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Articoli filtrati per data: Wednesday, 04 Novembre 2020

Elezioni USA, aggiornamento del 6 novembre h 13. ANCORA IN BILICO.

Biden (Blue): 253.

Da ovest ad est si aggiudica: California (55 grandi elettori), Oregon (7), Stato di Washington (12), New Mexico (5), Colorado (9), Minnesota (10), Illinois (20), Virginia (13), Maryland (10), Delaware (3), New Jersey (14), New York (29), Connecticut (7), Rhode Island (4), Massachusetts (11), New Hampshire (4), Vermont (3), Maine (3), Hawaii (4).
Più un gran elettore del Nebraska.

Ultime arrivate: Wisconsin (10 grandi elettori) e Michigan (16), nel 2016 furono entrambe vinte da Trump. Stati in bilico dove Biden è in vantaggio: Nevada (6), Biden 49.4 vs Trump 48.5, differenza di 11 mila voti (percentuale di spoglio alle 13 italiane del 6 novembre: 89%).
Arizona (11), Biden 50.1 vs Trump 48.5, differenza di 47 mila voti che nelle ultime ore si è accorciata in favore di Trump (90%).

Nella notte italiana è proseguito il conteggio in Georgia, dove Biden è dato in vantaggio per 1000 voti. Georgia (16), Biden 49.4 vs Trump 49.4 differenza di 1096 voti (99%). Vincendo questi 2 di questi 3 stati Biden avrebbe i 270 grandi elettori utili alla nomina di Presidente degli Stati Uniti.

Trump (Rosso): 213.

Da ovest ad est si aggiudica: Idaho (4), Utah (6), Montana (3), Wyoming (3), North Dakota (3), South Dakota (3), Nebraska (4), Kansas (6), Oklahoma (7), Texas (38), Iowa (6), Missouri (10), Arkansas (6), Louisiana (8), Mississippi (6), Tennessee (11), Kentucky (8), Indiana (11), Ohio (18), Alabama (9), West Virginia (5), South Carolina (9), Florida (29). Stati in bilico dove Trump è in vantaggio: Alaska (3), Trump 62.9 vs Biden 33.0, (spoglio al 47%). North Carolina (15), Trump 50. vs Biden 48.6, vantaggio Trump di 77 mila voti (95%).Pennsylvania (20), Trump 49.5 vs Biden 49.2 (95%). Prosegue la rimonta di Biden che adesso dista da Trump ‘appena’ 18 mila voti.

La situazione è ancora in bilico seppur Biden continui a guadagnare terreno verso la vittoria finale.
Trump e il suo pool di legali sta intentando denunce praticamente in ogni stato in bilico, invocando il blocco dello scrutinio postale.
Dopo Detroit e Phoenix, anche il centro di conteggio elettorale di Philadelphia (Pennsylvania) è stato assediato dai suprematisti di Qanon filo-Trump.
Biden predica calma soprattutto per non dare adito alla narrazione sui brogli di Trump, una vittoria in Georgia, stato dove Trump è stato in vantaggio dall’inizio, sancirebbe la fine della bagarre elettorale. Nel frattempo proseguono manifestazioni in tutto il paese, agli striscioni sul contare fino all’ultimo voto si aggiungono le prime immagini che promettono opposizione dal basso allo stesso Biden.
La consapevolezza che un’eventuale vittoria di Biden non significhi la fine del trumpismo o del razzismo strutturale degli Usa è uno dei pilastri sul quale il movimento BLM sta costruendo la sua opposizione.

Aggiornamento delle 11, 5/11:

Biden (Blue): 253.

Da ovest ad est si aggiudica: California (55 grandi elettori), Oregon (7), Stato di Washington (12), New Mexico (5), Colorado (9), Minnesota (10), Illinois (20), Virginia (13), Maryland (10), Delaware (3), New Jersey (14), New York (29), Connecticut (7), Rhode Island (4), Massachusetts (11), New Hampshire (4), Vermont (3), Maine (3), Hawaii (4).
Più un gran elettore del Nebraska.

