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Articoli filtrati per data: Tuesday, 13 Ottobre 2020

I mulini di Clarea non sono solo le Termopili della nostra lotta, sono anche un sito storico di grande interesse culturale. Abbiamo già detto che erano sul confine tra Francia (Delfinato) ed Italia (stati sabaudi): un confine esemplare, largamente permeabile alle popolazioni locali che potevano avere diritti e possessi dall’ una e dall’altra parte, ed in cui c’erano le fortificazioni di Clarea: una parte della linea difensiva eretta dei Savoia, i cui resti sono sopravvissuti agli eserciti che dovevano invadere l’Italia, ma non all’autostrada del Frejus, che ha raso al suolo la torre che faceva da caposaldo.

Resta però una storia misconosciuta di grande interesse. Si tratta del mulino già documentato nel Milletrecento che nella forma attuale risale ad un periodo posteriore al milleseicento in cui si afferma la ruota motrice idraulica orizzontale, che poi sarà il cardine della “rivoluzione tecnica preindustriale” del Piemonte.
Nell’edificio superstite in Clarea, oggi è ben visibile il “baratrone”: il locale con volta a botte in cui erano ospitate le due “ eliche” che ricevevano la spinta motrice dall’acqua, che nei secoli, hanno solo perso qualche paletta, che giace nel fango.

 eliche motrici

Le due “eliche” motrici dei Mulini per produrre farina di segale

Il locale soprastante, fatto salvo un abbandono secolare che ha fatto staccare alcuni pezzi e lo ha riempito di foglie e di ragnatele, si presenta intatto. Sono conservati in sito le due macine di pietra ( due, proprio come erano documentate nel 1750) con la parte pesante fissa di sotto e la parte rotante sottile di sopra, messa in moto dalle ruote idrauliche sottostanti. Sono conservati, sia pure con qualche distacco, la cassa rotonda che chiudeva le macine e raccoglieva la farina, le tramogge di legno, le arche di legno in cui veniva conservata la farina prodotta ed i telaietti che tenevano distesa la tela che setacciava il prodotto.
Il contesto dell’edificio è spettacolare, con un inserimento rurale che riproduce in modo estremamente suggestivo la situazione di due-trecento anni fa.

Poco più a valle il canale, ora non più esistente, alimentava un frantoio per olio di noce, di cui la Val di Susa era la prima produttrice in Piemonte e di cui oggi questa è la sola testimonianza: restano la vasca in pietra e la pesante e larga ruota che vi girava dentro e produceva la poltiglia che poi, riscaldata, produceva l’olio, indispensabile per la cucina ma anche per l’illuminazione.

 pesta olio noci

La pesta per l’olio di noci. Recuperata ultimamente durate i lavori di pulizia

Nella sostanza, rinforzando l’edificio rinzaffando un poco tra pietra e pietra i pezzi di muro che han perso la malta di legamento, togliendo con cautela l’edera che appesantisce il tetto, si potrebbe fare un magnifico ecomuseo di un’area pre industriale medioevale.
Qualcosa di molto più concreto delle cosidette compensazioni vantate dal comune di Chiomonte che ha svenduto il suo territorio in cambio di progetti che per lo più non portano da nessuna parte e che pertanto lasceranno nulla.

 vista esterna

Questa è una vista esterna del mulino. Si notano in basso a sinistra i due archi da cui usciva l’acqua della balera dopo aver messo in rotazione le due “turbinette” nella prima foto

I No Tav qui potrebbero offrire un duraturo valore culturale di eccellenza tenendo conto di un altro fatto davvero unico in Italia e forse anche in Europa.
Un fascicolo di processo del 1757/58 intentato da una certa Maria Belletto ( non tanto curiosamente il nome della pesona che, 260 anni dopo, è stata espropriata da TELT) figlia del mugnaio di Clarea di allora, che si difende dalla invadenza dello zio che vuol prenderle l’eredità del padre, ci informa dei beni immobili e dell’inventario di ciò che era contenuto in quella casa. Veniamo così a sapere che il mugnaio di Clarea aveva in stock, tra gli altri prodotti dei terreni confinanti con il mulino, 150 kili di patate.

Da quando le patate arrivano in Europa, alla metà del Millecinquecento, sino alla fine del Millesettecento le citazioni che abbiamo sono circa sette, ma sono citazioni generiche, di presenze in un menù: qui in Clarea è la prima volta che si dice il luogo in cui sono state coltivate. Di qui il mio suggerimento, di reagire alla devastazione del cantiere ripristinando il mulino medioevale per renderlo visitabile e ripristinando un campo di 10 x 10 metri di patate antiche ( le piatli-ne) con cui opporci alle devastazioni del cantiere, oltre che con la nostra presenza fisica, anche con la nostra presenza culturale, riproponendo, a beneficio del movimento No Tav, le patate antiche nel luogo di coltivazione originario e con l’ingrediente originario: l’olio di noci, naturalmente!

di Mario Cavargna

Per approfondire ulteriormente la storia dei Mulini e ragionare collettivamente un progetto di conservazione di questo piccolo tesoro della Val Clarea ci vediamo domenica 18 alle ore 15 al Presidio Permanente dei Mulini con Mario Cavargna.

Da notav.info

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Ieri è avvenuta l’ennesima ingiustizia nei confronti di Dana che ha visto aggiungere alla pena che sta già scontando in carcere, perché le sono state rifiutate le misure alternative, altri 10 giorni di carcerazione.

