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Articoli filtrati per data: Tuesday, 06 Ottobre 2020

Questo venerdì 2 ottobre, migliaia di persone si sono radunate nella metropoli del Cile, intorno a Plaza Dignidad, nel cuore di Santiago, con l'obiettivo di rappresentare la loro dissidenza contro le politiche antipopolari e antisociali del regime del presidente dell'estrema destra Sebastián Piñera.

Nel contesto di questa mobilitazione contro il regime di Piñera, un ragazzo di 16 anni è stato brutalmente spinto da un ufficiale delle Forze speciali dei Carabineros da un ponte nel fiume Mapocho, l'unico affluente della capitale del Paese andino.

Secondo le informazioni dei manifestanti che si trovavano nella zona, a causa della repressione delle Forze Speciali dei Carabineros, gran parte della mobilitazione ha dovuto spostarsi a nord della città, dove si trova il fiume Mapocho, l'unico affluente di Santiago che va dalla montagna al mare. Sul ponte Pío Nono che attraversa il fiume, un forte contingente di personale in uniforme è stato fatto avanzare mentre i giovani sono fuggiti. È stato in quel momento, intorno alle 19.45 (ora locale), che un agente di polizia ha spinto criminalmente dal ponte nel fiume il sedicenne Antony Alexis Araya.

Fortunatamente, subito dopo una caduta di diversi metri, dimostranti e soccorritori sono andati ad assistere il ragazzo che giaceva a faccia in giù e privo di sensi vicino al letto del fiume. A causa delle sue condizioni, ha dovuto essere rianimato da specialisti e poi trasferito alla Clinica Santa Maria. Lì rimane in condizioni serie ma stabili, mentre si effettuano vari esami per accertare eventuali danni interni. Finora non si sa quali misure legali saranno adottate contro il poliziotto, in quello che è stato un chiaro tentativo di omicidio.

I testimoni dicono che il giovane è caduto sulla testa, quindi avrebbe subito un colpo di forte impatto. Secondo le fonti sul campo, il minorenne sta attualmente ricevendo cure mediche private.

Le proteste si svolgono a meno di un mese dal plebiscito che deciderà se è necessaria una nuova costituzione.

Nonostante il sedicenne sia rimasto ferito nel fiume, i moschettoni hanno continuato con la repressione delle proteste, ostacolando il lavoro di soccorso dei vigili del fuoco.

Il minore è stato rianimato dai soccorritori mentre era privo di sensi quando è stato tirato fuori dal fiume. Un'altra azione impunita della polizia, protetta da una classe politica corrotta e da un governo che dovrà rispondere dei crimini commessi. In questo nuovo attacco repressivo del governo. Il Grande Fronte, il Partito socialista, la Democrazia cristiana, il PPD e tutta quella classe politica che ha "negoziato" un accordo di pace, mentre i cileni venivano assassinati nelle strade, "salveranno" ancora una volta Piñera. Approveranno ancora una volta leggi per imprigionare la protesta. Per ora, con il loro comodo silenzio, sono già complici di gravi violazioni dei diritti umani.

 

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Ci giunge la notizia dell’ennesimo atto di forza della Procura e della Questura torinese nei confronti di #Nicoletta. Nicoletta è stata denunciata per evasione perché la mattina in cui Dana è stata trasferita in carcere sarebbe uscita dalla sua abitazione a Bussoleno, a pochi metri da quella dove, per l’appunto, risiedeva Dana.

Quello di Nicoletta voleva essere un gesto di lotta e di affetto nei confronti del movimento e di #Dana, che entro pochi minuti sarebbe stata trasferita nel carcere Lorusso Cutugno di Torino, per aver spiegato le nostre ragioni ad un megafono. Proprio lei, Nicoletta, che a fine Dicembre dell’anno scorso aveva subito la stessa sorte per via dello stesso procedimento.

D’altronde si può chiamare evasione un gesto del genere, fatto alla luce del sole, di fronte a centinaia di poliziotti, carabinieri e agenti della Digos?

