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Articoli filtrati per data: Wednesday, 22 Gennaio 2020

Ci sono molti piani in gioco nell'ennesima operazione di infotainment di Salvini al Pilastro ieri; un template virale e perfettamente consumabile da notiziari, talk show e pagine satiriche, che va ad incidere dentro (ma anche oltre) una campagna elettorale emiliano-romagnola da tempo deragliata fuori dai binari regionali.



Il primo è che nella progressione strisciante delle destre ieri a Bologna i citofoni dei cittadini di origine straniera erano additati e ripresi pressoché impunemente dai consiglieri di FdI e FI Bignami e Lisei; oggi vengono suonati a scopo propagandistico ed intimidatorio; e domani chissà - anche si potrebbe dire che il PD a suo tempo i citofoni li abbia bypassati completamente, con l'avallo ai numerosi sfratti e sgomberi manu militari ai danni di persone in difficoltà ed occupazioni abitative susseguitisi negli ultimi anni sotto le due torri.

Il secondo è che quando la credibilità e le frecce all'arco mediatico del capitone scarseggiano (con la grottesca farsa del voto sul suo ruolo nel sequestro delle persone a bordo della nave Gregoretti, avallato dalla seconda carica dello Stato o la scena muta davanti ad accuse documentate di assenteismo istituzionale) non manca la capacità dei suoi alleati e subalterni più o meno espliciti di fare gioco di squadra in tempo reale, con buona pace della "politica personale". Spin doctor, polizia e giornalisti hanno lavorato assieme per confezionare e fiancheggiare il raid al Pilastro, una plastica rappresentazione di comprimari e tirapiedi del potere leghista. Basti pensare alla scorta estiva riservata agli ozi acquatici del capitone, o all'egemonia salviniana su vecchi e nuovi media - non solo in questa campagna elettorale ma da almeno cinque anni - dopo aver avuto la strada spianata dall'orgia volterriana del renzismo e dalla tv spazzatura berlusconiana, securitaria e sensazionalista.

Del resto bastava sintonizzarsi ieri sera sulle trasmissioni di idoli liberali come Floris e Berlinguer per scoprire anche il numero di peli del gatto del circolo anziani di Bibbiano od assistere (come è cronico e naturale che sia) all'ennesima scomparsa dei "fatti" e dei "programmi" a cui alludeva qualche malcapitata sardina nelle consumate bagarre e retoriche agite dagli opinionisti di destra e dai conduttori stessi: con buona pace dei "contestandolo gli fate solo pubblicità" (proprio a Bologna è avvenuto negli anni l'esatto contrario per le sgradite incursioni delle destre).

Il terzo piano è stato quello del ricorso al format Mediaset delle inchieste "scomode" delle Iene e dei Brumotti, un ben collaudato e gratuito stigma ed attacco ai soggetti poveri e marginali. Soprattutto, un format ben impresso nell'inconscio di quel segmento anagrafico di popolazione che finora si è preso la pena di andare a depositare la scheda elettorale nell'urna - a dispetto della performance, penosa ed imbarazzante nella sua atrocità, del protagonista.

Ma gli influencer liberali giocano in difesa e assumono la "verità" dell'azione di Salvini, tenendo a dire (o meglio, a giustificare) che la persona da lui molestata "non fosse uno spacciatore". Ora, premesso che il soggetto in questione sia in realtà un corriere di BRT - ovvero di parte di quel proletariato della logistica a lungo oppresso in Emilia dai padroni delle coop "rosse" come Poletti (do you remember?) e da crumiri e leghisti di provincia come Fabbri - appellarsi alla questione morale non sembra abbia contribuito negli anni a rovesciare gli Andreotti o i Craxi all'apice del loro potere, a far cadere i governi berlusconiani infarciti di magnaccia e corrotti o ad abbattere i consensi di Lega e FdI sull'onda dell'indignazione per il malcostume delle famiglie "speciali" dei loro leader. E non si capisce perché questa strategia debba avere successo ora.