Un’ennesima condanna perché parlava ad un microfono, denunciando ad alta voce e a nome di tutti e tutte una delle pagine più infami della storia della repressione contro il movimento notav e le sue attiviste e gli attivisti.

Era il 26 luglio del 2013 e il movimento decise di tenere un presidio davanti al tribunale perché dopo la notte del 19 luglio precedente, durante un’azione di protesta al cantiere, durante la quale avvennero cariche e pestaggi indiscriminati, un’attivista, Marta di Pisa, fermata quella notte venne malmenata e molestata dalle forze dell’ordine, un fatto su cui ancora oggi non è stata fatta luce, e anzi, vi si è gettato sopra molto fango da parte della magistratura, dalle politica e dalle forze dell’ordine stesse.

Quel giorno, Marta fu interrogata in tribunale nel doppio ruolo di persona informata sui fatti e indagata. Stralci di quell’interrogatorio infame sono quelli riportati in Archiviato quando uno dei PM Padalino la accusa di “fare la vittima”.

Fuori dal tribunale c’era quindi il presidio indetto in sostegno di Marta, per non lasciarla sola in una situazione così difficile e per denunciare a gran voce i fatti avvenuti.

Nel tentativo di attaccare uno striscione sulla cancellata i notav vennero respinti con violenza da parte delle forze dell’ordine.

 strisc copia

E’ in quel frangente che Dana, al microfono stava speakerando dall’altro lato della strada e vedendo ancora una volta la brutalità delle forze dell’ordine, pronunciò una frase del tipo “siete delle bestie” rivolto ai poliziotti che stavano caricando.

Questa è la frase incriminata che secondo la giudice Maria Cristina Tognoni, merita 10 giorni di carcere nella condanna di primo grado emessa ieri, con il reato di oltraggio a pubblico ufficiale.

Ancora una volta Dana viene condannata per aver parlato ad un microfono, dopo essere stata reclusa per aver parlato ad un megafono.

C’è qualcosa di scandaloso in questa vicenda, una vera e propria crociata “ad personam” contro gli appartenenti ad un movimento che non si arrende dopo 30 anni e che evidentemente va sconfitto, colpendoci uno per uno.

La vicenda giudiziaria di Dana invece continua ad essere ancora una volta scandalosa, perché ci chiediamo come sia possibile che debba scontare in carcere condanne gonfiate ad arte, per il solo fatto di aver osato parlare e criticare l’ennesima ingiustizia.

 Da notav.info

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Sabato sera, poco dopo la mezzanotte, la stazione di polizia di Champigny sur Marne è stata presa d’assalto da una quarantina di ragazzi come ritorsione all’ennesima violazione dei diritti degli abitanti della periferia da parte di agenti di polizia. Sono stati sparati fuochi pirotecnici sulla facciata ma è stata praticata anche la distruzione di diversi veicoli parcheggiati davanti agli uffici. Un'azione che spinto a nuove richieste per un'azione piu' dura del governo dopo una serie di attacchi alle forze di sicurezza francesi.

Ancora una volta la risposta delle istituzioni è stata quella di militarizzare i quartieri schierando ingenti numeri di agenti di polizia.

Esattamente come nel 2005, quando Bouna Traoré e Zyed Benna, due giovanissimi di Clichy-sous-bois, venivano uccisi da una scarica elettrica perchè si erano nascosti dalla polizia, dando vita così ad una ribellione nelle banlieue.

Le immagini dell'attacco trasmesse da CNews sono spettacolari e soprattutto non è la prima volta che questa stazione di polizia viene attaccata di sorpresa in piena notte, già nell’aprile di quest’anno tra il 22 e il 23 era stata presa di mira da cittadini e giovani incazzati.

Alcune persone denunciano che un sedicenne sia stato investito poche ore prima da un'auto della polizia in quartiere, lasciandolo poi a terra con una gamba rotta, e quella stessa sera i giovani hanno deciso di rispondere. 

Nessuno è rimasto ferito e nelle ore successive nel centro della città è stata fermata una persona, ritenuta tra i responsabili dell’agguato, ma poi scagionata dalla procura che sta esaminando i filmati della sorveglianza. 

Il ministro dell'Interno, Gerald Darmanin, ha twittato, con enorme classismo, che "questi piccoli spacciatori non spaventano nessuno e non scoraggeranno il nostro lavoro contro la droga", in quanto per commettere certe azioni bisogna presumibilmente essere drogati o spacciatori, eppure i funzionari di polizia non hanno ancora identificato gli aggressori ma c'è bisogno del mostro da dare in pasto ai media. 

Lo staff dello stesso ministro dell’interno ha annunciato che martedì incontrerà i sindacati di polizia.

Il sindaco della città, Laurent Jeanne, ha spiegato che la polizia potrebbe essere stata presa di mira per rappresaglia dopo un recente incidente con uno scooter causato dalla polizia.

Le tensioni sono alte da molto tempo in queste aree spesso povere, dove grandi comunità di immigrati si sono lamentate a lungo della brutalità e del razzismo della polizia. 

Nella notte tra venerdì e sabato si era verificato un attacco molto simile in un commissariato a Le Mans.

Il fatto poi che sindacati di polizia e il leader della destra parlino di una “mancanza di rispetto” nei confronti della polizia non stupisce, pretendere il rispetto quando si è il braccio armato di chi affama e isola, mettendo i più poveri ai margini della società è un po’ ridicolo.

"Non c'è rispetto per chi lo pretende usando violenza”

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