Nella notte italiana il conteggio è proseguito, ad ora le maggiori testate giornalistiche statunitensi attribuiscono a Biden la vittoria in Wisconsin, 10 grandi elettori, (Biden 49.4 vs Trump 48.8, spoglio al 99%) e Michigan, stato da 16 grandi elettori (Biden 50.4 vs Trump 48.0, spoglio al 99%).

Stati in bilico dove Biden è in vantaggio:

Nevada (6), Biden 49.3 vs Trump 48.7, (percentuale di spoglio alle 10 italiane del 5 novembre: 86%).
Arizona (11), Biden 50.5 vs Trump 48.1, (86%).

Vincendo questi 2 stati Biden avrebbe i 270 grandi elettori utili alla nomina di Presidente degli Stati Uniti.

Trump (Rosso): 213.


Da ovest ad est si aggiudica: Idaho (4), Utah (6), Montana (3), Wyoming (3), North Dakota (3), South Dakota (3), Nebraska (4), Kansas (6), Oklahoma (7), Texas (38), Iowa (6), Missouri (10), Arkansas (6), Louisiana (8), Mississippi (6), Tennessee (11), Kentucky (8), Indiana (11), Ohio (18), Alabama (9), West Virginia (5), South Carolina (9), Florida (29).

Stati in bilico dove Trump è in vantaggio:

Alaska (3), Trump 62.9 vs Biden 33.0, (spoglio al 47%).

Georgia (16), Trump 49.6. vs Biden 49.1 (95%). Lo scrutinio del voto postale sta favorendo la risalita di Biden.

North Carolina (15), Trump 50.1 vs Biden 48.6 (95%).

Pennsylvania (20), Trump 50.7 vs Biden 48.1 (89%). Anche in questo stato lo spoglio del voto a distanza sta favorendo la rimonta di Biden, con il voto in presenza Trump aveva ben 13 punti (600 mila voti) di vantaggio che adesso sono diventati poco più di 2.5 (160 mila voti). Ottenendo questi 4 stati, cosa tutt’altro che certa, Trump raggiungerebbe i 267 grandi elettori. Con la sconfitta in Michigan adesso lo stato chiave per la conferma repubblicana diventa l’Arizona dove Biden è in vantaggio di 2.4 punti (circa 70 mila voti) con il 14% di schede ancora da scrutinare. Non a caso a Phoenix, capitale dello stato ‘deserto’, i sostenitori di Trump si sono radunati fuori al collegio elettorale dove si stanno contando i voti postali.

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Scena simile si è svolta a Detroit, capitale del Michigan, dove i manifestanti pro-Trump hanno sfilato fino al centro conteggio voti al grido di ‘stop counting’.
Nella notte italiana, sono inoltre proseguite decine di manifestazioni su tutto il territorio statunitense contro la riconferma del Tycoon di New York. Gli striscioni di Black Lives Matter campeggiano affianco allo slogan di contare fino all’ultimo voto. Nonostante Joe Biden, grazie all’altissma affluenza, sia il Presidente più votato della storia degli Stati Uniti, sembra chiaro che la spinda dorsale del voto democratico sia un diffuso sentimento di odio nei confronti del candidato repubblicano.

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Aggiornamento delle 19:

Biden (Blue): 227.


Da ovest ad est si aggiudica:

California (55 grandi elettori), Oregon (7), Stato di Washington (12), New Mexico (5), Colorado (9), Minnesota (10), Illinois (20), Virginia (13), Maryland (10), Delaware (3), New Jersey (14), New York (29), Connecticut (7), Rhode Island (4), Massachusetts (11), New Hampshire (4), Vermont (3), Maine (3), Hawaii (4).
Più un gran elettore del Nebraska.

Stati in bilico dove Biden è in vantaggio:

Nevada (6), Biden 49.3 vs Trump 48.7, (percentuale di spoglio alle 19 italiane: 86%).
Arizona (11), Biden 51.0 vs Trump 47.6, (86%).

Wisconsin (10), Biden 49.4 vs Trump 48.8, (99%).
Michigan (16), Biden 49.5 vs Trump 48.9, (93%).