Ma ormai in #Valsusa il concetto di legge e quello di giustizia si sono allontanati da tempo. Dunque come si spiega un tale accanimento verso una donna ultrasettantenne, ex professoressa, in pensione?

A far paura al sistema del TAV, di Nicoletta, di Dana, di Emilio e di tutti gli altri #notav perseguiti, non sono tanto i reati, quanto la giustezza delle nostre ragioni, la perseveranza della nostra lotta, la serietà delle nostre idee. Nicoletta fa paura perché incarna tutte queste cose e perché nonostante i settanta e passa anni non pensa a godersi la pensione, ma è capace di un gesto d’amore per la propria valle e per chi l’abita.

Da notav.info

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Il 3 oltre un migliaio di manifestanti in piazza contro Salvini a Catania, che nonostante tutte le chiamate sui social raduna circa quattrocento persone da tutta Italia.Radunati in piazza Trento, gli oltre mille manifestanti hanno sin da subito lanciato un messaggio chiaro, scritto anche nello striscione: “la giustizia non la fa un tribunale” e, a capeggiare sul furgoncino in testa alla manifestazione: “abbiamo già la sentenza: Salvini merda”.
La piazza ha proseguito il suo percorso fino piazza Verga, a pochi metri dal tribunale, dove oltre cento rotoli con la faccia di Salvini, che avevano sfilato lungo tutto il corteo, sono stati lanciati al di là del dispiegamento di polizia.


Qualche momento di tensione quando i manifestanti hanno rimosso le tranzenne che delimitavano l'ingresso di piazza Verga,  per ribadire che le strade, le piazze di Catania, appartengono a chi le attraversa ogni giorno e non chi le usa per racimolare voti e poi va via.Il 3 Ottobre Salvini è stato a Catania come imputato in un processo con l’accusa di sequestro di persona, riguardo ai fatti del 2019 legati al divieto di sbarco della nave gregoretti con a bordo 135 migranti.


La lega e Il Capitano pensavano di poter utilizzare inosservati la città di Catania come passerella elettorale, organizzando un circo mediatico di tre giorni dal nome “Gli Italiani scelgono la Libertà”, ad aspettarlo però tre giorni di contro manifestazione iniziati l’1 Ottobre con il flash mob di Non Una di Meno “el violador en tu camino” di fronte all’ingresso del luogo scelto dai leghisti per il convegno e concludendosi con una manifestazione regionale sabato 3 Ottobre a pochi metri dal tribunale di Catania.


Tre giorni di contro manifestazione costruiti attraverso il contributo di moltissime realtà provenienti da tutta la Sicilia.


Ad accogliere i leghisti nell'isola un unico grido: leghisti not welcome, come recita lo striscione appeso in aeroporto, che dava il “benvenuto” ai partecipanti del convegno leghista. Se da una parte i leghisti decidono di rinchiudersi dentro le mura del porto, scortati da centinaia agenti della polizia ed esercito, con filo spinato e container che circondano il fortino, dall’altra parte ad aspettarli c’era il resto della città, pronta a dare l’accoglienza meritata, quella di chi sa che nella propria regione non c’è spazio per razzisti, sessisti, per chi utilizza il sud solo come passerella elettorale dopo anni di calunnie e devastazione.La Sicilia ha dimostrato ancora una volta che non dimentica il passato ma non approva nemmeno le scelte recenti, che non sono una scelta strategica solo della Lega, ma dell'intera classe politica del nostro paese, da Minniti alla Meloni.
Proprio della stessa miseria è fatto quel centrosinistra che poi, quando conviene prova a tornare in piazza. Proprio per questo, e per fugare ogni dubbio si è deciso di bruciare la bandiera del PD insieme a quella della Lega. A Catania il 3 Ottobre si è raccontata e rappresentata una Sicilia ben diversa da quella che Musumeci vuole svendere alla Lega.


Contro ogni politica di odio, sfruttamento, violenza e discriminazione, ancora  una volta, nessuno spazio a parassiti come Salvini e la Lega.

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