strutturale che risolva i problemi di fondo e la violenza coloniale a cui siamo sottoposti. In questo modo, risulta un controsenso che certi “illustri”, presuntamente intellettuali della nostra storia e della storia dei popoli dell’Abya Yala (Terra in Fiore), aspirino a partecipare a detti spazi istituzionali inalberati con tratti plurinazionali, i medesimi che sono stati utilizzati a livello continentale per acuire la cooptazione neoliberale dei settori vacillanti abituati a mendicare alle élite una rappresentanza politica.

Il cammino plurinazionale dall’alto, così come oggi è proposto, è un ostacolo per l’autonomia rivoluzionaria mapuche, giacché implica di riconoscere la legittimità assoluta dello stato cileno nel Wallmapu, condizione alla quale resistiamo e per la quale il nostro popolo ha versato sangue, ha sofferto persecuzioni e carcere. Non è una novità che questa via abbia attualmente la sua massima rappresentanza in accademici mapuche che da Santiago vogliono approfittare dei successi e dei risultati del movimento autonomista per salire intellettualmente e politicamente. Noi, dalle esperienze di controllo territoriale, lamentiamo che ci siano dei mapuche così assetati di potere e prestigio. Consideriamo il loro atteggiamento ipocrita e deplorevole, al limite, per il fatto che molti sono giunti a patteggiare con la destra o con i settori più duri della classe imprenditoriale e a non riconoscere le degne azioni di resistenza della nostra gente allo scopo di assicurare la propria partecipazione a questi seggi istituzionali e di non dare fastidio al potere. Nonostante ciò, nel Wallmapu la situazione è distante da tale pseudo realtà santiaghina, giacché il razzismo e il fascismo esacerbato continua a sottomettere il nostro popolo e nei nostri trawün (assemblea), palin (un gioco mapuche), nguillaimawün (cerimonia spirituale) non c’è il tema della partecipazione nelle loro istituzioni; qui si vive il weichan (lotta), la repressione, il controllo territoriale e la resistenza.

Meli (quattro): Come pu weichafe (combattenti) ci siamo fatti carico della lotta frontale contro gli interessi del grande capitale, continueremo con il controllo territoriale e il sabotaggio, ogni volta che le misure dello stato del Cile ci condannano allo sterminio per quanto riguarda il nostro itrofilmongen (biodiversità), esacerbando il saccheggio, le perquisizioni, la militarizzazione, la persecuzione politica e la prigione politica. Pertanto, daremo continuità al weichan (lotta), facendoci carico di tutti i costi che questo implica, inclusa la morte.

È in questo scenario, rivendichiamo le seguenti azioni realizzato nel Wallmapu dai distinti ORT:

– Tenuta agricola Rukamanke, impresa forestale Mininco, 5 macchinari di ultima generazione completamente bruciati. Temuco ORT- Nagche Ankanamun (febbraio).

– Settore Chacamo, impresa forestale Mininco, un camion bruciato. Carahue, ORT Lavkenche (aprile).

– Tenuta agricola Santa Elena, tre trattori, una scavatrice e un camion. Strada Freire Villarica, ORT- Wenteche Kvlapan (aprile).

– Tenuta agricola El Puma, impresa forestale Arauco, due mietitrici. Panguipulli. ORT Huilliche Kalfulikan (maggio).

– Tenuta agricola Los Tallos, impresa forestale Arauco, due mietitrici. Panguipulli – Los Lagos, ORT Huilliche Kalfulikan (maggio).

– Tenuta agricola San Ernesto, impresa forestale Mininco, uno tripneumatico e un container. Contulmo, ORT Lavkenche- Levtraru (luglio).

– Maquinaria Yanakona Norin. Traiguen, ORT Nagche Mañil Wenu.

– Los Riesqos, impresa forestale Anchile, un camion e un container. Purranque, ORT Williche Kalfulikan (agosto).

– Tenuta agricola La Castilla, impresa forestale Arauco, 4 trebbiatrici e un fuoristrada. Loncoche, ORT Williche Kalfulican (agosto).

– Tenuta agricola Pichibureo, impresa forestale Mininco, Besalco, 6 macchinari e 3 fuoristrada completamente bruciati. Mulchén, ORT Wenteche Katrileo (agosto).