Vincendo questi 4 stati Biden avrebbe i 270 grandi elettori utili alla nomina di Presidente degli Stati Uniti. Nelle 5 ore passate dal precedente aggiornamento Biden ha superato Trump nel Michigan che può risultare lo stato chiave per la vittoria democratica.


Trump (Rosso): 213.


Da ovest ad est si aggiudica:

Idaho (4), Utah (6), Montana (3), Wyoming (3), North Dakota (3), South Dakota (3), Nebraska (4), Kansas (6), Oklahoma (7), Texas (38), Iowa (6), Missouri (10), Arkansas (6), Louisiana (8), Mississippi (6), Tennessee (11), Kentucky (8), Indiana (11), Ohio (18), Alabama (9), West Virginia (5), South Carolina (9), Florida (29).

Stati in bilico dove Trump è in vantaggio:

Alaska (3), Trump 61.4 vs Biden 34.7, (spoglio al 36%).
Georgia (16), Trump 50.3 vs Biden 48.5 (93%).
North Carolina (15), Trump 50.1 vs Biden 48.6 (95%).
Pennsylvania (20), Trump 53.4 vs Biden 45.2 (80%).

Per quanto riguarda quest’ultimo stato, il voto postale sta nettamente favorendo il candidato democratico. L’utilizzo del voto a distanza si è concentrato nei grandi centri urbani, quali Pittsburgh e Philadelphia, e sta accorciando le distanze tra i due candidati.
Mancano ancora più di un milione di schede. Nonostante Trump sia in vantaggio di circa 470 mila voti, l’esito finale è ancora aperto. Ottenendo questi 4 stati, cosa tutt’altro che certa, Trump raggiungerebbe i 267 grandi elettori. La notte delle elezioni è stata caratterizzata da diverse manifestazioni da Portland a Minneapolis, da Los Angeles a Washington DC, ovunque vi sono stati confronti tra manifestanti e forze dell’ordine e decine di arresti.

elezioni usa

Aggiornamento delle 14:

Mentre scriviamo i quattro fuso orari continentali degli Stati Uniti segnano ancora ore notturne, nel New England è mattina presto e la corsa alla Casa Bianca è più incerta che mai.

Come quattro anni fa, la comunicazione mainstream dai sondaggi agli endorsment delle star della musica e dello sport, dalle televisioni e i giornali ai social della Silicon Valley, spingevano per la ‘liberazione’ Biden. Un misto di tifo e speranza che, come dimostra il testa a testa odierno, ha poco a che vedere con la realtà della main street statunitense.

L’ondata blu non c’è stata, e una prima analisi del voto rivela che il comportamento elettorale ‘inconsueto’ di alcune fasce della popolazione Usa nel 2016 si sta replicando nel 2020.

Le fratture sociali del successo di Trump non si sono ricomposte nella candidatura Biden.

Per le analisi e le considerazioni sullo show della pseudo-democrazia a stelle e strisce ci sarà tempo, nel frattempo proviamo a fotografare l’incertezza dell’esito.
 

Biden (Blue): 224.

Da ovest ad est si aggiudica: California (55 grandi elettori), Oregon (7), Stato di Washington (12), New Mexico (5), Colorado (9), Minnesota (10), Illinois (20), Virginia (13), Maryland (10), Delaware (3), New Jersey (14), New York (29), Connecticut (7), Rhode Island (4), Massachusetts (11), New Hampshire (4), Vermont (3), Hawaii (4).

Più un gran elettore del Nebraska.

Stati in bilico dove Biden è in vantaggio:

Nevada (6), Biden 49.3 vs Trump 48.7, (percentuale di spoglio alle 14 italiane: 86%).

Arizona (11), Biden 51.8 vs Trump 46.8, (82%).

Wisconsin (10), Biden 49.4 vs Trump 48.8, (97%).

Maine (4), Biden 54.7 vs Trump 42.2, (72%).

Trump (Rosso): 213.

