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Articoli filtrati per data: Sunday, 29 Novembre 2020

Riprendiamo questo articolo apparso su ACTA, media di informazione indipendente francese, per raccontare la giornata di ieri in cui centinaia di migliaia di persone sono scese in strada per protestare contro il progetto di legge sulla Sicurezza Globale e per assestare un nuovo colpo al governo Macron.

Centinaia di migliaia di persone sono scese in strada in tutta la Francia oggi contro la Legge di Sicurezza Globale nell’occasione della Marcia per la Libertà. In un contesto segnato dalla forte mediatizzazione delle violenze della polizia – dallo sgombero dell’accampamento di migranti in Place de La République al pestaggio gratuito del produttore musicale Michel Zecler nel 17esimo arrondissement – il corteo parigino è stato particolarmente di massa e ha messo in campo un livello di conflittualità che non vedevamo senza ombra di dubbio dal 16 marzo 2019. Prima della partenza ufficiale della manifestazione, le famiglie delle vittime dei crimini commessi dalla polizia si sono alternate nel prendere parola dietro lo striscione “La polizia mutila, la polizia assassina”. Le famiglie hanno in seguito preso parte a spezzoni differenti lungo il corteo, alcuni più avanti con Amal Bentounsi del Collettivo Urgence Notre Police Assassine, altre dietro un enorme striscione “Siamo in marcia per le nostre libertà”, dove vi erano tra gli altri il Comitato per Adama, il Collettivo delle Vite Violate, o ancora il Collettivo Lotta per Olivio Gomes – Collectif Oliv’Vit’Haut.

Una maniera di ricordare che gli abitanti dei quartieri popolari ormai da diversi decenni rappresentano il laboratorio della repressione e che oggi sono ancora le prime vittime delle violenze della polizia. Nel momento in cui Place de la Bastille sembrava al centro dell’attenzione, gli scontri sono scoppiati nei dintorni delle 16 all’angolo con Boulevard Beaumarchais e la via du Pasteur Wagner, ma anche dall’altro lato, Rue du Pas de la Mule. Transenne, impalcature, petardi, fuochi d’artificio, pavé, molotov : le prime file annunciavano un grado di determinazione particolarmente elevato. Uno striscione in omaggio a Diego Maradona, il leggendario calciatore argentino e simbolo della lotta anti imperialista, dava il ritmo. Diego es pueblo! Dato che le forze dell’ordine erano costrette a ritirarsi da una parte all’altra del boulevard, il corteo riprendeva ad avanzare, bruciando auto di lusso al suo passaggio e colpendo un concessionario di BMW. Quando lo spezzone di testa arrivava a Place de La Bastille gli scontri ricominciavano, nonostante tutte le vie fossero bloccate da un dispositivo ancora una volta pletorico.

In quel momento, un altro striscione faceva la sua apparizione “Darmanin, vedrai sfocato”, riferendosi al famoso articolo 24 della legge sulla sicurezza globale che ha l’obiettivo di vietare la diffusione di immagini degli interventi della polizia, nello stesso istante un punto di attacco si formava sulla destra, all’entrata di rue de la Bastille. Cariche e contro cariche hanno in seguito regolato il ritmo della serata, con qualche corpo a corpo in cui la polizia non è sempre uscita come vittoriosa. La Banca di Francia è stata presa come obiettivo, le sue finestre sono state colpite da pietre e poi incendiate. In generale i manifestanti hanno dato prova di una rara combattività facendo ritirare le forze dell’ordine a più riprese. Nel mezzo dei gas lacrimogeni un poeta solitario munito del suo microfono di fortuna, si prendeva gioco di loro urlando “ancora una disfatta, siete peggio dell’OM!”.

La manifestazione di oggi, per la potenza nei numeri, per la sua offensività, per il suo spirito di rivolta e di solidarietà collettiva è stata una dimostrazione di forza che testimonia un’ostilità sociale generalizzata, non soltanto contro la legge per la sicurezza globale ma contro il basculamento autoritario del governo, contro il razzismo istituzionale, contro Macron “et son monde”.

Il video del pestaggio di Michel Zecler ha fatto da catalizzatore, nello stesso modo in cui in altre occasioni altri fatti avevano spinto decine di migliaia di persone a scendere in strada all’appello del Comité Adama davanti al Tribunale delle Grandi Istanze in giugno a seguito dell’assassinio di George Floyd. Possiamo pensare anche all’adolescente del Liceo Bergson il cui pestaggio da parte della polizia aveva rafforzato la dinamica del movimento contro la Loi Travail nel 2016.

La marea umana di oggi è stata una risposta popolare all’altezza della situazione. Essa dà prova a che punto è essenziale di continuare a filmare la polizia e a difendersi da essa, a che punto è necessario mantenere la pressione contro questo governo ormai alla fine, in modo che metta definitivamente da parte questo progetto di legge.

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Da ACTA https://www.facebook.com/actazone

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In Iran Mohsen Fakhrizadeh, uno degli scienziati del programma nucleare iraniano è stato ucciso a colpi di pistola a nordest di Teheran. Il presidente iraniano, Hassan Rohani accusa esplicitamente Israele di agire come un “mercenario” degli Stati Uniti, avendo assassinato lo scienziato, già da tempo nel mirino del Mossad.

Fonti Usa confermano, al New York Times, la responsabilità israeliana, mentre Teheran, come prima mossa, ha revocato tutte le ispezioni internazionali dei suoi siti nucleari da parte dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA).

