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Articoli filtrati per data: Friday, 13 Novembre 2020

Secondo un nuovo sondaggio riportato dal quotidiano scozzese The National, la maggioranza degli scozzesi vuole un secondo referendum sull’indipendenza se i partiti indipendentisti del paese raggiungeranno la maggioranza nelle elezioni del parlamento scozzese del prossimo anno.

Secondo il sondaggio, il 54% degli scozzesi interpreterebbe la maggioranza nella camera di Holyrood come un mandato per un secondo referendum, mentre solo il 30% ha dichiarato di non essere d’accordo con questa idea. Inoltre, lo stesso sondaggio ha rilevato che il sostegno combinato per il Partito nazionale scozzese (SNP) e i Verdi scozzesi fornirebbe una tale maggioranza parlamentare e che un voto “ sì ” avrebbe probabilmente vinto un secondo Indyref, sempre con il 54% di sostegno, secondo il sondaggio.

Il risultato del sondaggio arriva quando il segretario di stato britannico per la Scozia, Alister Jack, ha categoricamente rifiutato la possibilità di un nuovo referendum sull’indipendenza. Il politico del partito conservatore Jack ha affermato che il risultato del referendum del 2014 è stato un “no per una generazione”, che ha suggerito potrebbe comprendere tra “25 e 40 anni – certamente non 10 anni”. “Non credo che dovremmo continuare a tenere referendum fino a quando non ottengono ciò che vogliono, dovrebbero rispettare il risultato che abbiamo”, ha insistito.

Il primo ministro scozzese Nicola Sturgeon (SNP) ha risposto a questa affermazione in un tweet riferendosi al risultato delle elezioni presidenziali americane: “Come stiamo vedendo al di là dell’Atlantico in questo momento, i politici che infuriano contro la democrazia non prevalgono”.

Quest’anno, Sturgeon ha ritardato i piani per un referendum a causa dello scoppio della pandemia Covid-19. Tuttavia, lei stessa ha affermato che la sua amministrazione pubblicherà un progetto di legge sul referendum prima della fine del suo attuale mandato, nel marzo 2021. Da quando il movimento per l’indipendenza scozzese ha perso nel referendum del 2014, un numero crescente di sondaggi ha misurato il sostegno all’indipendenza a oltre 50 %, soprattutto sulla scia della Brexit.

Si è infatti pronunciato al riguardo il numero due nazionalista, Keith Brown, affermando che “una netta maggioranza di elettori ritiene che la Scozia dovrebbe avere il diritto di scegliere il proprio futuro”. “Non abbiamo votato per questa Brexit Tory né abbiamo votato per Boris Johnson. Non hanno il diritto di decidere per noi il futuro della Scozia”, ​​ha aggiunto.

Alle ultime elezioni del 2016, i due maggiori partiti indipendentisti, lo Scottish National Party e gli Scottish Greens, hanno vinto 69 seggi nel parlamento di Holyrood a Edimburgo (129 seggi), con l’SNP che ha ottenuto 63 membri mentre i Verdi, sei.

Da lesenfantsterribles

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Non è la prima volta che avviene in America Latina. Lo abbiamo visto precedentemente. Attraverso una “destituzione parlamentare” in Paraguay fu abbattuto Fernando Lugo, e più recentemente in Brasile, Dilma Rousseff. In ambedue i casi -come ora- fu usato il medesimo argomento: cambiare un mandatario perché lo si considera “moralmente interdetto”. Nelle azioni golpiste, vere mafie che hanno nascosto i loro rozzi propositi dietro parole nascoste.

Ma sì, è la prima volta che in Perù si usa il termine “vacanza” per abbattere un governo. Con Fujimori non ci fu vacanza. Il dittatore se ne andò, codardamente fuggì e dal Giappone inviò un fax rinunciando alla sua investitura. Il Congresso dichiarò vacante la carica, ma non “dichiarò vacante” il fuggito. E nemmeno con PPK (Pedro Pablo Kuczynski) ci fu vacanza. Il primo tentativo, fallì. E di fronte al secondo, il Presidente rinunciò. Vizcarra assunse la carica per assenza del titolare.

Allora, è la prima volta che in Perù si applica la procedura che depose Lugo e Dilma. Ma anche qui si è nascosto il caso con considerazioni “legaliste”.

Qualche esperto in Diritto Costituzionale potrebbe dire che qui il Congresso della Repubblica ha usurpato delle funzioni. Ha assunto, in effetti quelle del Potere Giudiziario. È il Potere Giudiziario -e le sue diverse istanze- quello che determina la colpevolezza di qualcuno nella commissione di un delitto. Qui il Congresso -senza alcun processo- ha deciso che Vizcarra era colpevole di tutto quello di cui lo si accusa e che, per questo, è “moralmente interdetto” a governare. Così hanno detto i 105 parlamentari, 68 dei quali hanno denunce per diversi delitti.

