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Articoli filtrati per data: Thursday, 26 Novembre 2020

Studentesse e studenti della Sapienza questa mattina hanno occupato simbolicamente il Lucernario. Dopo lo sgombero di ieri del Nuovo Cinema Palazzo e gli scontri al corteo serale, questa mattina i giovani tornano a mobilitarsi.

I locali del Lucernario erano già stati occupati nel 2013 e sgomberati nel 2014. L'amministrazione universitaria aveva deciso di eliminare un'esperienza collettiva che aveva riaperto uno spazio abbandonato e riempito di iniziative. Dopo 5 anni, nonostante le promesse di ristrutturazione dello stabile l'università ha solo distrutto le pareti e i pavimenti rendendo inagibile il Lucernario. Proprio in queste settimane è stata eletta la nuova rettrice Antonella Polimeni che ora si troverà a dover decidere se mantnere o rompere la continuità delle amministrazioni Frati e Gaudio. 

Questa azione avviene il giorno successivo allo sgombero del Nuovo Cinema Palazzo e al corteo che ha sfidato il dispositivo securitario che ha militarizzato il quartiere di San Lorenzo ieri sera. Proprio la manifestazione di ieri aveva evidenziato una larga partecipazione e un grande protagonismo di molti giovani che hanno retto a diverse cariche su Via dei Volsci. La piazza non rispondeva solo alla violenza e alla vergogna della Prefettura e delle istituzioni cittadine che hanno deciso di sgomberare uno spazio sociale in piena pandemia, ma avevano evidenziato anche l'esigenza di tanti giovani a voler prendere parola sui problemi e l'abbandono istituzionale che sta caratterizzando questa crisi sanitaria.

Di seguito riportiamo il comunicato stampa diffuso dalle studentesse e dagli studenti della Sapienza.

Lo avevamo preannunciato, il tempo sta finendo e l’ora di pretendere risposte è arrivata.
Stamattina decine e decine di studenti e studentesse hanno occupato uno stabile all’interno della città universitaria. Qualcuno lo ricorderà con il nome di Lucernario. Così era stato chiamato dai tantissimi giovani che nel 2013 lo avevano occupato rendendolo uno spazio di studio e socialità. Al suo sgombero nell’estate del 2014, lo stabile è stato distrutto e di fatto resta da più di cinque anni inagibile. Questo è il simbolo di una politica universitaria che da una parte ci racconta che non esistono spazi da mettere a disposizione degli studenti e delle studentesse e che dall’altra distrugge interi stabili pur di non dare spazio all’autorganizzazione degli studenti. 

Ci viene raccontato che gli spazi del nostro ateneo non sono sufficienti per garantire un rientro in sicurezza, eppure questo spazio è solo uno dei tantissimi stabili abbandonati di proprietà della Sapienza. È proprio su questa amministrazione universitaria che pretendiamo risposte. Ci chiediamo come sia possibile che di fronte ad un evidente mancanza di spazi di studio e socialità, l’università continua a rispondere con una chiusura impacciata e senza spiegazione. Questo è il primo passo, perché oggi pretendiamo soluzioni.

È notizia di qualche settimana fa l’elezione di una nuova rettrice, Antonella Polimeni; un cambio di amministrazione raccontatoci come una piccola rivoluzione. Ma, simbolicamente a ridosso della giornata del 25 Novembre, la svolta amministrativa la vogliamo vedere nei fatti, nella pratica di tutti i giorni, nella quotidianità della nostra vita accademica. Vogliamo che la nuova rettrice prenda una posizione netta sulle centinaia di casi di violenza perpetrati in tutte le facoltà, sulla mancanza di uno sportello antiviolenza universitario, sulle discriminazioni di genere perpetrate ogni giorno in ambito accademico.

E se prendere posizione è sinonimo di agire pretendiamo oggi che vengano aperti sportelli antiviolenza e un consultorio dentro la città universitaria, che vengano aperte aule studio e spazi di aggregazione e socialità, perché un’università dove gli studenti non possono entrare, non è.
Siamo gli studenti e le studentesse che oggi si trovano costrette a fare didattica a distanza.
Siamo gli universitari e le universitarie che pur continuando a pagare le tasse non possono accedere agli spazi dei propri atenei.
Siamo i dottorandi e le dottorande che con le biblioteche chiuse hanno difficoltà a portare a termine il loro percorso di ricerca.
Siamo i giovani e le giovani a cui da tempo non viene più garantito nessun tipo di diritto allo studio.