– Tenuta agricola Saboya, impresa forestale Mininco, contrattista Cerda, 5 macchinari e due autobus sabotati. Los Sauces, ORT Nagche Pelontraru (settembre).

– Strada Purén-Lumaco, due camion forestali. Comune di Lumaco, ORT Nagche Pelontraru (settembre).

– Tenuta agricola Vista Hermosa, impresa forestale Cautín, macchinari incendiati. Padre Las Casas, ORT Wenteche Katrileo.

– Tenuta agricola Antofagasta, impresa forestale Cautín, macchinario bruciato. Traiguen, ORT Nagche Manguil Wenu.

– Tenuta agricola San Carlos, impresa forestale Mininco, un macchinario e un camion bruciati. Selva Oscura, ORT Wenteche-Manguil Wenu.

– Tenuta agricola Nahuelcura, impresa forestale Mininco, 7 macchinari e 3 camion completamente incendiati. Cunco, ORT Wenteche Matias Katrileo.

Kechu (cinque): Da ultimo, facciamo appello alle altre espressioni in resistenza, alle comunità in lotta, a dare continuità al weichan (lotta), nel cammino di una lotta frontale per recuperare il territorio e la libertà per il nostro popolo. Ad unirci nella lotta, a rafforzare i processi, a mantenere la dignità che caratterizza noi mapuche che lottiamo per il territorio e l’autonomia, a non lasciarci vincere da tutto l’apparato economico e politico. Non permettiamo che ci vengano a parlare di pace, quando hanno massacrato la nostra gente, quando la loro ricchezza è macchiata dal sangue mapuche, quando hanno saccheggiato i nostri territori: vogliono pace, ma con il popolo mapuche in ginocchio. Che la lotta continui fino ad espellere le imprese forestali, idroelettriche e i latifondisti che ci hanno tolto il territorio e la libertà con morte, proiettili e carcere. L’autodifesa e il sabotaggio di fronte all’invasione è legittima.

PER TERRITORIO E AUTONOMIA PER LA NAZIONE MAPUCHE!!!

FUORI LE IMPRESE FORESTALI, IDROELETTRICHE E GLI ALTRI INVESTIMENTI CAPITALISTI DAL WALLMAPU!!!

LIBERTÀ PER DANIEL CANIO E TUTTI I PRIGIONIERI POLITICI!!!

¡¡¡AMULEPE TAIÑ WEICHAN WEWAIÑ – MARRICHIWEU!!!

(CONTINUI LA NOSTRA LOTTA – VINCEREMO CENTO VOLTE!!!)

NON SIAMO GLI INDIGENI DEL CILE, SIAMO MAPUCHE!!! (Matías Catrileo)

COORDINAMENTO ARAUCO MALLECO

*ORT: Organi di Resistenza Territoriale

foto: Simbolo degli Organi di Resistenza Territoriale

31 ottobre 2020

Resumen Latinoamericano

Traduzione del Comitato Carlos Fonseca

 

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A novembre del 1918, dopo l’ammutinamento delle unità della flotta stazionate a Kiel, sul Mar Baltico, si formò il 6 novembre il primo Consiglio degli operai e dei marinai tedesco. Il primo di una lunga serie che, a macchia d’olio, prese il controllo di numerose città: Amburgo, Brema, Lubecca, Dresda, Lipsia, Chemnitz, Magdeburgo, Brunswick, Francoforte, Colonia, Stoccarda, Norimberga, Monaco… infine Berlino, dove il 9 novembre “Il passo fermo, ritmato, dei battaglioni operai riecheggia nelle strade: arrivano da Spandau, dai quartieri proletari, dal Nord e dall’Est, e avanzano verso il centro, simbolo della potenza imperiale”.

Nel corso dei decenni precedenti lo scoppio della guerra, il partito socialista tedesco (Spd) era arrivato ad avere all'attivo circa un milione di iscritti, 15mila funzionari, 90 quotidiani, 62 tipografie, oltre quattro milioni di voti, due milioni di iscritti nei sindacati sotto il suo controllo. Ma quanto più il partito si era rafforzato negli anni di pace e ascesa del capitale, tanto più i suoi dirigenti e quadri si erano distaccati dalla classe operaia e avevano abbandonato la sua lotta per la liberazione dal capitalismo.