La realtà è quella di una vistosa sudditanza politica e ideologica di tanti oppositori delle destre a queste ultime: basti pensare alle liste di Bonaccini dove, in buona continuità con il "partito della nazione" renziano (durante il cui mandato lo stesso governatore è stato eletto nel 2014), trovano ospitalità personaggi come Fagioli, Pasquali, Cazzola; o all'istituzionalizzazione dei Decreti Sicurezza, in barba a tanti proclami dentro e fuori dal Parlamento e ai precisi messaggi di piazze come quella di Prato. E che non si risolverà con il voto di domenica, né con una vuota risata per l'ennesimo, divertente, meme - ma uscendo dalla passività e dall'accettazione di (che sconfina nell'adesione ad) un sistema che ha meno briciole da offrire, che bisogno dei pogrom di Salvini per legittimarsi.

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Riprendiamo dal portaleportale del CUA di Bologna questa ricostruzione di quanto avvenuto al CPR di Gradisca. Parliamo della morte di Vakhtang Enukidze, avvenuta nel silenzio mediatico ma riconducibile al sistema di vessazione e sfruttamento che sono i nuovi lager dei nostri territori. Vakhtang è l'ennesima vittima di un'organizzazione carceraria assolutamente bipartisan a cui mettere fine prima possibile. I CPR vanno chiusi!

Vakhtang Enukidze aveva 37 anni, veniva dalla Georgia e si trovava rinchiuso dentro il CPR di Gradisca. Vakhtang Enukidze è morto lo scorso sabato nell’iniziale silenzio di media e istituzioni.

Inizialmente si parla di un coinvolgimento di Vakhtang in un “pestaggio tra migrantipestaggio tra migranti del CPR avvenuto il 14 Gennaio” ma a seguito della diffusione di alcune testimonianze , provenienti da dentro il CPR, viene aperto un fascicolo verso ignoti per omicidio volontario.

Appena si comincia a parlare dell’inizio delle indagini il procuratore capo di Gorizia, Massimo Lia, riferendosi alle testimonianze dei detenuti, dichiara che “al momento sono mere illazioni. Stiamo infatti facendo indagini per verificare se c’ è stato qualcosa del genere o meno”.

Lunedì, a seguito di un sopralluogo nel CPR del Garante dei detenuti Mauro Palma, accompagnato dalla deputata Debora Serracchiani e dalla sindaca Linda Tomasinsig, lo stesso Garante annuncia la sua volontà di costituirsi parte civile nel processo.

Ieri (martedì) – riferiscono da dentro – durante la notte alle 4:00 di mattina tre ragazzi egiziani che avevano parlato con gli avvocati sulla morte di Vakhtang, sono stati prelevati dalle loro celle e rimpatriati. Erano i suoi compagni di cella. Pare inoltre che abbiano sequestrato i telefoni e che ci sia una paura latente tra tutti i detenuti di essere rimpatriati.

Nelle testimonianze dei prigionieri di Gradisca pare invece che non sia la prima volta che le FdO si comportano in maniera violenta con loro. Ci raccontano che a volte vengano fatti uscire in cortile da soli e poi picchiati, portati via e fatti ritornare una volta guariti. Una situazione che, come ben sappiamo, fin dalla loro riapertura (dei CPR) grazie all’ex-ministro degli interni Marco Minniti, richiama immediatamente a quella dei lager e della segregazione razziale, in nome di una legalità reazionaria e sovranista che, invece, ha trovato nuovamente ampio respiro nelle politiche securitarie promosse e propagandate da personaggi come Matteo Salvini e Giorgia Meloni.

Come si apprende dalla pagina Mai più lagher – Nè in Emilia Romagna né altrove “sono ormai diversi mesi che gli ex Cie (ora CPR) stanno riprendendo a funzionare sul territorio italiano. A rompere il silenzio intorno a questi moderni campi di concentramento sono le continue rivolte ed evasioni che accompagnano queste aperture.