Siamo stanchi di subire questa situazione e oggi pretendiamo risposte.

Siamo rimaste per mesi chiuse in spazi che, spesso, ci hanno costretto a rapporti familiari violenti, alla cura delle nostre famiglie e a un aumento esponenziale di violenza domestica.
Siamo stanche di non avere lo spazio per liberarci dalle briglie di mura domestiche per molte asfissianti, di studiare, lavorare e curare le nostre famiglie, siamo stanche di dover pagare sui nostri corpi le scelte di un governo e di un’amministrazione universitaria che non ci considera.

Abbiamo dimostrato che insieme siamo l’alternativa. Oggi chiediamo risposte.
Benvenuta rettrice Polimenti, questi so o gli studenti e le studentesse della Sapienza.

occupazione lucernario

 

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Etiopia. Il primo ministro Abiy Ahmed ha ordinato all’esercito federale di lanciare l’ “offensiva finale” contro le forze separatiste della regione autonoma del Tigrè, dove da settimane è in corso un conflitto armato.

‘L’esercito – ha dichiarato il premier, Nobel per la Pace 2019 – ha ricevuto l’ordine di lanciare la fase finale’ dell’offensiva contro le forze armate ribelli tigrine facenti capo al Fronte di liberazione del popolo del Tigrè. Obiettivo dell’avanzata è il capoluogo Mekele (Macallè). ‘Si farà di tutto – assicura Abiy – per proteggere i civili’ e ‘perché la città di Mekele non subisca gravi danni’.

L’intervista a Cornelia Tolgyes, vicedirettrice del portale Africa-Express. Ascolta o Scarica.

Da Radio Onda d'Urto

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La nuova avanzata militare di López Obrador contro la resistenza popolare in Messico.

Nelle prime ore di lunedì mattina, 23.11.2020 , membri della polizia e della Guardia Nazionale (la nuova forza di sicurezza militare controllata dallo Stato) hanno sfrattato il campo che ejidatarios, contadini e organizzazioni in difesa del territorio tenevano da quattro anni per impedire l'avanzata di uno dei più ambiziosi progetti di espropriazione dei governi recenti.
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La centrale termoelettrica situata nella città di Huexca, nello stato di Morelos, fa parte del Progetto Integrale Morelos (PIM), avviato all'inizio del 2010 durante il governo di Felipe Calderón.

Questo progetto è stato un tentativo di attrarre investimenti a basso costo, offrendo alle multinazionali, soprattutto nel settore automobilistico, la possibilità di acquistare energia a basso costo e strutture per il trasporto di merci.


Tra i suoi obiettivi ci sono: l'ampliamento delle strade di collegamento tra l'Oceano Pacifico e l'Atlantico per il trasporto di automobili (Nissan e Saint Gobain a Morelos; Vokswagen e Volvo a Puebla); la costruzione di un gasdotto (l'ultimo tratto del quale attraversa la regione del vulcano attivo Popocatepetl, zona ad alta attività sismica) e infine la costruzione di una centrale termoelettrica a ciclo combinato, alimentata dal gas che trasporterebbe il suddetto gasdotto e dall'acqua, estratta principalmente dal fiume Cuautla, da sempre la principale fonte di irrigazione per gran parte di questa regione. Nonostante i governi abbiano cercato di convincere la popolazione che la riutilizzazione è possibile, studi scientifici hanno dimostrato che l'acqua dopo questo processo non viene utilizzata per l'irrigazione. Questo, in una zona di scarsità d'acqua, è drammatico per la sussistenza delle popolazioni contadine, la maggioranza in questi territori.

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Nel 2012, con l'arrivo di Enrique Peña Nieto, era stato previsto il completamento della costruzione della centrale termoelettrica nonostante la forte resistenza delle popolazioni della regione, che ne hanno impedito la realizzazione. Da allora, le comunità contadine e indigene di Morelos, Puebla e Tlaxcala hanno continuato la loro lotta. Sono le terre che hanno dato vita a Emiliano Zapata e al suo esercito all'inizio del secolo scorso, e che hanno tenuto in mano gran parte della terra e delle sue risorse.

Nel 2014, mentre López Obrador stava portando avanti la sua campagna elettorale, è arrivato nella regione di Suriana con la promessa di cancellare il PIM, sostenendo che così facendo sarebbe stato come costruire "una centrale nucleare a Gerusalemme".