Vizcarra ha delle colpe? Senza dubbio, sì. Se non penali -questo lo deciderà il PG-, politiche sì. Attaccato al Modello Neo Liberale e ai Dettami di Washington, non è stato capace di progettare un’opzione conforme alle necessità del paese e alle esigenze della popolazione. Insomma, è stato prigioniero dei suoi stessi limiti di classe.

C’è stata una somma di interessi dietro questo accordo di “vacanza”? Chiaro che sì. César Acuña e José Luna sono dietro il potere delle Università Private che sono state messe in discussione. E hanno accuse pendenti per le quali prima o poi, dovranno mettere la faccia. Ma non solo loro: anche Edgar Alarcón e Omar Chejade hanno dei delitti che sono stati provati -e non solo denunciati-. E i fujimoristi, che potrebbero competere con la mafia di Al Capone in qualsiasi competizione internazionale di questo tipo. Tutti hanno unito i propositi, e i voti.

E parlando di interessi questo sarà stato un “golpe” effettuato alle spalle dell’ambasciata yankee? Perché Trump e la sua banda non erano contenti di alcune cose che qui spuntavano: la condanna del blocco a Cuba; l’arrivo in Perù delle Brigate Mediche di queso paese fratello;  i negoziati per ottenere il vaccino russo contro il Covid; l’obiettiva disattivazione dello sventurato “Gruppo di Lima”; la presenza del Primo Ministro peruviano alla presa di possesso della carica del nuovo Capo di Stato boliviano.

Per questo risulta ingiustificabile la condotta di coloro che non sono invischiati in questa ingiustizia, ma si sono rallegrati che a lui sia accaduto. Non hanno una bussola -o l’hanno persa-. Ma, soprattutto, non hanno un senso comune. Neppure l’olfatto politico. Non sono capaci di percepire chi è chi nello scenario politico. E allora credono che la persona, che loro detestano, sia il principale nemico di tutto il popolo. Rovesciano colpi di coda di odio, scampoli di risentimento, complessi di minusvalenza, sentimenti di colpa; per giustificare impudicamente quello che è avvenuto. In tutti i modi, se sono onesti, avranno tempo per pentirsi.

Ciò che preoccupa, è quello che verrà. Perché non sarà “un congresso populista” disposto a dare al popolo “tutto quello che chiede”, come crede la Grande Borghesia. Sarà un governo che cerca di prolungare il proprio potere -o tornare a quello- a qualsiasi prezzo. Ora lo vedremo.

E vedremo anche coloro che saranno ministri, chi occuperà i portafogli di economia, interni,  ed educazione e la Cancelleria; chi andrà alla Presidenza del Congresso -“il rimpiazzo” è messo sotto processo-; coloro che saranno qualificati a far parte del Tribunale Costituzionale; quale trattamento verrà dato alla SUNEDU (Sovrintendenza Nazionale dell’Educazione Superiore Universitaria); che si deciderà sul tema degli investimenti minerari; come rimarrà la situazione dei pubblici ministeri; e come i processi avviati contro Keiko Fujimori e la sua Mafia. E vedremo anche se realmente si faranno le elezioni di aprile con le regole già approvate, o se si cercherà di cambiarle per ammettere la rielezione di congressisti e la “creazione del Senato”, respinte dal precedente Plebiscito.

Oggi molti domandano, allora che fare. E sì, c’è -come diceva Vallejo- moltissimo da fare: protestare, denunciare, resistere; ma, soprattutto, lavorare per unire la maggior parte del popolo allo scopo di sostenere, in migliori condizioni, una vera battaglia per la liberazione nazionale e sociale della nostra patria.

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Solo ieri sera, e senza una preventiva convocazione, in tutto il paese migliaia di persone si sono buttate nelle strade. A Lima, Huancayo, Arequipa e in altre città, spontaneamente si sono buttate in strada per protesta. Non sostengono, necessariamente, Martin Vizcarra. Ma sì, condannano risolutamente la Mafia che ha unto Manuel Merino come nuovo Capo di Stato. Quella, è chiaro. Non ci rappresenta.

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Gustavo Espinoza M.

11/11/2020

Rebelión

Traduzione a cura di Comitato Carlos Fonseca

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In un momento storico, economico e sociale come quello attuale, per chi si occupa della gestione dei fondi pubblici destinati alla sanità, l’arrivo di una pandemia come quella che stiamo vivendo ha un solo ed unico significato e cioè “perdita”. Mentre per il mondo della sanità privata si traduce tutto in “profitto” e, purtroppo, a volte anche in “sciacallaggio”.