Da Bari a Torino fino al CPR di Gradisca si susseguono in questi giorni le proteste di reclusi e solidali mentre sono già due le vittime di queste strutture dall’inizio dell’anno: Aymen Mekni, ucciso dallo Stato nel lager di Pian del Lago a Caltanissetta il 12 gennaio 2020 e Vakhtang Enukidze, ucciso dallo Stato nel lager di Gradisca d’Isonzo il 18 gennaio 2020 (riaperto appena un mese fa).”

È notizia proprio di lunedì dell’apertura di uno dei tre CPR (a Modena a Milano e in Sardegna) la cui apertura era diventata uno dei cavalli di battaglia del PD con Minniti. La struttura di cui parliamo è quella dell’ex (molto poco “ex”) carcere di Macomer, nella provincia storica del Marghine in Sardegna. Una struttura che dovrebbe ospitare fino a 100 persone una volta terminata, la cui riapertura è stata accompagnata da una campagna di legittimazione proponendo nuovi posti di lavoro in favore di una presunta ricaduta economica per la cittadina che ospita il nuovo lager. Proposte di lavoro neanche troppo allettanti (non che se al contrario lo fossero cambierebbe qualcosa) a quanto già si può notare dalla pagina NoCpr Macomer, che comprendono contratti da neanche 8 euro netti all’ora e contratti fatti firmare all’ultimo momento senza possibilità di poterli consultare in anticipo.

D’altra parte non sono mancate le polemiche di un altro comitato cittadino “contro” l’apertura del centro, nato non perchè effettivamente contro il CPR in quanto lager dei giorni nostri, ma bensì dalla preoccupazione di una presunta invasione di barbari dalla pelle nera in città, ovviamente (secondo loro) delinquenti e ovviamente portatori di degrado. Rassicura subito la vicesindaca Rossana Ledda “”Abbiamo ottenuto tutte le rassicurazioni necessarie dalla Prefettura – dichiara la vicesindaca – ci è stato garantito il massimo dell’attenzione, mettendo a disposizione su questo fronte Carabinieri, Polizia e una vigilanza esterna alla struttura da parte dei militari della Brigata Sassari” (che culo!); e allo stesso tempo gioisce: “il Comune ha lavorato tanto negli ultimi anni per arrivare all’apertura del centro e fare in modo che ci fosse una ricaduta economica favorevole per la città. C’è una società che si è aggiudicata il bando di gara per i servizi interni: mensa, lavanderia, pulizie, infermeria. Tutto questo genera nuovi posti di lavoro e restituisce vitalità”. Lasciamo i commenti di queste dichiarazioni all’immaginazione di chi le legge.

“Per quanto riguarda la struttura modenese – si legge ancora sulla pagina “Mai più lager – Nè in Emilia Romagna né altrove” – di via Lamarmora, chiusa definitivamente dopo le numerose rivolte dei detenuti che l’avevano resa in gran parte inagibile e gli scandali della gestione in appalto al consorzio oasi, la gara di appalto e la riapertura, caldeggiata dai ministri degli interni (da Minniti, passando da Salvini fino all’attuale Lamorgese) continuano a slittare.”

Dall’autunno del 2019 si è ricominciato a parlare anche della possibile – o prossima – riapertura del CPR milanese.