Tuttavia, poco dopo aver assunto l'incarico di Presidente della Nazione, ha annunciato la riattivazione dei lavori. Per legittimare il suo provvedimento, ha promosso una consultazione pubblica che è stata denunciata come fraudolenta e corrotta, oltre ad essere macchiata dall'omicidio - due giorni prima della sua realizzazione - di uno dei principali leader indigeni che si era opposto al mega-progetto ed era membro del Congresso nazionale indigeno (EZLN): Samir Flores Soberanes. Lopez Obrador ha messo a tacere l'omicidio sostenendo "una lotta tra le parti" e ha assicurato che la consultazione avrebbe avuto luogo comunque. È in questo contesto di terrore e impunità che il Presidente ha annunciato la continuità del Progetto. Nel frattempo, il sit-in è continuato sulle rive del fiume Cuautla e varie comunità sono andate in tribunale a chiedere protezione per le loro richieste. Ieri, usando la forza, il governo ha ordinato alle forze di sicurezza di alzare il campo e di iniziare i lavori all'alba.

In una situazione economica e sociale critica, frutto della pandemia e degli oltre 100.000 morti causati da Covid nel Paese, il governo di López Obrador ha deciso di procedere a pieno ritmo per garantire i mega-progetti che aveva promesso di fermare anni fa. Il PIM e il progetto immobiliare e turistico noto come "Treno Maya" sono la prova di questo attacco ai territori indigeni e della volontà del popolo, a favore delle multinazionali e dei capitali stranieri.

Sono in vigore le protezioni delle persone che cercano di fermare l'avanzata della centrale termoelettrica, e i giorni che seguiranno saranno decisivi per sapere se l'espropriazione definitiva dei popoli zapatisti avrà infine luogo nella Gerusalemme messicana.

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Nello stesso giorno di George Best.
Nello stesso giorno di Fidel.
El Dies più forte di tutti i tempi se ne va da quel Dios che gli tese la mano per il gol più scorretto della storia, ma così nobile da far cadere la corona alla Regina.
Un sinistro da rockstar come la sua vita, spericolata a tal punto di divenire distruzione, dribblando la vita e la morte più volte, con lo stile di sempre, anche quando i chili sembravano non consentirlo più.
Un D10s e non un santo.
Lui è il calcio.
Quello vero.
Quello delle bestemmie, delle birre a bordo campo, quello sporco, quello che si gioca con le giacche a fare i pali.
Il calcio umano di chi cade e si rialza, di chi non baratta due spicci con la libertà.
Di chi non si piega.
Il calcio di chi non si allena e e non fa diete e se ne fotte del sistema. El Che tatuato sul braccio, una mano sulla spalla da Fidel.
La mano de Dios, il pugno del pueblo.

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La rapina alla Brink's-Mat presso l'Heathrow International Trading il 26 novembre 1983 fu' un record , 26 milioni di sterline di lingotti d'oro, diamanti e denaro rubato da un magazzino. I lingotti erano di proprietà della Johnson Matthey Bankers Ltd, che è crollata l'anno successivo dopo aver effettuato ingenti prestiti a ditte insolventi. Molti della banda di rapinatori sono stati condannati, ma la maggior parte dell'oro non è mai stata recuperata. La rapina alla Brink's-Mat avvenne il 26 novembre 1983 quando sei rapinatori irruppero nel magazzino di Brink's-Mat , l'Unità 7 della Heathrow International Trading vicino all'aeroporto di Heathrow nella zona ovest di Londra.

All'epoca fu' descritto come "il crimine del secolo". I ladri pensavano che avrebbero rubato 3 milioni di sterline in contanti, ma trovarono tre tonnellate di lingotti d' oro, diamanti e denaro. Uno dei rapinatori, Brian Robinson, fu catturato dopo che l'agente della sicurezza Black, suo cognato, passò il suo nome agli investigatori. Fu arrestato nel dicembre 1983. Scotland Yard ha rapidamente scoperto la connessione familiare e Black ha confessato di aver aiutato e favorito i rapinatori, fornendo loro una chiave per la porta principale e dando loro dettagli sulle misure di sicurezza interne. Kenneth Noye sciolse i lingotti e li rimise in vendita, mescolando monete di rame per mascherare la fonte. Tuttavia, l'improvviso spostamento di ingenti somme di denaro attraverso una banca di Bristol giunse all'attenzione della Bank of England , che informò la polizia.

Noye fu' posto sotto sorveglianza della polizia. Nel gennaio 1985 ha ucciso un agente di polizia, DC John Fordham, che aveva scoperto nel suo giardino.