Lo Stato oggi deve necessariamente correre velocemente ai ripari considerato che negli ultimi sei mesi, nonostante l’attesa di una seconda ondata a detta degli esperti peggiore rispetto alla precedente, non è stata presa alcuna misura preventiva di alleggerimento delle strutture sanitarie territoriali ed ospedaliere volte a contenere nuovi posti letto in grado di gestire l’emergenza.

E così ci troviamo ad affrontare questa fase critica con (addirittura!) meno strumenti rispetto allo scorso marzo.

Ma entriamo nel merito: come ha pensato di agire la Regione Piemonte?

Arriva oggi, in corner, ad affrontare la situazione aprendo il portafogli e concedendo alle grandi aziende sanitarie private quello che queste ultime richiedono. Poco importa che le aziende sanitarie private, durante la prima ondata, avessero già storto il naso nel dare sostegno e respiro pratico alle ASL locali. Poco importa se le cifre richieste siano scellerate o ben ponderate rispetto ai costi che devono realmente sostenere perché il problema è il principio che sta a monte che rende tutto ciò che sta a valle sbagliato. E cioè che la salute è un diritto che va garantito e pertanto la sanità è un bene che deve restare pubblico, che non va monetizzato o dato in pasto agli squali del profitto.

Una Regione come quella piemontese che, con l’avallo del Governo, nonostante l’emergenza sanitaria, la crisi economica, le attività commerciali chiuse, il numero di aziende in crisi da mesi, dipendenti che ancora aspettano la cassa integrazione (relativa agli stanziamenti regionali e poi a quelli nazionali), ha continuato senza sosta a promuovere un’opera scellerata come il Tav Torino-Lione, non solo non ha a cuore il futuro dei propri abitanti, ma non ha nemmeno alcun interesse a gestire dei fondi pubblici se non per il proprio ritorno politico.

Non ci stupisce infatti questo arrocco della giunta diretta dal presidente Cirio (esattamente come tutte le altre che hanno coperto quel posto in passato) considerato che, Covid-19 a parte, sin da quando si è insediata ha promesso che avrebbe investito per valorizzare il ruolo della sanità privata… a dispetto di quella pubblica aggiungiamo noi.

Sono anni che denunciamo questa situazione indecente, anni che continuiamo a ripetere che non si possono spendere soldi pubblici per fare gli interessi di pochi privati attraverso grandi opere e scelte politiche economiche che si ribaltano, come è ben visibile in questo caso, su aspetti sociali fondamentali per la collettività, che nulla hanno a che vedere con il benessere della popolazione.

Una Regione che firma un accordo con i privati, all’ultimo, in corsa e di fretta, è solo sintomo di una netta incapacità gestionale, oltre che di disinteresse totale di quelle che sono le priorità di chi abita quel dato territorio. Questo dato conferma e rende lampante la mancata competenza offerta dalla Giunta piemontese, come dalla stessa Unità di Crisi all’interno della quale – ricordiamo – opera l’ex Pm Rinaudo, che ha passato anni della sua carriera a prodigarsi nel tentativo di far condannare decine di No Tav.

Una Regione che ha davvero a cuore la popolazione che la vive non si sarebbe mai permessa di lasciare spazio a chi oggi ha tutto l’interesse monetario e il peso contrattuale per chiudere accordi per rendere disponibili le proprie strutture private ad utilizzo pubblico (convenzionato). Perché mentre i privati fanno il loro interesse, le Istituzioni dovrebbero solo guardare alla cosa pubblica e alle reali necessità delle persone che abitano i territori.

Rispetto al Piemonte, va anche aggiunto che i circa 10 milioni di euro spesi per allestire le OGR come “ricovero” emergenziale con una joint venture pubblico-privato di quelle che piacciono a Cirio sono stati completamente inutili visto che poi sono state smantellate, spendendo ancora denaro e con ogni probabilità verranno sborsate ulteriori somme per realizzare lo stesso identico progetto al Lingotto.

Insomma, forse a Cirio è entrato in testa fin troppo bene la pratica del tondino e del cemento: oggi lo costruisco e domani lo smonto per ricostruirlo dopo domani.

Nel nostro caso, se Cirio al posto di perdere tempo e buttare ulteriori soldi a fare convegni sul Tav, avesse utilizzato quel tempo e quello stesso denaro per provvedere ad aumentare posti letto nelle terapie intensive, spingere affinché le aziende sanitarie territoriali assumessero nuovo personale medico e sanitario, fare in modo che la sanità territoriale venisse potenziata il giusto, a quest’ora non ci ritroveremmo sicuramente in questa valle di lacrime in cui invece siamo.

Ma del resto ormai è chiaro a tutti che Cirio lancia proclami, ma poi, come tanti altri prima di lui, smuove denari solo per foraggiare le tasche dei privati, lasciando indietro le milioni di persone che abitano il Piemonte.

Da notav.info

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