Da ovest ad est si aggiudica: Idaho (4), Utah (6), Montana (3), Wyoming (3), North Dakota (3), South Dakota (3), Nebraska (4), Kansas (6), Oklahoma (7), Texas (38), Iowa (6), Missouri (10), Arkansas (6), Louisiana (8), Mississippi (6), Tennessee (11), Kentucky (8), Indiana (11), Ohio (18), Alabama (9), West Virginia (5), South Carolina (9), Florida (29).

Stati in bilico dove Trump è in vantaggio:

Alaska (3), Trump 61.4 vs Biden 34.7, (spoglio al 36%).

Michigan (16), Trump 49.4 vs Biden 48.9 (86%), forte rimonta di Biden nelle ultime ore con lo scrutinio del voto postale.

Georgia (16), Trump 50.5 vs Biden 48.3 (92%).

North Carolina (15), Trump 50.1 vs Biden 48.6 (95%).

Pennsylvania (20), Trump 55.0 vs Biden 43.6 (75%).

Come preventivato lo spoglio delle schede consegnate in presenza presso il seggio è avvenuto prima rispetto a quello effettuato sul voto postale. Voto a distanza usato da circa 100 milioni di statunitensi, dato che sta anche proiettando le percentuali di partecipazione verso il record del 67%, il più alto da un secolo.

Lo spoglio del voto postale, storicamente favorevole ai democratici, sta spingendo la rimonta di Biden negli stati in bilico ma momentaneamente favorevoli a Trump.

Nel frattempo, come ampiamente previsto, Trump già nella serata del 3 novembre (la notte italiana) ha annunciato la sua vittoria, conferma la volontà di ricorrere alla corte suprema per fermare il voto postale, che a suo dire sarebbe una frode a danno della democrazia USA.

Seguiranno aggiornamenti.

 

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Le immagini dello sgombero di Guernica non richiedono molte parole. Parlano da sole, diciamo.

4000 agenti per sgombrare un terreno senza alcuno uso, dove più di 1400 famiglie hanno cercato di garantirsi un pezzo di terra per riprodurre la vita, perché la frase “dove c’è una necessità nasce un diritto” è lettera morta, rimpiazzata in questi giorni dall’altra ripetuta fino alla sazietà dal governatore della provincia di Buenos Aires, Axel Kicillof, e dal suo ministro per la Sicurezza, Sergio Berni: “Dentro la legge tutto, fuori della legge nulla”. La legge. La legge. Che dice la legge? Perché il diritto alla proprietà privata è elogiato e rispettato come il più prezioso? Vale più la proprietà del diritto ad una infanzia degna? È più rispettabile del diritto ad un tetto dove passare la vita? Perché lo stato è così preoccupato di garantire il diritto alla proprietà privata dei sempre ricchi di questo paese? E in questa logica dove la bilancia inclina sempre per i primi e mai per gli ultimi (anche questo di “prima gli ultimi” è rimasto obsoleto), perché il governo nazionale e popolare non ha esercitato a Guernica quello che promise fino alla stanchezza nella campagna elettorale sulla restituzione dei diritti di coloro che hanno fino al più fondamentale di questi diritti lesi? Un milione di domande e un tentativo di sfuggire alla frase che dice “è più complesso”. Può sempre essere più complesso, ma questo non giustifica mai la repressione sul terreno giudiziario/penale come risposta ad una richiesta sociale, nel quadro della disuguaglianza strutturale a cui siamo sottomessi (alla quale ci hanno sottomessi). Perché, che importa che il discorso sia progressista nelle sue varianti “ritorniamo migliori”, “ritorniamo per essere donne”, “prima gli ultimi”, “vogliamo restituire diritti”, se nei fatti concreti si moltiplicano le immagini di casette bruciate, di poliziotti che ridono mentre reprimono, di famiglie che piangono, di ragazzi e ragazze, di donne che allattano mentre escono “pacificamente”? Pressappoco leggevo che gli hanno aggiunto l’aggettivo pacifico perché l’azione che ieri lo stato, potere giudiziario e poteri esecutivi e legislativi, ha eseguito è di per sé stessa violenta. Lo sgombero è per definizione violento e questa violenza, in forma di molteplici violenze, è esercitata su quelli che non hanno nulla di nulla, su questi che valgono meno del proiettile che li uccide. E forse per questo si opta, invece di prendere il cammino della garanzia dei diritti fondamentali, di prendere la decisione politica di far succedere quello che abbiamo visto ieri: 4000 poliziotti appostati nelle vicinanze fin dall’alba spettando la più piccola luce per attaccare, centinaia di migliaia di proiettili, ruspe, pubblici ministeri sorridenti che si fanno selfie dove come sfondo c’è fuoco, fumo e persone represse, poliziotti che si fanno selfie festeggiando lo sgombero, famiglie che caricano materassi, sedie, che escono all’alba, sconcertate. Abitanti che resistono, moltiplicando l’esempio di lotta della prima linea cilena, portando scudi che tanto hanno indignato i media progressisti e non progressisti. Perché quello che nemmeno intendono i funzionari che passeggiano parlando del loro strenuo lavoro per trovare una soluzione a questo in un altro modo, è che le famiglie non solo rimangono senza terra, questo pezzetto dove mettere alcune lamiere, precario, ma che anche lo sgombero terminini con una forma di organizzazione, di stare con gli altri, di tessere legami comunitari.

