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Articoli filtrati per data: Monday, 26 Ottobre 2020

Il Sudan diventa “normale” e si rapporta in pace con l’entità israeliana, pur di uscire dalle sanzioni e dalla condizione di stato canaglia: il governo misto militare e civile sta superando lentamente i lasciti della dittatura di al-Bashir, ma ci sono dispute che affondano nella storia coloniale e precoloniale della zona di Kassala, con alleanze e modelli di vita diversi che entrano in collisione sulle sponde del Mar Rosso all confluenza di confini geografici e coloniali. Per fissare strutture statali nuove, distribuire le terre e attribuire potere localmente si alimentano malumori e ribellioni.

Da qui il blocco di Port Sudan per tre giorni, con colossali perdite da parte delle grandi potenze che stanno colonizzando l’Africa, in questo caso Cina e Turchia in primis, e poi i veri protagonisti della spartizione che possono godere della normalizzazione del Sudan, le grandi industrie petrolifere. Ma le vere perdite sono di vite umane: probabilmente 12, sicuramente 8.

E il petrolio, oltre alle brutalità in divisa, è il legame con la Nigeria, dove gli abusi e l’arroganza delle squadracce (sciolte le Sars, hanno solo cambiato nome in Swat, ma lo slogan più ripetuto è «EndSARS») di polizia hanno a tal punto superato i limiti di corruzione e impunità che, in particolare a Lagos, i cittadini non hanno più paura, scendono in piazza e anche se almeno 38 sono le vittime contate da Amnesty, alcuni freddati alle spalle… ma questo è probabilmente solo un pretesto per protestare contro le disuguaglianze, la corruzione, l’omofobia che pervade il potere nigeriano di Buhari, andato al governo promettendo la fine del terrorismo di Boko Haram, un governo inclusivo ed eliminare… la miseria. Nessuna di queste è stata mantenuta, ma in particolare quest’ultima.

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Ma questi riot in paesi così diversi e con problematiche differenti disvelano aspetti più diffusi e profondi in gran parte del continente, come ci ha raccontato Angelo Ferrari:

Da Radio Blackout

 

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Il Ministero della Difesa, con un po’ di ritardo, ha pubblicato un corposo documento di 337 pagine intitolato Documento Programmatico pluriennale della Difesa per il triennio  2020-2022. Un documento senz’altro interessante per sapere cosa intende per difesa il nostro Governo e come agire di conseguenza. Un documento da analizzare con calma però l’occhio ci è cascato su un elemento veramente preoccupante.

In tale documento si leggono le previsioni di spesa per l’acquisto dei famosi F-35, cacciabombardiere d’assalto equipaggiato per trasportare e sganciare bombe nucleari, tra le varie cose. Apparecchio che, ricordiamo, assembliamo anche noi in Italia.

Le cifre, rimodulate in meno di ben 59 milioni (sic) per il 2020,  sono: 800 milioni per il 2020, 747 per il 2021,  700 per il 2022; totale due miliardi e 247 milioni per un’arma inutile, inquinante, in paese violazione dell’articolo 11 della Costituzione Italiana.

Caro Ministro Guerini, vorrebbe spiegare ai cittadini italiani a cosa serve comprare due miliardi di cacciabombardieri in piena crisi sanitaria? Lei che l’altro giorno ha messo, finalmente, a disposizione le strutture mediche dell’Esercito a tare tamponi covid (ci volevano mesi per pensarci?) vorrebbe anche dirci quando mette tutto il parco pulmann e autisti dell’esercito a decongestionare i trasporti pubblici?

Cari partiti che appoggiano il governo, che vantano tutti patente “pacifista”, Caro Presidente del Consiglio Conte che parla ogni cinque minuti di Nuovo Umanesimo, vogliamo rapidamente rivedere questo allucinante piano d’acquisto, pagare eventuali penali e destinare quei soldi a misure urgenti di miglioramento complessivo, non solo congiunturale, della sanità pubblica?

Spedirò copia di questa lettera al Ministro Guerini e alle direzioni dei partiti di governo e pubblicherò volentieri le loro risposte.

PS: se qualcuno volesse scrivere anche lui  al Ministro Guerini sappia che deve usare la posta elettronica della Camera dei Deputati (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.) dato che sul sito del Ministero della Difesa non è reperibile nessun suo recapito istituzionale (per la cronaca nemmeno un recapito del suo Ufficio Stampa). Suggerirei un miglioramento nelle relazioni con i cittadini e la stampa.

Olivier Turquet per Pressenza

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E' stato un plebiscito, il popolo cileno ha deciso di modificare la sua Carta Costituzionale con l'80% dei voti. La Costituzione era di fatto un'eredità del regime di Pinochet, che, nonostante la normalizzazione "democratica" del paese dopo la fine della dittatura, è rimasta all'incirca la stessa.

Rispetto al secondo quesito del referendum e cioè se eleggere una Convenzione Costituzionale per cambiare la Carta che sia totalmente composta da cittadini eletti appositamente o che sia mista (cioè composta in parte da cittadini e in parte da parlamentari) ha prevalso nettamente la prima opzione.

Ieri, dopo le 18, migliaia di persone hanno iniziato ad arrivare in Plaza Italia, centro emblematico delle manifestazioni nella capitale cilena e epicentro delle marce iniziate nell'ottobre 2019 che hanno messo sotto scacco il governo di Sebastián Piñera e sfociate in un accordo tra il partito di governo e l'opposizione per chiamare il plebiscito costituzionale tenuto questa domenica.