Tornando a quanto accaduto a Vakhtang Enukidze nel Cpr di Gradisca, pensiamo che a prescindere dall’esatta o meno ricostruzione dei fatti, la sua morte è da considerare come l’ennesima morte di Stato. Perchè Vakhtang è morto dentro un CPR! Perchè i CPR sono luoghi di tortura, vessazione e annullamento delle persone e morte. Perchè la vita dentro i CPR prevede l’annichilimento di chi si trova rinchius@ in quei posti! Perchè chi ne ha ordinato la riapertura queste cose le sapeva benissimo ed è esattamente quello che voleva: una discarica sociale dove buttare dentro gli e le “irregolari”. E perchè sempre di Stato si parla quando si tratta dei Decreti Sicurezza del successore di Minniti, Matteo Salvini, che – per esempio – incrementano i tempi di permanenza in questi centri prima del rimpatrio forzato e abbassano le probabilità per cui si possono ricevere i permessi di soggiorno provocando così un aumento di probabili detenut@.

Dal canto nostro non possiamo che esprimere tutta la nostra rabbia per quest’altra vita spezzata e agire di conseguenza. È legittimo e doveroso pretendere che venga fatta verità e giustizia per Vakhtang Enukidze e per tutte le morti nelle prigioni di Stato, e per questo dobbiamo spenderci collettivamente affinchè si parli di quanto accaduto, ostacolando gli evidenti tentativi di insabbiare le ricostruzioni; pretendere la chiusura (e la non riapertura) di questi centri di morte e pretendere l’abolizione dei Decreti Sicurezza.

No ai Cpr! Mai più lager!
Anche questa volta sappiamo chi è Stato!

[ A questo link si può trovare l’audio e la sbobinatura delle testimonianze giunte da dentro il CPR di Gradisca ]

 

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[Pubblichiamo oggi, perchè giunta in ritardo, una lettera di Nicoletta datata 2 Gennaio]

Le Vallette, 2 gennaio 2020

Carissime Compagne e Compagni,

in queste ore sto ricevendo da parte vostra tantissimi telegrammi e lettere. Il sentirvi così vicini mi dà tanta gioia e forza.

Le mie compagne di detenzione mi avvertono, da cancello a cancello, quando ai telegiornali compaiono le immagini delle manifestazioni che, in tutto il paese, avvengono a sostegno di noi, parte del Movimento NO TAV attualmente dietro le sbarre.

Insieme a me, dentro questa città murata, dietro una delle tante finestre ferrate, vivono Giorgio, Mattia e Luca. Anche a loro, la notte di Capodanno è giunto lo splendore e l’allegro scoppiettio dei fuochi d’artificio, l’eco della musica e dei saluti che hanno avuto il potere di abbattere, almeno idealmente, mura e cancelli.

E’ questo uno dei tanti segni di una lotta grande e bella, nata dalla Valle di Susa che da trent’anni resiste contro la grande mala opera; così giusta e necessaria da dare ispirazione ed aiuto a tante realtà che, come noi, hanno deciso di non piegarsi alla logica del sistema.

Ora sto vivendo la non-vita di questo non-luogo; sperimento di persona l’irrazionalità e la menzogna del carcere che, al di là dei palliativi propagandistici, è più che mai luogo di repressione e di controllo sociale.

Tante storie di donne, qui, alla sezione dei “nuovi giunti”, storie di violenze subìte, di una precarietà che ti nega casa: sbandamenti di chi ha perso la strada e si indurisce nell’assenza di alternative. Ma anche la spontanea umanità degli ultimi che, magari senza teorizzazioni ideologiche ma per concreta condivisone del bisogno, tendono la mano a chi sta per cadere.

Mi siete nel cuore, come la mia Valle con le mie montagne cariche di neve che scorgo di lontano dalle finestre ferrate del corridoio. E il mio cuore è in Clarea, sui sentieri percorsi insieme, nei boschi dove camminano silenziosi gli animali: il ricordo si fa attualità, rabbia lucida contro la rapina insensata della nostra terra e della nostra vita.

Il potere, con i suoi tribunali al servizio dei leggi ingiuste e le catene delle sue carceri, non potrà fermare le ragioni e la concretezza di un conflitto irrinunciabile e davvero liberatore.

Vi abbraccio con allegria.

Avanti NO TAV

da notav.info

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