Un’altra cosa che si afferma in modo costante è che l’occupazione era “politicizzata”. Alla generazione che festeggia che Néstor “politicizzò” i giovani, ora dà fastidio la politicizzazione? Se Guernica ha resistito in una lotta per la terra e l’abitazione degna per più di 100 giorni è giustamente perché dal giorno uno dell’occupazione diverse organizzazioni del campo popolare hanno avvicinato la loro solidarietà. Se Guernica non può far parte dell’orgoglio di Berni, che fa una passeggiata per i media vantandosi di quante occupazioni per notte sgombera, è perché coloro che lì hanno abitato hanno cercato di cominciare a vivere in questo pezzo di terra in un altro modo, in modo comune e comunitario. Qualcuno diceva che difendere questa terra era romanzare l’indigenza mentre si ripetevano le immagini che captavano le telecamere dei massicci mezzi di comunicazione (puntualmente TN e C5N) dall’interno di quello che rimaneva delle casette, una volta sgomberato il terreno. Lontani da questo, quello che si metteva in gioco per tutte queste famiglie a Guernica non era solo la “soddisfazione di una necessità” ma la possibilità di un’altra vita, che valga la pena di essere vissuta.

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In relazione a quanto è successo affinché si rompesse il dialogo, e senza far appello alla giustificazione dell’ordine giudiziario, sappiamo che mercoledì verso le 20.00 gli e le abitanti, insieme alle organizzazioni del recupero [della terra] si sono riuniti con Andrés Larroque e il suo interministeriale negli uffici che ha installato vicino al terreno. Avevano un accordo sulla parola spiegato già ripetutamente dagli e dalle abitanti, dai membri delle organizzazioni, e andavano a firmarlo. Fondamentalmente diceva quanto segue: convenivano di ricollocare in un terreno transitorio uno dei quattro quartieri che formavano il recupero, La Unión, come segnale per il giudice e il pubblico ministero sul progresso nei negoziati per andare, momentaneamente, a lasciare queste terre, e il governo provinciale tornava a chiedere il differimento dello sgombero dei quartieri poiché ancora non era garantita la loro ricollocazione. Con le parole di una delle delegate: “Ci dicevano di fare una ricollocazione di uno dei quartieri, sempre e quando fosse garantito che gli altri quartieri non sarebbero attualmente sgomberati fino al 30 ottobre, della quale si è chiacchierato sulla parola e pre-convenuto che si sarebbe preso partito nella causa affinché questo non succedesse. Oggi ci informano pochi minuti prima che questo non sarebbe stato così. Perché se il giudice decide di sgomberare lo farà. Questo non era quanto pre-convenuto, una delle condizioni era che sarebbero intervenuti nella causa affinché non ci fosse un sgombero per la totalità. Oggi finiscono con l’informare che no”. Al momento di raccontare questo, Yamila e i suoi vicini erano sorpresi dai poliziotti che all’alba sono entrati in un terreno, con l’odio verso i poveri che caratterizza questi che, pur essendo poveri, scelgono di portare l’uniforme della polizia. Nonostante le immagini che abbiamo già visto centinaia di volte, al governatore gli è sembrato che sia stato uno sgombero fatto con tutte le cautele.