Fu solo con lo scoppio della guerra e con l’entusiastico appoggio accordato dai principali partiti socialisti europei alle rispettive classi dominanti che si palesarono agli occhi degli autentici rivoluzionari la degenerazione opportunista della Seconda Internazionale e la necessità di costruirne una nuova che ricostruisse un legame tra le masse e il marxismo rivoluzionario. Si trattava di forze isolate ma che comprendevano i futuri dirigenti della rivoluzione russa come Lenin e Trotsky e i nuclei dei partiti comunisti che si sarebbero formati in seguito. In seno alla socialdemocrazia tedesca si coagulò, attorno a Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht, un gruppo che dall’inizio del 1915 cominciò a propagandare le sue idee con la pubblicazione della rivista Die Internationale e più tardi prese il nome di Spartaco. Li caratterizzava una struttura a rete, insieme ad altri elementi radicali di sinistra, priva di una vera e propria organizzazione come corrente all'interno del partito a cui avrebbero dovuto contendere l’egemonia tra le masse. “è impossibile premunirsi in anticipo contro l’eventualità di oscillazioni opportunistiche; solo il movimento stesso può superarle, utilizzando senza dubbio le armi della dottrina marxista, e solo dopo che l’opportunismo abbia preso una forma tangibile nella pratica”. In queste di parole Rosa Luxemburg c’è tutta la sua fiducia nelle masse quali motore della storia.

La radicalizzazione che si era prodotta nella società con il protrarsi della guerra si riversò all’interno della Spd con la formazione di un’ala che raccolse via via un numero crescente di dirigenti, attivisti e parlamentari dissidenti e che all'inizio del 1917 si ritrovò espulsa dal partito con un patrimonio di 120mila attivisti (a fronte di 170mila che rimanevano nella Spd). Nasceva così il Partito socialista indipendente (Uspd), una formazione combattuta tra riformismo di provenienza e idee rivoluzionarie sotto la pressione delle masse operaie. Gli spartachisti vi entrarono, pur mantenendo una loro indipendenza d’azione, così come fece il gruppo dei delegati rivoluzionari, ala sindacale di sinistra tra gli operai berlinesi che, durante le ondate di scioperi che anticiparono la rivoluzione nell'aprile 1917 e nel gennaio 1918, contribuirono a consolidare il radicamento operaio della Uspd. Nel corso di questi avvenimenti fu enorme l’eco che trovarono le parole d’ordine rivoluzionarie degli spartachisti tra gli operai in lotta.

Nel novembre 1918 l'istintiva simpatia per la rivoluzione d’Ottobre si trasformò in un’ondata rivoluzionaria, con i consigli di operai e soldati che controllavano tutte le principali città.

I consigli di molte importanti città come Berlino, Monaco, Lipsia, erano sotto l’influenza delle tendenze di sinistra della Uspd (spartachisti e delegati rivoluzionari) ma nei principali centri operai socialdemocratici e maggiorenti della Uspd si contendevano la maggioranza. Parallelamente i socialdemocratici svilupparono una virulenta campagna per sostituire agli slogan di classe e anticapitalisti parole d’ordine “democratiche”.

Questo fu il senso della decisione di convocare un’Assemblea costituente, presa dal congresso dei consigli il 16 dicembre. Ma se questo era chiaro all’avanguardia rivoluzionaria, non altrettanto lo era per le masse che riconoscevano in essa una rivendicazione progressista contro l’autocrazia. Gli spartachisti, anziché usare la campagna come tribuna per spiegare la differenza tra la democrazia che si sarebbe potuta esercitare attraverso i consigli come in Russia e una democrazia che avrebbe restituito il potere alla classe dominante, adottarono a larga maggioranza la posizione del boicottaggio dell’Assemblea costituente. Solo 23 delegati, tra cui la stessa Rosa Luxemburg, su 85 si espressero infatti favorevolmente alla partecipazione alle elezioni durante il congresso con cui, nei giorni a cavallo tra il 1918 e il 1919, dalla lega Spartaco venne fondato il Partito comunista di Germania (Kpd).

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