I carabineros, la polizia cilena, hanno sorvegliato la piazza e hanno cercato di impedire la manifestazione, ma dopo diversi minuti di tensione e scontri si sono ritirati così i manifestanti hanno preso il controllo della ribattezzata "Plaza de la Dignidad".

Il prossimo passaggio è previsto per l’11 aprile, quando gli elettori dovranno scegliere i 155 membri della Convención Constituyente.

I costituenti avranno un termine di nove mesi per scrivere la nuova Costituzione, prorogabile una sola volta per tre mesi. Quindi, il presidente dovrà chiamare un nuovo plebiscito di ratifica obbligatorio per approvare il nuovo testo costituzionale.

Molte sono le variabili di questo processo a suo modo inedito in tempi recenti, tanto dipenderà da quali saranno i nuovi principi costituzionali che le piazze dal basso saranno in grado di imporre e far rispettare, sarà da vedere quale capacità di recupero produrrà la sfera istituzionale. Sicuramente quanto sta succedendo rappresenta una svolta storica per il Cile e il prodotto di una mobilitazione di massa in grado di essere incisiva e durare nel tempo.

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È notizia di oggi il crollo di una parte di galleria appartenente al cantiere del Terzo Valico, in cui un operaio è rimasto gravemente ferito.

Pericolanti le strutture come lo sono le carte che le promuovono e sostengono nonostante tutto. Infatti chi porta avanti quei cantieri ( tra cui l’ ad di ex Salini Impregilo, nuova NewBuilt impegnata anche nella ricostruzione del ponte Morandi….) è da anni sotto processo per turbativa d’asta e corruzione, ma nonostante questo i lavori proseguono indisturbati in tutto il territorio Alessandrino ad ennesima riprova che, malgrado la fase critica di pandemia che stiamo attraversando, il profitto e la distruzione vengono messi in prim’ordine rispetto ai bisogni reali della popolazione.

Da notav.info

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Il 26 ottobre 2014 Rémi Fraisse, militante ambientalista di 21 anni, viene mortalmente colpito da una granata lanciata da un gendarme nel corso di una manifestazione contro la diga di Sivens (regione Occitania, Francia sud-occidentale). Rémi era uno dei tanti che si oppongono a questo progetto inutile, dannoso ed imposto. La sua non è una morte accidentale, ma la conseguenza di una strategia di estrema tensione e violenza attuata dallo Stato francese, allora guidato da François Hollande, per spezzare la forza della mobilitazione.

L’8 gennaio 2018 i giudici istruttori del tribunale di Tolosa hanno emesso il loro verdetto: non luogo a procedere nei confronti del gendarme responsabile. Si tratta di una sentenza basata sulla teoria del «responsabile ma non colpevole».

 

Ai mamà (2016) di Rodin Kaufmann - Testo accordi e musica:

 

Dedins la forest

I a un riu que raja

Dedins la forest

I a un riu que raja

 

Ai mamà se sabiás

Coma lo riu fasiá enveja

Ai mamà se sabiás

Coma lei gens se son recampats

 

Volián tot crompar

La terra e leis aubres

Volián tot crompar

La terra e leis aubres

 

Ai mamà se sabiás

Coma lo riu fasiá enveja

Ai mamà se sabiás

Coma lei gens se son recampats

 

Volián tot copar

Dedins lo boscatge

Volián tot copar

Dedins lo boscatge

 

Ai mamà se sabiás

Coma lo riu fasiá enveja

Ai mamà se sabiás

Coma lei gens se son recampats

 

Volián assecar

Lo Tescon sauvatge

Volián assecar

Lo Tescon sauvatge

 

Ai mamà se sabiás

Coma lo riu fasiá enveja

Ai mamà se sabiás

Coma lei gens se son recampats

 

Volián far bastir

La granda restanca

Volián far bastir

La granda resctanca

Volián abeurar

Sei camps sus d’ectaras

Volián abeurar

Sei camps sus d’ectaras

 

Se son arrenjats

An fach sei magolhas

Mamà se sabiás

Coma an cercat garrolha

 

Ai mamà se sabiás

Coma lo riu fasiá enveja

Ai mamà se sabiás

Coma lei gens se son recampats

 

 

Se’n son avisats

De jovents sens crenta

Se’n son avisats

De jovents sens crenta

 

Ai mamà se sabiás

Coma lo riu fasiá enveja

Ai mamà se sabiás

Coma lei gens se son recampats

 

Se son enterrats

Per empachar lo chaple

Se son enterrats

Per empachar lo chaple

 

Ai mamà se sabiás

Coma lo riu fasiá enveja

Ai mamà se sabiás

Coma lei gens se son recampats

 

Lei mes an passat

An mandat l’armada

Lei mes an passat

An mandat l’armada

 

Ai mamà se sabiás

Coma lo riu fasiá enveja

Ai mamà se sabiás

Coma lei gens se son recampats

 

Lei crids d’un costat

De l’autre lei granadas

Lei crids d’un costat

De l’autre lei granadas

 

Dedins la forest

I a de plors que rajan

Dedins la forest

An fach tombar lo fraisse

 

Ai mamà oblidem pas

Lo nom dau paure Remi Fraisse

Ai mamà oblidem pas

Lo nom d’un jove sacrificat

 

Fonte: ildeposito.org

 

Guarda "Ai mamà":

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