Tutte le intenzioni, plasmate su piani di terra e casa, sono benvenute. È necessario che si trasformino in azioni. Ma ora è il momento di garantire urgentemente i diritti più elementari. Guernica era l’opportunità. Ma no. Si è scelto di restituire la terra ad un’impresa immobiliare, la Bellaco SA, che non ha potuto comprovare di esserne la proprietaria. Perché la costruzione di countrys è urgente. Ieri notte Berni ha detto in televisione qualcos’altro, “sicuramente se questo sarà un country, questa parte sarà un lago, perché si innonda”. Progetti di un lago in un quartiere privato dove c’era la possibilità di abitazioni degne per il popolo impoverito.

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Terminando questa nota/difesa viene diffuso il filo di twitter di Alberto Fernández (forma privilegiata del presidente per esprimersi) con il quale dice che per fortuna lo hanno tenuto informato e che a suo parere “i conflitti si siano risolti rispettando il gioco delle istituzioni che la Repubblica impone”. Inoltre, chiudendo questo testo giunge un messaggio di Yamila, sgomberata dal terreno recuperato, “il giorno di ieri è stato estremamente lungo, giacché la repressione e la persecuzione poliziesca è continuata per 40 isolati fino alle 10.00 am e siamo stati rinchiusi fino a ieri notte nel municipio dove abbiamo dovuto dormire non avendo dove andare a passare la notte”.

Di Antonella Alvarez

Foto: Agustina Salinas

Pubblicato originariamente in Revoluciones

31 ottobre 2020

Desenformémonos

Traduzione a cura di Comitato Carlos Fonseca

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In attesa di vedere come evolverà lo spoglio negli Stati contesi degli USA riprendiamo la diretta mattutina di Radio Onda d'Urto. Intanto si possono iniziare a rilevare alcuni dati conseguenti alla nottata elettorale.

In primo luogo per l'ennesima volta non vi è stata alcuna "ondata blu" democratica a differenza di quanto alcuni commentatori avevano previsto alla vigilia. Bensì quello che si propone è uno scenario di incertezza, estremamente polarizzato in cui Trump ha già dichiarato la vittoria e allo stesso tempo promesso che contesterà il risultato dello spoglio negli Stati contesi nel caso in cui questo dovesse favorire Biden. Lo scenario di cui stiamo parlando è quello su cui il Presidente aveva già scommesso da mesi facendo campagna contro il voto via posta. Probabilmente assisteremo nei prossimi tempi ad una vera e propria guerra legale sul voto che non si esclude possa erompere nelle piazze. Interessante ad una prima occhiata la distribuzione del voto: in molti degli Stati più importanti le aree urbane sono state vinte dai democratici, mentre in quelle rurali e periurbane i risultati sono stati per lo più a favore di Trump. Anche il dato della grande affluenza, che si pensava potesse favorire i democratici, in realtà appare come il risultato della grande polarizzazione che negli ultimi due anni ha attraversato gli Stati Uniti. 

Elezioni presidenziali Usa: la diretta di Radio Onda d’Urto.

Chiusi i seggi negli Stati Uniti per le elezioni presidenziali. Affluenza record per gli standard Usa: al 67%, mai così alta da quasi un secolo.  Si è votato anche per rinnovare tutti i seggi della Camera, che si riconferma a maggioranza democratica, e un terzo del Senato, oggi in mano ai repubblicani (scrutinio dei singoli seggi ancora in corso).

Lo scrutinio sarà lungo e potrebbe non finire oggi: sono infatti circa 101 milioni i voti dati in anticipo, di cui 65 milioni per posta, che di norma (ma non ovunque) vengono conteggiati dopo le schede fisiche. Trump contesta questa modalità di voto e annuncia di “volere andare fino alla Corte Suprema”: un Trump ringalluzzito dal voto, che lo vede in rimonta rispetto ai sondaggi, mentre Biden, più debole del previsto, anticipa il tycoon davanti alle telecamere sostenendo di sentirsi “sulla strada che porta a vincere queste elezioni”.