Al processo nel dicembre successivo, la giuria lo giudicò non colpevole per motivi di autodifesa. Nel dicembre 1984, McAvoy fu condannato a 25 anni di reclusione per rapina a mano armata. Black fu' condannato a sei anni. Nel 1986, Noye fu dichiarato colpevole e condannato a 14 anni di prigione.Ha scontato sette anni prima di essere rilasciato nel 1994. Nel 1996 Noye ha ucciso l'automobilista Stephen Cameron durante un incidente stradale . Arrestato in Spagna ed estradato, è stato condannato per l'omicidio di Cameron nel 2000 e ha ricevuto un'ergastolo. Gran parte delle tre tonnellate di oro rubato non sono mai state recuperate e gli altri quattro rapinatori non sono mai stati condannati. Nel 1996 circa metà dell'oro, la parte che era stata fusa , si pensava che avesse trovato la strada per tornare al legittimo mercato dell'oro. Secondo la BBC chiunque indossi gioielli d'oro acquistati nel Regno Unito dopo il 1983 probabilmente indossa oro proveniente da quella rapina. La cosiddetta "Curse of the Brink's-Mat millions" si riferisce alle morti premature di molti di quelli presumibilmente coinvolti. Nel 1990, l'ex tesoriere della Grande Rapina in treno , Charlie Wilson , si era trasferito a Marbella. Il 23 aprile 1990, un giovane bussò alla porta della casa a nord di Marbella e uccise Wilson e il suo cane Husky , prima di scendere giù per la collina su una bicicletta gialla. Nei successivi tre anni, altre quattro sparatorie furono collegate al raid di Brink's-Mat.

Nel dicembre 1998, il gioielliere di Hatton Garden, Solly Nahome , che aveva contribuito a fondere centinaia di lingotti d'oro per conto della famigerata famiglia Adams, fu ucciso a colpi di arma da fuoco fuori dalla sua casa.

A metà del 2001, Brian Perry fu ucciso a colpi d'arma da fuoco.

Il 14 maggio 2003, George Francis è stato ucciso a colpi d'arma da fuoco da John O'Flynn. Il 24 giugno 2015, John "Goldfinger" Palmer è stato ucciso a colpi d'arma da fuoco.

 

LONDRA 10/03/1987 la Repubblica.it

"Sono state fuse e rivendute ai proprietari, che non sospettavano di nulla, le tre tonnellate d' oro frutto di una delle più grandi rapine di tutti i tempi, avvenuta tre anni fa in Inghilterra. Lo ha detto oggi in tribunale a Londra il pubblico ministero nel processo contro John Palmer, un gioielliere accusato di ricettazione. Secondo la ricostruzione della polizia, Palmer ha fuso l' oro in una fornace nel giardino di casa sua, incastonandovi anche alcuni gioielli per cambiarne completamente l' aspetto. L' oro rapinato nel novembre 1983 nel deposito supersicuro della ditta Brinks Mat, presso l' aeroporto londinese di Heathrow, non è mai stato recuperato. Quando la polizia cominciò a sospettare di Palmer e cercò di perquisire la sua casa, a Lansdown presso Bath, scoprì che egli era fuggito con la famiglia a Tenerife in Spagna. Nel luglio 1986,quando Spagna e Gran Bretagna firmarono un nuovo trattato di estradizione, Palmer si rifugiò in Brasile. Le autorità brasiliane però lo rispedirono in patria, dove venne arrestato. Il processo è cominciato da qualche giorno e l' imputato si proclama innocente.

Secondo il pubblico ministero Nicholos Purnell, i rapinatori non avrebbero mai potuto rivendere sul mercato nero l' oro, che valeva ventisei milioni di sterline (oltre cinquanta miliardi di lire). Decisero allora di cercare uno sbocco legittimo e, attraverso una catena di intermediari, arrivarono a Palmer, che riforniva importanti ditte di preziosi. Sempre secondo l' accusa, Palmer lavorò l' oro in modo che nemmeno un esperto potesse sospettarne la provenienza e lo rivendette poi alla luce del sole, falsificando i documenti di importazione e fatturando ai clienti anche il 15 per cento di imposta.

Una buona parte del metallo prezioso venne acquistata dalle stesse ditte che lo avevano lasciato nei depositi della Brinks Mat presso l' aeroporto. Insieme con Palmer si trova sotto processo anche un suo presunto complice, Christopher Weymen, di trentacinque anni. Anch' egli si è dichiarato non colpevole."

 

 

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