L’attentato israeliano rischia di fare esplodere il Medio Oriente, già segnato, a inizio 2020, da un altro omicidio, stavotla rivendicato dagli Usa, quello del generale iraniano Qasem Soleimani.  A dodici mesi di distanza, un altro omicidio colpisce l’Iran, già alle prese con una difficile situazione interna, tra le sanzioni internazionali che strangolano l’economia del Paese e le frizioni tra le varie componenti e tendenze politiche iraniane, tra conservatori, riformisti e moderati.

Anche per questo l’omicidio israeliano rischia di fare da detonatore, non solo per l’Iran. La mossa di Netanyahu è infatti  anche un messaggio al neopresidente Usa Biden, provando a metterlo spalle al muro per evitare possibili aperture dem verso Teheran, dopo gli anni di Trump, che come primo atto internazionale aveva cancellato l’accordo sul nucleare siglato da Obama.

Non a caso, proprio dagli Usa, John Brennan, capo della Cia dal 2013 al 2017, durante il secondo mandato Obama, parla di “atto criminale e incosciente. Rischia di provocare una rappresaglia mortale e una nuova ondata di conflitto nella regione. I leader iraniani attendano il ritorno di una leadership responsabile degli Usa a livello globale e resistere la tentazione di rispondere ai presunti colpevoli”.

L’intervista ad Alberto Negri, autore di numerosi articoli, saggi e volumi sull’Iran, giornalista e oggi editorialista del quotidiano “Il Manifesto”.

https://www.radiondadurto.org/wp-content/uploads/2020/11/Alberto-Negri-Iran-scienziato-assassinato.mp3 

Da: Radio Onda D'Urto

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I guerriglieri HPG e YJA Star parlano del 42° anniversario del PKK. I guerriglieri hanno affermato che il PKK è il partito dei martiri e hanno richiamato l'attenzione sul fatto che il PKK è giunta a questo stadio come risultato della lotta intrapresa da Öcalan.

Il Movimento per la libertà curda ha festeggiato i 42 anni dalla sua fondazione, avvenuta il 27 novembre scorso. I guerriglieri HPG e YJA Star hanno commentato il 42° anniversario del PKK. I guerriglieri hanno affermato che il PKK è il partito dei martiri e hanno richiamato l'attenzione sul fatto che il PKK è giunta a questo stadio come risultato della lotta condotta dal leader del popolo curdo Abdullah Öcalan. Il guerrigliero HPG Rizgar Welat ha dichiarato che dopo la costituzione del PKK, il 27 novembre 1978, è iniziata una nuova vita per il popolo del Kurdistan. "Oggi il PKK si è trasformato in un movimento mondiale. Tutti sanno quanto siano stati difficili i processi e i tempi che il partito ha attraversato fino ad oggi. È stato grazie agli sforzi e alla resistenza dei nostri martiri, del nostro popolo patriottico e dei nostri amici in prigione, ed è stata la conquista del presidente Öcalan".

Il PKK è un partito internazionalista

Guerrilla Welat, che ha richiamato l'attenzione sui 42 anni di storia della lotta del PKK, ha sottolineato che la partecipazione al PKK aumenta di giorno in giorno. Guerrilla Welat ha aggiunto che il PKK è diventato più conosciuto e ha attirato l'attenzione del mondo soprattutto dopo la rivoluzione in Rojava e la lotta nello Shengal e nel Sud del mondo, e ha detto che ci sono persone che si sono unite alla lotta che hanno svariate origini : persiani, arabi, turchi e molte altre nazioni. Guerilla Welat ha aggiunto che molti movimenti importanti sono emersi prima del PKK, "ma il PKK ha marcato la differenza con la lotta che sta conducendo da anni. Il PKK è emerso in Bakur [Kurdistan settentrionale], ma si è organizzato in ogni parte del Kurdistan. Ha reso tutti i valori dei curdi parte della lotta. Ha creato un leader nazionale. I movimenti prima del PKK erano organizzati in una zona o in una regione. Ma il PKK si è concentrato sulla questione nazionale, ha trattato le differenze del Kurdistan come una ricchezza e ha favorito la nascita di uno spirito nazionale".

Non si tratta solo di lotta armata, ma anche di educazione

Sottolineando che il PKK ha un posto nel cuore di ogni curdo, Evîndar Zagros di YJA Star ha detto di essere pronta a difendere il territorio del Kurdistan in qualità di guerrigliera del PKK. Ricordando che il PKK è un movimento conosciuto non solo in Kurdistan ma in tutto il mondo oggi, Zagros ha continuato: "Il PKK è cresciuto grazie ai nostri eroici martiri. Il movimento per la libertà, nato con poche persone, ha raggiunto oggi milioni di persone. La crescita del PKK significa anche che le idee di Rêber Apo [Presidente Öcalan] si stanno diffondendo in tutto il mondo". Guerriglia Zagros ha detto: "Non siamo persone che amano la guerra, ma la PKK sta combattendo ovunque per il diritto di difendere il popolo curdo oggi. Non combattiamo solo con le armi, ma diamo grande importanza all'educazione. L'unità dei curdi è molto importante; stiamo combattendo anche per questo. Ecco perché il PKK è il popolo, e il popolo è il PKK. Avremo sicuramente successo grazie alla lotta del PKK".

Ce la faremo!

Si può affermare che il PKK è una speranza per i popoli oppressi, ha detto il guerrigliero Jiyan Rojevin: "Il PKK è arrivato ad oggi con la resistenza e la vendetta. Il PKK è un movimento nazionale, sta combattendo non solo per una parte o una regione, ma per tutto il Kurdistan. La lotta del PKK continuerà fino alla liberazione dei curdi. Tutti sanno come e perché viviamo. Continueremo la nostra lotta e finalmente avremo successo".

Da: https://anfenglishmobile.com/kurdistan/guerrillas-the-pkk-struggle-will-succeed-48209

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