RADIO ONDA D’URTO: mercoledì 4 novembre, dalle ore 6.00 alle ore 8.45, diretta Radio sulle nostre e vostre frequenze con i dati in arrivo dal voto Usa, voci, analisi e i primi commenti, sia dagli States che dall’Italia.

ORE 8.45 – Si chiude qui, per ora, la diretta speciale di Radio Onda d’Urto dentro (e fuori) dalle urne Usa. Riascolta tutto in un podcast solo. Ascolta o scarica

ORE 8.35 – Trump, parlando dalla Casa Bianca, getta benzina sul fuoco e dice “ci vogliono rubare le elezioni, per noi risultati straordinari. Ci rivolgeremo alla Corte Suprema”. Da Los Angeles la corrispondenza con Luca Celada, giornalista de “Il Manifesto”. Ascolta o scarica

ORE 8.30 – Il sistema elettorale Usa mostra, ancora una volta, tutta la sua ingiustizia, oltre a essere palesemente anacrostico: è il senso del commento dell’americanista Ferruccio Gambino, ai nostri microfoni. Ascolta o scarica

ORE 8.00 – Le prime valutazioni e analisi sul voto Usa 2020 con la docente universitaria e americanista Raffaella Baritono. Ascolta o scarica

ORE 7.40 – Trump annuncia una diretta tv dalla Casa Bianca, alle ore 8, mentre slittano i conteggi in diversi Stati chiave, come la Pennsylvania. Il commento generale sulla situazione elettorale Usa con Martino Mazzonis, giornalista, americanista e co-autore di Atlante Usa 2020 per www.treccani.it. Ascolta o scarica

ORE 7.30 – Torniamo in Ohio e Florida con una corrispondenza a due voci assieme a Pietro Bianchi e Andrea Righi, mentre si delinea uno scenario piuttosto instabile, con la necessaria attesa dei molti voti per posta, in diversi casi non scrutinati prima di giovedì 5 novembre. Ascolta o scarica

ORE 7.00 – Torniamo a New York da Marina Catucci, corrispondente de “Il Manifesto”, mentre il conteggio dei grandi elettori per ora dice: Biden 213, Trump 173. All’appello mancano voti decisivi, in particolare quelli del Midwest. Ascolta o scarica

ORE 6.50 – A Biden replica Trump, su Twitter, scrivendo: “stiamo vincendo alla grande ma ci stanno rubando le elezioni” (senza fornire ovviamente alcuna prova al riguardo). Intanto in California ed altri Stati dell’Ovest si conferma la vittoria di Biden. Da Los Angeles con noi Luca Celada, corrispondente de “Il Manifesto”. Ascolta o scarica

ORE 6.45 – Anche la Florida va a Trump, mentre Joe Biden anticipa il tycoon davanti alla tv e si dice “convinto di vincere, ma le elezioni finiscono quando verrà conteggiato l’ultimo voto: siamo tuttavia sulla strada della vittoria”. La corrispondenza con Pietro Bianchi, docente all’Università della Florida. Ascolta o scarica

ORE 6.30 – L’Ohio, uno degli Stati in bilico, confermerebbe il voto per Trump. Uno stato a forte tradizione operaia, che nel 2016 aveva premiato i Repubblicani ed era considerato “in bilico”. Invece Trump si riconferma, con i primi dati che indicano un trionfo del tycoon tra gli operai sindacalizzati (quasi il 60%) di consensi. Dall’Ohio Andrea Righi, ricercatore all’Università della Florida che si trova ora in Ohio. Ascolta o scarica

ORE 6.15 – La corrispondenza da New York con Marina Catucci, corrispondente da NY per “Il Manifesto”. Ascolta o scarica

 

ORE 6.00 – Inizia la nostra lunga diretta. Ascoltala qui

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